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Inchiesta
È boom delle medicine alternative...
ma ci sono ancora troppi praticoni. Intervista
a Paolo Roberti di Sarsina
In Italia è boom delle
medicine alternative, circa 8 milioni di persone
ne fanno uso. E da qualche tempo anche il mondo
dell'università e le organizzazioni di
categorie se ne sono accorte, decidendo finalmente
di intervenire per regolare l'impiego di tecniche
preziose, ma che per essere efficaci necessitano
di essere usate con cura e perizia. Affaritaliani.it
ha intervistato Paolo Roberti di Sarsina, medico
psichiatra, esperto per le medicine non convenzionali
del Consiglio Superiore di Sanità.
Ecco l'intervista
Domanda: L'uscita del libro “Le
Medicine Non Convenzionali in Italia. Storia,
problemi e prospettive d'integrazione”,
prefazione di Edwin L. Cooper; post-fazione Amedeo
Bianco, presidente della Federazione dei medici
(FrancoAngeli Edizioni), che ha promosso e che
ha curato assieme a Bruno Silvestrini e Guido
Giarelli, sta stimolando anche il dibattito sulla
loro integrazione e sulla necessità di
una normativa che vada a chiarire e definire una
situazione alquanto ingarbugliata e diversificata.
Il panorama delle Medicine Non Convenzionali nel
nostro paese quali visioni offre?
Risposta: La Federazione nazionale
degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri
(FNOMCeO) riconosce dal 2002 nove medicine non
convenzionali (MNC): agopuntura, medicina tradizionale
cinese, medicina ayurvedica, medicina omeopatica,
medicina antroposofica, chiropratica, fitoterapia,
omotossicologia, osteopatia. Sia nel precedente
Codice di Deontologia Medica (1998), sia nell'attuale
(in vigore dal dicembre 2006) è dedicato
un articolo (art. 15) alle medicine non convenzionali.
Questo articolo sottolinea il principio di autoregolamentazione
della responsabilità professionale del
medico, che assume carattere più incisivo
laddove si tratti di medicine non convenzionali.
Il medico dovrà impegnarsi a far sì
che il cittadino non si sottragga a specifici
trattamenti di comprovata efficacia, perseguendo
illusorie speranze di guarigione. Come è
noto, le prestazioni sanitarie e l’esercizio
professionale delle medicine non convenzionali
sono un argomento che ha investito direttamente
la Federazione degli Ordini dei medici, il cui
Consiglio nazionale nel 2002 emanò “Le
Linee Guida delle medicine e pratiche non convenzionali”.
In Italia – pur in assenza di una legge
quadro nazionale sulle MNC, richiesta a tutti
gli stati membri dell'Unione europea da specifiche
risoluzioni del Parlamento europeo (n. 75/1997)
e del Consiglio d'Europa (n. 1206/1999) –,
sia la Suprema Corte di Cassazione sia la Corte
Costituzionale hanno emanato sentenze inequivocabili
sia sulle responsabilità professionali
e sulla esclusività dell'esercizio delle
MNC da parte dei soli laureati in medicina, sia
con riguardo al fatto che le regioni non possono
legiferare su nuovi profili sanitari non normati
e riconosciuti da preesistente legge nazionale.
Innanzi tutto va precisato che in questo contesto
ci stiamo riferendo al gruppo di Medicine oggetto
della delibera emanata ad hoc dalla FNOMCeO nel
2002 per quanto riguarda la medicina umana e dalla
FNOVI nel 2003 per quanto riguarda la medicina
veterinaria. Nel nostro paese dal 2003 esiste
il Comitato di Coordinamento per le Medicine Non
Convenzionali in Italia (fondato nel 2003 a seguito
della Conferenza di Consenso sulle Medicine Non
Convenzionali in Italia) ente no-profit, multidisciplinare
e multi professionale, che rappresenta 25 tra
associazioni, società medico-scientifiche,
federazioni delle MNC – di tutte le MNC
riconosciute dalla FNOMCeO e dalla FNOVI –
per un totale di circa 12.000 fra medici e veterinari
rappresentati. L'Organizzazione Mondiale della
Sanità identifica da molti anni le MNC
con la definizione di “Medicine Tradizionali”
in rispetto a quelle nazioni e a quelle culture
ove queste medicine fanno parte integrante del
patrimonio culturale e medico di quelle civiltà
e culture, basti pensare alla cultura tradizionale
cinese e alla cultura tradizionale indiana. Va
quindi riconosciuta la “doppia libertà”,
di scelta terapeutica del singolo e di cura da
parte dei medici, adempiendo compiutamente allo
spirito dell’art. 32 della Costituzione.
