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Astrologia
verde
Lo zodiaco vegetale -
2ª parte: Il Biancospino
di Giorgio
Mortini
28/12/08
Paracelso
(Theophrast Bombast von Hohenheim) medico naturalista,
filosofo, astrologo ha scritto: “Un
medico dovrebbe essere un Astrologo, conoscere
il Cielo (la sfera mentale) in cui l'uomo vive,
con le sue stelle (idee) e le sue costellazioni.
Non basta che un medico sappia giudicare l’oggi,
egli dovrà anche sapere quello che avverrà
domani. Il mondo è il Macrocosmo e l’uomo
il Microcosmo, e gli elementi di tutto ciò
che esiste nel primo esistono nel secondo. Tutte
le influenze che derivano dal Sole, dai pianeti
e dalle stelle, agiscono dunque invisibilmente
sull’uomo. L’azione delle influenze
astrali stimola gli elementi corrispondenti che
sono in azione nell’uomo. Lo stesso elemento
che produce Marte, Venere o Giove in cielo, esiste
anche nel corpo dell’uomo; perché
questo è il figlio del corpo astrale del
Macrocosmo nello stesso senso in cui il corpo
fisico dell’uomo è figlio della Terra.
Il corpo dell’uomo è la casa del
suo spirito; l’architetto che costruisce
è il mondo astrale. I carpentieri sono
una volta Giove, e un’altra Venere; una
volta il Toro e un’altra Orione. L’uomo
è un Sole e una Luna e un cielo riempito
di stelle; il mondo è un uomo, e la luce
del Sole e le stelle sono il suo corpo. Nel mondo
vi sono quattro elementi e l’uomo consiste
di tutti e quattro, e quello che esiste visibilmente
nell’uomo, esiste invisibilmente nell’etere
che pervade il mondo.”
La conoscenza astrologica consente di scoprire
gli squilibri, le parti del corpo più vulnerabili
e le malattie che, con più facilità,
possono colpire l’individuo nel corso della
sua esistenza. Individuando così i punti
deboli si può iniziare subito a proteggerli,
rinforzarli, in pratica modificare il terreno.
Solo con questa ottica preventiva e precoce la
medicina naturale in età adulta può
dare buoni risultati. Perché non si può
sperare che dopo una vita di cure allopatiche,
il corpo possa rispondere velocemente alla medicina
omeopatica, spagirica, olistica.
È questa l’ottica con cui vanno utilizzate
le piante dello zodiaco, non soltanto come cura
dei disturbi relativi ai vari segni zodiacali,
ma come riequilibranti del terreno psicofisico
dell’individuo, per favorirne sia la salute
che la crescita spirituale.
Ogni persona ha una sua costituzione ed un suo
temperamento che la rendono unica e che si formano,
a partire dal concepimento, per mezzo di influenze
astrali, ereditate, familiari, sociali, ambientali.
L'astrologia tende a definire con i 12 Segni dello
Zodiaco, 12 tipi psicologici e costituzionali,
e con i Pianeti le influenze energetiche alle
quali la persona è sottoposta.
Ad esempio i soggetti nati sotto il segno del
Capricorno, (segno di Terra, domicilio di Saturno,
esaltazione di Marte), in genere hanno un carattere
forte e determinato, provvisto di tutte le qualità
e i difetti che conferisce l’elemento Terra.
Non è una personalità malleabile
e morbida, anzi, di primo acchito trasmette l’impressione
di una certa rigidità. Nella loro struttura
psicologica così severa e realistica non
c’è spazio per la fantasia e tanto
meno per le emozioni incontrollabili, per l’apertura
all’imprevisto. Tutto deve essere calcolato,
programmato con metodo, in modo da corrispondere
alle esigenze di razionalità e di ordine
prestabilito a cui i Capricorno non possono sottrarsi.
Cercano sicurezza e stabilità, come tutti
i segni di Terra, nelle realizzazioni concrete;
il lavoro, le acquisizioni materiali sono i cardini
su cui ruota la loro esistenza. Spesso diffidenti
e molto critici, sono estremamente selettivi e
di rado tradiscono ansie o emozioni; il loro rigore,
la serietà con cui vivono ogni loro esperienza,
possono avere un effetto a volte respingente,
di cui però sono consapevoli. Ma chi riesce
a scalfire il loro schermo di apparente impassibilità,
può scoprire dei tesori di saggezza, di
profondità di sentimenti e un grande bisogno
di calore umano.
