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Psicologia
Transpersonale
Verso una educazione
integrale per il terzo millennio
di Laura Boggio Gilot
http://www.aipt.it
Associazione Italiana di Psicologia Transpersonale
Il
panorama attuale
All’alba del Terzo Millennio dal
campo della psicologia e delle scienze umane si
annuncia una rivoluzione senza precedenti che
vuole sviluppare benessere, pace e giustizia -
non tramite guerre, mutamenti sociali o progresso
tecnologico - bensì attraverso un cambiamento
nella mente umana e nelle attitudini della coscienza.
Attenti osservatori dei problemi sociali come
R. Walsh, D. Bohm, S. Grof, R. Metzner, T. Fadiman,
D. Elgin e altri hanno rilevato come la disperazione
e le minacce che gravano sulla vita planetaria
sono solo in minima parte imputabili ad eventi
naturali: esse dipendono per lo più dalle
scelte umane e sono espressione della follia della
mente collettiva e dell’immaturità
della coscienza sociale.
Considerando le diverse forme di violenza, di
miseria, di inquinamento ecologico, di emarginazione
e di alienazione sociale, sembra che ciò
che Maslow chiama psicopatologia della normalità,
sia cosi ampiamente diffuso e consolidato da delineare
un panorama della vita sul nostro pianeta in cui
la forza del Thanatos sta prevalendo su quella
dell’Eros.
In questo contesto, se da una parte abbiamo bisogno
di una migliore comprensione delle radici psicosociali
della sofferenza planetaria, dall'altra abbiamo
bisogno di nuovi princípi educativi, terapeutici
e di trasformazione sociale che siano portatori
di forze di razionalità e di responsabilità.
La nuova psicologia della coscienza
Questo è un compito assunto prima dal movimento
transpersonale e poi sviluppato da quella “psicologia
della coscienza”, che è nata negli
Stati Uniti ad opera di Ken Wilber e il suo approccio
integrale. Integrando i contributi provenienti
dalla ricerca scientifica e dalle tradizioni meditative,
soprattutto induiste e buddhiste, la psicologia
della coscienza è interessata più
alla qualità che alla quantità e
promuove un modello educativo orientato a uno
sviluppo integrale della coscienza e delle potenzialità
umane, che porti a una spiritualità socialmente
impegnata e in grado di prevenire e trattare i
problemi creati dal disagio mentale a livello
sia individuale che collettivo.
Fondata sull’amore per l’umanità
e la reverenza verso la natura, la nuova psicologia
della coscienza implica una trasformazione interiore;
attraverso la consapevolezza e il passaggio da
un livello di cognizione, di moralità e
di sentimento preconvenzionale, egocentrico e
prelogico, verso un livello transconvenzionale,
cosmocentrico e spirituale. Una trasformazione
così profonda richiede il superamento di
ostacoli della personalità, come l’incapacità
di amare e di creare, l’ignoranza di come
sviluppare le forze positive e di come trasformare
l’aggressività naturale in attività
produttiva, la paura della maturità e del
Divino, la resistenza alla crescita e il sintomo
di non essere degni di rispetto e amore.
Educare come “e-ducere”
Prima di affrontare il tema centrale di questo
scritto è bene ricordare che la parola
“educazione” deriva dal latino “e-ducere”:
che significa letteralmente “portare fuori”
e si riferisce all’attualizzazione di potenzialità
umane già presenti nei reami dell’inconscio
individuale, potenzialità che nella crescita
sono utilizzate al fine di facilitare un creativo
adattamento alla realtà.
Nella cultura Occidentale, basata sul paradigma
meccanicistico, i princípi dell’educazione
sono fondati su postulati biologici e neurologici
e su assunti di una psicologia biomedica. In tale
contesto, il fine dell’educazione si limita
allo sviluppo delle energie del corpo fisico,
degli istinti e dell’intelligenza analitica,
promuovendo il conseguimento di capacità
competitive ai fini di un buon esito per l’adattamento
a un mondo concreto, i cui valori fondamentali
sono materialistici e si incentrano sui miti del
sesso, del denaro e del potere. Non è difficile
considerare il rapporto esistente tra questo modello
educativo, privo di valori interiori e spirituali,
e la disperazione evidenziata dalle giovani generazioni
in termini di insicurezza e di paura, nonché
di varie forme di distruttività come il
ricorso alla droga, al cinismo e alla violenza.
