Medicine
Non Convenzionali
Medicina Tradizionale Occidentale
I 4 Temperamenti: una via per l’autoconoscenza
di
Giorgio Mortini
17/04/07
In
tutte le culture e in ogni epoca, religioni e
sistemi filosofici hanno sempre cercato di spiegare
l’essere umano, distinguendo in lui diversi
principi.
In India hanno diviso l’uomo
in sette principi (chakra) e in tre nature costituzionali
(kapa, vata, pitta).
I cinesi in due componenti energetiche
(yin, yang) e in cinque tipologie collegate ognuna
ad un elemento (legno, fuoco, terra, metallo,
acqua).
Per gli antichi egizi l’uomo
era abitato da nove anime, tre per ogni piano
(fisico, spirituale, divino).
Per il mazdeismo, la religione degli antichi persiani,
nell’uomo coesistono due principi (luce
e tenebre) o, in altre parole, il bene e il male.
Il mondo greco-romano lo ha diviso
in quattro temperamenti (melanconico, flegmatico,
sanguinico, collerico), dove in ognuno prevale
un elemento (terra, acqua, aria, fuoco) e un umore
(bile nera, flegma, sangue, bile gialla).
Il mondo cristiano in tre principi
(corpo, anima, spirito).
Gli ebrei e i kabalisti in quattro
(i quattro mondi) e in dieci (le dieci sefirot).
Gli astrologi in dodici funzioni,
in relazione con i dodici segni zodiacali.
Gli alchimisti in tre principi
(zolfo, mercurio, sale), in quattro elementi,
gli stessi della cultura greco-romana, e in sette
archetipi planetari.
In opposizione a queste teorie alcuni hanno affermato
che l’uomo è un’unità
indivisibile.
Dov’è dunque la verità? Sicuramente
in tutti. Dipende da quale punto di vista si considera
l’uomo. Che lo si consideri un’unità,
o lo si suddivida in due, tre, o più principi
tutti sono nel vero. Le suddivisioni sono soltanto
dei metodi pratici per presentare i diversi aspetti
della realtà e della natura umana; esse
non si contraddicono, perché ciascuna è
vera da un certo punto di vista. Si può
dividere l’uomo in tutte le parti che si
vuole, ciò che risulta è sempre
l’uomo, ma viene presentato ogni volta sotto
un aspetto diverso; questo perché è
impossibile all’intelletto coglierlo nella
sua complessità.
In occidente, fin dall’antichità,
si è affermata la concezione del quaternario.
La teoria dei quattro elementi,
in quanto teoria, non era una credenza vera e
propria, ma costituiva un grande sistema in cui
inquadrare individui di natura, cicli luminosi,
età della vita, epoche storiche, per arrivare
a capire le analogie e le relazioni armoniose
o dissonanti che intercorrono tra i vari fenomeni
e comprendere le leggi che regolano tutta la creazione.
La teoria dei quattro elementi e quella umorale,
fino a due secoli fa, sono state i pilastri della
medicina tradizionale occidentale.
Sia in senso filosofico che religioso, tutte le
culture riconoscono l’esistenza di un Principio
primigenio che tutto contiene ed è
contenuto in tutto e che, entrando in manifestazione,
ha una sua prima suddivisione in due componenti
(maschile, solare, attiva, yang
/ femminile, lunare, passiva,
yin). Tutte gli individui di natura (pietre, metalli,
piante, animali, uomini), esistono proprio in
virtù di queste due energie complementari,
ma tendenzialmente opposte, che essendo derivate
da un principio unico che le contiene entrambe
hanno un legame, un desiderio di unirsi, che rende
possibile il miracolo di ogni cosa, l’esistenza
di infinite forme di vita.
Questo passaggio dall’uno al due è
particolarmente importante in ambito diagnostico
perché dà immediatamente una chiave
di lettura dell’essere umano: la persona
che si rivolge ad un medico per un consiglio o
per essere curata, a prescindere dal problema
che sta vivendo in quel momento, presenta sempre
una situazione di cattiva armonia tra le due componenti
energetiche. Queste due qualità, che sono
proprie di ogni individuo, nel momento in cui
non hanno un rapporto corretto tra di loro sono
la fonte di qualsiasi squilibrio energetico, condizione
che può cristallizzarsi in una malattia
vera e propria o quantomeno in una o più
disfunzioni. Segue poi un secondo passaggio, dalle
due componenti ai tre principi che caratterizzano
ogni individuo di natura (corpo anima, spirito).
