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Counseling
Creatività bambina
di
Gabriella D'Amore Costa
“C’era un bambino che usciva
ogni giorno,
e il primo oggetto che osservava, in quello si
trasfondeva,
e quell’oggetto diventava parte di lui per
quel giorno o
per parte del giorno
o per molti anni o vasti cicli di anni
I primi lillà divennero parte del bambino
e l’erba e i convolvi bianchi e quelli rossi,
e il bianco e
Il rosso trifoglio, e il canto del saltimpalo,
gli agnelli marzolini, la rosea figliata della
scrofa, il
vitello e il puledro
la chiassosa nidiata dell’aia o del pantano
vicino allo stagno
e i pesci così stranamente sospesi, e il
bel liquido strano,
le piante acquatiche dalle graziosi cime piatte:
tutto
questo divenne parte di lui.”
Walt Whitman, Foglie d’erba
I
versi di Whitman colgono gran parte di ciò
che sappiamo sui bambini e la creatività:
per loro, la vita stessa è una avventura
creativa. Le esplorazioni più elementari
compiute dal bambino nel suo mondo sono di per
se stesse degli esercizi creativi per risolvere
dei problemi. Prima dei tre anni il bambino, nel
rapporto con l’ambiente che lo circonda
realizza in forma di gioco una grande quantità
di esperimenti dai quali ricava dati e leggi del
mondo di cui fa parte: intraprende un processo
di invenzione di se stesso destinato a durare
tutta la vita.
Di fronte ai fenomeni ed ai sentimenti l’atteggiamento
del bambino è simile a quello dell’artista:
anche lui prova meraviglia, incanto, talvolta
dolore.
Quando scopre il segno, il bambino, comincia a
raccontare con i primi scarabocchi ciò
che conosce del suo mondo; questo linguaggio se
viene rispettato nella sua libera evoluzione procede
parallelamente con lo sviluppo intellettuale.
Prima ancora di poter dare graficamente una forma
a determinati contenuti il bambino è infatti
capace di esprimere attraverso il colore, sia
la sua capacità discriminativa sia la sua
emozionalità.
Giochi inizialmente inconsapevoli di linee e macchie
traducono la vivacità dei suoi incontri
con il foglio bianco e spesso lo stupiscono dando
il via ad una ricerca intenzionale di nuove figure:
colori che si sovrappongono l’uno sull’altro,
dando vita a nuove tinte in un processo di trasformazione
in cui ciò che conta è sempre la
sorpresa del nuovo cambiamento e non il prodotto
finito.
In generale, se hanno libero accesso ai materiali,
i bambini tra i tre e i cinque anni scoprono di
poter creare, con relativa facilitò, forme
e figure semplici. Quindi, si mettono alla prova,
inventano creature-girini animate e intraprendono
volentieri esplorazioni giocose. E’ quasi
magico creare sulla pagina bianca, tirar fuori
dal nulla creature e oggetti su cui è possibile
esercitare un qualche controllo.
La possibilità di tingere e macchiare,
lasciando una indelebile traccia di sé,
consente al bambino di esprimersi senza doversi
subito subordinare alle richieste dell’altro.
In questa prospettiva il bambino che non può
tingere e macchiare è un bambino costretto
da necessità interiori o da restrizioni
esterne ad inibire la propria vitalità.
Inoltre ogni attività “creativa”
conferisce ai bambini il potere di fare e disfare,
di conoscere l’oggetto e se stessi più
intimamente. Il loro coinvolgimento nel “fare
arte” è in gran parte diretto all’interiorità:
disegnare, dipingere, manipolare sono enunciazioni
espressive a proposito di ciò che si conosce,
si prova e si vuole capire; è un dialogo
con se stessi intrinsecamente affettivo. È
una attività di problem solving molto spesso
pervasa di emozioni intense , non meramente una
indagine del mezzo espressivo e dell’abilità
necessaria per padroneggiarlo.
Da ciò si evince come il termine creatività
abbia assunto negli ultimi anni una importanza
pressoché assoluta nell’ambito dei
sistemi educativi per l’infanzia poiché
è diventata opinione comune che, proprio
attraverso l’immaginazione e la fantasia,
il bambino possa accrescere la consapevolezza
di sé e del mondo che lo circonda imparando
a conoscere meglio se stesso e gli altri.
È, infatti, nell’ambito delle attività
creative che al bambino viene chiesto di impossessarsi
del patrimonio culturale che gli viene offerto
interpretandolo e rielaborandolo secondo la propria
esperienza personale e le proprie inclinazioni,
contribuendo, in questo modo, a reinventarlo.
Partendo da questo presupposto, è facile
intuire come lo sviluppo delle doti creative non
metta in gioco solo fantasia e immaginazione,
ma una vasta gamma di facoltà (senso critico,
intuizione, rielaborazione attiva dei dati forniti,
capacità di esprimere un giudizio e di
prendere le distanze dalla realtà) indispensabili
per la crescita “sana” del bambino.
