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Astrologia verde
Lo zodiaco vegetale -
3ª parte:
L'Ippocastano (Acquario)
di Giorgio
Mortini
“L’astro
è guarito dall’astro” diceva
Paracelso e di conseguenza il suo intervento terapeutico
prevedeva l’uso di rimedi differenziati
sia per patologia che per influenza planetaria,
cercando di trovare il giusto simile.
“Se noi conosciamo l’influenza delle
stelle, le congiunzioni dei pianeti e le qualità
delle droghe, sapremo quale rimedio dare per attrarre
queste influenze in modo che possano agire beneficamente
sul paziente.”
ACQUARIO: segno di Aria, domicilio di Saturno,
esaltazione di Mercurio
Chi è nato sotto il segno dell’Acquario,
appartiene all’elemento Aria, corrisponde
alla costituzione sanguigna e, secondo l’astrologia
antica, viene influenzato da Saturno e da Mercurio.
Saturno incarna nell’universo il principio
di cristallizzazione, il fuoco che si nasconde
nella materia e che la fisica moderna libera nell’esplosione
nucleare. Maschile in Capricorno e femminile in
Acquario, rappresenta la coscienza che si manifesta
nella dimensione spazio-temporale, il potere di
astrazione e di concentrazione della mente, l’apertura
al nuovo e al diverso, ma anche la rigidità
mentale, l’ascesi che non concede nulla,
la freddezza, il distacco. Nell’organismo
umano Saturno rappresenta la funzione svolta dall’epifisi
(ghiandola pineale), controlla udito, milza, corpo
calloso, ossa.
Mercurio è l’archetipo che presiede
ogni processo di scambio e di comunicazione, è
il trait d’union tra un dentro e un fuori,
tra le creature e il Creatore, il veicolo per
contattare il proprio Sé, la facoltà
di autocoscienza. Rappresenta la velocità,
le forze dell’intelletto, il potere di analisi,
la logica e il discernimento, la facoltà
di creare le idee, la parola. Nella sua espressione
negativa conduce a coltivare esageratamente le
facoltà intellettuali sviluppando un senso
eccessivo della logica e dell’analisi, perdendo
così la dimensione pratica. Nel corpo incarna
la funzione endocrina del pancreas, controlla
le ghiandole linfatiche del collo, sistema nervoso,
polmoni, intestino e psiche.
L’Acquario governa le gambe (tibie, caviglie
e polpacci), il pancreas, la circolazione venosa,
il sistema linfatico, il midollo osseo, l’attività
cerebrale e, dal punto di vista energetico, corrisponde
al meridiano di Milza/Pancreas.
Gli acquariani hanno una mente aperta, eclettica
e vivace, una personalità mutevole, dinamica
ed estrosa. Sono attratti dalla ricerca di vasti
orizzonti, ed è quasi impossibile per loro
accettare limiti alla libertà d’iniziativa
o lasciarsi imprigionare nella routine o nelle
banalità del quotidiano. A volte, però,
sono un po’ troppo indifferenti alla realtà;
le loro idee, le loro iniziative, spesso utopistiche
e irrealizzabili, sono all’ordine del giorno
e bisogna ricondurli su un piano di concretezza.
Discernimento e intuizione caratterizzano lo stato
equilibrato dei nati sotto questo segno, ma quando
il lavorio mentale diventa incessante, senza lasciare
riposare lo spirito, finiscono per avere la testa
piena di pensieri ripetitivi che girano senza
sosta e dai quali non sono in grado di difendersi;
come accade alla puntina inceppata di un giradischi
si fissano, rimuginano sempre sulle stesse cose
e non trovano mai pace. Essere prigionieri dei
propri pensieri crea una tensione mentale e nervosa
che impedisce la serenità e disturba il
sonno. Questo dialogo interiore esagerato col
tempo porta allo sfinimento fisico e mentale,
ad isolarsi sempre più dalla vita reale,
a rinchiudersi in una gabbia dove il presente
perde d’interesse e ad aprire le porte alla
depressione.
I nati nell’Acquario non hanno una costituzione
particolarmente forte e soprattutto il sistema
nervoso è piuttosto fragile, anche per
via del loro grande dispendio di energie mentali.
Sono molto sensibili agli eventi esterni, tendono
a innervosirsi e a somatizzare, il freddo li danneggia.
