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Psicologia
Il
regalo più bello: un “caldo
morbido”....
di Gabriella
D'Amore Costa
28/12/08
L’analisi
transazionale è una teoria della personalità
elaborata da Eric Berne negli anni 50 ed ha per
oggetto la transazione, ovvero lo scambio che
si verifica tra due individui che comunicano.
L’osservazione si concentra quindi sulle
comunicazioni reciproche che s’instaurano
tra le persone quando entrano in contatto tra
loro: ad ogni stimolo corrisponde una risposta
di un’altra persona.
Le singole transazioni normalmente fanno parte
di una serie. Alcune di queste serie o sequenze
di transazioni possono essere dirette, produttive,
sane; altre possono essere ambigue, distruttive.
L’analisi transazionale è un insieme
di tecniche finalizzate ad aiutare le persone
a conoscere, capire e modificare i propri comportamenti.
Punto di partenza di tutta l’esperienza
umana è l’"essere OK”:
nascere OK, riconoscersi OK, per far prendere
coscienza della posizione esistenziale “Io
sono OK, Tu sei OK”.
L’AT vuole essere un metodo per insegnare
a crescere, individuando la parte OK in noi e
negli altri, scegliendo l’influenza positiva
che da loro proviene.
Eric Berne sostiene che per l’essere
umano il bisogno di riconoscimento è fondamentale:
significa che esistiamo.
L’unità di riconoscimento fondamentale
sono le carezze; esse sono necessarie ed essenziale
per la nostra crescita fisica e spirituale.
Senza di esse, dice Berne, "la spina dorsale
avvizzisce." Carezza è qualsiasi gesto,
parola, comportamento, che dimostra che gli altri
si accorgono di noi.
È stato dimostrato che un neonato ha bisogno
del contatto fisico per rimanere in vita. Gli
adulti possono accontentarsi di un contatto fisico
più limitato e sopperiscono a questo con
lo scambio di “carezze”. Per questo
esistono carezze verbali e non verbali, carezze
positive, dette talvolta “caldomorbidi”
come le lodi o le espressioni di apprezzamento
o incondizionate che si ricevono per il semplice
fatto che esistiamo e danno a chi le riceve la
sensazione di essere “OK”. Al contrario
vi sono carezze negative che sono forme di riconoscimento
sgradevoli o dolorose, come il sarcasmo, l’umiliazione,
uno schiaffo, un insulto o condizionate che si
ricevono in base a quello che facciamo.
Le carezze negative fanno sentire non OK chi le
riceve. Tuttavia, anche se non piacevoli, sono
pur sempre una forma di riconoscimento e non fanno
"avvizzire la spina dorsale." Questa
è la ragione per cui una persona preferisce
carezze negative piuttosto che nessuna carezza.
Questo spiega perché certe persone sembrano
farsi del male intenzionalmente nelle loro relazioni
con altre persone: non perché amino "farsi
del male," ma perché non riescono
ad avere un riconoscimento positivo e preferiscono
carezze negative dolorose piuttosto che stare
senza carezze.
Tuttavia, si può imparare a scambiarsi
carezze liberamente, ad aprire il proprio cuore,
a dare e chiedere carezze senza vergogna né
imbarazzo. Persone diverse preferiscono carezze
diverse, e ognuno ha le sue preferenze, i suoi
desideri segreti. Vi sono molti tipi di carezze
positive: ci sono le carezze fisiche e quelle
verbali. Le carezze fisiche possono essere abbracci,
baci, carezze, leggere o intense, sensuali o solo
amichevoli, affettuose o appena canzonatorie.
Le carezze verbali possono riguardare l’aspetto
di una persona: il viso, il corpo, il portamento,
le movenze; o la personalità: l’intelligenza,
la sensibilità, l’amorevolezza, il
coraggio. In ogni caso la persona ha bisogno e
merita di ricevere carezze; se le chiede, generalmente
trova qualcuno che ha proprio le carezze che lei
desidera ed è disposto a dargliele.
A questo proposito vorrei ora raccontarvi una
favola scritta da Claude
Steiner, allievo di Eric Berne, sull’importanza
di dare e ricevere carezze.....
