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Parto
naturale
Nascere...
secondo natura
di Anna Maria Gioacchini
Ostetrica e Presidente dell'Associazione Nascere
e Crescere
www.nascereecrescere.it
Un tempo la nascita era un evento vissuto in ambito
familiare, nella quotidianità, sostenuta
dalla solidarietà di tutte le donne della
comunità.
Il piccolo veniva accolto, avvolto e lasciato
tra le braccia della mamma per permettere ad entrambi
di scambiarsi il piacere di riconoscersi.
In questi ultimi 50 anni in Italia la nascita
ha subito tanti cambiamenti, condizionamenti,
manipolazioni e contaminazioni come la nostra
madre terra. La gravidanza, il parto, la nascita,
la prima infanzia sono diventati un grande e proficuo
mercato senza nessun rispetto dei protagonisti
di eventi cosi importanti per la storia personale
di ognuno e necessari per ogni società.
Ed essere favorevoli al rispetto del parto naturale
non vuol dire essere dei nostalgici acritici del
passato e rifiutare ogni eventuale tecnologia
appropriata e rispettosa degli individui e dell’ambiente
circostante. Cosi come progredire non vuol dire
rinnegare tutto il passato. Un tempo la nascita
era un evento vissuto in ambito familiare, nella
quotidianità, sostenuta dalla solidarietà
di tutte le donne della comunità.
Il piccolo veniva accolto, avvolto e lasciato
tra le braccia della mamma per permettere ad entrambi
di scambiarsi il piacere di riconoscersi. Alla
madre non veniva sottratto il piacere di gratificarsi
di tanto impegnativo lavoro ed al piccolo veniva
lasciato il tempo necessario per imparare a succhiare
dal seno il benefico colostro. - il primo latte
che madre natura offre ad ogni neonato -. Avveniva
naturalmente e senza strappi il passaggio alla
vita, dalla avvolgente culla uterina a braccia
accoglienti e premurose. Senza far uso di farmaci,
ma attraverso la suzione del seno si stimolava
la produzione endogena di ossitocina che, dopo
il parto, permette l’espulsione della placenta
e successivamente la regressione uterina. Da quando,
però, Ia riproduzione umana è diventata
campo esclusivo della medicina, delle tecniche
chirurgiche e della tecnologia, la nascita ha
mutato il suo volto e il suo linguaggio in ambito
psicologico, sociale ed economico. La gravidanza,
il parto che erano vissuti come momenti conseguenti
della sessualità femminile, sono stati
trasformati in eventi medici, da curare. Da naturali
sono diventati “fisiologici” e patologici.
Le donne erano le detentrici di un “sapere”
che ne determinava la loro forza al momento del
parto e lo tramandavano di donna in donna. Cambiando
il luogo, dalla casa all’ospedale, sono
cambiate anche le persone che si occupano dell’assistenza,
la gestione viene affidata al medico, al ginecologo,
e il parto da atto intimo, personale, naturale
- nella maggioranza dei casi - diviene atto medicochirurgico.
Mentre prima la donna veniva incoraggiata, sostenuta
dalle altre donne e dall’ostetrica, si fa
largo la modalità standardizzata e specialistica
rivolta indiscriminatamente a tutte le donne anche
quelle in perfetta salute (cioè la maggioranza).
Vengono imposti di routine la posizione supina,
la rasatura del pube, la somministrazione di farmaci
per indurre o accelerare il travaglio, l’episiotomia
(taglio della vagina).
Tutti i neonati vengono tolti alle loro madri
e aspirati, ripuliti della vernice caseosa e posti
nella culla termica per essere poi trasferiti
nelle nurserie dopo aver permesso ai padri di
dare un rapido sguardo. Tutti subiscono lo stesso
rituale anche quelli sani, la maggioranza. Queste
e molte altre pratiche introdotte si mostrano
più funzionali all’organizzazione
della struttura e dei sanitari piuttosto che ad
un effettivo miglioramento dell’assistenza
al travaglio e al parto, come dimostra una dettagliata
e ampia ricerca scientifica internazionale. Partorienti
e ostetriche subiscono uno stesso destino, perdono
il loro reale ruolo. L’ambiente da privato,
accogliente, rassicurante, diventa spersonalizzato,
affollato, freddo, ostile. Le indicazioni e limitazioni
dei sanitari, spesso inutili, controproducenti,
lasciano posto alla sfiducia nelle proprie capacità
di partorire. Le donne sembrano aver perduto anche
la capacità di scegliere strumenti, modalità
e tempi per affrontare al meglio questo evento
tanto impegnativo quanto gratificante. Aumentano
in compenso le tensioni le paure e le insicurezze.