Per questo tipo di temperamento zodiacale, tipicamente
saturnino, spesso rigido non solo nell’aspetto
psicologico ma anche in quello fisico, può
essere molto utile una pianta come il biancospino,
sorprendentemente simile alla personalità
del capricorno.
Capricorno
(segno di Terra, domicilio di Saturno,
esaltazione di Marte)
BIANCOSPINO (Crataegus oxiacantha)
Appartenente alla famiglia delle rosacee, è
un arbusto o un piccolo albero dal legno durissimo,
imponente non per le dimensioni ma per l’aspetto,
dalla chioma fitta e intricata, con rami tortuosi,
provvisti di spine lunghe e resistenti, con foglie
di color verde brillante, fiori di colore bianco
candido con sfumature rosa e frutti rossi, simili
a minuscole mele, dal sapore dolciastro, quasi
amaro. In erboristeria si utilizzano le foglie,
le sommità fiorite e i giovani getti
Cresce lungo le siepi e nei muri, nei boschi,
tra i ruderi, fino a 1600 metri di altitudine.
Il suo regno è il silenzio lasciato libero
di esprimere la propria straordinaria carica vitale,
in tranquilla solitudine, supera la sfida del
tempo, può vivere fino a 500 anni superando
i 5 metri di altezza. Forse il segreto della longevità
di questa pianta sta nel baluardo di spine che
la difende contro tutte le aggressioni e che contrasta
nettamente con l’aspetto e il profumo delicato
e intenso dei suoi fiori.
All’arrivo dei primi freddi si concede un
lungo periodo di riposo, spogliandosi del fogliame.
La linfa cessa di circolare nei rami e si rifugia,
ancora calda, in fondo al tronco proprio in prossimità
della terra, per poi riprendere a vivificare i
robusti rami in primavera con nuovi getti, foglie
e gemme. Essere presente e nello stesso tempo
assente, anche questo può essere il segreto
della sua longevità, cosa insolita per
un arbusto.
Il nome Crataegus oxiacantha deriva dal
greco kratòs (forza), oxus (aguzzo) a causa
delle spine acuminate e anthos (fiore). Crataegus
o crataegon o crategone, era il nome con cui i
latini chiamavano il cuore, il cratere da cui
esce il sangue per espandersi in tutto il corpo;
ma anche il recipiente in cui mescolare il vino
e l’acqua, configurabile con il flusso arterioso
e venoso. Tutto ciò indica chiaramente
la funzione principale di questa pianta rivolta
al sistema cardiocircolatorio ed ai suoi problemi.
Il biancospino, per i suoi frutti, è conosciuto
fin dagli insediamenti preistorici dove sono stati
ritrovati resti che ne testimoniano l’uso.
È sempre stato abbondantemente usato e,
nel medioevo, periodo in cui i cereali spesso
scarseggiavano, dai frutti essiccati e macinati
si otteneva una farina per la panificazione. Il
fusto e i rami, dal legno fortissimo, venivano
usati per attrezzature che dovevano essere sottoposte
a grandi sforzi.
È una pianta che trova posto in diversi
miti e leggende antiche. Nella saga di Gilgamesh
l’eroe sumero, Re di Uruk, trova questa
pianta sul fondo del mare e la coglie per avere
l’eterna giovinezza, ovvero la perpetua
efficienza del corpo. I Sumeri la consideravano
una pianta dell’immortalità dell’anima,
raggiunta attraverso l’entrata nel Chaos
della propria interiorità, il mare, l’inconscio
e il ritorno alla luce. Il mare e l’inconscio
sono il luogo dove immergersi per estrarre la
propria forza.
In Egitto era conosciuta col nome di sirpati e
se ne usavano i giovani getti, mentre per i latini
era la pianta dedicata a Carna, ninfa amata da
Giano, che con un ramo di biancospino allontanava
gli spiriti maligni ed era considerata la protettrice
della casa.
Una leggenda templare racconta che Giuseppe di
Arimatea, il membro del sinedrio che rifiutò
di condannare Gesù, dopo aver raccolto
il sangue nel Santo Graal scappò e, giunto
in Britannia, piantò il suo bastone, dal
quale fiorì per miracolo un Biancospino
e accanto ad esso fu costruita la prima chiesa
d’Inghilterra.