“C'era una volta un luogo, molto, molto,
molto tempo fa, dove vivevano delle persone felici.
Fra queste persone felici ce n'erano due che si
chiamavano Luca e Vera. Luca e Vera vivevano con
i loro due figli Elisa e Marco.
Per poter comprendere quanto erano felici, dobbiamo
spiegare come erano solite andare le cose in quel
tempo e in quel luogo.
Vedete, in quei giorni felici, quando un bimbo
nasceva trovava nella sua culla, posto vicino
a dove appoggiava il suo pancino, un piccolo,
soffice e caldo sacchetto morbido. E, quando il
bambino infilava la sua manina nel sacchetto,
poteva sempre estrarne un… "caldomorbido".
I caldomorbidi in quel tempo erano abbondantissimi
e molto richiesti perché, in qualunque
momento una persona ne sentisse il bisogno, poteva
prenderne uno e subito si sentiva calda e morbida
a lungo.
Se, per qualche motivo, la gente non avesse ricevuto
con una certa regolarità dei caldomorbidi,
avrebbe corso il rischio di contrarre una strana
e rara malattia. Era una malattia che partiva
dalla spina dorsale e che lentamente portava la
persona ad incurvarsi, ad appassire e poi a morirne.
In quei giorni era molto facile procurarsi i caldomorbidi:
se qualcuno li chiedeva, trovava sempre qualcun
altro che li dava volentieri. Quando uno, cercando
nel suo sacchetto, tirava fuori un caldomorbido,
questo aveva la dimensione di un piccolo pugno
di bambina ed un colore caldo e tenero. E subito,
vedendo la luce del giorno, questo sorrideva e
sbocciava in un grande e vellutato caldomorbido.
E quando era posto sulla spalla di una persona,
o sulla testa, o sul petto, e veniva accarezzato,
piano piano si scioglieva, entrava nella pelle
e subito la persona si sentiva bene e per lungo
tempo.
La gente a quel tempo si frequentava molto e si
scambiava reciprocamente caldomorbidi. Naturalmente
questi erano sempre gratis ed averne a sufficienza
non era mai un problema.
Come dicevamo poc'anzi, con tutta questa abbondanza
di caldomorbidi, in questo paese tutti erano felici
e contenti, caldi e morbidi per la gran parte
del tempo.
Ma, un brutto giorno, una strega cattiva che viveva
da quelle parti si arrabbiò, perché,
essendo tutti così felici e contenti, nessuno
comprava le sue pozioni e i suoi unguenti.
La strega, che era molto intelligente, studiò
un piano diabolico.
Una bella mattina di primavera, mentre Vera giocava
serena in un prato con i bambini, avvicinò
Luca e gli sussurrò all'orecchio:
"Guarda Luca, guarda Vera come sta sprecando
tutti i caldomorbidi che ha, dandoli a Elisa.
Sai, se Elisa se li prende tutti, può darsi
che, a lungo andare, non ne rimangano più
per te".
Luca rimase a lungo soprappensiero. Poi si voltò
verso la strega e disse: "Intendi dire che
può succedere di non trovare più
caldomorbidi nel nostro sacchetto tutte le volte
che li cercheremo?".
E la strega rispose: "Proprio così.
Quando saranno finiti, saranno finiti. E non ne
avrete assolutamente più".
Detto questo volò via, sghignazzando fra
sé.
Luca fu molto colpito da quanto aveva detto la
strega e da quel momento cominciò ad osservare
e a ricordare tutti i momenti in cui Vera dava
caldomorbidi a qualcun altro.
Di lì in poi divenne timoroso e turbato,
perché gli piacevano i caldomorbidi di
Vera e non voleva proprio rimanere senza. E pensava
pure che Vera non facesse una cosa buona a dare
tutti quei caldomorbidi ai bambini e alle altre
persone.
Cosi cominciò ad intristirsi tutte le volte
che vedeva Vera elargire un caldomorbido a qualcun
altro. E poiché Vera gli voleva molto bene,
essa smise dì offrire così spesso
caldomorbidi agli altri, riservandoli invece per
lui.