Se, quindi, esiste una educazione alla creatività
che va impartita e coltivata giorno dopo giorno,
è necessario e fondamentale che essa passi
attraverso il gioco e la dimensione ludica, per
non trasformarsi in uno dei tanti doveri/obblighi
verso cui il bambino viene quotidianamente indirizzato
e perdere, così, la sua valenza.
A volte la produzione dei bambini, non soddisfacendo
i canoni dell’arte classica, ma rispecchiando
i canoni dell’arte infantile, risulta indecifrabile
se non addirittura insignificante agli occhi di
un adulto troppo preso a capire invece che a condividere.
Invece l’esperienza del “macchiare”,
in senso concreto, richiede che qualcuno sia lì
a vedere, ma solo a vedere senza interferire nel
suo lavoro, una sorta di “servitore”
(=> vedi la teoria di Arno Stern e il metodo
del “Closlieau” – luogo protetto)
che riconosce la presenza dell’autore senza
conferire significato particolare alla sua opera.
Tutti i bambini del mondo nella loro libera ricerca
grafica inventano soluzioni tecniche per ogni
problema secondo la loro logica.
Faccio un esempio: il bambino sa che la terra
è giù e che il cielo è in
alto, per cui disegna la striscia di terra giù
e la striscia del cielo in alto. In mezzo c’è
il vuoto finchè viene il momento in cui
la sua ricerca porta il bambino a riempirlo, individuando
l’orizzonte, disegnando ciò che è
vicino come grande e ciò che è lontano
come piccolo, ma non tiene conto delle proporzioni,
dei chiaroscuri, della prospettiva; molto spesso
i colori naturali sono sbagliati ma usati in funzione
emozionale, c’è la scoperta della
pittura dei sentimenti, non figurativa, in cui
il foglio di carta diventa lo specchio delle sue
emozioni. Perché in quei momenti il colore
per il bambino non è ancora legato consapevolmente
ad un contenuto da esprimere ma ad una modalità
di essere presenti nel mondo.
Dice Rudolf Arnheim “…… le immagini
della realtà possono essere valide anche
se sono assai discoste da ogni somiglianza realistica….”
(Arte e Percezione Visiva ed Feltrinelli).
Molti grandi artisti hanno imparato dai bambini
che sono stati: Picasso dopo una vita di ricerca,
è tornato a dipingere come faceva da piccolo;
Chagall disegnava i sogni e se dovessimo valutarlo
criticamente secondo i canoni dell’arte
classica non riusciremmo ad apprezzarlo e come
lui Mirò, Kandinskji e tutta l’arte
moderna che è una rottura degli schemi
dell’arte classica.
La capacità di particolari abilità
grafiche viene acquisita dai bambini attraverso
la ripetizione, ciò significa esercitarsi
passo per passo senza preoccupazione di ottenere
dei risultati.
La ripetizione non serve solo a perfezionale le
abilità, ma permette anche al bambino di
sentire l’attività come qualcosa
di suo, che gli appartiene, che è parte
di lui. Alla lunga al fine della creatività
questo può essere più importante
della semplice padronanza della tecnica, perché
mette il bambino in condizione di innamorarsi
di quello che sta facendo.
L’esercizio riuscito sviluppa la fiducia
ed aiuta a credere in se stessi, i bambini in
cui questa convinzione vacilla sono timidi, hanno
poca fiducia nelle proprie capacità di
avere successo, sono spaventati dal nuovo e dal
rischio.
Al contrario mettere in allerta tutti i suoi sensi,
aguzzare la sua attenzione, renderlo partecipe
e, soprattutto, artefice delle cose che lo circondano,
stimolare giorno dopo giorno la sua naturale propensione
all’immaginazione e alla fantasia, porta
il bambino ad aver fiducia nel proprio potenziale
creativo. Inoltre un bambino fantasioso, in grado
di immaginare e progettare ciò che ancora
non esiste, di vedere oltre l’apparenza
sarà un adulto attento e attivo mentalmente,
capace di uscire dagli schemi in qualsiasi momento
pur di ricercare la verità più profonda
delle cose.
D’altra parte va ricordato che la fiducia
in se stessi è alimentata anche dalla sensazione,
percepita dal bambino, che gli adulti rispettino
la sua abilità. Le critiche costanti o
la continua indifferenza verso i risultati conseguiti
possono minare, anche nel bambino più capace,
la fiducia in se stesso.
La creatività fiorisce quando le cose sono
fatte per il piacere di farle. Se i bambini sono
impegnati nell’apprendimento di una forma
creativa, riuscire a conservare il loro entusiasmo
ha la stessa importanza, anzi è forse ancora
più importante, del chiarimento degli aspetti
tecnici.
Ciò che conta è il piacere non la
perfezione!