Fondamenti di una educazione integrale
Il fine di una educazione integrale è quello
di promuovere lo sviluppo delle potenzialità
interiori e di unificare gli aspetti fisici, emozionali,
cognitivi e spirituali della persona in una armonica
interezza, prendendo in considerazione un modello
di sviluppo che includa l’intuizione, la
creatività e l’amore per la vita.
In accordo con i concetti sapienziali delle grandi
tradizioni spirituali non dualiste, secondo i
quali la radice dell’alienazione mentale
va individuata nel dualismo che separa ego e spirito,
l’educazione integrale si fonda su di una
visione del mondo che riconosce come la totalità
dei sistemi dell’universo, e quindi il Sé
e la realtà, siano interrelati e come il
Sacro sia il loro indivisibile sostrato.
In tale visione unificata e sacra dell’esistenza
l’essere umano deve risvegliarsi al suo
giusto posto nello schema della realtà
e comprendere il senso e il compito della sua
vita. Deve riconoscere, attraverso un allargamento
di coscienza, che le sue energie sono in interazione
con energie universali, che ogni forma esistente
è collegata in un disegno mirabile che
è radicato in un’essenza spirituale,
infinita e intelligente. Ogni esperienza, ogni
scelta e ogni azione umana, in questo contesto,
ha un valore e un significato solo se si relaziona
con l’interezza e con il Sacro. In questa
universale unità l’essere umano svolge
un ruolo che è tanto più reale e
ricco di significato e apportatore di benessere
quanto più è in accordo con la volontà
universale che vuole armonia nel creato.
La fiducia in questa consapevolezza unitiva e
transpersonale si pone come premessa dell’educazione
integrale e come mezzo per il superamento della
paura e della difensività. Di per sé,
questa “fede” nell’unità
della vita e nella importanza sacrale dell’esistenza
individuale produce un modo di vivere nuovo, spontaneamente
dotato di fiducia, di fede, di reverenza verso
la natura e di amore per l’umanità.
La pratica integrale nel modello educativo
transpersonale
Un modello di educazione integrale dovrebbe contenere
quattro linee fondamentali di lavoro interiore
meditativo da cui derivano effetti sia terapeutici
che evolutivi:
1. Un training etico.
2. Un training di autoconoscenza attraverso l’allenamento
all’autosservazione.
3. Un training di autotrasformazione, attraverso
un lavoro sulle componenti fisiche, istintuali,
emozionali e cognitive che si avvale con successo
dell’accostamento tra meditazione e pratica
psicoterapica.
4. Lo studio della sapienza meditativa.
Il training etico
Il Training etico consiste nel coltivare
e praticare virtù che promuovono azione
retta infra e interpersonale. Oltre le virtù
morali, come la non violenza, l’onestà,
la sincerità, la generosità, la
compassione, che producono unità interpersonale,
vi sono virtù più specificamente
terapeutiche, nel senso che sviluppano in particolare
l’armonia infrapersonale: tra queste, l’accettazione
dei propri limiti, la capacità di perdono
degli errori, l’apprezzamento e la gratitudine
per il bene ricevuto.
Questi fattori etici decostruiscono componenti
della sofferenza mentale di tipo narcisistico
come l’intolleranza, il risentimento e la
rabbia, che derivano da aspettative grandiose
e dalla conseguente enfasi sulla frustrazione
piuttosto che sulla gratificazione. Queste componenti
non etiche sono alla base della psicopatologia
ordinaria; esse contribuiscono a una psicopatologia
della norma che è il fondamento, come dice
Alan Watts, delle patologie più gravi.
La cultura orientale buddhista e induista rimarca
come l’eticità sia designata non
solo a finalità morali, ma a trasformare
i fattori di sofferenza mentale che sono solo
quelli della illusione che deriva dall’ignoranza.
Il coltivare le virtù spirituali produce
infatti sia calma mentale che una trasformazione
dei filtri percettivi oscurati dalle motivazioni
egocentriche; il risultato è uno schiarimento
della percezione, che consente di integrare strutture
dell’intelligenza che non riescono ad emergere
nello stato normale, come la visione logico-sintetica
e l'intuizione.
Nei sistemi meditativi buddhisti l’etica
si afferma come retto sforzo, retta parola, retto
pensiero e retto agire. Nello Yoga-Vedanta il
training etico trova la sua migliore applicazione
nella pratica della triplice austerità
del corpo, della parola e del pensiero e nella
pratica della retta azione, che si realizza nel
Karma Yoga, un servizio privo di attaccamento
e di compenso, offerto alla vita in onore al Sacro.