I bambini, vedendo questo, cominciarono naturalmente
a pensare che fosse una cattiva cosa dar via caldomorbidi
a chiunque e in qualsiasi momento venissero richiesti
o si desiderasse farlo e, piano piano, senza quasi
nemmeno accorgersene, diventarono sempre più
timorosi di perdere qualcosa.
Così anch'essi divennero più esigenti.
Tennero d'occhio i loro genitori e, quando vedevano
che uno di loro donava un caldomorbido all'altro,
anche loro impararono a intristirsi. Anche i loro
genitori se ne scambiavano sempre di meno e di
nascosto, perché così pensavano
che non li avrebbero fatti soffrire.
Sappiamo bene come sono contagiosi i timori. Infatti,
ben presto queste paure si sparsero in tutto il
paese e sempre meno si scambiarono caldomorbidi.
Nonostante ciò le persone potevano comunque
sempre trovare un caldomorbido nel loro sacchetto
tutte le volte che lo cercavano, ma essi cominciarono
a estrarne sempre meno, diventando nel contempo
sempre più avari.
Presto la gente cominciò a sentire mancanza
di caldomorbidi e, di conseguenza, a sentire meno
caldo e meno morbido. Poi qualcuno di loro cominciò
ad incurvarsi e ad appassire e talvolta persino
a morire. Quella malattia, dovuta alla mancanza
dì caldomorbidi, che prima della venuta
della strega era molto rara, ora colpiva sempre
più spesso.
E sempre di più la gente andava ora dalla
strega per comprare pozioni e unguenti, ma, nonostante
ciò, non aveva l'aria di star meglio.
Orbene, la situazione stava diventando di giorno
in giorno più seria. A pensarci bene la
strega cattiva in realtà non desiderava
che la gente morisse (infatti pare che i morti
non comprino balsami e pozioni), così cominciò
a studiare un nuovo piano. Fece distribuire gratuitamente
a ciascuno un sacchetto in tutto simile a quello
dei caldomorbidi, ma questo era freddo mentre
l'altro era caldo. Dentro il sacchetto della strega
infatti c'erano i "freddoruvidi". Questi
freddoruvidi non facevano sentire la gente calda
e morbida ma fredda e scontrosa. Comunque fosse,
i freddoruvidi un effetto ce l'avevano: impedivano
infatti che la schiena della gente si incurvasse
più di tanto e, anche se sgradevoli, servivano
a tenere in vita gli abitanti di quel paese che
una volta era stato felice.
Così tutte le volte che qualcuno diceva:
"Desidero un caldomorbido", la gente,
arrabbiata e spaventata per il loro rarefarsi,
rispondeva: "Non ti posso dare un caldomorbido,
vuoi un freddoruvido?".
E, a volte, capitava persino che due persone a
passeggio insieme pensavano che avrebbero potuto
scambiarsi dei caldomorbidi, ma una o l'altra
delle due, aspettando che fosse l'altra ad offrirglielo,
finiva poi per cambiare idea, e si scambiavano
dei freddoruvidi.
Stando così le cose, ormai sempre meno
gente moriva di quella malattia, ma un sacco di
persone erano sempre infelici e sentivano molto
freddo e molto ruvido.
È inutile dire che questo fu un periodo
d'oro per gli affari della strega.
La situazione peggiorava ogni giorno. I caldomorbidi,
che una volta erano disponibili come l'aria, divennero
merce di grande valore e questo fece sì
che la gente fosse disposta ad ogni sorta di cose
pur di averne. In certi casi i caldomorbidi venivano
estorti con l'inganno, in altri con violenza e,
quando ciò avveniva, succedeva una cosa
strana: questi non sorridevano più, sbocciavano
poco e diventavano scuri.
Prima che la strega facesse la sua apparizione
la gente era solita trovarsi in gruppi di tre
o di quattro o anche di cinque persone senza minimamente
preoccuparsi di chi fosse a dare i caldomorbidi.
