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Recensioni
“Ethnic
hair care” di Aldo Morrone
MNL Casa Editrice - Bologna, 2008
di Carla Ginanneschi
Nei
dieci capitoli del libro “Ethnic hair care”,
l’autore affronta un grande interrogativo
dei nostri tempi, egli si chiede, infatti, perché
esista una profonda intolleranza per tutto ciò
che non deriva dalla cultura occidentale. Aldo
Morrone, medico dermatologo, Direttore Generale
dell’istituto nazionale per la promozione
della salute delle popolazioni migranti e il contrasto
delle malattie della povertà, si chiede
se possa esserci un diritto alla bellezza e alla
dignità anche per le donne del Sud del
mondo, anche se non seguono i modelli estetici
imposti dall’Occidente.
In questa sua opera cerca di rispondere in modo
esauriente a questo quesito perché ogni
individuo ha il diritto di esprimere se stesso
e di curare il proprio aspetto seguendo quelli
che sono i parametri ricevuti in eredità
dalla sua famiglia e dal suo popolo.
L’introduzione è un excursus veloce
dal punto di vista etnico dove si analizzano le
finalità; il libro, infatti, non vuole
proporre una cura o illustrare il progetto di
quale sia il modo migliore per prendersi cura
dei capelli da parte di altri popoli riferendosi
a termini quali etnomedicina o etnopsichiatria,
ma piuttosto evidenziare che la cultura del prendersi
cura dei capelli, così come di qualsiasi
altra parte del corpo, sia di non facile comprensione
se non viene considerata nel contesto ambientale
e culturale dove si esprime.
I primi due capitoli sono dedicati alla descrizione
del capello da punto di vista scientifico. Uno
studio approfondito di Biofisiologia e Chimica
del capello, le proprietà fisiche, i suoi
colori, l’elencazione di tutte le malattie
che possono colpire i capelli stessi. Queste lunghe
ed esaustive analisi sono scorrevoli e comprensibili
anche per i non addetti ai lavori, e risultano
molto interessanti anche per chi non è
medico dermatologo.
Gli altri otto capitoli suscitano la curiosità
e il coinvolgimento emotivo del lettore.
Aldo Morrone ci illustra il mito della bellezza
e scrive che fin dall’antichità l’ideale
di bellezza è sempre stato identificato
nella pelle chiara e nei capelli biondi. Aggiunge
però che la bellezza ideale è sicuramente
bianca nelle zone dove sono insediate persone
che hanno la pelle chiara, mentre invece è
nera in quelle dove l’insediamento umano
è di pelle scura; è necessario però
aggiungere che la comunità di carnagione
chiara rimane ancora un modello per tantissime
donne di colore che ritengono sia un fattore negativo
anche l’avere i capelli crespi. A questo
riguardo proprio in America dove gli schiavi neri
venivano portati per lavorare nelle piantagioni,
essi iniziarono a desiderare di avere i capelli
lisci come i loro padroni bianchi. Bellissime
fotografie corredano questi capitoli e danno maggiore
risalto a quello che l’autore vuole dire.
Molte malattie del cuoio capelluto derivano proprio
dal fatto che spesso le donne che hanno i capelli
crespi si sottopongono a stiraggi a pettine caldo,
inoltre per conquistare una pelle più chiara
si sottopongono a trattamenti con creme depigmentanti
che possano causare molti problemi dermatologici.
Come esempio, dice il Professor Morrone, - nella
stessa grande America si può osservare
l’esperienza bordeline di Michael Jackson,
affetto da vitiligine, che ha scelto di diventare
un mutante non riconosciuto come bianco e isolato
dai neri. -
I capelli sono sempre stati considerati specialmente
per le donne, e quindi dalle stesse, espressione
di bellezza e per rendere i capelli sempre più
belli esse non hanno esitato ad investire ogni
sforzo e ogni fatica per migliorare il proprio
aspetto.
Molte sono le teorie sul simbolismo dei capelli
ma, secondo l’autore, sia quello che scrive
nel 1958 Leach seguendo le teorie di Berg, sia
in modo opposto quello che scrive nel 1969 Hallpike
che vuole che i capelli corti = controllo sociale,
capelli lunghi = collocarsi fuori della società,
non sono credibili, infatti molte donne occidentali
portano i capelli corti non perché desiderino
essere sottomesse ai controlli sociali, ma per
liberarsi da alcune di quelle forme di schiavitù
collegate all’immagine della madre - moglie
- serva dalla lunga chioma.
L’autore affronta quindi diversi aspetti
legati ai capelli: i capelli tra storia e antropologia;
parrucche, pettinature e acconciature, questo
capitolo è corredato da bellissime immagini
che seguono l’iter storico. I capelli tra
terra e cielo, qui Aldo Morrone riporta affascinanti
leggende di paesi diversi che riguardano i capelli:
da una parte i riccioli biondi del re o dell’eroe
sono paragonati ai raggi del sole, che è
anche considerato simbolo del fuoco sacro che
anima il re o l’eroe e dall’altra
parte l’immagine del diavolo, d’aspetto
caprino e molto irsuto, che rappresenta la parte
più istintuale dell’uomo. Molteplici
sono quindi gli aspetti simbolici collegati ai
capelli.
L’ottavo capitolo tratta, invece della classificazione
dell’umanità attraverso i colori
della pelle e dei capelli e come premessa vi è
inserita una poesia di Ndjock Ngana di grande
impatto emotivo.
Nel nono è affrontato il tema dei capelli
tra letteratura e filologia e nell’ultimo
l’autore affronta quello che riguarda la
cura dei capelli dal titolo: le acconciature etniche,
puntando la sua attenzione su alcuni gruppi che
provengono dall’Africa sub-sahariana.
Il libro è intrigante e per l’argomento
trattato e per lo stile narrativo. Il corredo
di immagini servono a fissare visivamente acconciature
delle donne africane particolarmente complicate
ed esteticamente affascinanti che richiedono molto
tempo per la loro realizzazione e che ammiriamo
come creazioni di vere e proprie opere d’arte.
Il libro è una vetrina dove l'autore ci
mostra in quale modo le donne esprimano la loro
bellezza anche attraverso la cura che esse hanno
dei loro capelli, e quanto sia doloroso per loro
non poter attendere a tale compito durante i lunghi
viaggi della speranza.
Il prendersi cura di se stessi è un momento
culturale importante che va evidenziato. Aldo
Morrone assolve il suo compito in modo egregio.
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Recensioni: “Ethnic
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Editrice - Bologna, 2008 di Carla Ginanneschi
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