Negli stati acuti di rimuginazione esasperata,
tutta l’energia viene utilizzata dal cervello
e le estremità del corpo si raffreddano:
per questo sono particolarmente soggetti a flebiti
e vene varicose, emorroidi, cellulite, disturbi
del metabolismo, ristagno di liquidi nella parte
bassa del corpo.
IPPOCASTANO (Aesculus Hippocastanum)
Originario dell’Europa orientale (penisola
balcanica, Caucaso), negli ultimi secoli l’ippocastano
è diventato un albero decorativo del paesaggio
urbano. Talvolta lo troviamo presso i sagrati
delle chiese, lungo i viali, nei i piazzali delle
stazioni ferroviarie, nei giardini pubblici e
privati. Da boschivo s’è tramutato
in albero ornamentale, in un mondo singolarmente
trafficato e congestionato come quello occidentale.
Chiamato anche Castagno d’India o Castagno
dei cavalli, è un albero dal portamento
maestoso che può superare i 30 metri di
altezza, con un fusto possente e grossi rami,
spogli in inverno, dalla corteccia scura e screpolata,
una grande chioma verde-scuro molto fitta. In
primavera compaiono i grappoli di fiori bianchi
e punteggiati di giallo e rosso, mentre in autunno
sono maturi i frutti, simili alle castagne, non
commestibili per l’uomo. Cresce in modo
rapido e può vivere fino a due secoli,
necessita di molta luce e soffre i ristagni d’acqua,
richiede un terreno profondo, fertile e ben drenato,
resiste alle basse e alle alte temperature. In
Italia è diffuso in tutte le regioni, soprattutto
in quelle centro-settentrionali, dalla pianura
fino a 1200 metri di altitudine.
Ippocastano letteralmente significa “castagna
del cavallo”, deriva dal greco greco ippos
(cavallo), e castanon (castagno). Tale nome, gli
venne attribuito per la capacità dei suoi
frutti, di guarire i cavalli dai problemi venosi,
soprattutto dalle varici, a cui sono soggetti
questi animali quando rimangono sotto sforzo per
parecchi tempo. Sembra che i turchi ne usassero
le castagne per curare i cavalli malati di bolsaggine
(la tosse dei cavalli).
Fu intorno al 1575 che Charles de l’Escluse
seminò per la prima volta a Vienna i suoi
frutti, mentre nel 1615 un certo Bachelier ne
portò un esemplare da Costantinopoli a
Parigi per piantarlo nel suo giardino. In seguito,
per tutto il XVII sec. sovrani e potenti d’Europa
fecero a gara per averlo nei loro parchi, data
la bellezza della fioritura. Solo due secoli dopo
era già diffuso in tutta Europa e ai primi
del ‘700 gli erano riconosciute qualità
di potente astringente, di correttore dei disturbi
circolatori e di febbrifugo. Ma è nel 1896
che lo studioso francese Artault de Vevey ne scopre
la singolare funzione curativa nelle malattie
della circolazione venosa.
In passato i frutti furono utilizzati come mangime
per animali, come surrogato del caffè,
o usati come detergente casalingo per l’elevato
contenuto di saponina. La corteccia dei rami giovani
invece era usata come febbrifugo, il decotto per
alleviare la dissenteria, oppure veniva messa
nell’acqua del bagno per mantenere elastici
i vasi sanguigni e aiutare quanti soffrono di
problemi circolatori. L’unguento di foglie
era un rimedio per varici ed emorroidi, infiammazioni,
contusioni muscolari, geloni, mentre il decotto
di foglie per curare la tosse e come suffumigazioni
nelle affezioni respiratorie.
Per l’antica erboristeria che classificava
le piante in base al sapore e alle qualità
intrinseche, l’Ippocastano era una pianta
dal sapore acidulo-astringente-salino-lievemente
acre, fredda e secca, e conteneva una parte minore
caldo-secca con la quale asciugava. Veniva utilizzato
come tonico dell’apparato venoso e di quello
linfatico, come rimedio nelle insufficienze circolatorie,
congestioni venose, emorroidi, geloni, fragilità
capillare, varici, edemi; per tonificare i tessuti
sfiancati, come antiemorragico polmonare e tonico
bronchiale, per fluidificare muco e sangue, come
cura sintomatica delle affezioni respiratorie
(asma e tosse).