Dopo la venuta della strega la gente cominciò
a tenere per sé tutti i propri caldomorbidi,
e a darli al massimo ad un'altra persona. Qualche
volta succedeva che quelli che davano a persone
esterne dei caldomorbidi si sentivano in colpa
perché pensavano che il proprio partner
molto probabilmente ne sarebbe stato dispiaciuto
e geloso. E quelli che non avevano trovato un
partner sufficientemente generoso andavano a comprare
i loro caldomorbidi e questo gli costava molte
ore di lavoro per racimolare il denaro.
Un altro fatto sorprendente ancora succedeva.
Alcune persone prendevano i freddoruvidi, che
si trovavano facilmente e gratuitamente, li camuffavano
ad arte con un'apparenza piacevole e morbida e
li spacciavano per caldomorbidi. Questi caldomorbidi
contraffatti venivano chiamati caldomorbidi di
plastica e finirono per procurare guai ulteriori.
Per esempio, quando due persone si volevano scambiare
reciprocamente dei caldomorbidi pensavano, è
ovvio, che si sarebbero sentiti bene, ma, in realtà,
nulla cambiava e continuavano a sentirsi come
prima e forse anche un pochino peggio. Ma, poiché
pensavano in buona fede di essersi scambiati dei
caldomorbidi genuini, rimanevano molto confusi
e disorientati, non comprendendo che il loro freddo
e le loro sensazioni sgradevoli erano in realtà
il risultato dell'essersi scambiati caldomorbidi
di plastica.
Così la situazione si aggravava di giorno
in giorno.
I caldomorbidi erano sempre più rari e,
a volte, anche guardati con sospetto, perché
si confondevano con quelli di plastica, contraffatti.
I freddoruvidi erano abbondanti e sgradevoli e
tutti pareva volessero regalarli agli altri. C'era
molta tristezza, paura e diffidenza e tutto questo
era iniziato con la venuta della strega, che aveva
convinto le persone che, a forza di scambiarsi
caldomorbidi, un giorno non lontano avrebbe avuto
la sorpresa di scoprire che erano finiti.
Passò ancora del tempo e, un giorno, una
donna florida e graziosa, nata sotto il segno
dell'Acquario, giunse in quel paese sfortunato,
portando il suo sorriso limpido e cordiale.
Non aveva mai sentito parlare della strega cattiva
e non nutriva alcun timore che i suoi caldomorbidi
finissero. Li dava liberamente, anche quando non
erano richiesti. Molti la disapprovavano perché
pensavano che fosse sconveniente per i bambini
vedere queste cose e temevano per la loro educazione.
Ma essa ai bambini piacque molto, tanto che la
circondavano in ogni momento. E anche loro cominciarono
a provare gusto nel dare agli altri caldomorbidi
quando gliene veniva voglia. I benpensanti corsero
ben presto ai ripari facendo approvare una legge
per proteggere i bambini da un uso spregiudicato
di caldomorbidi. Secondo questa legge era un crimine
punibile dare caldomorbidi ad altri che non alle
persone per cui si avesse avuto una licenza. E,
per maggiore garanzia, queste licenze di darsi
caldomorbidi si potevano avere per una sola persona
e spesso duravano tutta la vita.
Molti bambini comunque fecero finta di non conoscere
la legge e, in barba a questa, continuarono a
dare ad altri caldomorbidi quando ne avevano voglia
o quando qualcuno glieli chiedeva. E, poiché
c'erano molti, molti bambini - così tanti
forse quanto i benpensanti - cominciò ad
apparire chiaro che la cosa era molto difficile
da contenere.
A questo punto sarebbe interessante sapere come
andò a finire. Riuscì la forza della
legge e dell'ordine a fermare i bambini? Oppure
furono invece i benpensanti a scendere a patti?
E Luca e Vera, ricordando i giorni felici dove
non c'era limite di caldomorbidi, ricominciarono
a donarli ancora liberamente?
La ribellione serpeggiava ovunque nel paese e
probabilmente toccò anche il luogo dove
vivete. Se voi volete (e io sono sicuro che voi
lo volete), potete unirvi a loro a offrire e a
chiedere caldomorbidi e, in questo modo, diventare
autonomi e sani senza più il rischio che
la vostra schiena si ripieghi per la sofferenza
e rischi di raggrinzirsi...”.
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