Danzamovimentoterapia: Danzare un disegno,
disegnare una danza. Segni, colori, forme di vita.
di
Fernando Battista
Segni, colori e forme sono presenze continue anche
nei disegni che le nostre cellule, nel corso del
tempo, tracciano sulle nostre mani, sul nostro
viso, dentro il nostro corpo. Modi di fare, di
dire, messaggi che il nostro linguaggio, i nostri
segni corporei inviano al mondo, richieste di
aiuto, di comunicazione, di disagio, di gioia.
Se anticamente, grazie alla lettura della vibrazione
che sta dietro ad ogni fenomeno, era possibile
prevedere gli avvenimenti e intervenire per difendersi
da eventi naturali, così, attraverso l’ascolto
e l’osservazione dell’espressione
gestuale, dei segni, dei colori, possiamo cercare
un miglior contatto con noi stessi, affinare la
nostra sensibilità, creare maggior chiarezza
dentro di noi e in questo modo cercare di avvicinarsi
agli altri. Partire, quindi, da una lettura del
proprio essere, delle proprie radici, del proprio
sé, un “setting” interno, adatto
ad accogliere, attraverso l’ascolto, l’osservazione
di una manifestazione visibile, quello che c’è
più in profondità, quello che scompare
ai nostri occhi, ma che colpisce la parte più
sensibile di noi dove il Sé è energia
diffusa e indifferenziata. Entrati in contatto
con questa grande energia, si sviluppa lo stile
cognitivo legato al processo secondario governato
dalla logica, dall’armonia, dal senso della
realtà (Robbins 1980). Questa energia primaria
del Sé, crea segni, strutture, forme, colori
che diventano veicolo di comunicazione con il
mondo esterno. Permettere a questa energia di
trovare una forma, è ciò che, colui
che lavora in terapia utilizzando tecniche artistiche,
corporee nello specifico, genera nel suo incontro
con l’altra persona. Questi viene aiutato
con grande cura ed accortezza ad incontrare, esplorare
e dare forma alla sua parte più profonda
e vulnerabile, in modo che tra realtà interna
ed esterna possa essere costruito un ponte, un
contatto, una relazione. Adela Wharton, medico
inglese, raccontò a Joseph Henderson che
durante una delle sue ore di analisi, Jung “la
incoraggiò a danzare per lui il contenuto
dei suoi disegni (simili a mandala) nel caso in
cui lei non fosse riuscita a disegnarli”.
E Jung nel suo “Commento su Il segreto del
fiore d’oro” nel 1929 scriveva: “Tra
i miei pazienti mi sono imbattuto in casi di donne
che non disegnavano mandala, ma che danzavano
i mandala. In India esiste un nome speciale per
questo rito: mandala nruthya, la danza del mandala.
Le figure della danza esprimono lo stesso significato
dei disegni. I miei pazienti possono dire molto
poco circa il significato dei disegni. I miei
pazienti possono dire molto poco circa il significato
dei simboli, ma ne sono affascinati e trovano
che in qualche modo questi esprimono e producono
un effetto sul loro stato psichico soggettivo”
(J. Chodorow). Danzare un mandala, oppure, disegnare
una danza, la distanza è breve, la relazione
immediata. Paola, pittrice, allieva del mio corso
Danzare il movimento, aveva perso lo stimolo a
disegnare, poi un giorno scrive: ”non è
solo danza, non è solo espressione del
corpo... l’energia si diffonde e fa vibrare
tutti gli atomi del mio corpo per propagarsi al
di là dei confini dello stesso.... Un campo
di papaveri rossi, un’esplosione di colori
che sale su fino a toccare una stella...”.
Paola ha ripreso a dipingere e ciò che
ha scritto con le parole, poi lo ha comunicato
con i colori. In estate, durante i seminari svolti
all’aperto sulla spiaggia, propongo ai miei
allievi di lavorare sull’arena immaginando
di essere animali primordiali. Ognuno lascia che
il proprio corpo solchi la sabbia, nella ricerca
di un movimento naturale. Lentamente si lascia
la sfera del corticale e ci si abbandona all’esperienza,
ed è lì che il segno lasciato sulla
terra diventa specchio di un vissuto del corpo,
dell’anima. Guardare quei segni irregolari
lasciati sul terreno, osservarli nella profondità
del solco, nella direzione presa, è come
veder disegnato un autoritratto inconsapevole.