In effetti questa pianta svolge la sua azione
principalmente a livello vascolare, è un
flebotonico che manifesta uno spiccato tropismo
per i vasi venosi e in particolare per il plesso
venoso emorroidario. Le preparazioni a base di
Ippocastano vengono utilizzate nella terapeutica
delle patologie vascolari (insufficienza venosa,
in particolare degli arti inferiori) con ottimi
risultati e numerosi sono ormai gli studi che
confermano l’azione antiflogistica, flebotonica,
astringente, decongestionante, antiedemigena e
vitaminoP-simile (normalizzazione della permeabilità
e riduzione della fragilità capillare).
L’ippocastano attiva infatti la circolazione
sanguigna e favorisce il ritorno venoso, migliora
il drenaggio linfatico ed aumenta la pressione
venosa. Per tale motivo trova applicazione nel
trattamento dell'insufficienza venosa cronica,
determinando un miglioramento dei segni e sintomi
presenti agli arti inferiori: edema, dolore, prurito,
varici, ulcere, senso di tensione e/o affaticamento.
Ha un’azione diretta sull’endotelio
vascolare come antinfiammatorio (sia vascolare
che perivascolare) e ciò la rende utile
in caso di flebiti, tromboflebiti e processi arteriosclerotici.
Utile anche nella profilassi delle trombosi e
negli edemi da stasi e in quelli post-operatori.
Le preparazioni di Ippocastano vengono inoltre
utilizzate per combattere i crampi muscolari notturni,
nelle dismenorree e nella congestione pelvica
(prostatismo, affezioni uterine).
Nel fitocomplesso sono presenti saponine (escina),
flavonoidi, antocianosidi, cumarine. Le saponine
a livello ematico aumentano il tono venoso (migliorano
la coesione della parete vasale), inoltre svolgono
una spiccata attività antinfiammatoria
e normalizzano la permeabilità della parete
vascolare che in genere le flogosi aumentano;
le cumarine invece sono responsabili dell’attività
antiflogistica e analgesica.
L’ippocastano rientra in tutte le preparazioni
e pomate atte a trattare quadri di insufficienza
veno-linfatica (gambe pesanti, crampi, parestesie,
ecc.), fragilità capillare; nel trattamento
delle mialgie, delle nevralgie e del reumatismo
(attivazione della circolazione sanguigna), oltre
che nel trattamento delle emorroidi, varici e
contusioni diverse. Grazie all’effetto sulla
permeabilità capillare gli estratti di
ippocastano hanno trovato applicazione anche in
cosmetica. L’attività microvasculocinetica
rende, inoltre, i preparati della pianta utili
nel trattamento della cellulite e nella caduta
dei capelli.
La moderna fitoterapia ne utilizza i semi, le
gemme, le foglie, la corteccia e i fiori. Possiamo
trovarlo in commercio sotto forma di tintura madre,
estratto secco, gemmoderivato, elisir floreale
(White Chestnut), decotto e tisana (da solo o
in associazione con altre piante), pomata.
In persone particolarmente sensibili soprattutto
a livello gastrointestinale, è sconsigliato
l’uso della tisana di ippocastano: l’escina,
essendo un emulsionante, lava la parete gastrointestinale
può dare diarrea e colite. In questo caso
è meglio assumere preparati di estratto
secco in compresse.
È un albero che rappresenta l’energia
che si concretizza nell’ordine, nella regolarità,
nella proporzionalità, nella geometricità.
Per questa ragione e utilizzato per calmare la
sfera mentale quando sia assillata dal rimuginare
dei pensieri che finiscono poi per paralizzare
azione e decisionalità.
Psicologicamente l’individuo che si giova
dell’ippocastano è analogicamente
in stasi. I sentimenti che circolano nel suo rimuginare
segnalano un distacco da sé e dal mondo
che può divenire patologico anche solo
in senso psichico: pensa continuamente a determinati
eventi o persone, desidera con nostalgia il passato,
oppure pensa intensamente alla vita senza viverla.
L’eccessivo lavorio mentale colpisce la
Milza/Pancreas: prima ne annoda l’energia
e poi la svuota. L’atteggiamento mentale
positivo è invece la riflessione e la meditazione;
la stessa energia che ci rende in grado di meditare
e di riflettere, se è eccessiva e mal diretta,
può causare malinconia e pensieri ossessivi.
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