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Riflessioni
Bullismo e dintorni
di
Carla Ginanneschi
28/12/08
Nel
2004 F. Petruccelli scriveva che il bullismo può
essere considerato come un tipo di interazione
deviata tra coetanei, bambini e/o ragazzi, dove
uno è protagonista di atti di aggressione
e prevaricazione, ed un altro si trova, suo malgrado,
nel ruolo della vittima. Aggiungeva anche che
lo stesso fenomeno si riscontra in altri contesti,
in ambito lavorativo viene chiamato mobbing.
I mass media si occupano oggi del problema del
bullismo che ha assunto proporzioni esagerate.
Ogni giorno i giornali riportano notizie di vessazioni
sia fisiche, sia morali da parte di uno che assume
il ruolo di persecutore nei confronti di un compagno
che diventa la vittima predestinata; gli altri
stanno a guardare e parteggiano per quello che
sembra il più forte. Nel gruppo esiste
quindi un leader che sostiene il ruolo di capo,
i gregari, invece, che sostengono il bullo, ricoprono
ruoli simili a quelli delle vittime, vuoi per
paura o perché il ragazzo che assume il
ruolo del più violento attira sempre e
spesso c’è l’aspirazione ad
imitarlo e a seguirlo come capo indiscusso. Ci
chiediamo che cosa accade perché nei giovani,
ahimè sempre più giovani, scatti
la molla della violenza gratuita nei confronti
di un coetaneo, la risposta è nel fatto
che il ragazzo perseguitato è considerato
un diverso: più bravo, più bello
oppure portatore di un handicap, è sicuramente
un timido che non parla e non denuncia le aggressioni
subite, ha poca stima di se stesso e quindi diventa
la vittima ideale. Ricorderemo il giovane studente
che si è suicidato perché vittima
di atti di bullismo nei suoi confronti, la sua
unica colpa: essere troppo bravo a scuola, o la
ragazza aggredita da un gruppo di compagne di
classe perché troppo carina. Sono episodi
che devono farci riflettere, c’è
sempre più aggressività nei ragazzi,
sempre più solitudine, sempre meno sicurezze.
Il fenomeno del bullismo si manifesta tra i giovani
e nelle scuole. La vittima vive l’ambiente
scolastico come un luogo non sicuro ed ostile,
soggetto ipersensibile si rende conto di essere
vulnerabile e impotente, non riesce ad imporsi
e subisce tutto senza parlare. Solo se i genitori,
gli insegnanti e gli psicologi cominceranno a
lavorare insieme, riusciranno ad arginare in parte
i danni che fenomeni del genere producono.
Molti libri sono stati scritti sull’argomento,
ne citiamo uno che ha per titolo “Il bullismo.
Suggerimenti utili per genitori e insegnanti”
di Sarah Lawson. Il libro si propone di fornire
ai genitori e agli insegnanti tutte quelle informazioni
che possono servire ad affrontare il problema,
inoltre indica alcune strategie che possono essere
adottate perché i ragazzi riescano a sviluppare
spirito di adattamento, sicurezza in se stessi
e tutte quelle doti per evitare la trappola “bullo-vittima”.
Il termine bullismo deriva dalla parola inglese
“bullying” e significa la relazione
tra il bullo e la sua vittima nel suo insieme.
Spesso le famiglie sono oggi latitanti, non seguono
i loro figli vuoi per necessità lavorative
o perché impreparati a dialogare con i
figli, e i giovani non hanno punti di riferimento
validi; d’altra parte gli insegnanti non
sempre sono pronti ad affrontare problemi del
genere ed il risultato è che sempre più
giovani entrano in questa spirale di violenza
vuoi come persecutore oppure come vittima. Oggi
sia le famiglie, almeno quelle che seguono di
più i figli, le istituzioni scolastiche
e gli amministratori pubblici hanno compreso l’importanza
di affrontare il problema per cercare di limitare
al massimo i danni e già questo fa ben
sperare per il futuro, solo la grande attenzione
da parte di tutti per i nostri giovani permetterà
di aiutare e persecutori e perseguitati in modo
adeguato, alla base è necessario un grande
amore nei confronti dei ragazzi che devono imparare
a crescere rispettando gli altri senza prevaricazioni
di nessun genere.
Al fenomeno del bullismo si associa spesso quello
del teppismo, gruppi coesi di ragazzi distruggono,
incendiano scuole, asili e compiono atti vandalici
nei confronti anche del nostro patrimonio artistico.
Lezioni nelle scuole per conoscere, amare e rispettare
le infrastrutture esistenti sul territorio e tutto
quello che la città nella quale si vive
offre dal punto di vista artistico, potrebbero
servire a far crescere nei giovani il rispetto
per l’ambiente. Questa educazione permanente
deve iniziare molto presto, già nelle scuole
materne, la conoscenza implica il rispetto per
quello che il territorio può offrire e
rende consapevoli che se si distrugge il patrimonio
di una città, perdiamo anche la memoria
del nostro passato.
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