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Astrologia
verde
Lo zodiaco vegetale: Sassifraga (Pesci)
di Giorgio
Mortini
Il
pensiero di Paracelso si basa sul legame tra Macrocosmo
e microcosmo, quindi tra la natura (terrestre
e celeste) e l’uomo: “l’uomo
è un mondo che contiene il cielo e la terra,
l’aria e l’acqua e tutti i vari principi
che costituiscono il regno minerale, quello vegetale
e quello animale e il più alto agisce sul
più basso”.
Secondo la concezione ermetica l’uomo è
specchio e immagine fedele dell’universo,
di conseguenza ogni corpo celeste, ogni sostanza
e individuo di natura presente sulla Terra corrisponde
a una funzione corporea, a un organo, a una determinata
parte del corpo.
Nel mondo vegetale la dipendenza della funzione
planetaria, il tipo di forze (costellazioni) che
plasmano le piante e le danno una ben determinata
forma, era chiamata “signatura rerum”:
gli antichi cercavano dai segni della pianta (colore,
forma, portamento, odore, comportamento, ecc.),
di risalire alla vibrazione plasmatrice, cioè
all’energia che si palesava dietro quella
forma, e da ciò deducevano l’uso
curativo della pianta stessa.
Ciò che cura non sono solo i principi attivi
ma anche la “vibrazione energetica”
che attraverso la pianta noi assorbiamo, risintonizzandoci
sulla sua frequenza, e quindi contattando quel
tipo di energia e di funzione di cui la pianta
stessa è portatrice.
PESCI: segno d’Acqua,
domicilio di Giove, esaltazione di Venere
Segno mobile, femminile, che chiude l’anno
zodiacale, è associato alle funzioni di
conduzione, trasmissione ed elaborazione. Le corrispondenze
anatomiche si esprimono nei piedi, ma anche nel
sistema linfatico e metabolico e in quello nervoso
vegetativo (simpatico e parasimpatico). Il segno
dei Pesci governa i liquidi corporei, le mucose,
la corteccia cerebrale; l’ipofisi e l’ipotalamo;
attiene alla sfera psichica, alla memoria, al
sogno, presiede al controllo del sistema ormonale,
nervoso, sensoriale ed alla biochimica del cervello.
I due pesci rappresentati nelle iconografie, in
maniera analoga al simbolo del Tao, roteano legati
attorno a un filo rovesciati l’uno sull’altro,
dando l’idea del moto perenne che genera
energia, ma al contempo al contrasto che ne risulta.
È evidente che un segno così mutevole
e ricco di contrasti plasmi personalità
molto complesse, contraddittorie e difficili da
definire. Non esiste quindi un vero e proprio
“prototipo” dei Pesci e la natura
acquatica, cioè umorale, in continuo movimento
dei nativi non permette definizioni schematiche.
Comunque, quello che caratterizza i nati sotto
il segno dei Pesci è l’estrema plasticità
che li porta ad assorbire tutte le influenze esterne
e a vivere quasi in simbiosi con il loro ambiente.
Spesso hanno un temperamento passivo, dall’indole
dolce e sensibile, una natura sensuale che apprezza
il piacere, una sensibilità quasi medianica
che capta ogni impercettibile sfumatura, che coglie
in profondità lo stato d’animo altrui,
che intuisce, ispira, prevede gli sviluppi delle
situazioni. Un po’ divisi tra spirito e
materia, come spesso accade ai segni doppi, sono
dei sognatori dall’inconscio molto sviluppato
e dal mentale caotico, impressionabili, creativi,
con un grande senso della spiritualità.
Dominati dalle emozioni, irrazionali e imprevedibili,
non ci si può aspettare da loro coerenza
logica negli atti e nei giudizi. Se gli si chiede
coerenza e continuità d’impegno si
eclissano o tergiversano: l’idea di un vincolo
di qualsiasi natura o di una scelta spesso li
spaventa, perchè non hanno una visione
realistica delle situazioni e temono ciò
che ha carattere definitivo. Teoricamente vivrebbero
benissimo nella provvisorietà e nel relativo.
Sono dotati però di una grande bontà
d’animo e offrono solidarietà e sincera
partecipazione alle vicende altrui, pronti a lasciarsi
coinvolgere nelle più intense emozioni.
Anche se carenti di senso pratico, di concretezza
e di precisione, in compenso hanno creatività
e intuito spesso eccezionali.
In genere i disturbi di salute sono legati all’emotività,
all’inquietudine ed al tormento interiore.
Emotivi e ansiosi, anche se sembrano calmi e rilassati,
i Pesci somatizzano più facilmente di altri
le loro tensioni, pur essendo sani di costituzione
e avendo un naturale adattamento alle condizioni
ambientali; sono infatti delicati e non devono
abusare delle loro energie. Si riprendono però
molto rapidamente da malesseri e malattie e hanno
un intuito felice che li guida nella scelta dei
rimedi e delle soluzioni più congeniali
alla loro natura. Sono sensibili a ogni forma
di contagio, tendono a preoccuparsi eccessivamente
per ogni sintomo e spesso hanno un po’ la
sindrome del “malato immaginario”.