In seguito divenne simbolo di verginità,
perché i suoi fiori vennero associati alla
Madonna; non fu altro che la cristianizzazione
di un’antichissima tradizione pagana che
associava il biancospino ai riti della fecondità
e alla dea Maia.
La volontà, secondo la leggenda del ciclo
bretone, è nascosta nel biancospino, poiché
tra le sue fronde dorme Mago Merlino, trasformato
in pianta da Viviana, dopo che ella gli ebbe carpito
tutti i segreti nella foresta fatata di Brocelande.
Merlino si innamorò di Viviana (ovvero,
colei che ha la vita) e gli insegnò le
arti magiche, pur sapendo che le avrebbe usate
contro di lui. Per incantare Merlino e sprofondarlo
in un sonno ipnotico, Viviana si servì
del biancospino che, agendo sul sistema nervoso
e sul cervello, favorisce il rilassamento, l’allentamento
dei freni inibitori, e così lo trasformò
in un arbusto di biancospino.
Apprezzato per le sue qualità medicinali
che si esplicano selettivamente sul cuore e il
sistema cardiocircolatorio, il biancospino è
particolarmente adatto a quanti soffrono di ipertensione,
arteriosclerosi, nervosismo, insonnia. È
il calmante del cuore per eccellenza. Regolarizza
il ritmo del cuore ottenendo contemporaneamente
una diminuzione dell’eccitabilità
del sistema nervoso ed esercitando un’azione
equilibratrice sulla pressione del sangue. Sedativo
del sistema nervoso è utile nei soggetti
eretistici nei quali riduce l’emotività,
lo stato ipertensivo e migliora il sonno. Agisce
efficacemente nelle tachicardie, soprattutto in
quelle di origine psichica, le aritmie, le vampe
congestive, l’irritabilità e l’insonnia
negli ipertiroidei, nei disturbi dovuti alle distonie
neurovegetative, sopprime angosce, ansie, vertigini
e spasmi vascolari.
È particolarmente utile nelle nevrosi cardiache,
nelle angine, negli stati di ipereccitabilità
con aritmie e nell’ipertensione arteriosa,
in particolare se di origine psicosomatica.
Molto usato nella prevenzione degli attacchi di
panico, poiché la tachicardia, la sensazione
di avere il cuore in gola, accompagna quasi sempre
l’attacco. La Tintura madre di biancospino
è indicata anche per chi è in cura
con l’Eutirox che come effetto collaterale
provoca insonnia e tachicardia.
A livello periferico ha un’azione simile
ad un betabloccante, (vasodilatazione dovuta al
rilasciamento delle fibre muscolari della parete
vasale), svolgendo un’azione sedativa sul
tono del sistema nervoso simpatico. Quindi a livello
del cuore blocca la tachicardia e decelera i battiti,
a livello periferico rilassa le arteriole.
Utile anche nella menopausa (per evitare le caldane
e la tachicardia) in associazione con gli isoflavoni
di soia, estrogeni vegetali che compensano il
calo ormonale. Si associa a droghe calmanti, ipotensive,
circolatorie (tiglio, passiflora, escolzia, valeriana,
olivo, matricaria, ecc.).
È una pianta molto sicura che non dà
effetti collaterali, ottima per gli anziani che
già prendono molti farmaci e anche per
i bambini. L’infuso e soprattutto la tintura,
sono degli eccellenti cardiotonici e degli ottimi
vasodilatatori; si possono impiegare a lungo senza
che vi sia accumulo.
Ma il biancospino è molto di più
di una pianta cardiaco-nervina: è governata
da Marte, pianeta che sovrintende alle proprietà
stimolanti, toniche, rubefacenti, regolatrici
della circolazione, la testa, i muscoli del cuore,
la tiroide e le paratiroidi, il calore del corpo.
È la pianta marziana per eccellenza poiché
non vi è funzione tiroidea o paratiroidea
ove essa non intervenga. La tiroide, ghiandola
fondamentale per il sostegno energetico giornaliero,
che esplica nel corpo umano la funzionalità
marziana, è il supporto della volontà,
il mezzo di cui si serve l’impulso volitivo
per poter mantenere inalterata la sua potenza.
Come dice la leggenda del mago Merlino, è
un leggero ipnotico il cui uso particolare, agendo
a livello cerebrale e del midollo spinale (asse
dei solstizi Cancro-Capricorno), può portare
ad uno stato di quiete ove i segreti del mago
possono svelarsi.