Domanda: Il riconoscimento delle MNC
all'interno di un sistema sanitario che sino ad
oggi si è dimostrato alquanto centralizzatore
e spersonalizzante nei confronti del paziente,
non espone al pericolo dell'estinzione dello scopo
finale dell'autogestione della salute che era
uno dei principi attivi che dirigevano la linea
concettuale delle medicine non convenzionali al
loro sorgere nella cultura occidentale degli anni
Sessanta-Settanta?
Risposta: A dare ulteriore senso
a quanto sopraesposto, vanno fatte le seguenti
considerazioni sull’ultima Indagine Istat
sulle Medicine non Convenzionali. Una quota assai
rilevante della popolazione italiana, dopo anni
di “sperimentazione”, continua con
convinzione ad utilizzare percorsi terapeutici
non convenzionali, sia in modo esclusivo, cioè
come prima scelta terapeutica (alternative medicine)
sia, come seconda scelta terapeutica ovvero come
scelta terapeutica in associazione (complementary
medicine). Il termine adottato dalla letteratura
internazionale è infatti quello di “Complementary
and Alternative Medicine”.
“Medicine Non Convenzionali è la
definizione che preferiamo e che abbiamo scelto
di mantenere nella attuale situazione italiana
per almeno tre ragioni: è quella che appare
meno carica di valenza ideologiche sia positive
che negative e, quindi, più scientificamente
neutrale; ha il pregio di ricordare, per converso,
il carattere convenzionale della ortodossia medica
ufficiale e del suo processo storico di legittimazione;
definisce in modo dinamico e relativo una serie
di medicine la cui identità non può
che essere indicata in maniera negativa rispetto
alla medicina convenzionale. Si tratta infatti
di medicine al momento escluse dall’organizzazione
formale dei servizi sanitari e dall’insegnamento
delle facoltà di Medicina: e, in questo
senso, il “non convenzionale” è
sinonimo di “non ortodosso” e di “altre”
rispetto all’identità della biomedicina.”
Per le ragioni sopraesposte noi manteniamo il
termine “Medicine Non Convenzionali (MNC)”
anche perché socialmente più diffuso,
più conosciuto e comprensibile nella glossa
italiana, già utilizzato dalla FNOMCeO
nel Documento di Terni del 2002, dal Parlamento
Europeo e dal Consiglio d’Europa (1997-1999)
nella traduzione in lingua italiana delle due
deliberazioni suddette inerenti le MNC, utilizzato
nel Documento di Consenso sulle MNC in Italia
(2003). Tanto più che l’uso del termine
MNC è legato anche al fatto che tali discipline
non sono inserite a pieno titolo nel piano di
studi obbligatorio del corso di laurea in medicina
e chirurgia e veterinaria in Italia, a differenza
di quanto accade in vari paesi dell’Unione
Europea.
Infatti per l’Organizzazione Mondiale della
Sanità i termini "complementary medicine”,
"alternative medicine" o “unconventional
medicine” sono intercambiabili col termine
“traditional medicine” riferendosi
a quell’ampio insieme di discipline che
non fanno parte della tradizione di un dato paese
e che non fanno parte del sistema sanitario dominante,
come è il caso dell’Italia (General
Guidelines for Methodologies on Research and Evaluation
of Traditional Medicine, WHO, Geneva, 2000).
Ecco perchè l’OMS assume, espressamente,
l’uso del termine «non convenzionale»
in riferimento a quei Paesi (come l’Italia)
in cui queste medicine e i relativi sistemi di
salute da un lato non sono inseriti nel piano
formativo curriculare obbligatorio del corso di
laurea in medicina e chirurgia, e dall’altro
non fanno parte del sistema sanitario nazionale
dominante.
