Medicine Non Convenzionali
Spagyria: la Medicina Naturale
Occidentale
Il recupero della Tradizione
nella Medicina moderna
di Giorgio
Mortini
13/11/06
Parlando di medicina naturale siamo portati a
pensare che noi dobbiamo tutto alle culture orientali,
in particolare quella indiana e cinese, le uniche,
a quanto pare, che possano porre una seria alternativa
al modo di operare della medicina moderna. Ma
l’Occidente da questo punto di vista non
possiede proprio nulla? Tutta la nostra tradizione
contadina, detentrice di brandelli della nostra
antica civiltà, è caduta completamente
nel dimenticatoio? Non abbiamo niente da contrapporre
alla Medicina Tradizionale Cinese e a quella Ayurvedica?
Siamo certi che le conoscenze delle civiltà
sorte nel bacino del Mediterraneo e nell’Europa
continentale siano andate completamente perdute?
In un periodo come questo, dove c’è
un gran bisogno di recuperare le nostre radici,
è doveroso provare a fare un po’
di luce sull’enorme mole di conoscenza sviluppata
in occidente, e su un’arte medica alla quale
Paracelso diede il nome di Spagyria.
La Spagyria è l'applicazione
dell'Alchimia alla produzione
delle Medicine; si basa su conoscenze e discipline
molto antiche che si perdono nelle origini dell’uomo.
Tracce di quest’arte medica si ritrovano
già presso gli Egizi, che la consideravano
pratica sacra, ma essa è la sintesi delle
conoscenze nate dai rapporti della cultura greco-romana
con quella araba: alchimia è infatti una
parola che deriva dall’arabo “Al-Kimiya”
intesa come “chimica divina”.
I crociati hanno trasmesso in Occidente questa
conoscenza attraverso i Templari e molti personaggi
famosi hanno contribuito al diffonderla in Europa:
Dante Alighieri, Tommaso D'Aquino, Basilio Valentino,
Ruggero Bacone, Paracelso ecc..
Paracelso definì Spagyria la sua dottrina
medica, intendendo con questo termine, formato
da due parole greche (spao e cioè separare,
estrarre, tirar fuori e agheiro che significa
unire, congiungere, ulteriormente traducibile
con “solve et coagula” o
separazione del “puro dall’impuro”
), una scienza antichissima e insieme rivoluzionaria,
che insegna a dividere i corpi, a dissolverli
e a separarne i principi, per poi riunirli una
volta perfezionati e potenziati. Essa ha quindi
come obiettivo la purificazione e la rigenerazione
delle parti essenziali, liberando le sostanze
di partenza dalla propria eccessiva materialità,
poiché in tutti gli “individui”
della natura c’è un aspetto di eccessiva
pesantezza, dato dallo stretto legame con la materia,
rispetto al quale il principio intelligente deve
essere liberato. Analogicamente questo corrisponde
alla metafora della
trasmutazione del piombo in oro.
Nella Spagyria vegetale, partendo
da una pianta fresca o secca si separano i componenti
di base, eliminandone le impurità che non
consentono il pieno utilizzo della pianta, per
poi riunirli in un nuovo “individuo vegetale”,
la cui capacità terapeutica è aumentata
in ragione proporzionale al grado di purezza raggiunto.
La Spagyria però non si esaurisce con la
semplice preparazione di rimedi, ma consiste nell’applicazione
dei principi dell’alchimia alla medicina,
una vera e propria “arte del curare”
il malato e non la malattia. Paracelso,
diceva che la Spagyria è come un edificio
sorretto da quattro colonne: la Filosofia,
l’Astrologia, l’Alchimia e la Virtù.
La Filosofia, intesa come conoscenza
della costituzione dell’uomo e dell’universo
di cui è parte, secondo la teoria delle
quattro qualità, dei quattro elementi e
dei relativi umori e temperamenti. Il medico deve
saper individuare le cause di malattia, le quali
possono trarre origine dai vari piani che il principio
informatore primigenio attraversa, condensandosi
sempre di più, creando alla fine la materia,
l’uomo e tutte le cose visibili e non visibili.
L’Astrologia, ossia la
conoscenza del cielo non per indagare il futuro
ma per comprendere l’influsso magnetico
che gli astri esercitano sull’organismo
umano e che, unito all’alimentazione, allo
stile di vita e all’ereditarietà,
concorre a determinare la salute o la malattia.
La conoscenza del macrocosmo, e dei suoi mutamenti,
oltre a permettere una corretta preparazione spagyrica,
aiuta a comprendere meglio il microcosmo uomo,
dà la possibilità di individuare
il rimedio adatto, nel qui ed ora, e di somministrarlo
nel momento giusto, in relazione ai vari periodi
dell’anno, alle fasi lunari e all’ora
solare.
Per Alchimia si intende un percorso
di conoscenza che permette allo “spagyro”
di preparare i rimedi. Ai tempi di Paracelso,
il medico stesso raccoglieva le piante spontanee
e preparava, nel suo laboratorio, i farmaci da
somministrare ai pazienti; tutto ciò lo
apriva alla conoscenza intima della natura. Oggi
questo non è più possibile poiché
esistono rigide norme che regolano la coltivazione
delle piante, la lavorazione e la commercializzazione
dei rimedi fitoterapici.