Di separazione in separazione, il Principio primigenio
continua il suo percorso di discesa per arrivare
a dare forma alla creazione così come noi
la vediamo.
Questi concetti si ritroviamo tutti nella Medicina
Umorale. Le quattro raffigurazioni sono
una rappresentazione delle varie costituzioni
(sanguinico, flegmatico, collerico, melanconico),
che vanno lette e interpretare in modo simbolico.
In ognuna ci sono un uomo e una donna, che si
rapportano con modalità differenti.
Nel
Sanguinico, in alto a sinistra,
predominana la componente maschile, anche se non
in maniera prepotente, ed ha con la componente
femminile ha un rapporo incalzante che la immobilizza
rendendola poco attiva.
Nel flegmatico, in basso a sinistra,
la relazione tra le due componenti si manifesta
come assenza di rapporto diretto e fecondo. Nell’immagine
entrambe suonano uno strumento, si dedicano all’arte,
cioè sublimano ad un solo livello l’aspetto
creativo che invece, per creare armonia, dovrebbe
essere espresso a tutti i livelli (psico-mentale,
emotivo e fisico).
Nel collerico, in alto a destra,
la componente maschile è così preponderante,
prepotente e addirittura violenta, che annulla
totalmente la componente femminile.
Nel melanconico, in basso a destra,
c’è una totale assenza di rapporto
tra le due componenti. Quella maschile è
ripiegata su se stessa, perde qualsiasi attività
tranne quella della commiserazione, mentre la
componente femminile si dedica a qualcosa di ripetitivo,
magari anche di utile perché sta filando
la lana, che però non attiene ad alcuna
relazione con la componente maschile.
Lo studio dei temperamenti permette, attraverso
l’analisi visiva della persona (tratti somatici)
e lo studio del comportamento (personalità,
carattere), di arrivare a determinare quali sono
le forze (gli archetipi), si manifestano maggiormente
e di conseguenza quali altre possono essere in
carenza e come, dal punto di vista terapeutico,
vanno riequilibrate o sostenute.
Il
melanconico è il temperamento
in cui prevale l’elemento terra,
il più pesante di tutti, di natura fredda
e secca, solida, rigida e assorbente. La Terra
rappresenta la massima espressione dell’energia
centripeta e nell’uomo corrisponde all’aspetto
fisico, esprime la funzione di sostegno collegata
ai tessuti mineralizzati (ossa, cartilagini, cute,
unghie, capelli). Apparato scheletrico, sistema
digestivo e tessuto connettivo mesenchimale sono
i corrispettivi organici di questa tipologia.
Il melanconico è magro, ha la cute fredda
e olivastra; funzioni neurovegetative rallentate;
sguardo poco espressivo che rispecchia un carattere
introverso, riservato, pessimista e incline alla
tristezza.
In lui tutto dà l’impressione di
cadere; come se fosse attratto dalla terra. Egli
avverte in eccesso la forza di gravità,
la densità della materia, e soffre per
la pesantezza del suo corpo. Gli occhi non sono
mai bene aperti, guardano con scarso interesse
il mondo intorno (l’attenzione è
rivolta maggiormente all’interiorità).
Mancano di splendore, non comunicano voglia di
vivere, lo sguardo è poco espressivo. Dalla
fronte, rabbuiata a volte con spesse rughe, si
nota la pesantezza dell’elemento pensiero).
Naso lungo e sottile, con narici strette e punta
rivolta verso il basso, associato a guance piatte
e talvolta infossate. Gli angoli della bocca sono
rivolti verso il basso. Mento non molto sviluppato,
a volte allungato che spesso tende a rientrare.
Arti superiori lunghi e di solito sottili, soprattutto
le mani con le lunghe dita. Arti inferiori goffi,
spesso le gambe sono ad x e i piedi piatti. Sono
questi, in generale, i tratti che caratterizzano
il temperamento.