Come richiede l’OMS è necessario
ed etico tutelare, salvaguardare, promuovere,
studiare, tramandare e applicare il patrimonio
culturale dei saperi e dei sistemi medici e di
salute antropologici sia occidentali sia orientali,
nell’assoluto rispetto dell’integrità
originaria e tradizionale dei singoli paradigmi
ed epistemi Metà degli italiani ritengono
che, a prescindere dall'utilizzo soggettivo, tali
medicine abbiano una loro utilità e dignità.
Persiste e si consolida temporalmente una connessione
molto evidente tra utilizzatori di tali terapie
ed alto livello di istruzione personale
Cosa significa tutto ciò? Che anche dopo
cinque anni dall'ultima rilevazione (1999), l'ultima
rilevazione Istat, che si riferisce al 2005 e
pubblicata nel 2007, condotta su un campione di
circa 60mila famiglia, conferma che ben otto milioni
di italiani confermano definitivamente la validità
e l’utilità di questi percorsi terapeutici.
Il dato macroscopico che è emerso è
che il 13,6% della popolazione italiana (circa
8 milioni) ha dichiarato di aver utilizzato medicine
non convenzionali nei tre anni precedenti l’intervista.
L'influenza del fattore economico di costo per
le famiglie: La costante erosione del potere d’acquisto
medio degli ultimi anni rende sempre più
oneroso seguire una filiera sanitaria non convenzionale
(dal medico, ai medicinali, alle terapie accessorie)
che grava per intero sulle spalle del borsellino
familiare, fatto salvo quelle categorie di lavoratori
con casse assistenziali autonome (come giornalisti,
dirigenti ed altri) che ammettono a rimborso tali
cure (ed infatti le statistiche rilevano proprio
tra queste categorie professionali gli utilizzi
più accentuati). Accadono sempre più
frequentemente casi di famiglie in cui i genitori
rinunciano solo per motivi economici a tali cure,
riservandole unicamente ai figli.
Il presente ed il futuro: È patrimonio
comune, ampiamente consolidato a livello nazionale
e internazionale, che le Medicine Non Convenzionali
hanno definitivamente acquisito un ruolo stabile
di innovazione nel campo della salute. Ciò
è oggi dimostrato anche dall'enorme interesse
teorico e pratico che si manifesta sempre più
in ambito universitario, ospedaliero e di assistenza
sanitaria territoriale. Si costituiscono infatti
numerose esperienze ufficiali in questo senso,
che corrispondono ai primi segni concreti della
fase di maturità e di consolidamento che
oggi in Italia le Medicine Non Convenzionali devono
compiere, in nome di un contributo dialettico
e democratico alla salute individuale e collettiva,
anche in termini di emancipazione culturale, libertà
di scelta, salutogenesi e sostenibilità.
Domanda: Quali sono le principali
problematiche legate alle MNC in Italia che sono
emerse nell'indagine condotta nel vostro libro?
Risposta: Anche se queste medicine
indicate dalla FNOMCeO sono state oggetto di diversi
progetti di legge, non c’è stata
una ricaduta positiva di informazione indirizzata
alla classe medica. Questo ha comportato da una
parte il fatto che i pazienti, spesso vittime
loro stessi di preconcetti, si informano autonomamente
sui diversi metodi di cura e, dall’altra,
che i medici, non essendo in possesso di una conoscenza
approfondita, rimangono intrappolati nel pregiudizio
di chi è favorevole e di chi è contrario.
