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Società
I bambini non si toccano mai
di Vincenzo Andraous
I bambini non si toccano mai, non so chi ha coniato
questo comandamento, ma chi lo fece, aveva ragione,
ne aveva così tanta, che forse anche lui
è finito pazzo per il dolore.
I bambini non si toccano mai, o più propriamente
gli innocenti non si toccano mai: chi lo disse,
è finito crocifisso su qualche croce dimenticata,
per un momento infinito è rimasto da solo,
con l’urlo in gola a strangolarlo, con le
braccia aperte, gli occhi ribaltati, il volto
reclinato degli innocenti.
I bambini non si toccano mai, muoiono per strada,
sulle auto, sui campi di calcio, muoiono senza
colpa né misfatti, per prossimità
derivate da terzi, per una sorta di nemesi congenita,
che propaga metastasi, come ogni condanna al silenzio.
I bambini non si toccano mai, c’è
quasi nostalgia delle leggende, delle storie che
non stanno scritte da nessuna parte, delle regole
e dei codici di ieri, un onore antico, di un tempo
in fiamme, di un’era cretacea, dove sono
andate perdute le responsabilità che almeno
facevano gli uomini consapevoli della preziosità
dei bimbi che “non si toccano mai”.
Neanche quando gli interessi sono trasformati
in imbrogli e peggio in tradimenti, in quella
pratica che smembra i legami affettivi, il diritto
di appartenere a una città, di abbandonarsi
alla fiducia degli altri.
Ci attraversa un tempo che non commuove, dove
le verità non sono liberate per essere
apprezzate, ma spesso sono relegate nella polvere
della sventura più prossima, quando la
storia è azzoppata dagli agguati delle
vendette, una storia che non possiede alcun elemento
di verità, solamente il sangue degli innocenti.
I bambini non si toccano mai, persino su chi nulla
comprende di malaffare, di cattiva vita, di strade
sterrate alla coscienza, incombe lacerante la
ferita che squarcia la carne della ragione, quando
con normalità insana, un bambino viene
smontato e abbandonato, quando una creatura viene
presa a pallettoni sul viso, quando un adolescente
paga con la vita il proprio diritto di cittadinanza.
Quel che accade su e giù per il paese Italia,
in qualche dirupo, in qualche cantina del massacro,
non si tratta di un nuovo e affascinante slang,
non è narrativa da premio pulitzer, piuttosto
è pratica da non pubblicizzare, un metodo
che non è sinonimo di uno sconosciuto onore
e rispetto, è un’azione che non è
possibile raccontare, accettare, condividere.
La violenza non ha timidezza da mostrare, nella
perdita filiale c’è la libertà
che non ha più valore, ha un prezzo perfino
l’amore che si paga offrendo riparo all’irreparabile,
all’indicibile, all’infamia più
grande, quella che non è possibile difendere,
celare, manipolare, a un accadimento sub-culturale
di pochi.
I bambini non si toccano mai, eppure cadono scomposti,
nascosti alle inquietudini e alle indignazioni
non più sufficienti, è un malore
dell’anima che non bisogna tacere o negare,
non rimane che scegliere un percorso ostinato
e contrario, per non rinunciare a educare alla
verità che è sempre innocente, a
tal punto da rendere possibile un’altra
storia, in cui i bambini davvero non si toccano
mai.
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