Il portamento del melanconico manca di slancio;
non tiene mai la testa ben dritta, porta il capo
in avanti o piegato di lato. Manca di postura
poiché la forza di gravità, il peso,
vince su di lui. Da seduto, ma ancor più
quando cammina, tiene le spalle cadenti e in avanti,
il petto infossato, favorendo così l’atteggiamento
curvo e piegato della schiena. Procede con le
braccia a ciondoloni, sollevando a fatica i piedi
dal suolo; l’andatura appare fiacca e strascicata
La sua impronta prevalentemente terrena lo induce
all’oggettività, alla concretezza,
alla calma e al rallentamento di tutte le funzioni.
Il malinconico psichicamente è Introverso,
riservato, silenzioso, profondo, affidabile, concreto,
costante, ama il raccoglimento la solitudine e
l’autonomia. È incline alla tristezza,
alla malinconia e col tempo rischia di cadere
in una depressione vera e propria. In genere è
una persona attenta all’ordine, all’organizzazione
spaziale e temporale, che cura i particolari e
i dettagli; spesso però, per la sua rigidità,
sconfina nell’intransigenza, nella meticolosità
e nella pignoleria. Quando viene contrariato o
frustrato tende a rimuginare, a vedere tutto nero,
ad assumere un atteggiamento pessimistico. Il
malinconico un’anima che soffre per la densità
delle sostanze solide di cui è costituito,
che non riesce a compenetrare con la sua individualità
e a padroneggiare appieno il suo corpo che gli
oppone resistenza e non gli permette di servirsene,
che gli provoca dolori anche in stato di salute.
Avverte tale disagio in ogni movimento, nel respiro,
nella circolazione del sangue e percepirlo gli
causa dolore, malinconia e depressione.
Essendo interiormente rigido e bloccato tende
a tenere tutto dentro, e manifesta la stessa rigidità
anche a livello osteo-articolare, nella tendenza
alle malattie delle arterie e, in generale, a
fenomeni di indurimento e sclerosi. La tendenza
a rimuginare si può tradurre, sul piano
fisico, in un metabolismo lento e difficile che
può portare all’autointossicazione
profonda. Tende a soffrire di stipsi (modalità
con cui l’organismo tiene tutto dentro),
emicranie di origine digestiva, emorroidi, iperuricemia,
calcoli biliari e renali.
Nel
temperamento flegmatico prevale
invece l’elemento acqua,
di natura fredda e umida, fluida, mobile, ricettrice,
attenuante, pesante che tende verso il basso.
L’Acqua è l’origine della vita,
la matrice di tutte le forme, il “mestruo
universale”; rappresenta il passivo, il
femminile, i sentimenti. Nell’uomo il principio
Acqua è attivo in tutti i liquidi corporei
(sistema linfatico, apparato venoso, liquidi cellulari,
apparato uropoietico), nel sistema neurovegetativo
e in quello ormonale. Corrisponde anche allo stato
emotivo e a quello mentale.
L’eccesso di acqua fa tendere il corpo alla
dilatazione, e il flegmatico avrà forme
rotonde, atoniche, cute pallida e fredda, funzioni
neurovegetative torpide. È un temperamento
in comunione soprattutto con le forze della crescita,
col segreto della vita che si cela nell’elemento
Acqua, ed è per questo che nel suo organismo
i fluidi assumono la massima importanza ed il
sistema ghiandolare svolge un ruolo di primo piano.
A livello fisico, il flegmatico si distingue perché
in lui tutto tende allo sferico-tondeggiante,
e per il suo aspetto cordiale e gradevole. Gli
occhi appaiono piccoli perché circondati
da palpebre ingrossate; sono privi di vivacità
ma non di luce. A differenza del melanconico,
il suo sguardo è gioviale e lieto, mai
triste, mai cupo; guarda il mondo con una buona
porzione di contentezza e i suoi occhi sono belli
perché sereni. Il mento si arrotonda verso
il basso formando un doppio mento
Il flegmatico non ama il movimento (in genere
è pigro) e nell’andatura rivela una
certa pesantezza. Il passo è barcollante,
come quello degli uccelli acquatici o degli ubriachi:
si appoggia prima su un piede e poi sull’altro,
dondolando con il corpo, caratteristica che si
accentua quando deve prendere una decisione.