Il processo della nascita cosi intimo e soggettivo
vissuto in maniera passiva, come un intervento,
ha generato nelle donne un enorme e deleterio
senso di inadeguatezza e tante ansie ad esso connesse.
Le sale parto diventano come catene di montaggio
dove in fretta si deve “far” partorire,
la donna diventa un utero da svuotare e il neonato
un potenziale malato da curare. Pochi gesti veloci,
spesso violenti che nulla hanno a che vedere con
le esigenze di madre e bambino. Persone ridotte
a solo corpo. Ogni donna porta con sé la
sua cultura, il suo modo di essere, il suo pudore,
la sua emotività, tutta la sua storia e
non tenerne conto durante la gravidanza ed il
travaglio può condizionarne lo svolgimento
e lasciare tracce indelebili. Pazienza, condivisione,
sostegno, rispetto, calore, intuizione, entusiasmo,
qualità che un tempo erano proprie della
professione ostetrica scompaiono. Si fanno sempre
più numerosi gli interventi, l’uso
di tecnologie e tagli cesarei. Oggi l’Italia
detiene il secondo posto a livello mondiale per
tasso di cesarei. Un primato di cui, certo, non
andare fieri. E per il quale l’Organizzazione
Mondiale della Sanità ci ha rivolto appelli
e moniti.
Le donne hanno perduto la capacità di partorire?
Personalmente credo proprio di no. E contesto
a gran voce chi dice che sono aumentati per garantire
la salute a madri e bambini. Se cosi fosse l’aumentato
ricorso al taglio cesareo avrebbe dovuto diminuire
ulteriormente il tasso di morbilità e mortalità
materna e perinatale. Ma le statistiche cosi non
dicono, anzi ci dimostrano che da moltissimi anni
sono ferme ad un apprezzabile tasso, ma ferme.
Le vere cause che hanno determinato l’abbattimento
della morbilità e mortalità materna
e perinatale sono il miglioramento delle condizioni
economiche, alimentari, igieniche e l’uso
di diverse tecniche diagnostiche preventive che
permettono di individuare le gravidanze e i parti
a rischio. È interessante lo studio effettuato
in Brasile, primo al mondo per tagli cesarei.
Nelle strutture private, in cui accedono solo
le donne delle classi più abbienti, si
effettuano finanche il 70 % di tagli cesarei e
il tasso scende anche a meno del 20% in quelle
pubbliche.
È dalla fine degli anni ‘70 che in
Italia si diffonde tra le donne la consapevolezza
dell’ “esproprio” del parto
e la richiesta, dapprima isolata, poi sempre più
massiccia, del rispetto dei propri diritti, di
quelli del proprio bambino e di quelli di genitori
che necessitano di sostegno e valorizzazione delle
proprie competenze. E come va in un sistema di
mercato, la domanda ha determinato l’offerta.
Infatti diverse strutture, pubbliche e private,
stanno modificando l’assistenza a madri
e neonati. A parte qualche isola felice soprattutto
al nord, c’è ancora molto da fare.
È difficile cambiare atteggiamenti consolidati,
usi e costumi ritenuti “validi”. È
necessario divulgare informazioni per evitare
che le donne, le coppie arrivino al parto senza
conoscere le opportunità e quindi poter
effettuare scelte consapevoli. Spesso gli stessi
operatori che si occupano della nascita non sanno
dell’esistenza del documento “Tecnologia
appropriata per la nascita” del 1985 emanato
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
che mette in discussione già da molti anni
l’uso inappropriato di diverse pratiche
ostetriche e pediatriche comunemente adottate.
Per non parlare delle leggi regionali, emanate
in diverse regioni, per “umanizzare”
l’assistenza durante il parto e i giorni
successivi, spesso sconosciute e disattese.
