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La danza sacra
Il tempio di Chidambaram
di Isabella Bresci

Il tempio di Chidambaram è dedicato al ‘danzatore cosmico’, il dio Shiva Nataraja, l’Assoluto della cosmologia indiana ed è quindi l’unico tempio al mondo dedicato alla danza.

Esiste nel sud dell’India una comunità tradizionale di sacerdoti eremiti chiamati Deekshithars, custodi di un tempio le cui origini si collocano lontano, in tempi preistorici.
Si tratta del tempio di Chidambaram, uno dei più grandi dell’India, si estende per un’area di tredici ettari a trecento chilometri dall’aereoporto di Madras (ora Chennai). Questo tempio è dedicato al ‘danzatore cosmico’, il dio Shiva Nataraja, l’Assoluto della cosmologia indiana ed è quindi probabilmente l’unico tempio al mondo dedicato alla danza. Nei suoi rituali, nella sua mitologia e architettura, il tempio conserva molti segreti, la sua tradizione orale è vedica ed è rimasta immutata nei millenni; a tutt’oggi è uno dei pochi templi in cui si praticano ancora rituali vedici.

Secondo la leggenda fu proprio nella sala dorata di questo grande tempio che Shiva Nataraja scelse di mostrare al mondo la Danza della Beatitudine per il bene di tutti gli esseri. Sui portali di Chidambaram, lungo altissimi muri, si possono contemplare le meravigliose forme statuarie della danza scolpite nei secoli per noi, sono le cento otto posizioni base dello stile Barata Natyam, le stesse che costituiscono ‘l’alfabeto’ di questa danza ancora oggi, ma spetta poi ai danzatori animarle e dar loro vita passando da una forma all’altra.

La danza indiana può essere studiata come tecnica ma è l’aspetto mistico e simbolico che la danzatrice deve comunicare, e questo richiede un immersione profonda e appassionata nella mitologia, nella filosofia e nella religiosità hindu, senza per questo doversi convertire. A livello simbolico infatti, i miti di tutte le culture si equivalgono.
Dio è l’amato, il supremo artista e l’arte ha come scopo l’identificazione spirituale dell’artista con la divinità, ‘diventare Dio per adorare Dio’, dicono le scritture.

Un’altra particolarità di questo meraviglioso tempio è la presenza di statue di sfingi. All’entrata est vi è una doppia fila di sfingi con teste d’ariete e in molti corridoi stanno a guardia doppie file di sfingi dalla testa umana. L’entrata principale è custodita da Purusha e Mukha dal corpo di leone e testa umana, e si narra che siano lì per togliere i peccati delle persone che entrano nel tempio. Lo studioso R.N.N. Deekshinthar M.A. traccia una possibile connessione storica tra il tempio di Karnak in Egitto e Chidambaram, infatti confrontando i video e le simulazioni virtuali dei due templi si possono notare sconcertanti similitudini. Forse entrambe le tradizioni hanno una radice comune o forse il mistero di questa corrispondenza è sorto dal processo interiore dell’anima umana in un tempo lontano e da una sorgente sconosciuta.

Isabella Bresci

Tratto dalla rivista L’Età dell’Acquario n. 117-118 – Settembre/Dicembre 1999 - ‘La danza sacra’ di Monica Gallarate


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