La Virtù è la ricchezza
del medico spagyro, qualità che lo porta
a tener fede alla promessa fatta con la propria
coscienza, letteralmente espressa nel Giuramento
di Ippocrate. È il giusto stato d’animo
che permette di agire con purezza di intenti,
cosa che si imprime sia nel farmaco, durante la
preparazione, che nel paziente. Medico,
farmaco e paziente diventano così un insieme
che per sincronicità si evolve verso un
nuovo livello di armonia con l’ambiente
e con l’universo.
Ogni individuo presente in natura (minerale, vegetale
o animale) è considerato un “misto”
strutturato in maniera similare, cioè costituito
dai medesimi componenti fondamentali, quelli che
la filosofia greca fisserà in numero di
tre: Anima, Spirito, Materia,
che l’alchimia chiamerà: Sulphur,
Merkur, Sal, e la moderna psicosomatica:
Psiche, Energia, Soma. Essi nascono
dall’interazione dei quattro elementi basilari
della natura, cardini di tutto l’universo:
Fuoco - Aria - Acqua - Terra.
Il Sulphur, principio maschile
attivo, rappresenta l’Anima, la scintilla
divina, il principio informatore primigenio, l’Atma
della tradizione indiana, il messaggio archetipale.
Nel vegetale, a questo principio corrispondono
gli oli della pianta, o meglio, i principi che
fanno parte integrante del profumo che essa emana.
Si estrae per distillazione.
Il Merkur, principio femminile
passivo, è lo Spirito, il Prana della tradizione
indiana, la forza vitale di animazione. Nelle
piante il supporto del Merkur è rappresentato
dal messaggio energetico presente nella componente
alcolica delle acque acidule, ottenuta dalla fermentazione
endogena della pianta messa a macerare, che deve
avvenire senza l’utilizzo di sostanze estranee.
Il Sal, principio neutro, è
il corpo, la parte solida, la materia nel senso
proprio del termine. Nel vegetale il supporto
del Sal è rappresentato dallo scheletro
della pianta, ovvero dai sali minerali solubili
e dagli oligoelementi, ottenuti dalla calcinazione
delle ceneri, portatrici della specificità
della specie.
Sulphur, Merkur e Sal non sono altro che modificazioni
della stessa materia prima, la vibrazione unica
che propagandosi, si attenua, rallenta la frequenza
fino a trasmutare in densa materia, da pura energia
che era, rendendosi percepibile ai nostri sensi
fisici.
Anche il tipo di malattia è strettamente
legato ad uno squilibrio di questi tre principi:
l’eccesso o la carenza anche di
uno solo di essi determina l’insorgenza
della malattia. Nella diagnosi occorre
valutare tutti gli elementi che possono scatenare
un determinato evento patologico: nel corpo fisico,
attraverso l’analisi delle funzioni corporali
(Sal); nel corpo astrale, attraverso un’analisi
dell’individuo in relazione al macrocosmo
(Merkur); nella psiche, comprendendo l’animo
del paziente (Sulphur). Questo tipo di diagnosi
differenziata può essere fatta attraverso
l’uso di conoscenze anatomiche, fisiologiche,
energetiche, alchemiche, astrologiche e anche
attraverso un’attenta analisi delle differenti
tipologie dei pazienti. Tali aspetti guidano all’uso
di rimedi più specifici, alla scelta di
uno o più “simili” che siano
in sintonia con la totalità dell’individuo.
Solo la preparazione che racchiude questi tre
principi è un vero farmaco spagyrico ed
esalta tutte le virtù della pianta. Attraverso
procedimenti di “solve et coagula”,
che prevedono cotture e distillazioni, Sal, Merkur
e Sulphur vengono separati, dissolti, purificati
e riuniti in un unico rimedio. L’intento
è quello di liberare il principio intelligente,
l’energia e una parte del corpo delle piante
dall’eccesso di “terrestrità”,
che coincide con tutte quelle componenti pesanti
e insolubili che ostacolano l’efficacia
terapeutica o addirittura sono dannose all’organismo
umano; il fine è quello di esaltare la
parte pura dei medicamenti, separandoli dalle
parti impure.
Il farmaco così ottenuto è uno dei
rimedi maggiormente attivi e meglio tollerati
dal corpo, in grado di aiutare a mantenere o a
ripristinare lo stato di salute. Tutte
le operazioni previste vanno svolte rispettando
i tempi di ogni pianta, quelli delle stagioni
e quelli del macrocosmo.
I
rimedi spagyrici differiscono da tutti
gli altri preparati erboristici, che sfruttano
solo in parte le virtù terapeutiche dei
vegetali, perché contengono la
totalità della pianta: il corpo
purificato, l’energia e l’archetipo,
quel frammento del principio intelligente universale
che dà la vita e che rende una pianta diversa
dall’altra. La spagyria può essere
quindi considerata una “medicina
trina”, in grado di stimolare tutti
gli aspetti dell’essere umano, dal momento
che agisce contemporaneamente sui piani
fisico, energetico e psichico.
Nel prodotto finito sono esaltate in particolar
modo le valenze energetiche che inserendosi sulla
stessa frequenza della disfunzione energetica
dell’organismo, vanno a ripristinarla. E
ciò è comprensibile se siamo coscienti
che la malattia altro non è che
una disfunzione energetica. L’universo
è energia, l’uomo è energia,
la Natura tutta è energia solidificata;
perciò la malattia non è altro che
una forma più o meno grave di mancanza
o squilibrio di questa.
HOME
|