Come si legge nella Bhagavad Gita, la retta azione
è l’azione secondo la norma, libera
da attaccamento, compiuta senza desiderio o ostilità
da un individuo che non cerca il frutto.
Il training di autoconoscenza
L’autoconoscenza nella cultura occidentale
è considerata come conoscenza dell’io,
ovvero dell’apparente personalità
condizionata. Nelle tradizioni meditative asiatiche,
invece, l’autoconoscenza è intesa
come via verso la consapevolezza delle realtà
oltre l’io e della natura ultima, libera
e incondizionata del Sé.
La vera conoscenza di sé stessi richiede
pertanto l’esperienza non solo delle proprie
potenzialità e talenti, ma anche la disidentificazione
dai costrutti che definiscono, limitano e imprigionano
la personalità egoica, le sensazioni e
le emozioni.
La disidentificazione dall’io o personalità
è l’obiettivo della pratica meditativa
Vedanta della “Coscienza osservante”,
che porta progressivamente la coscienza a differenziarsi
dai contenuti mentali e a riconoscere le loro
disfunzionalità. La disidentificazione
porta poi a sperimentare la Pura Coscienza senza
contenuti, nella sua pace profonda e inalterabile.
La pratica della disidentificazione ha una profonda
rilevanza nella conoscenza di sé stessi,
dei processi percettivi, dello stato mentale,
della relazione con il mondo e della sofferenza
che deriva dai fattori negativi della mente. Essa
fornisce la possibilità non solo di conoscersi
profondamente, ma di distaccarsi da fattori illusori
e impermanenti che costituiscono lo stato mentale
ordinario.
Il training di autotrasformazione
La autotrasformazione inizia dal corpo. Secondo
la tradizione orientale, il corpo possiede non
solo un livello fisico o grossolano, ma anche
un livello energetico o sottile, nel quale fluiscono
emozioni ed istinti.
La trasformazione del corpo richiede pratiche
di trasformazione che si riferiscono al cibo,
al bere, alla sessualità, alla respirazione
e al sonno.
Sulla purificazione del corpo hanno effetto pratiche
energetiche come lo Yoga, il Tai-chi, l’Haikido,
la ginnastica, la danza e il canto, che apportano
forza, vitalità e gioia, ma anche tecniche
di catarsi delle emozioni, che modificano la corazza
difensiva corporea.
La trasformazione di istinti ed emozioni prevede
che aspetti quali paura, rabbia, odio e invidia
siano accettati come parte della propria ombra
e riconosciuti come elementi prodotti da fattori
egocentrici. La psicoterapia ci insegna che i
sentimenti negativi nascono dalla frustrazione
dei bisogni fondamentali, come amore, stima e
autoaffermazione, dovuti alla presenza di oggetti
interni negativi: questi oggetti per la psicologia
sono il risultato di processi di interiorizzazione
di relazioni oggettuali. Secondo la tradizione
meditativa, gli oggetti interni negativi sono
anche composti da fattori egocentrici come l’orgoglio,
l’avidità e la vanità: le
emozioni dolorose non sono connesse solo all’introiezione
di relazioni oggettuali negative, ma derivano
anche dall’egoismo, che produce pensieri
di avversione e di attaccamento.
Osservare il pensiero avverso e desiderante e
i fattori egoistici che lo costituiscono è
una prassi meditativa che si realizza nel processo
di autosservazione.
Trascendere il pernicioso egoismo attraverso le
regole e le discipline di autoconoscenza è
parte di un training di autotrasformazione che
si rivela di profondo significato anche nella
psicoterapia.
Lo studio della sapienza meditativa
Lo studio della sapienza fa parte dell’educazione
integrale. Nei testi meditativi tradizionali si
insegna il senso della nascita, della sofferenza,
della crescita e della morte e si apprende che
nella vita ogni esperienza rappresenta una possibilità
di apprendimento e di evoluzione. Grande valore
è dato alla qualità del pensiero.
L’uso del pensiero e dell’azione non
solo costruisce lo stato emotivo interiore ma
il destino individuale; se è discriminato
costruisce la sua salvezza, se è inconsapevole
la sua perdizione.
Affermando la natura del Sacro come radice e principio
della realtà, lo studio della sapienza
risveglia il naturale amore per il Divino e l’aspirazione
a realizzare l’unione con la sua fondamentale
bontà.
