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Nutrire naturalmente
di Anna Maria Gioacchini
28/12/08

Come il parto anche l’allattamento ha subito, purtroppo, tanti stravolgimenti culturali e sociali. Le industrie multinazionali per la produzione del latte artificiale hanno avuto ed hanno ancora un ruolo determinante.

Sono appena uscita dalla casa di Denise. È una calda giornata di luglio. Neppure la macchina riesce a distogliermi dai pensieri che questa visita ha messo in moto. Non la prima volta che mi soffermo a rimuginare sul perchè, negli ultimi trenta anni, tanto difficile riuscire ad allattare. Dopo aver partorito, spesso ci sono punti di sutura ancora dolenti, il piccolo che ha qualche problema ad attaccarsi e non riesce a posizionare bene la sua bocca, la montata lattea abbondante che rende i seni duri e più difficili da afferrare. Come non avere momenti di crisi e paura di non farcela? Il piccolo piange ed il suo pianto colpisce profondamente la sua mamma. Ci vuole molta determinazione e molto sostegno per non desistere. Denise ha partorito quattro giorni fa uno splendido maschietto di 3.600 Kg. Julian poco dopo la nascita ha scoperto e assaporato il seno della sua mamma che gli ha offerto colostro, calore, piacere, contenimento e tanto, tanto ancora e di più.
Per non interferire e disorientare la modalità di suzione, anche se sembrava non placarsi mai il suo desiderio di succhiare, è stato, ogni volta, attaccato al seno. Ciò nonostante, ogni volta che lo ha richiesto, realizzarlo non stato sempre immediato e semplice. Se è cosi faticoso per Denise che può contare su un sostegno concreto e sulla possibilità che ogni qualvolta andrà in crisi potrà chiedere conferme e non abbattersi di fronte a eventuali nuove difficoltà, come non capire tante donne che non riescono ad allattare? Cosa fare, cosa suggerire perchè si possa godere di questo splendido rapporto e dei benefici che l’allattamento materno offre per tutta la vita? È paradossale, ma oggi ci ritroviamo a dover recuperare anche questo atto naturale e fondamentale per la sopravvivenza della specie umana. Come il parto anche l’allattamento ha subito, purtroppo, tanti stravolgimenti culturali e sociali. Le industrie multinazionali per la produzione del latte artificiale hanno avuto ed hanno ancora un ruolo determinante.
È interessante anche vedere cosa dice lo Zingarelli.
Il vocabolo “succhiare” corrisponde ad “attrarre nella propria bocca un liquido aspirandolo con le labbra strette: succhiare il latte dal biberon”. E alla parola allattare si legge: “nutrire col proprio latte o artificialmente: la madre allatta il bambino, la mucca il vitellino”.
Quando una donna partorisce, anche prematuramente, il meccanismo della produzione di colostro e di latte automatico. Tutte le donne, tranne pochissimi casi, producono l’alimento appropriato per il proprio bambino. Per mamma e figlio sono ineguagliabili e meravigliosi momenti. Il parto interrompe l’intima convivenza tra madre e figlio durata nove mesi. È un’esperienza magnifica vedere, toccare il proprio piccolo appena nato. Perchè, allora, separarli, perchè trasformare in una sensazione di vuoto questi magici e significativi momenti?
C’è bisogno di comunicare, coccolarsi, guardarsi, toccarsi. E avvicinare al seno il neonato è uno dei modi per lasciare che il rapporto cominci, senza forzature. Perchè tagliare di netto sensazioni piacevoli che ripagano del tempo dell’attesa e del grande lavoro svolto col travaglio? Basta lievemente sfiorare la sua guancia ed il piccolo apre la bocca, alla ricerca del capezzolo per succhiare il suo nettare prelibato! A cosa serve la nursery se madre e figlio stanno bene? Prima si comincia e più è facile attaccare al seno il bimbo che, nelle prime ore di vita, ha un forte riflesso di suzione. Spesso si sente dire che una mamma non ha voluto allattare, non aveva latte, che è più semplice e meglio farlo col biberon.