Introverso, adattabile, sensibile, emotivo, fantasioso,
mutevole, impressionabile, paziente e riflessivo,
calmo e tranquillo, lascia che le cose gli scivolino
addosso, è un buon osservatore del suo
ambiente, considera tutto con calma e si diverte
a guardare l’agitazione e la fretta degli
altri. Assorbire, tamponare, smussare, adattarsi,
sono le cose che gli riescono meglio. Trasmette
serenità e senso di accogliente simpatia
grazie al suo notevole spirito di adattamento
e alla sua plasticità. Ottimo ascoltatore,
abile “meieuta”, sa ben sintonizzarsi
sugli altri tirandone fuori il meglio; spesso
però si spersonalizza, diventando tutto
tranne che se stesso, lasciandosi fuorviare dalle
esigenze e dalle aspettative altrui tralasciando
le proprie. Essendo legato all’acqua Il
flegmatico è la tipica persona sognante,
che si immerge nelle sue fantasie fino a perdere
il contatto con la realtà. Ciò che
meglio rivela il suo carattere è quando
si siede a tavola: ama mangiare e bere, assaporare
il cibo con intima partecipazione, perché
si sente vivificato dai processi digestivi e assimilativi,
dove l’elemento fluido svolge un ruolo preponderante.
Sul versante psicologico i problemi possono insorgere
o per eccesso di adattamento. La sua caratteristica
di assorbire umori, idee, stati d’animo
altrui, si riflette anche nella predisposizione
alla ritenzione di liquidi per via del metabolismo
e del drenaggio lenti. Ciò comporta la
tendenza al deposito di acqua e di scorie nei
tessuti molli, il che favorisce, nelle donne,
la cellulite.
Tendenza alla stasi, ristagni alla circolazione
venosa e linfatica, facilità agli edemi
e ai gonfiori (soprattutto agli arti inferiori),
ritenzione idrica, squilibrio delle funzioni ghiandolari
(tiroide, ipofisi, gonadi), risposta immunitaria
lenta con predisposizione alle infezioni croniche
o recidivanti, infiammazioni alle mucose in genere
(per eccesso di umido), candidosi, tendenza alle
malattie catarrali, dismetabolismi, diabete (tipica
della discrasia del flemmatico), irregolarità
della vescica, labilità del sistema neurovegetativo
(manifestazioni d’ansia con insonnia, vertigini,
palpitazioni, difficoltà digestive, aerofagia).
Questi sono i problemi a cui può andare
incontro il flegmatico.
Nel
sanguinico prevale l’aria,
elemento caldo e umido, leggero, mobile, che tende
verso l’esterno; rappresenta chiarezza,
purezza, comunicabilità. Nel corpo umano
è presente ed agisce nel respiro (polmonare
e cellulare) e nel sistema nervoso. Si esprime
attraverso l’intelletto, il piano mentale,
la relazione interno-esterno. Il sangue, elemento
ubiquitario dell’organismo, ma anche l’aria
elemento ubiquitario dell’ambiente esterno,
sono i principali collegamenti simbolici di questa
tipologia. Il sanguinico vive essenzialmente nell’elemento
aria in cui si esprimono le forze animiche, che
si servono del sistema nervoso e della respirazione.
Gli organi più rappresentativi sono il
sistema cardiovascolare, quello respiratorio,
la cute (superficie di scambio generale), il sistema
nervoso, sollecitato dai sensi e dai recettori
cutanei estremamente sensibili. La prontezza dei
nervi recettivi, per tutto quanto si svolge nell’ambiente,
è un tratto caratteristico del temperamento
sanguinico; per questo viene spesso considerato
un tipo “nervoso”, non in senso patologico.
La mobilità caratterizza tutti gli aspetti
umani: funzioni fisiologiche, agilità corporea,
espressività, parola, intelligenza e pensiero;
è talmente mobile che difficilmente riesce
stare fermo per troppo tempo.
Ha forme tondeggianti ma piene e toniche (l’umidità
presente nell’aria fa tendere il corpo all’aumento
di peso), cute rossa e calda, funzioni neurovegetative
attive. Nei tratti del viso si nota una certa
tensione, che dona a questo temperamento un’aria
da “furbetto”. Gli occhi del sanguinico
sono mobili, vivaci, ben aperti, curiosi del mondo,
brillano come gemme. Il naso quando è lungo
e formoso, manifesta un’indole artistica,
se è piccolo e con la punta rivolta all’insù
evidenzia un’indole superficiale e loquace.
