Dancecounseling espressivo
e danzamovimentoterapia:
Il corpo tra counseling e terapia
a cura di Fernando Battista
"Nel corpo c’è perfetta
identità tra essere ed apparire, e accettare
questa identità è la prima condizione
dell’equilibrio".
U.Galimberti Il corpo 1983
Diverse possono essere le circostanze nell’arco
della nostra vita in cui ci troviamo di fronte
a problemi e situazioni che ci procurano disagio.
Difficoltà riscontrate nella relazione
con gli altri, nei rapporti stabili, mancanza
di determinazione o di decisione, trasformazioni
del corpo in adolescenza o in età adulta,
difficoltà a comunicare ed esprimere le
proprie emozioni.
È un disagio che ci attraversa ma che non
riusciamo a identificare o trasformare e con il
quale impariamo a convivere nostro malgrado.
Un vecchio detto recita “canta che ti passa”,
in realtà ogni attività artistica
contribuisce alla liberazione delle nostre energie
concretizzandole in un fare creativo che diventa
catartico, liberatorio, espressione di simboli
del nostro stato e quindi, nuova rappresentazione
del nostro disagio, frutto di una scarica di pulsioni
represse o conflittuali. “Il momento della
creazione rappresenta in istante prezioso, in
cui prende vita qualcosa di unico, fino a quel
momento rimasto nascosto. Qualcosa che si espone
per essere condiviso, per comunicare, esprimersi,
un modo speciale di percepire la realtà”
(E. Giusti - I. Piombo, 2003).
Per lungo tempo arte e religione hanno aiutato
l’uomo a prendersi cura di se.
Spesso le pratiche sciamaniche facevano e fanno
ricorso alla danza come rituale simbolico di guarigione.
Il canto, il ritmo,
il corpo, accompagnano il danzatore
attraverso raffigurazioni visive, motorie, relazionali
che offrono emozioni, pulsioni, evocano piaceri
o paure attraverso l’esplorazione di un
"lì ed allora" in un "qui
ed ora" che può produrre mutamenti
e trasformazioni nella vita fisica e psichica.
Compito del counselor o del terapeuta attraverso
la danza è di essere artista e
counselor/terapeuta allo stesso tempo,
condurre cioè gli utenti in questo percorso,
in questa danza, accompagnandolo con proposte
corporee, vocali, ritmiche evocative che siano
“adatte ad una riorganizzazione simbolica,
che sta alla base del cambiamento” (V. Bellia,
2000).
La danzamovimentoterapia così
come è definita dall’Associazione
Professionale Italiana Danzamovimentoterapia non
è soltanto “una modalità specifica
di trattamento di una pluralità di manifestazioni
della patologia psichica, somatica e relazionale”
ma si occupa inoltre -in particolare la dancecounseling-
di favorire una “positiva ricerca
del benessere e di evoluzione personale”.
Favorire quindi lo sviluppo delle risorse umane
verso la prevenzione del disagio psicosociale,
promuovendo il benessere dell’individuo
attraverso la ricerca di un’unità
psicofisica e spirituale. Utilizzare la danza
quale modalità per esplorare, attraverso
il corpo, l’espressione creativa
delle emozioni; stimolare la comunicazione
attraverso altre forme quali il suono, la relazione
gestuale, il ritmo, la percezione sensoriale;
far sì che ciascuno possa sentirsi autentico
ed originale e, allo stesso tempo, possa identificarsi
in un gruppo, in una comunità che lo riconosce.
Il fare non è oggetto di giudizio né
artistico né estetico e attraverso una
conduzione esperta, adulti, adolescenti, giovani
ed anziani, uomini e donne si incontrano e si
raccontano. Lo stress e il disagio si trasformano,
assumono altre forme e dimensioni simboliche.
All’origine di tutto ciò c’è
il corpo, nutrito del nostro essere, centro delle
nostre emozioni, della nostra vita, luogo dove
si vive il passaggio dalla Natura alla Cultura
ed in seno a questa, all’Arte, alla Spiritualità.