Essendo una pianta con funzionalità secondaria
venusina è di grande interesse in alchimia:
in una terapia spagirica aiuta ad entrare in contatto
con il proprio inconscio attraverso il canale
onirico e contemporaneamente a sviluppare una
direzione propria in armonia con il creato.
La sua signatura presenta anche una potenzialità
nel segno del Leone, per questo è un tonificante
del cuore spirituale, esalta cioè le qualità
morali solari, come appunto dice la leggenda di
Giuseppe di Arimatea.
Con i suoi fiori bianchi e profumati, ben protetti
dalle spine, sembra simboleggiare un centro vitale
e prezioso, un cuore delicato che, forte del suo
corredo di spine, si protegge dal contatto potenzialmente
traumatizzante con l’esterno. Per questo
la tradizione lo indica come rimedio dei disturbi
del cuore (sia in senso fisico che emotivo) e
in particolare nei casi di emotività repressa
per eccesso di difesa (palpitazioni, tachicardie,
angina).
In medicina cinese è considerata la pianta
della “pienezza del Cuore e dell’Intestino
tenue”. Secondo gli antichi Cinesi il Cuore,
per mantenersi in perfetta efficienza, deve avere
un funzionamento simile ad una condotta d’acqua
che deve rimanere vacante perché ogni emozione
possa scorrere liberamente, senza mai fissarsi.
Questo non significa educare la mente a sbarrare
la porta al sentimento ma imparare a vivere intensamente
le esperienze, per poi distaccarsene lasciandole
sullo sfondo.
La
causa di aritmie, angine, palpitazioni, è
una riduzione parziale o totale del flusso sanguigno
diretto ad alimentare e nutrire il centro dell’uomo,
espressione somatica di un conflitto in cui i
freni inibitori cercano di schiacciare e annientare
le pulsioni vitali. Il biancospino è il
rimedio fitoterapico indicato per calmare gli
eccessi di Fuoco-Calore che iniziano nella loggia
del Legno (Fegato, Cistifellea) e colpiscono il
Cuore. È uno dei più potenti antispasmodici
esistenti in natura, vero toccasana in un gran
numero di affezioni cardiache e nervose, efficace
in molti disturbi da distonia neuro-vegetativa,
frena l’eterno peregrinare della mente,
concedendole la sospirata quiete. Porta sollievo
all’ansia, liberandoci dalla morsa dello
stress, infonde il coraggio di vivere ai timorosi
e ai dispersivi, incapaci di tener fede all’obiettivo,
pronti a ritirarsi alle prime difficoltà.
È la pianta della volontà, è
Marte, abituato a tradurre rapidamente l’impulso
in azione, eludendo il controllo della ragione.
Analogicamente vicina alla parte sinistra del
corpo, quella del cuore, legata all’emotività,
migliora la circolazione lasciando le emozioni
libere di fluire all’interno del sangue.
Aiuta a saper discernere tra necessità
e desiderio, ad allenare la volontà, a
crocefiggere il proprio io aprendo la porta all’utilizzo
delle energie per fini non eroici. Consente di
vivere ed alimentare il sentimento, togliendo
energia alle manifestazioni egoiche della personalità.
Permette di riconoscere quanto le rinunce e i
sacrifici, a volte necessari, rafforzino la capacità
di perseverare, riscoprendo i valori reali della
vita e impedendo di perdersi nell’inseguire
false chimere. Il biancospino cresce lentamente,
senza fretta, insegnandoci così il segreto
della pazienza, della perseveranza e della longevità.
Dal punto di vista psichico è particolarmente
indicato nei soggetti che temono l’ambiente
esterno, dal quale si sentono inconsapevolmente
minacciati e che reagiscono chiudendosi in se
stessi, mostrando un carattere particolarmente
burbero e spinoso, che quasi nulla concede alla
tenerezza; ma non appena si riesce a superare
tale barriera di spine, questi stessi individui
si rivelano totalmente inermi e scoperti. Spesso
sono persone sopraffatte dalle contrarietà
(le spine della vita), che intimamente ambirebbero
alla serenità emotiva e sentimentale, alla
dolcezza. Il biancospino difende il loro cuore,
il loro centro vitale e media, per così
dire, le caratteristiche estreme di scontrosità
e di dolcezza del loro carattere, permettendo
che esse coesistano più armonicamente.
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