E che dire dell’epidurale che in alcune
strutture viene effettuata di routine? E indubbiamente
una tecnica che ha i suoi aspetti positivi come
il taglio cesareo, quando servono. Come non indignarsi
se, per promuoverne l’uso, alcune donne
riferiscono di essere state apostrofate con frasi
del tipo “Ma signora, cosi non sentirà
proprio niente”. E la nascita di un figlio
è niente? Si dice spesso che sono le donne
oggi a richiedere l’uso del taglio cesareo
e l’epidurale. Sono sempre bisogni reali
o indotti? Nella maggior parte dei casi, i bimbi
sanno come venire al mondo e le loro madri come
partorirli. Sarebbe molto più economico
ed etico offrire un ambiente accogliente e sicuro;
strumenti e alternative per superare il “dolore”
del parto. Il travaglio è una giornata
che prepara all’evento più coinvolgente
e carico di sensazioni ed emozioni. Corpo e mente
sono cosi congiuntamente coinvolti a realizzare
la magia più straordinaria, che intervenire
con atti impropri e non necessari, è un
oltraggio alla natura e alle potenzialità
di cui ha dotato le donne.
Bibliografia:
M. Enkin, M. Keirse, I. Chalmers - L’efficacia
delle procedure di assistenza alla gravidanza
e al parto. Red Edizioni.
15 raccomandazioni dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità
1. Il benessere psicologico della
neo-madre deve essere assicurato permettendo,
durante il parto, il libero accesso a una persona
di sua scelta e favorendo la possibilità
che riceva visite nel periodo post-natale; l’equipe
terapeutica deve comunque assicurare un supporto
emotivo;
2. a tutte le donne che partoriscono
in una istituzione deve essere garantito il rispetto
dei loro valori e il diritto a porre in atto quelle
pratiche che appartengono alla loro cultura;
3. l’induzione del travaglio
dovrebbe essere riservata solo in quelle situazioni
in cui vi sono specifiche indicazioni mediche
ed in nessuna regione geografica si dovrebbe avere
un tasso superiore al 10%;
4. in nessuna regione geografica
si giustifica una percentuale di parti cesarei
superiore al 10-15%;
5. non c’è nessuna
prova che dopo un precedente cesareo sia richiesto
un ulteriore cesareo per la gravidanza successiva;
parti vaginali, dopo cesareo, dovrebbero essere
incoraggiati;
6. non c’è nessuna
indicazione medica per la rasatura del pube e
per il clistere prima del parto;
7. la rottura artificiale delle
membrane, fatta di routine, non ha nessuna giustificazione
scientifica e se richiesto si raccomanda solo
in uno stadio avanzato del travaglio;
8. durante il travaglio ed il
parto si dovrebbe evitare la somministrazione
routinaria di analgesici o anestetici che non
siano richiesti specificamente per correggere
o prevenire complicazioni;
9. il monitoraggio elettronico
fetale dovrebbe essere eseguito solo in situazioni
mediche particolarmente selezionate e nel travaglio
indotto;
10. si raccomanda di non mettere
la donna nella posizione supina durante il travaglio
e il parto, incoraggiarla a camminare durante
il travaglio e permetterle di scegliere liberamente
quale posizione adottare durante il parto;
11. l’uso sistematico dell’episiotomia
non è giustificato;
12. Il neonato in salute deve
restare con la madre ogni volta che le condizioni
di salute di entrambi lo permettano; nessun processo
di osservazione della salute del neonato giustifica
la separazione dalla madre;
13. si deve promuovere immediatamente
l’inizio dell’allattamento, anche
prima che sia lasciata la sala parto;
14. l’allattamento costituisce
l’alimentazione normale e ideale del neonato
e dà allo sviluppo del bambino basi biologiche
ed effetti impareggiabili;
15. in gravidanza si raccomanda
un’educazione sistematica sull’allattamento
al seno, poiché attraverso un’educazione
ed un sostegno adeguato tutte le donne sono in
grado di allattare il proprio bambino; si devono
incoraggiare le madri a tenere il bambino vicino,
offrendogli il seno ogni volta che lo richiede;
si raccomanda di prolungare il più possibile
l’allattamento al seno ed evitare aggiunte
di preparati per lattanti: una madre in buona
salute non ha bisogno di dare alcun complemento
fino ai 4-8 mesi di vita del bambino.
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