Mediante queste quattro linee di pratica interiore
– eticità, autoconoscenza, trasformazione
e studio della sapienza – l’educazione
integrale consente un progressivo sviluppo della
coscienza verso la realtà transpersonale,
che si qualifica come sviluppo dell’intuizione
supercosciente e progressiva attualizzazione di
virtù, qualità e talenti.
Coloro i quali hanno seguito un tale sentiero
di sviluppo della coscienza e di autorealizzazione
acquisiscono libertà dall’illusorietà
delle proiezioni mentali, dal condizionamento
culturale e dal bisogno di autoaffermazione e
di potere, diventando capaci di essere buoni genitori
o buoni insegnanti, o buoni medici, etc.: più
specificamente, essi divengono buoni istruttori
o educatori.
Conclusione
Nel concludere questo scritto vorrei sottolineare
come gli istruttori e gli educatori cui mi sto
rivolgendo sono persone capaci di amore altruistico
e di saggezza: il loro compito è quello
di rendersi “mediatori gnostici”,
al fine di risvegliare l’io addormentato
ed estroverso alle verità spirituali e
ad un impegno verso la vita interiore che sviluppi
le qualità dell'Essere.
Lo sforzo congiunto tra psicologi, medici e operatori
della salute può far sì che l’educazione
integrale si ponga al servizio devoto della vita
planetaria e diventi uno strumento che aiuta chi
la abita a realizzare benessere e creatività.
Quando la coscienza sarà aperta alle sue
fonti universali, quando l’integrazione
delle potenzialità fisiche, intellettuali,
sociali e spirituali sarà un fatto compiuto
per la gran parte della cultura e non più
un fenomeno ristretto ai ricercatori e agli atleti
dello Spirito; allora al neonato che apre gli
occhi alla vita, o al giovane che cerca un ruolo
nella società, sarà probabilmente
offerta la possibilità di una crescita
sana e di una pace duratura.
Questa vittoria del potere dell’interiorità
sulle forze illusorie degli attaccamenti egoistici
richiede il superamento della dicotomia tra scienza
e fede, dell’ignoranza di porre in contrasto
corpo e spirito e la reintegrazione degli antichi
metodi della sapienza tradizionale nel campo della
ricerca scientifica.
Per poter coltivare quell’interezza in grado
di liberare lo splendore che dimora nell’anima
di tutti gli esseri occorre, da un lato, superare
l’indifferenza, l’apatia, i condizionamenti,
le abitudini insensate, l’estroversione
e lo scetticismo tipici del pensiero e del comportamento
ordinario, mentre dall’altro è necessaria
un'attiva e incrollabile fede nella fondamentale
bontà della realtà e nelle forze
intelligenti del Sé.
Ai fini della realizzazione di questo progetto
integrale è necessario essere fermamente
convinti sia dell’unità essenzialmente
spirituale del mondo in cui viviamo sia del fatto
di essere parte di tale unità e messaggeri
della sua armonia. Sentirsi anello di una catena
universale, come dice Raphael, è il principale
obiettivo di un individuo perfettamente sano e
maturo, la cui vita, di conseguenza, si orienta
verso la cooperazione volta a costruire un mondo
liberato dai suoi aspetti distruttivi.
Se tutto questo potrà realmente accadere,
gli educatori riusciranno nel proprio compito,
allora la nostra umanità sofferente potrebbe
finalmente entrare in una nuova era di speranza
e di ricostruzione, promuovendo valori al servizio
sia dell’interesse del pianeta che della
felicità dell’individuo.
Forse per l’umanità all’alba
del terzo millennio è giunto quel momento
definito da Teilhard de Chardin come "la
scelta tra il suicidio e l’adorazione".
Forse il movimento transpersonale, che vuole riunire
le forze della scienza e della tradizione sapienziale,
se amato e nutrito, potrebbe arrivare ad essere
una forza che si oppone al suicidio e si configura
come un canale di profonda adorazione della vita
divina.
Forse l’educazione transpersonale può
rappresentare un mezzo per tornare a credere in
uno sviluppo dell’umanità che integri
la bontà e si renda canale e strumento
della volontà trascendente.
Possa la passione di una ricerca interiore che
svela la divinità della vita divampare
nella mente degli uomini e restituire loro la
dignità di essere figli di Dio!
FONTE: http://www.aipt.it
Associazione Italiana di Psicologia Transpersonale
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