Spesso, durante le lezioni, i seminari di danza
ed espressione, lascio che gli allievi possano
usare i colori per ampliare il campo creativo
ed è interessante notare che il disegno,
i colori, variano secondo la parte del corpo che
viene stimolata in misura maggiore. Nelle tecniche
corporee di origine orientale, ogni posizione
ha legami profondi relativi all’energia
psichica che anima il movimento. Punti di intersezione
tra il fisico e lo psichico sono i chakra, centri
di energia che corrispondono a diverse funzioni
dell’essere umano.
Ad ogni chakra possiamo attribuire
una specifica collocazione nel corpo al quale
corrisponde un elemento e, quindi, un colore.
Il primo chakra è situato nel perineo,
è collegato alla funzione della sopravvivenza
(io sono), è legato all’elemento
terra e gli si attribuisce il colore rosso.
Il secondo, legato alla funzione della sessualità,
alle connessioni con gli altri, è situato
nella parte inferiore dell’addome, l’elemento
cui è legato è l’acqua ed
il colore è l’arancione (io sento).
Il terzo chakra è legato alla funzione
della volontà (io posso) è situato
tra l’ombelico e il plesso solare, il colore
è il giallo, l’elemento è
il fuoco.
Il quarto è quello dell’amore ha
sede all’altezza del cuore, il colore è
il verde e l’elemento è l’aria.
Il quinto è quello della comunicazione
ed ha sede nella gola, di colore azzurro turchese,
l’elemento a cui è legato è
lo spazio.
Il sesto, tra le sopracciglia, di colore indaco
è quello dell’intuizione.
Infine l’ultimo, ha sede sulla sommità
del capo ed è quello della comprensione.
Nessun chakra è più importante di
altri, è l’armonia che si stabilisce
tra loro che crea benessere. Stefania Guerra Lisi
fa un interessante accostamento tra la natura,
il modo di essere delle persone e gli elementi
della natura stessa, dice infatti che l’essere
umano può essere ansioso e questo significa
essere più di aria, cioè incapace
di dare forma alle cose; depresso che significa
essere più di acqua, cioè incapace
di vincere la forza di gravità; oppure
essere di fuoco, avere la capacità di vincere
le cose con una eccitazione continua, con la tendenza
a scattare ecc.; essere di terra, che in senso
patologico significa essere rigido, chiuso mentre,
in senso positivo, significa accogliere e provocare
tutti i processi di metamorfosi. Portare le persone
in equilibrio significa portarle ad essere persone
di terra. Essere di terra significa infatti racchiudere
l’acqua, il fuoco, l’aria, generare
l’armonia tra gli elementi. Invitare, quindi,
ad un lavoro che vada a stimolare i punti di energia
con movimenti opportuni che richiedano l’uso
di quella particolare parte del corpo, ascoltare
una musica adatta ed utilizzare il disegno, il
colore per lasciare un segno della danza prodotta,
significa lavorare anche sugli elementi e, perciò,
sulle personalità degli individui Nel sistema
individuato con i chakra, i colori hanno una progressione
naturale, quella dell’iride. Provare a dargli
una immagine, provare a danzare questi colori
in sequenza crea armonia, si passa dai toni più
caldi della terra a quelli più freddi e
così via. Ma ancora più importante
diventa, osservare le sfumature della trasformazione
dei colori, del movimento. Tutti siamo abituati
a percepire le sfumature, è quanto ci rimane
del nostro vissuto esistenziale, infatti, il bambino,
prima di nascere percepisce le macchie sotto forma
di sfumature di toni chiari e scuri. Educando,
quindi, alle sfumature potremo avere individui
che riescono a vivere una dimensione espressiva
più completa in relazione alla loro necessità.
Tutto ciò nel corpo si traduce nella ricerca
di un movimento più umile, pulire il corpo
dal troppo fare, dalle imitazioni, proponendo
di seguire l’istinto, attraverso una musica,
un’immagine, un colore, un disegno. Se una
persona entra in modo profondo nella sfumature
della percezione, riesce ad entrare allo stesso
modo nella relazione con l’altro e diventa
quindi più capace di aiutarlo nel suo cammino.
In conclusione vorrei riprendere le parole di
una mia allieva, Piera, che scrive: “sto
provando a danzare il movimento, sto imparando
a danzarmi, sto gustando il libero danzarsi degli
altri e sento intensamente la mia vita che si
rinnova”.
Pubblicato sulla rivista Artiterapie n°
5/6 anno VIII maggio giugno 2002
Fernando Battista: Coreografo,
danzamovimentoterapeuta Docente A.S.P.I.C.
Bibliografia: -Chodorow:J. “Il corpo come
simbolo: la danza/movimento in analisi”.
-Guerra Lisi : “Come non spezzare il filo”,
Borla 1990. -Cerruto E.: “La danza terapeutica”
Xenia 1994.
Fonte: www.corpisensibili.com
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