I nati sotto questo segno possono essere soggetti
a catarro polmonare, catarro intestinale, irregolarità
ghiandolari, disfunzioni linfatiche, gonfiori
e debolezza ai piedi, cellulite, idropisia, obesità,
diabete, disturbi renali, malattie della pelle,
depressioni angosce, manie.
Accusano disturbi o malformazioni ai piedi (piedi
piatti, all’alluce valgo) e hanno sovente
problemi con le calzature. Inoltre dimostrano
intolleranza ai farmaci, che dovrebbero essere
somministrati in piccole dosi, oppure in forma
omeopatica.
SASSIFRAGA (Saxifraga Granulata)
Appartenente alla famiglia delle sassifragaceae,
genere che riunisce un gran numero di piante erbacee
perenni originarie delle zone temperate. Ne esistono
anche numerosissimi ibridi da giardino; però
la pianta che cresce nei giardini e negli orti
è assai inferiore per le sue proprietà
medicamentose a quella che cresce spontanea.
Generalmente le sassifraghe si presentano come
dense rosette di foglioline verde chiaro, spesse
e cuoiose, di altezza variabile tra i 5 e i 15
cm, che tendono ad avere uno sviluppo tappezzante.
In primavera producono steli carnosi, che portano
uno o alcuni fiorellini di colore che può
avere tutte le tonalità del rosa, dal bianco
al rosa scuro. Amano i luoghi molto luminosi,
in pieno sole nelle stagioni fredde e tiepide,
a mezz’ombra in estate; non temono il freddo,
mentre non sopportano bene i caldi intensi di
luglio e agosto. Gradiscono terreni rocciosi e
ben drenati dove non vi siano ristagni idrici.
In passato la Sassifraga venne utilizza per favorire
la digestione e per curare i calcoli renali: le
si attribuivano virtù aperitiva, diuretica,
emmenagoga, deostruente e litotrittica. Le sue
proprietà terapeutiche col tempo non furono
più valorizzate e oggigiorno viene ingiustamente
considerata obsoleta e priva di utilizzazione
clinica.
Questa pianta possiede proprietà diuretiche,
colagoghe (favorisce il flusso biliare stimolando
la contrazione della cistifellea), antinfiammatorie
(soprattutto a livello prostatico), litotrittiche
(disgrega i calcoli della vescica), ed è
indicata nei problemi prostatici e della vescica,
nelle congestioni epatiche e della milza, nei
calcoli della vescica.
Il suo nome deriva da "sasso-frango",
cioè "rompo il sasso" e questo
perché la sua radice disgrega le rocce
dei terreni in cui cresce e per similitudine veniva
usata nei calcoli della vescica. Un altro particolare
molto importante è la lettera X presente
nel nome latino della pianta, che per gli antichi
oltre ad indicare il numero dieci simboleggiava
anche la Luce. Ecco quindi l’analogia: l’oscuro,
impenetrabile e duro sasso si spacca e la Luce
penetra nel suo interno, illuminandolo. Anche
nell’uomo, possono formasi delle pietre
nella vescica, cioè i calcoli, e la Sassifraga
ha il potere di disgregarli lentamente, come fa
la sua radice con le rocce. Quando questo avviene,
l’energia, quindi la Luce, torna a scorrere
liberamente nel corpo, perché l’urina
che è un prodotto di scarto non ne impedisce
più il movimento.
Spesso la Sassifraga viene confusa con il Ceterach,
detto anche “Spaccapietra”, piccola
felce che si annida nelle pietre delle rupi e
in quelle dei muri, riuscendo a frantumarle lentamente.
Ceterach deriva dalla voce latina “Ceterum”
che significa “il resto, il rimanente”,
intendendo per tale tutto ciò che l’organismo
non riesce ad espellere e che rimane soprattutto
nei reni e nella vescica. Gli antichi per similitudine
la usavano per disgregare i calcoli provenienti
dai resti non portati via con l’espulsione
dei liquidi, evidentemente saturi di sali e incapaci
di sciogliersi totalmente.
È il drenante renale più potente,
ottimo per tutte le forme di calcolosi, sia di
acido urico che di acido ossalico (ossalati di
calcio), utilizzato anche nelle infiammazioni
delle vie urinarie, nella gotta e nella ritenzione
urinaria.
Per i calcoli renali l’antica erboristeria
si avvaleva di tre piante (Sassifraga, Spaccapietra,
Parietaria) la cui scelta dipendeva dalla natura
del calcolo. Un sasso e evidentemente diverso
da una pietra, sia per forma che per composizione:
il primo è levigato, ovale, come i sassi
dei fiumi, mentre la pietra è spigolosa,
proviene da una cava, è molto più
dura del sasso e quindi per romperla ci vuole
maggiore energia.
Dal momento che la Spaccapietra cresce tra le
fenditure dei muri e mette radici nella calce
che tiene insieme le pietre, entra nei loro interstizi
e le disgrega, è adatta per i calcoli di
acido urico, spigolosi come le pietre e dolorosi
al passaggio. La Sassifraga agisce invece sui
calcoli di acido ossalico, dalla forma liscia,
che ostruiscono ma non creano grande dolore. Mentre
la Parietaria è indicata per i calcoli
di piccole dimensioni (renella).
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