Un corpo composto di più strati che si
compenetrano e fanno della danza una disciplina
a carattere olistico, la cui efficacia concerne
l’azione pedagogica, rieducativa, terapeutica.
La natura stessa della storia della DMT ci rimanda
ad una esperienza curativa. Trudy Schoop,
una delle prime danzamovimentoterapeute degli
anni ’40, scrive: “Presto
mi resi conto che il modo migliore per incontrare
i miei pazienti e allievi era quello di partire
dall’elaborazione artistica. Tutti infatti,
almeno cosi credo, hanno in sé dei talenti
artistici. Si, sono convinta che ogni essere umano
su questa terra sia un artista (….), so
che, per quanto mi riguarda, io sono guarita grazie
alla danza, quando ho provato a dare forma alle
mie fantasie angoscianti e alle mie ossessioni,
quando ho provato a dare corpo ai miei sentimenti
e a mostrare com’ero, con tutta la crudeltà
e l’orrore che erano in me. Esprimendo tutti
questi aspetti per mezzo della danza, ho imparato
ad accettarli, ho vissuto il male e l’oscuro
in me come una parte viva di me stessa”.
Essere umano quindi come
artista, artefice della propria guarigione
attraverso una capacita rigenerativa che gli permette
di trasformare e ri-creare un ambiente interno
diverso attraverso l’opportuno uso di strutture
(regole, setting, competenze) offerte dalle artiterapie
che possano dar voce ad emozioni pulsioni,
aspirazioni, paure.
Ogni trasformazione implica un passaggio da uno
stato ed un altro. Tale passaggio si realizza
attraverso un momento di separazione, di transizione
e nuova aggregazione. L’utilizzo di rituali
da sempre ha svolto il ruolo di accompagnare questa
fase della nostra esistenza, ed in particolare
rilevano la transizione da uno stato/status ad
uno successivo.
Riti di separazione, riti di margine, riti di
aggregazione (A.Van Gennep 1981), sono
riti universali perché comuni
a tutti i popoli in tutti i luoghi ed in ogni
tempo: il fidanzamento, la gravidanza, l’iniziazione,
la cerimonia funebre o quella matrimoniale. Questo
succedersi di separazioni, distacchi e successive
aggregazioni attraverso danze
e ritmi espressione di un antico
codice simbolico, porta l’individuo ad una
maggiore autonomia, stabilità,
creatività e consapevolezza
a livello fisico e psichico.
Il dmt/dancecounselor favorisce
la realizzazione di tali rituali, fornisce le
regole e sostiene l’azione creativa; accoglie,
osserva, sviluppa un ascolto attivo a livello
empatico ed emotivo; incoraggia l’esplorazione,
la relazione e l’azione integrativa rispetto
a quanto accaduto, valorizzando il prodotto artistico
frutto di qualcosa di profondo, di un vissuto
emotivo che s’inscrive a livello intrapsichico
e contribuisce al processo di trasformazione.
Fernando Battista - Danzamovimentoterapeuta (ass.to
APID) - Trainer Dancecounseling ASPIC
Bibliografia:
Bellia V. (2000) Danzare le origini, ed. Scientifiche
Magi, Roma
Galimberti U. (1983) Il corpo, ed Feltrinelli,
Milano
Giusti E., Piombo I. (2003) ArteTerapie e counseling
espressivo, ASPIC ed. Scientifiche, Roma
Macaluso C. Zerbelloni S. (1999), La Danzaterapia,
ed. Xenia, Milano
Muret M. (1983) Arte-terapia, ed. Red, Como
Schott-Billmann F. (1994) Quand la danse guerit,
ed. La Recherce en Danse, Paris.
Van Gennep A. (1981) I riti di passaggio, ed Bollati
Boringhieri, Torino
Fonte: www.corpisensibili.com
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19/02/07
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