La Corte di Cassazione, come sopraccitato, ha
promulgato sentenze sulla titolarità e
responsabilità professionale dell’esercizio
delle MNC ascritte al solo medico. Va detto che
se in Italia dagli anni ’90 fino alla scorsa
legislatura sono state presentate a diverso livello
una ventina di proposte di legge, tutte naufragate,
negli ultimi venti anni sono solo gli enti privati
di formazione che hanno portato avanti la formazione
medica post-laurea. Al contempo tutti sottolineano
la mancanza di fondi che impedisce sostanzialmente
l’impostazione di una strategia organica
di integrazione reale. Pazienti di ogni estrazione
sociale e affetti dalle più varie patologie
utilizzano terapie MNC quotidianamente, ma le
informazioni sulle modalità con le quali
la MNC è stata integrata nelle varie strutture
e istituzioni mediche accademiche sono ancora
molto frammentarie. L’avvio del federalismo,
a seguito della modifica del titolo V della Costituzione,
introdotta dalla Legge n. 3 del 2001, ha portato
a una marcata e specifica regionalizzazione della
sanità sia in termini di programmazione
sia in termini di gestione delle risorse: ne è
conseguita una maggiore centralità del
ruolo regionale nei confronti del governo e del
parlamento. L’esperienza di questi ultimi
anni, dopo la modifica costituzionale, ha evidenziato
le criticità dei rapporti tra i due livelli.
Emerge l’esigenza di evitare ulteriori frammentazioni
regionalistiche in direzione esclusivamente di
una legge nazionale che sancisca la piena e paritaria
accettazione e il riconoscimento di tutte le MNC,
senza discriminazioni demagogiche, per realizzare
compiutamente anche in questo campo il diritto
costituzionale della libertà di scelta
e di pari accesso alle cure. Libertà di
scelta che non può prescindere dalla piena
informazione dei possibili e diversi approcci
diagnostici e terapeutici e dalla piena disponibilità
dei medicinali usati dalle diverse MNC. I pilastri
di tale normazione dovrebbero fondarsi su una
puntuale definizione dei criteri e delle rigorose
procedure di accreditamento dei soggetti formativi,
che dovranno essere esenti da conflitti di interesse,
nonché dei curricula formativi, ovvero
delle regole e norme di regolamentazione dell’esercizio
professionale e dell’autorizzazione di farmaci,
rimedi e presidî non convenzionali. La sostenibilità
economica del sistema dell’integrazione
diventa pertanto un problema, specie se si considera
che mentre sul lato sanitario sono stati determinati,
come fondamentale elemento di unitarietà,
i livelli essenziali delle prestazioni che devono
essere garantiti a tutti i cittadini, il settore
sociale è ancora carente per quanto riguarda
la definizione dei livelli essenziali di assistenza.
Quindi in previsione dell’auspicato inserimento
delle prestazioni di MNC nel Servizio Sanitario
Nazionale è indispensabile ridefinire i
criteri di accesso ai livelli essenziali di assistenza.
Domanda: Umanizzazione terapeutica:
una speranza futura o una realtà che si
sta già affermando?
Risposta: Ciò che appare
in gioco, oggi, è lo stesso concetto di
salute come diritto garantito a ogni essere umano
nell'ambito della libertà di cura sancita
dalla Costituzione. La tutela della salute della
popolazione, l’umanizzazione, la personalizzazione
e la sostenibilità dei trattamenti si basano
sulla centralità del paziente nella scelta
delle cure per una diversa percezione sociale
della qualità di esse e dell’attenzione
che le istituzioni debbono essere capaci di rivolgere
al bisogno sociale di umanizzazione della medicina,
quindi per una medicina umanistica, ancorché
scientificamente fondata, cioè la medicina
centrata sulla persona. Si deve per ciascun essere
umano ricostruire un centro di gravità
diagnostico-terapeutico che prenda in considerazione
la globalità dell’essere umano, vale
a dire l’intrinseca unità del suo
essere, il piano fisico e mentale, perché
è su questi livelli incessantemente interagenti
che ogni essere umano si autostruttura spiritualmente
come un unicum che come tale va interpretato per
essere curato. Da quanto sopraesposto possiamo
ricavare alcuni punti chiave: emerge in tutta
evidenza il divario tra il ”sistema sanitario”
e il ”sistema di salute” che si vuole
considerare per affrontare e riprogrammare la
sanità alla luce anche delle sempre maggiori
difficoltà economiche della nazione.
