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Psicologia:
Una fiaba
per guarire
di Paola Santagostino
Come
può mai una fiaba essere d’aiuto
nel curare una malattia, risolvere un problema,
educare un bambino? Per capirlo occorre fare un
passo indietro e chiedersi quali siano i rapporti
tra l’immaginario e il corpo, e tra le immagini
interne e la situazione esterna.
Possiamo considerare il corpo, la psiche
e le relazioni con gli altri come tre
aspetti di un’unica realtà esistenziale.
In questo senso gli accadimenti della sfera
corporea (che percepiamo come trasformazioni
fisiche), quelli della sfera psichica
(emozioni, pensieri, sogni e fantasie), e quelli
della sfera sociale (le relazioni
con gli altri) rappresentano tre forme in cui
si esplica il nostro processo vitale in sé
unico.
Ogni cambiamento in una delle tre sfere comporta
‘analoghi’ cambiamenti nelle altre
sfere. Ogni sfera ha un proprio linguaggio specifico,
ma ‘traducibile’ nel linguaggio delle
altre. È proprio su questi concetti di
‘analogia’ e di ‘traducibilità’
che si basa l’efficacia del metodo della
fiabazione:
- da un lato quando inventiamo una fiaba raffiguriamo,
nel linguaggio proprio del mondo psichico, accadimenti
che riguardano l’intero nostro essere, compreso
lo stato fisico e quello delle relazioni;
- dall’altro quando riusciamo a produrre
un cambiamento nel mondo dell’immaginario
(per esempio conducendo a lieto fine una fiaba
che si era bloccata in un punto critico) produciamo
un analogo cambiamento nella sfera corporea e
delle relazioni.
La fiabazione rivela così la sua efficacia
sia come strumento di conoscenza, adatto a visualizzare
i processi in corso, sia come strumento di terapia,
adatto a stimolare un cambiamento positivo.
La struttura
La fiaba ha una struttura molto specifica. Inizia
presentando un equilibrio instabile che si sta
muovendo verso una trasformazione: “C’era
una volta un vecchio re che chiamò a sé
i suoi tre figli…” ; “…C’era
una principessa in età da marito…”.
Poi il racconto procede, tra mille peripezie e
difficoltà, alla ricerca di un equilibrio
migliore. Nel lieto fine viene raffigurato il
nuovo e più soddisfacente equilibrio che
è stato finalmente raggiunto. Temporaneamente.
La
fiaba che finisce bene visualizza un passaggio,
il percorso di una trasformazione felicemente
completata. Per questo la fiaba è particolarmente
adatta a rappresentare le dinamiche interiori
‘in movimento’, ovvero quelle che
nella fase attuale di vita stanno faticosamente
cercando di raggiungere un equilibrio migliore.
In altre parole la fiaba è adatta a dar
volto e voce ‘ai problemi’.
Che cosa sono infatti i problemi se non situazioni
di transizione in cui c’è già
una domanda e non c’è ancora una
risposta? Problematiche sono tutte quelle condizioni
fisiche, relazionali o lavorative, in cui si è
presentata una nuova esigenza e non si sa come
rispondervi. Inventare una fiaba aiuta a mettere
a fuoco il problema e contemporaneamente ad attivare
le forze interiori per superarlo.
Ma in che senso le immagini fiabesche di principi
e principesse, di fate, bacchette magiche e animali
parlanti possono riguardare una situazione reale?
I personaggi delle fiabe sono rappresentazioni
di archetipi, che agiscono, si incontrano
si scontrano e si ricombinano. Nel gioco di alleanze
e contrapposizioni tra il protagonista della fiaba,
i suoi nemici e i suoi aiutanti, si rivela il
gioco degli archetipi e delle forze interiori
che stanno operano nell’inventore del racconto.
