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Inchiesta
Medicine non convenzionali. Serve una normativa
chiara
di Steno Sari
Libero 03.01.09, pag. 30
http://www.libero-news.it/articles/view/456705
L’uscita del libro “Le Medicine Non
Convenzionali in Italia. Storia, problemi e prospettive
d’integrazione”, prefazione di Edwin
L. Cooper; post-fazione Amedeo Bianco, presidente
della Federazione dei medici (FrancoAngeli Edizioni),
che ha promosso e che ha curato assieme a Bruno
Silvestrini e Guido Giarelli, sta stimolando anche
il dibattito sulla loro integrazione e sulla necessità
di una normativa che vada a chiarire e definire
una situazione alquanto ingarbugliata e diversificata.
Ne parlo con il dott. Paolo Roberti di Sarsina,
psichiatra e psicoterapeuta, esperto per le Medicine
Non Convenzionali del Consiglio Superiore di Sanità.
Mi precisa che «dopo cinque anni dall’ultima
rilevazione (1999), ben otto milioni di italiani
confermano definitivamente la validità
e l’utilità di questi percorsi terapeutici».
Eppure, tanto per fare un esempio, nel nostro
Paese ad oggi manca la concreta attuazione della
Direttiva Europea per gli articoli relativi ai
medicinali omeopatici. Dal 1995 non è infatti
possibile immettere in Italia nuovi medicinali
Omeopatici, in quanto non sono mai state attuate
procedure relative di autorizzazione. La normativa
attuale vieta ai medicinali omeopatici esistenti
di riportare sull’etichetta e sulle confezioni
indicazioni terapeutiche e posologia. Si tratta
di informazioni di base fondamentali la cui mancanza
crea un grave danno all’utente finale. Per
di più è vietata qualunque forma
di pubblicità di medicinali omeopatici.
Qual è lo “status” delle Medicine
Non Convenzionali nel nostro Paese? «La
Federazione nazionale degli Ordini dei medici
chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO) riconosce
dal 2002 nove medicine non convenzionali (MNC):
agopuntura, medicina tradizionale cinese, medicina
ayurvedica, medicina omeopatica, medicina antroposofica,
chiropratica, fitoterapia, omotossicologia, osteopatia.
Sia nel precedente Codice di Deontologia Medica
(1998), sia nell’attuale (in vigore dal
dicembre 2006) è dedicato un articolo (art.
15) alle medicine non convenzionali.
Questo articolo sottolinea il principio di autoregolamentazione
della responsabilità professionale del
medico, che assume carattere più incisivo
laddove si tratti di medicine non convenzionali.
Il medico dovrà impegnarsi a far sì
che il cittadino non si sottragga a specifici
trattamenti di comprovata efficacia, perseguendo
illusorie speranze di guarigione».
Perché avete adottato il termine di “Medicine
Non Convenzionali”? «“Medicine
Non Convenzionaliӏ la definizione
che preferiamo e che abbiamo scelto di mantenere
nella attuale situazione italiana per almeno tre
ragioni: è quella che appare meno carica
di valenze ideologiche sia positive che negative
e, quindi, più scientificamente neutrale;
ha il pregio di ricordare, per converso, il carattere
convenzionale della ortodossia medica ufficiale
e del suo processo storico di legittimazione;
definisce in modo dinamico e relativo una serie
di medicine la cui identità non può
che essere indicata in maniera negativa rispetto
alla medicina convenzionale. Si tratta infatti
di medicine al momento escluse dall’organizzazione
formale dei servizi sanitari e dall’insegnamento
delle facoltà di Medicina: e, in questo
senso, il “non convenzionale” è
sinonimo di “non ortodosso” e di “altre”
rispetto all’identità della biomedicina.
Metà degli italiani ritengono che, a prescindere
dall’utilizzo soggettivo, tali medicine
abbiano una loro utilità e dignità».
Cosa affronta nel suo nuovo libro appena uscito
per la FrancoAngeli “Le peculiarità
sociali delle Medicine Non Convenzionali”
(prefazione di Bruno Silvestrini) di cui è
curatore con Costantino Cipolla? «Nel panorama
attuale delle medicine non convenzionali si assiste
ad una proliferazione di pratiche e di praticanti,
nonché di critici, senza una solida base
conoscitiva e formativa. Questo fenomeno contribuisce
a svilire un settore della pratica medica che
è ancora in forte sviluppo e coinvolge
sempre più soggetti, riconosciuti, regolamentati
(medici) e tutelati (pazienti) dai principali
organi istituzionali. Il volume intende contribuire
a fare chiarezza sulle questioni normative, scientifiche
e, soprattutto, sociali che investono le medicine
non convenzionali nel loro rapporto con la società
moderna occidentale. La tematica è affrontata
secondo una visione internazionale, con approfondimenti
sul caso italiano per dare ragione del fenomeno
in tutte le sue implicazioni conoscitive, ed epistemologiche
in particolare. I contributi offerti sono principalmente
volti all’analisi del contesto storico attuale,
senza dimenticare di offrire spunti per un dibattito
che possa continuare, secondo linee di azione
già in atto, l’integrazione o, più
propriamente, l’interazione tra le varie
pratiche mediche riconosciute a livello istituzionale;
il tutto, seguendo quella che viene chiamata l’umanizzazione
delle pratiche e delle cure mediche. Il volume
si rivolge sia a specialisti e studiosi dei vari
campi coinvolti, sia a chi approccia la materia
da profano volendo capire a fondo e senza pregiudizi
il complesso e articolato rapporto tra la società
e le medicine non convenzionali».
Quali sono le principali problematiche legate
alle MNC in Italia che sono emerse nell’indagine
condotta nel vostro libro? «Anche se queste
medicine indicate dalla FNOMCeO sono state oggetto
di diversi progetti di legge, non c’è
stata una ricaduta positiva di informazione indirizzata
alla classe medica. Questo ha comportato da una
parte il fatto che i pazienti, spesso vittime
loro stessi di preconcetti, si informano autonomamente
sui diversi metodi di cura e, dall’altra,
che i medici, non essendo in possesso di una conoscenza
approfondita, rimangono intrappolati nel pregiudizio
di chi è favorevole e di chi è contrario.
In previsione dell’auspicato inserimento
delle prestazioni di MNC nel Servizio Sanitario
Nazionale è indispensabile ridefinire i
criteri di accesso ai livelli essenziali di assistenza».
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15.01.2009
Inchiesta: Medicine
non convenzionali. Serve una normativa chiara
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