E invece nella maggior parte dei casi si rinuncia per paura di non essere in grado di alimentare a sufficienza il proprio piccolo, per le contrastanti sollecitazioni purtroppo provenienti non solo da parenti, amici e conoscenti ma anche dal pediatra, dalle ostetriche, dai ginecologi e dagli operatori che ruotano intorno all’evento della nascita, i quali tendono a scoraggiare la neo-madre con argomenti spesso infondati, che divengono essi stessi la causa del fallimento.
Eppure basterebbe un po’ di pazienza e poca fretta per mostrare le posizioni che favoriscono l’attaccamento al seno, tutti abbiamo bisogno di apprendere per diventare esperti!
Prima dell’avvento della commercializzazione del latte artificiale le donne non avevano dubbi sulla loro capacità e possibilità di nutrire al seno i propri figli. Si ricorreva alla balia in caso di gravi malattie ed era usuale tra le donne delle classi più agiate per non “sciupare” il seno.
È attuale una ricerca effettuata su 150 mila donne in 30 paesi occidentali e pubblicata su Lancet che allattare più a lungo diminuisce il rischio di tumori al seno. La pubblicizzazione del latte artificiale e le scorrette informazioni che sono state fatte circolare sulla possibile scarsa qualità del latte: troppo poco, troppo leggero, troppo grasso… hanno molto condizionato le donne italiane sin dai primi anni ‘60. Le figlie di allora, nutrite col biberon, stanno diventando mamme senza alcuna personale esperienza in merito. Allattare, come altre arti del saper fare nella vita, si apprende dall’esperienza e dall’osservazione quotidiana. Per le nostre nonne, che lo vedevano fare sin da bambine, era una cosa del tutto scontata. Se una mamma ha scelto di allattare deve essere sostenuta da tutta la famiglia, dagli amici, dai medici perchè possa viverlo in modo piacevole e soddisfacente. È un impegno che richiede energia e tempo anche se poi restituisce tutto in termini di gratificazione e libertà di movimento. Ma per superare tutti gli scogli che si frappongono per senso di inadeguatezza e insicurezza, prodotti dalla cultura del latte artificiale, del consumismo e dell’efficientismo, si ha bisogno di conferme, di sentirsi sicure di quello che si sta facendo. Dubbi e sentenze inappropriate disorientano inutilmente la madre che allatta rendendola ancora più vulnerabile e insicura. Tutti hanno il diritto di cimentarsi con le proprie capacità, gli altri dovrebbero tacitamente rispettare.
Un tempo si diceva che le donne che avevano partorito - puerpere - per 40 giorni non dovevano occuparsi d’altro che di sé e del neonato. I famigliari, i vicini, gli amici si prodigavano per favorire questa affermazione che risuonava come una prescrizione terapeutica. La neo mamma, a maggior ragione se ha già altri bimbi, per accudire e allattare ha bisogno di riposo e dei famigliari e della comunità che la sostengano e incoraggino nei momenti di sconforto. I cambiamenti dei primi giorni che modificano i ritmi di vita, soprattutto del sonno e l’impegno che richiede un neonato, oltre ai repentini cambiamenti ormonali rendono le mamme molto fragili.
Spesso dopo la prima settimana di grandi festeggiamenti e attenzioni si vivono giornate di grande solitudine, tensione e stress.
Nonostante sia vietato dal codice internazionale per l’allattamento al seno, nelle nursery viene somministrato spesso ai neonati latte artificiale anche senza specifiche indicazioni mediche. E ancora in alcuni casi si compilano, alla dimissione, ricette sottoscritte dal pediatra: “In caso di assenza di latte somministrare il latte xyz ogni 3 ore in k quantità”. Un subdolo sistema per rafforzare i dubbi e affermare che il latte possa scomparire improvvisamente e non sia possibile attuare accorgimenti per aumentarne la produzione. In realtà una donna può allattare anche più bambini contemporaneamente e simultaneamente senza problemi. Quanti gemelli ho visto crescere abbondantemente con il solo latte materno! Elia e Nicola sono nati il 23 maggio di quest’anno e stanno crescendo circa 1200-1300 gr al mese ciascuno. Anche la loro mamma si meraviglia e ne va fiera. Tutti in famiglia, però, si prendono cura di lei che accudisce, coccola e nutre i suoi piccoli.