(Segue - La proliferazione di pratiche e praticanti
privi delle necessarie basi conoscitive rischia
di svilire il settore delle medicine non convenzionali)
Domanda: Come si può costruire
la Medicina Centrata sulla Persona? Quali sono
le possibilità che si aprono all'umanità
di questo inizio terzo millennio dal punto di
vista medico-sociale e assistenziale?
Risposta: Il sistema sanitario
non esaurisce tutto l’ambito tematico proprio
della salute: si devono invece prendere in considerazione
tutti i fattori che sono gli elementi significativi
e significanti di un sistema di salute; è
ineludibile la necessità di interazione
e collaborazione tra diversi modi di intendere
la medicina in quanto “ars”; è
indispensabile la sinergia tra la biomedicina,
quale sistema dominante (come ricorda l’OMS)
e le MNC o medicine antropologiche anche in termini
di equilibrio sostenibile e di farmaco economia;
sul territorio si ha sempre più la presenza
di popolazioni migranti con bisogni complessi
che portano diversi saperi di salute. L’ambiente
sociale influenza i processi psicologici che,
a loro volta, hanno influenza su quelli biologici
secondo l’ormai noto “gradiente sociale
nella e della salute”. Vi è stato
un vuoto nella comunicazione sulle MNC da parte
delle autorità sanitarie statali. Il SSN
deve avviare un percorso virtuoso con l’obiettivo
centrale della presa in carico globale del singolo
paziente per una medicina centrata sulla persona,
per una lettura e comprensione dell’essere
umano nella sua interezza. Come richiede l’OMS
è necessario ed etico tutelare, salvaguardare,
promuovere, studiare, tramandare e applicare il
patrimonio culturale dei saperi e dei sistemi
medici e di salute antropologici sia occidentali
sia orientali, nell’assoluto rispetto dell’integrità
originaria e tradizionale dei singoli paradigmi
ed epistemi. È necessario riformulare lo
statuto epistemologico della medicina quale “medicina
centrata sulla persona”.
Domanda: Cosa affronta nel suo
nuovo libro appena uscito per la FrancoAngeli
“Le peculiarità sociali delle Medicine
Non Convenzionali” (prefazione di Bruno
Silvestrini) di cui è curatore con Costantino
Cipolla?
Risposta: Nel panorama attuale
delle medicine non convenzionali, si assiste ad
una proliferazione di pratiche e di praticanti,
nonché di critici, senza una solida base
conoscitiva e formativa. Questo fenomeno contribuisce
a svilire un settore della pratica medica che
è ancora in forte sviluppo e coinvolge
sempre più soggetti, riconosciuti, regolamentati
(medici) e tutelati (pazienti) dai principali
organi istituzionali. Il volume intende contribuire
a fare chiarezza sulle questioni normative, scientifiche
e, soprattutto, sociali che investono le medicine
non convenzionali nel loro rapporto con la società
moderna occidentale. La tematica è affrontata
secondo una visione internazionale, con approfondimenti
sul caso italiano per dare ragione del fenomeno
in tutte le sue implicazioni conoscitive, ed epistemologiche
in particolare.
I contributi offerti sono principalmente volti
all’analisi del contesto storico attuale,
senza dimenticare di offrire spunti per un dibattito
che possa continuare, secondo linee di azione
già in atto, l’integrazione o, più
propriamente, l’interazione tra le varie
pratiche mediche riconosciute a livello istituzionale;
il tutto, seguendo quella che viene chiamata l’umanizzazione
delle pratiche e delle cure mediche. Il volume
si rivolge sia a specialisti e studiosi dei vari
campi coinvolti, sia a chi approccia la materia
da profano volendo capire a fondo e senza pregiudizi
il complesso e articolato rapporto tra la società
e le medicine non convenzionali.