Nella vita, le pressioni psicologiche che inibiscono
la creatività dei bambini non tardano a
manifestarsi. La maggior parte dei bambini in
età prescolare anche quelli di prima elementare
amano andare a scuola, sono entusiasti all’idea
di esplorare e imparare; ma quando arrivano alla
terza o quarta elementare il loro entusiasmo scema
e molti di loro non traggono più alcun
piacere dalla loro creatività.
Si sono messi in moto i “killer della creatività”
cioè quei meccanismi attuati dagli adulti
nel processo educativo e sentiti dai bambini come
freno per dar libero sfogo alle proprie emozioni:
• Sorveglianza è significa incombere
sui bambini facendo sentir loro che sono costantemente
controllati mentre lavorano. Questa continua osservazione
crea nel bambino una stati del suo flusso creativo,
una impotenza ad arrischiare qualcosa di nuovo.
• Valutazione è significa infondere
una eccessiva preoccupazione del giudizio altrui.
I bambini dovrebbero preoccuparsi principalmente
di essere soddisfatti del risultato raggiunto
e del piacere che provano durante il processo
creativo senza concentrarsi sul modo in cui saranno
valutati dagli adulti o dai propri compagni
• Competizione è significa mettere
i bambini in una situazione senza vie di uscita,
o si vince o si perde, e solo una persona può
arrivare al vertice. Ogni bambino, invece, dovrebbe
essere lasciato progredire secondo il proprio
ritmo, tenendo conto che ogni bambino è
un essere unico.
• Eccessivo controllo è consiste
nel dire ai bambini esattamente come devono fare
una determinata cosa, nel campo dell’arte
come devono disegnare una determinata immagine
e quali colori devono usare. Questo atteggiamento
induce i bambini a credere che ogni originalità
sia un errore e ogni esplorazione una perdita
di tempo
Ed in ultimo ma forse come importanza nell’assopirsi
della creatività il primo, il Tempo. Se
la motivazione intrinseca è un fattore
chiave della creatività di un bambino,
l’elemento cruciale per coltivarla è
il tempo e uno dei maggiori crimini educativi
che i genitori e la scuola commettono contro la
creatività dei bambini consiste proprio
nel privarli di questo tempo.
Rispetto agli adulti, i bambini entrano più
spontaneamente in quello stato creativo per eccellenza
chiamato “flusso”, nel quale il totale
assorbimento può generare il massimo del
piacere e della creatività. Nel processo
del dipingere è come se il foglio, il colore,
i gesti del bambino e le immagini che ne risultano
costituissero una totalità. Nel flusso
il tempo non conta: c’è solo un presente
atemporale. Esso è uno stato più
confortevole per i bambini che per gli adulti,
dal momento che questi ultimi sono più
consapevoli dello scorrere del tempo.
Promuovere la capacità creativa equivale,
quindi, promuovere nel bambino la consapevolezza
del suo modo di essere."
Ogni costruzione della nostra mente è possibile
solo a partire dalla nostra esperienza passata
e quanto più questa è stata ricca
di stimoli, tanto più feconda sarà
la nostra capacità presente di immaginare.
Il cerchio si chiude quando, sulla base di questi
stimoli forniti dalla realtà, siamo capaci
di creare qualcosa di nuovo, che si concretizza
in una produzione, sia essa di carattere letterario
o artistico, come pure di carattere tecnico o
scientifico.
Da qui l'importanza di fornire al bambino, fin
dalla più tenera età, stimoli di
diversa natura, per arricchire di elementi la
sua esperienza e offrirgli, in tal modo, maggiori
possibilità di crescita.
Educare alla creatività significa, educare
i bambini ad aver fiducia nelle proprie capacità
personali, aiutandoli a rafforzare la fiducia
in se stessi e a rifuggire da soluzioni povere
e rigide. Significa, inoltre, educarli a “pensare
con la propria testa”, per creare individui
liberi e autonomi.
È così l’educazione alla creatività
diventa anche e soprattutto educazione alla libertà.
Bibliografia:
Claire Golomb - L’arte dei bambini - Ed.
Raffaello Cortina
Aa Vv - Creativi a scuola. Oltre l’apprendimento
inerte – Ed.FrancoAngeli
Singer D. Singer J. – Nel regno del possibile,
Il gioco infantile, creatività e sviluppo
dell’immaginazione. –
Ed. Giunti
G.Rodari – La grammatica della fantasia
– Ed. Einaudi
A.Carotenuto – La strategia di Peter Pan
– Ed. Bompiani
Lawrence E.Shapiro – Il linguaggio segreto
dei bambini – Ed.Fabbri
M.Di Renzo, I.E.Nastasi – Il movimento disegna
– Ed. Magi
M.G.Cocconi, L.Salzillo, A.Zanolli – Il
bambino creatore – Ed. FrancoAngeli
B.Munari – Fantasia – Ed. Laterza
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