Il fascino e la grazia del temperamento sanguigno
appaiono anche nella forma delle guance (tonde
e paffute), nella bocca ben modellata, nelle labbra
morbide che paiono sempre sul punto di aprirsi
per dire qualcosa. Spesso un leggero sorriso rafforza
questo fascino.
Di solito il passo del sanguigno è leggero,
slanciato e saltellante, le gambe si muovono senza
difficoltà, il peso grava sulla parte anteriore
del piede e sulle dita. Il movimento è
dinamico e fluttuante, come se volasse o danzasse.
Il temperamento sanguinico si riconosce maggiormente
dal carattere e dalla personalità piuttosto
che dai tratti somatici. È un individuo
estroverso, geniale, creativo, furbo, dinamico,
curioso, intuitivo, passionale, versatile, eclettico,
comunicativo, gioviale, agitato, impulsivo, iperattivo.
Ha sempre bisogno di comunicare e non sta mai
zitto; la leggera ironia è un suo tratto
caratteristico. Insofferente alle costrizioni,
tollerante, contrario ai dogmi e alle prese di
posizione rigide, ma guai a toccare i suoi ideali,
sui quali non ammette discussioni, o a limitare
il suo spazio vitale e la sua libertà,.
È un sognatore ma, a differenza del flegmatico,
sogna cose realizzabili; la sua mente è
un vulcano che sforna idee e progetti in continuazione.
Sensibile a tutto ciò che viene incontro
dall’esterno, vuole fare tutto nel minor
tempo possibile, passando volentieri da un’occupazione
all’altra. Ai pasti mangia in gran fretta
e si sente sempre più affamato, a causa
del suo metabolismo veloce. In ambito sentimentale
è spesso attratto da più persone
contemporaneamente, quando un legame fisso limita
la sua libertà di movimento, tenderà
a lamentarsene e a crearsi situazioni parallele.
Dal punto di vista psichico, spesso vive un rapporto
difficile con le cose concrete. Quando perde la
capacità di interpretare correttamente
le sue sensazioni fisiche, finisce per scivolare
nell’ipocondria e nell’incuria di
sé, tenderà a mangiare troppo o
troppo poco e spesso male, soprattutto a mischiare
alimenti e sapori. Difficilmente riuscirà
a seguire una dieta alimentare, perché
la regolarità in genere lo disturba.
Il sistema nervoso (centrale, periferico e neurovegetativo)
è il tallone d’Achille del sanguinico.
Non stando mai fermo (fisicamente e mentalmente),
il tessuto nervoso diventa troppo vitale, gli
organi di senso instabili e l’individuo
non riesce più a distinguere correttamente
ciò che avviene fuori e ciò che
accade dentro, subentra il disordine nei processi
ritmici (polso e respiro accelerano). In genere
soffre di disturbi neurovegetativi da stress:
palpitazioni, aritmie cardiache, ipertensione,
malattie polmonari, malattie del sistema nervoso,
ipertiroidismo, cefalee, vampate di calore, disturbi
del ciclo mestruale, cattiva circolazione periferica
(crampi, formicolii), difficoltà digestive,
ansia.
Il
fuoco prevale nel temperamento
collerico. Caldo e secco, leggero,
luminoso, volatile, massima espressione dell’energia
centrifuga, è il principio che dona l’impulso
iniziale, rappresenta movimento, azione, creatività,
forza, volontà. Nell’uomo è
presente e attivo nel cervello, nel midollo, nel
sangue e si esprime attraverso l’energia
psichica. Sul piano fisico è associato
al fegato (organo della collera e della attivazione)
e alle sue funzioni metaboliche ed energetiche.
Anche nel collerico il temperamento influisce
notevolmente a livello fisico. Può essere
alto (sale in alto come il Fuoco), oppure di statura
normale ma sempre ben piantato (tende nuovamente
verso la terra), non grasso ma tonico e asciutto,
ha la cute calda e olivastra.