Uno
strumento prezioso
Un grande fraintendimento è che le fiabe
propongano soluzioni magiche inapplicabili alla
realtà, se non addirittura fuorvianti rispetto
ad azioni concrete e ragionevoli. Questo è
veramente un fraintendimento, perché le
fiabe parlano, in un linguaggio tipicamente simbolico,
di forze e di capacità che vanno e che
‘possono’ essere attivate sul piano
intrapsichico. Non è ‘da fuori’
che arriverà il principe o la fata che
risolverà la situazione. Si tratta di attivare
capacità e potenzialità interiori
che già ci sono.
Facciamo un esempio. Prendiamo la fiaba di Cenerentola
che tutti conoscono. Cenerentola era già
bella e buona e in età da marito. Che cosa
fa in pratica la fata? Le da ‘gli strumenti’
per andare al ballo del principe: un abito e una
carrozza, poi le cose succederanno da sé.
La matrigna cattiva teneva Cenerentola chiusa
in casa e coperta di stracci, ostacolandone così
la realizzazione come donna. ‘La cattiva
matrigna’ è una immagine simbolica,
una rappresentazione della ‘cattiva
madre’ interiore, che non permette
di ‘prendersi cura’ di sè,
nè di uscire dalla simbiosi materna per
trovare all’esterno ‘della casa’
la soddisfazione affettiva. Blocca la crescita
e lo sviluppo naturale, in questo senso è
‘cattiva’.
La fata le fa da contraltare,
e come immagine simbolica della ‘madre buona’rimedia
al danno e permette, anzi rende possibile, l’incontro
con il maschile. Attivare l’immagine
della madre buona dentro di sé,
‘farsi da buona madre’ è un
processo interiore, che permette poi di realizzare
le proprie naturali possibilità.
Anche il ‘matrimonio’
delle fiabe non rappresenta certo l’incontro
con un principe/principessa ideali che devono
arrivare da fuori a salvare la situazione, ma
piuttosto l’incontro e l’unione armoniosa
tra le proprie parti simbolicamente maschili e
femminili, per esempio tra attività
e passività o tra comprensione
e azione.
La fiaba può essere certamente usata in
psicoterapia come uno strumento per chiarificare
ed elaborare moltissime tematiche, ma può
anche essere usata su di sé senza avere
particolari conoscenze psicologiche. Si può
inventare una fiaba e lasciarla lavorare da sola,
confidando nelle capacità dell’immaginario
di produrre e di organizzare le immagini simboliche.
Inventare fiabe stimola la funzione
creativa e l’intuizione e spesso produce
una migliore comprensione spontanea dei propri
accadimenti interiori.
È importante però non cercare poi
di ‘interpretarsi’ le fiabe da soli,
attribuendo ai personaggi e passaggi della fiaba
il significato di rappresentanti di situazioni
reali. Questo procedimento di riduzione razionale
delle immagini simboliche le svuota di significato,
e proietta su persone e situazioni esterne la
‘causa’ o il ‘merito’
delle nostre vicende personali, facendoci immaginare
in balìa di persone specifiche, mentre
il grande effetto benefico della fiaba è
proprio quello di attivare le nostre personali
forze interiori per superare le difficoltà
e raggiungere equilibri più armoniosi.
http://www.paolasantagostino.it/
PER INFORMAZIONI
tel. +39 02 65.55.635
paolasantagostino@libero.it
www.paolasantagostino.it
PAOLA SANTAGOSTINO
Psicologa e psicoterapeuta specializzata in medicina
psicosomatica, ha fatto parte del comitato direttivo
di "Riza psicosomatica", si è
occupata di problemi degli adolescenti e ha elaborato
una tecnica di utilizzo terapeutico della fiaba,
su cui conduce workshop e seminari.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo con Red: Come
raccontare una fiaba (1997), I perché dei
nostri bambini (1998), Come crescere un bambino
sicuro di sé e rafforzare la sua autostima
(2000). Guarire con una fiaba è stato pubblicato
da Feltrinelli (2006) e da Urra/Apogeo (2004),
che ha pubblicato anche Che cos’è
la medicina psicosomatica (2005) e Il colore in
casa (2006).
Fonte: http://www.auraweb.it
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