Il seno produce qualità e quantità “giuste” di latte dal primo giorno e fino a sei mesi e oltre; ha ghiandole che producono prima il colostro, poi il latte, il latte vero arriva dopo pochi giorni, non sempre con una montata lattea evidente, i tempi li determina la suzione del bambino. È questa a stimolare la discesa del latte attraverso i dotti fino al capezzolo. Giorno dopo giorno il bimbo succhia con più vigore e richiede quantità maggiori in proporzione alle sue personali esigenze. Non siamo noi a stabilire quanto darne, il bimbo ha la sua istintiva capacità di nutrirsi. Basta offrire il seno a richiesta, dopo primi giorni il bambino si regolarizza e in alcuni minuti svuota il seno, è inutile quindi far durare troppo la poppata col rischio di stancare madre e figlio. È preferibile offrirlo più spesso per minor tempo favorendo la produzione del latte.
L’allattamento agisce anche come un farmaco. Infatti, subito dopo il parto, stimola le contrazioni che inducono l’espulsione della placenta e, nei giorni successivi, stimola la regressione dell’utero. Il colostro, prodotto nei primi giorni, è un alimento con alta quantità di proteine e protegge il neonato da eventuali infezioni. È un potente battericida e fornisce anticorpi. Influisce positivamente anche sul baby blues e la depressione post partum. Stabilire la quantità di latte da dare durante le 24 ore è una trappola. Il bimbo lasciato libero di mangiare quando vuole richiede quello di cui ha bisogno e non quello che hanno stabilito tabelle valide per tutti. Invece di pesarlo ad ogni poppata e infastidirlo sarebbe meglio occupare quel tempo per fare qualcosa di piacevole, una volta a settimana sarà sufficiente per osservare la crescita. Nei primi giorni avviene il calo fisiologico che deriva dall’eliminazione di tutto il meconio. La crescita settimanale indicativamente di 100-200 grammi: con il latte materno possono crescere meno repentinamente. Abbiamo già detto che l’allattamento deve iniziare il prima possibile dopo la nascita perchè allora il riflesso di suzione si esprime al massimo. Il bimbo deve afferrare non solo il capezzolo ma parte dell’areola. Se si avverte dolore durante tutta la poppata è segno inequivocabile che la posizione non è corretta. Meglio staccarlo, aiutandosi con un dito inserito lateralmente alle labbra, durante la pausa di rito. Le ragadi vengono prodotte da una scorretta modalità di afferrare il capezzolo. Dei cuscini di sostegno possono essere un valido aiuto per assumere posizioni che facilitino l’attaccamento al seno.
L’allattamento al seno è personalizzato, ogni bimbo chiederà quando vuole e quanto vuole. L’allattamento a richiesta non vuol dire però essere un sostituto del succhiotto. Il proprio intuito è un’ottima guida, non conviene badare a chi dice che i bimbi si viziano.
Il neonato ha bisogno di contenimento e sicurezza. Tanti sono i divieti durante l’allattamento rispetto all’alimentazione. A proposito interessante osservare come in ogni nazione siano diversi e magari si potrebbe scoprire che ciò che da noi vietano, altre popolazioni lo ritengono indispensabile. Sembra che si debba necessariamente negare il piacere se si vuole allattare. Mentre l’alimentazione dovrebbe essere come sempre equilibrata, variata. Seguire l’istinto della fame, non abusare di nessun alimento in particolare. Ma neppure forzarsi per un alimento che non piace. Un discorso a parte sono poi le situazioni preesistenti in famiglia di allergie, intolleranze e neonati che manifestano eruzioni cutanee o disturbi di altra natura.
Durante il periodo di allattamento è importante bere in abbondanza. Le tisane possono essere un valido incentivo. Da sempre la più utilizzata è la seguente: per un litro di acqua bollita si lasciano in infusione 4-5 cucchiai di semi di finocchio, anice, cumino e galega. Ma se non piace si può utilizzare anche solo un tipo di semi o semplicemente acqua o il tipo di tisana che si preferisce. Tiglio, camomilla, ribes, lamponi, melissa... Sarebbe meglio non bere te, caffé e ogni bevanda eccitante e comunque non in quantità eccessive.