Gli occhi sono pungenti, aggressivi, lo sguardo
è di sfida, fisso e penetrante (non lo
abbassa mai); in molti casi gli occhi hanno una
particolare forza di attrazione. La mascella inferiore
quadrata, un po’ sporgente, con le labbra
ben serrate, mento pronunciato e volitivo. Il
collerico ha il cosiddetto “collo taurino”,
le spalle larghe, postura ben ferma e testa è
dritta. Due atteggiamenti del capo sono particolarmente
caratteristici: getta la testa all’indietro
con alterigia, come il gallo nel pollaio, oppure
la sporge in avanti la testa, china la fronte
e fissa il proprio interlocutore con uno sguardo
acuto, pungente, come un toro prima dell’attacco.
Cammina con passo deciso, poggiando con forza
il tallone sul suolo (tipo passo dell’oca).
È un soggetto rumoroso che si sente arrivare:
i movimenti sono secchi, forti, marziali e imprevedibili,
spesso cambiano di direzione improvvisamente (come
il fuoco in un incendio).
Il portamento marziale e lo sguardo penetrante
ed espressivo rivelano un carattere estroverso,
espansivo ambizioso, coraggioso, volitivo, caparbio,
passionale. Vive fortemente il fuoco, elemento
in cui la vera individualità, lo spirito
dell’uomo, trova maggiori possibilità
per farsi strada. Si possono riassumere i tratti
salienti di questa tipologia in quella di un soggetto
entusiasta, irascibile, che si “accende”
per un nonnulla ma, di solito, altrettanto velocemente
si spegne. Ha una carica tale che sembra che stia
per esplodere da un momento all’altro (la
discrasia del collerico si riconosce dal fatto
che non riesce a calmarsi, è sempre agitato,
in tensione pronto a scattare). Spesso è
dotato di un’ironia fulminante che colpisce
per affondare, mentre quella del sanguinico è
più leggera. Il collerico ha bisogno di
fare, di passare all’azione e ama farsi
fautore di attività, relazioni, interessi
che lo coinvolgono in pieno, ma che non appena
sono avviate perdono di attrattiva. Carismatico,
estremista, senza mezze misure, manifesta un io
forte e gagliardo (un io condottiero), che vuole
apparire, affermarsi ad ogni costo; in lui urge
la volontà di lasciare nel mondo un segno
tangibile dei suoi sforzi. Se non riesce a concretizzare
le sue iniziative rischia talvolta di rifugiarsi
in fantasie irrealizzabili, ottenendone gravi
frustrazioni emotive e rinchiudendosi sempre di
più in sé stesso. Quando un soggetto
collerico non è governato dalla sua vera
personalità, egoismo, brama di potere e
un’eccessiva esaltazione delle proprie possibilità,
possono prendere il sopravvento e gli istinti
prevalere sulla ragione. Il fuoco della natura
collerica aiuta l’io dell’uomo ad
esprimere la sua individualità e a realizzare,
mediante l’azione, i suoi compiti nel mondo,
però dipende dalla singola individualità
a quale scopo il fuoco verrà impiegato:
se per creare o per distruggere.
Di solito il collerico “brucia” tutto,
anche le tossine, cosicché non si depositano
in profondità. La modalità di espellerle
conduce però a intasare gli organi emuntori,
quindi possono comparire disturbi cutanei, respiratori,
digestivi che testimoniano questa intensa attività.
Come organo rappresentativo della tipologia, il
fegato può essere un punto debole (il collerico
finisce per sovraccaricare fegato e cistifellea)
Altri organi collegati sono la cistifellea, gli
occhi e i tendini che possono risultare facili
alle infiammazioni, o comunque particolarmente
vulnerabili. Disturbi epatici, ipertensione arteriosa,
infiammazioni in generale, malattie della pelle,
eczemi, dermatiti, asma allergica, congiuntiviti
e riniti allergiche, tensione nervosa, insonnia,
sono i problemi a cui va incontro il collerico.
Una funzione da tenere presente è quella
dell’attivazione, della “messa in
moto”: molti soggetti che rientrano in questa
tipologia hanno difficoltà a riprendere
l’attività dopo il sonno, o dopo
il rientro dalle vacanze o dal week-end, che ovviamente
si accentua quando c’è una disarmonia.
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