Il volume nasce anche alla luce del Corso di Alta
Formazione in "Sociologia della Salute e
Medicine Non Convenzionali" dell’Università
di Bologna che condirigo assieme al prof. Costantino
Cipolla
Il Corso è la più recente e innovativa
offerta formativa universitaria post-laurea nel
campo delle Medicine Non Convenzionali; è
l’unico del suo genere in Italia, è
alla sua seconda edizione; ha riscosso grande
successo e interesse a livello nazionale viste
le numerose preiscrizioni ricevute nella prima
edizione. E’ organizzato in collaborazione
col Comitato di Coordinamento per le MNC in Italia
ed è aperto anche alle lauree triennali
(triennale, vecchio ordinamento o specialistica)
in Scienze Politiche, Sociologia, Psicologia,
Giurisprudenza, Statistica, Economia e Commercio,
Medicina e Chirurgia, Veterinaria, Odontoiatria,
Infermieristica, Ostetricia, Farmacia, CTF, Biologia
per creare quell'alleanza tra le professioni indispensabile
per una Medicina Umanistica Centrata sulla Persona
Il Corso di Alta Formazione ambisce a creare quell'alleanza
tra le professioni indispensabile per una Medicina
Umanistica Centrata sulla Persona grazie a una
formazione di natura interdisciplinare e multidimensionale,
avente come finalità prioritarie quelle
di consentire ai diversi operatori del settore,
ma non solo, di acquisire conoscenze e competenze
per un approccio centrato sulla persona e promuovere
una riflessione su tematiche salienti del mondo
sanitario quali, tra le altre, il consenso correttamente
informato, i dilemmi della bioetica, le interazioni
tra psiche e corpo, le relazioni uomo-ambiente,
l’empowerment del paziente.
In quest’ottica sono presentate le Medicine
Non Convenzionali maggiormente diffuse, le loro
peculiarità e gli ambiti del loro utilizzo.
Sono previsti moduli di: Sociologia della Salute,
Sociologia delle MNC, Psicologia della Salute,
Deontologia Medica, Bioetica delle MNC, Consenso
Informato nelle MNC, Status Giuridico delle MNC,
Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese, Medicina
Omeopatica, Medicina Ayurvedica, Medicina Antroposofica,
Omotossicologia-Medicina Fisiologica di Regolazione,
Fitoterapia, EBM, NBM, ECAM e Metodologia della
ricerca nelle MNC, Rapporto medico-paziente nelle
MNC.
Il Corso, che la Regione Emilia-Romagna sostiene
formalmente tramite l’Osservatorio per le
Medicine Non Convenzionali, è ospitato
dall’Ordine dei Medici di Bologna.
Gli obiettivi del Corso di Alta Formazione sono:
a) incrementare la conoscenza specifica e quella
socio-psicologica inerente il vasto e complesso
mondo delle MNC;
b) tendere a colmare la carenza di offerta formativa
sul tema delle MNC da parte del sistema universitario
italiano, differentemente da quanto accade nei
contesti formativi accademici dell’Unione
Europea;
c) inserire i discenti nella prospettiva propria
indicata dal VII Programma Quadro per la Ricerca
e lo Sviluppo dell’Unione Europea, che ha
posto le MNC nel processo del miglioramento della
qualità della vita dei cittadini;
d) approfondire alcuni aspetti culturali e scientifici
propri delle MNC, secondo prospettive teoriche
e pratiche di natura interdisciplinare;
e) collocare lo sviluppo recente nei Paesi occidentali
delle MNC nei contesti sociali di riferimento
e darne conto a partire dalle istanze avanzate
dai cittadini;
f) includere le MNC nello schema proprio della
relazione medico-paziente, delle responsabilità
conseguenti, del consenso informato specifico
e della consapevolezza delle aspettative;
g) contribuire al processo di umanizzazione della
moderna medicina, nell’ottica del riconoscimento
costituzionalmente compiuto della libera scelta
dei propri percorsi di salute, anche in termini
di farmaco-economia e sostenibilità;
h) promuovere l’inserimento nel SSN di questi
sistemi medici, che hanno come comune denominatore
il senso della complessità e l’inclusività,
secondo logiche proprie della sociologia della
salute alla luce del dato dell’ultima indagine
multiscopo dell’ISTAT, relativa al 2005
e condotta su 50.000 famiglie, in base al quale
il 13,6% della popolazione italiana (circa 8 milioni)
ha fatto uso nell’ultimo triennio di Medicine
Non Convenzionali.
Fonte: http://www.affaritaliani.it
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