Un altro argomento a favore dell’allattamento al seno è la reale praticità: non c’è nessun bisogno di sterilizzare, disinfettare, lavare, insaponare e usare chissà quale detergente o pomata. L’igiene quotidiana generale è sufficiente. I detergenti che vengono pubblicizzati non servono e coprono il naturale odore del proprio seno che attrae immancabilmente il bambino. Per mantenere morbido il capezzolo è sufficiente usare lo stesso latte o lanolina purificata o olio di mandorle. Hanno il beneficio di non necessitare di essere asportate prima della poppata. I dischetti assorbilatte se non sono di cotone sarebbe preferibile non utilizzarli.
Nei momenti di crisi e dubbi sarebbe meglio non cedere alle aggiunte di latte artificiale che tutti consigliano, a meno che non si sia deciso di smettere. Disorienta entrambi e può impigrire il bambino non essendo necessario, con la tettarella, stimolare la fuoriuscita del contenuto. Ricordarsi che è solo necessario incentivare il fantastico meccanismo della domanda e dell’offerta.
Dormire, riposare, rilassarsi ed evitare stress inutili è la medicina più opportuna per allattare. Nulla si compromette ma può essere sempre recuperato.
E fino a quando allattare? Fino a quando fa piacere e si è disponibili a farlo. Non ci sono limiti e si può realizzare lo svezzamento in maniera più graduale e salutare. Il bimbo ad un certo punto vorrà provare anche dell’altro e lo comincerà a comunicare.
Tutte le donne che vogliano allattare possono farlo qualunque sia la forma e la dimensione del loro seno e dei loro capezzoli. In alcuni casi può essere più difficoltoso per un neonato attaccarsi ad un seno troppo grosso o a un capezzolo poco pronunciato ma basta farsi aiutare e quando il bimbo scoprirà il piacere che ne deriva, non avrà alcuna voglia di tettarella. In alcuni casi per recuperare un allattamento interrotto o in caso si tema di avere poco latte si può stimolare manualmente o con un tiralatte ciascun seno, ogni ora, per alcuni minuti. Si può conservare il latte tirato e offrirglielo magari la notte.
Spesso basta dormire profondamente una notte e tutto ricomincia con più facilità. Il sonno è una splendida bacchetta magica.
Riposare il pomeriggio, e fino a tardi al mattino dormire quando dorme il bambino. Non bisogna avere fretta, la vita tornerà ben presto alla normalità. Se esiste 1’opportunità, può essere utile frequentare un gruppo di mamme che allattano, è più proficuo che ascoltare amiche o parenti. Confrontarsi ed avere contatti con le persone giuste, aiuta a superare i momenti critici. Se si ritiene di averne bisogno chiamare anche un’esperta in allattamento. Può essere utile per suggerimenti pratici o sentirsi confermare quello che già si fa magnificamente ma che gli altri mettono in crisi.


Sintesi CODICE OMS/UNICEF allattamento

1- Non deve esistere alcuna forma di pubblicità o altre forme di promozione al pubblico dei preparati per lattanti o di altri sostituti del latte materno.
2- Nessun campione omaggio dei preparati per lattanti o di altri sostituti del latte materno deve essere fornito alle madri, sia direttamente sia indirettamente (agenti di vendita, operatori sanitari).
3- Né il contenitore né l’etichetta dei preparati per lattanti o di altri sostituti del latte materno devono raffigurare bambini o riportare immagini che idealizzino tali prodotti, le etichette devono riportare i seguenti punti:
- avvertenza sui rischi per la salute derivanti da un’errata preparazione;
- una dichiarazione sulla superiorità del latte materno.
4- Le industrie non devono distribuire alle gestanti o alle madri di neonati e lattanti nessun articolo (manuali, guide, riviste, penne, manifesti, diari, calendari, ecc.) che possa promuovere l’uso dei sostituti del latte materno.


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