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Counseling
Chi è il Counselor ad approccio Umanistico Pluralistico Integrato?....
di Gabriella D'Amore Costa
10 novembre 2008

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Quasi sempre quando mi presento e illustro il mio lavoro di Counselor mi viene chiesto la scuola da dove provengo e il tipo di formazione effettuata. Quando dico che sono un Counselor Espressivo ad approccio Umanistico Pluralistico Integrato la confusione è totale; proverò di seguito a chiarire un po’ cosa c’è dietro a questi “altisonanti paroloni”....
Il modello didattico che propone la mia scuola di formazione, ASPIC (Associazione Per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Comunità), ha le sue origini nella Fenomenologia e nella Psicologia Umanistica. Tuttavia nella ricerca costante di una prospettiva adatta alle esigenze del cliente, per così dire “tagliata su misura”, volta ad accrescere soprattutto il potenziale globale della persona, la scuola ha voluto progressivamente sovra-posizionarsi rispetto alle teorie uniche, con l’obiettivo di raggiungere una integrazione pluralistica attraverso l’apertura a molteplici insegnamenti: la Gestalt, l’Analisi Transazionale, la Terapia Centrata sul Cliente, il Cognitivismo, la Psicodinamica.
Il senso di questa poliedricità che richiede flessibilità, apertura e dinamismo da parte dell’operatore ha l’obiettivo di tenere nella dovuta considerazione le esigenze del cliente ed i problemi che egli porta nel setting.
Le tecniche, così modulate, sono diventate piuttosto delle strategie integrate: una sorta di incontro trasversale tra tecniche affettivo-emotive come quelle gestaltiche, e rogersiane, affettivo-cognitive, tra cui l’Analisi Transazionale; le tecniche cognitivo-comportamentali e quelle ecologico-sistemiche tipiche del modello strutturale familiare, strategico e sistemico.
Il Counselor osserva a livello fenomenologico quello che accade nel “qui e ora” e nel rispetto dei bisogni emergenti modula l’uso delle tecniche e si costruisce una mappa di trattamento unica, per così dire stampata su misura del cliente.
In una fase particolare del percorso può essere necessario l’uso di tecniche di Problem Solving, di derivazione comportamentale-cognitivista ed in altre può essere richiesto l’uso di tecniche gestaltiche, più esperienziali e direttive, o rogersiane, più rivolte all’accoglienza e alla chiarificazione. La professionalità del Counselor si riconosce dalla capacità di individuare tali differenti momenti, che contengono esigenze diverse di adattamento, e di districarsi tra i molteplici scenari che gli si presentano.
Come ho detto in apertura i due grandi pilastri su cui poggia il modello ASPIC sono la Fenomenologia e la Psicologia Umanistica.
La Fenomenologia, che ha in Husserl il suo più esimio rappresentante, pretende d'essere un ritorno alle cose, è il tentativo di lasciar parlare le cose, cogliendo, nel loro dire, quegli aspetti che più interessano la coscienza umana (come i valori, le essenze, ecc.). Per poterli cogliere il ricercatore deve liberarsi da tutte le opinioni preconcette (sospensione del giudizio). La spiegazione dei fenomeni diventa secondaria ed emerge, invece, la tendenza a puntare sui processi, sul “come”, a “comprendere”, anziché spiegare. Primario, fra tutti, diventa il processo del divenire, che si attualizza nella realizzazione dell’Uomo.
La Psicologia Umanistica, definita la Terza Forza rispetto al Comportamentismo e alla Psicoanalisi, si distingue per l’immagine positiva, attiva e responsabile dell’individuo e delle sue componenti sane e per la considerazione che rivolge al contesto relazionale e ai bisogni della persona.
La Psicologia Umanistico-esistenziale concede molto spazio all’esperienza, alla capacità dell’uomo ad autodeterminarsi, valorizzando la capacità di scelta, la creatività, la valutazione e l’autorealizzazione. Essa riporta l'essere umano al centro, ridandogli fiducia in se stesso, insegnandogli a riconoscere e usare con responsabilità la sua libertà.
Tra i principali esponenti di questa corrente troviamo Abraham Maslow, che si è concentrato sullo studio della personalità sana e sulla gerarchia dei bisogni esistenti a cui l’uomo si rapporta nella propria vita, Rollo May, attento all'essere e al suo divenire, Viktor Frankl, che ha sottolineato l'importanza di dare un senso alla propria vita, Carl Rogers, dalla visione dell'essere umano così ottimistica (tendenza attualizzante), basata su libertà e responsabilità, Fritz Perls, con la sua fiducia nella capacità di autoregolazione degli esseri umani, l’importanza del “processo”, la centralità del contatto emotivo Io-Tu, la responsabilità della persona nella propria vita, l’importanza del “qui e ora”.
Il primo passo dell’ASPIC verso la sintesi pluralistica è stata l’integrazione compiuta, tanto nell’insegnamento teorico, quanto nella pratica, tra due orientamenti di tipo umanistico-esistenziale: l’approccio centrato sul cliente, introdotto da Carl Rogers, e la terapia della Gestalt, introdotta da Frits Perls.
Lo scopo di ciò era quello di far “vivere” le persone non solo farle “raccontare”, attraverso le esperienze di training gestaltico, integrando la teoria con i momenti esperienziali e con le metodologie applicative.
In seguito, il secondo passo fatto dall’ASPIC è stato quello di estendere l’integrazione a coppie di orientamenti fino a giungere all’integrazione pluralistica nella convinzione primaria che l’essere umano è unione di soma e psiche, di pensiero ed emozione e che quindi la “cura” deve necessariamente tener conto di tutte le variabili in gioco.
Oggi, i frutti della ricerca più recente all’interno dell’ASPIC hanno portato all’incontro tra teorie di stampo corporeo come la Bioenergetica con la Gestalt e l’Analisi Transazionale. In questo caso l’attenzione che la Bioenergetica rivolge ai due livelli, emotivo e somatico, e l’interesse dell’Analisi Transazionale verso il livello comportamentale e cognitivo, consentono all’operatore una visione a 360° del cliente stesso attraverso una integrazione che avviene nell’uso delle tecniche a lui più rispondenti.
In definitiva, la lezione ultima che il percorso ASPIC vuole dare è quello di una notevole apertura verso la ricerca dei fattori che accomunano i vari orientamenti, contrariamente all’esempio dato dalle scuole cosiddette “monotematiche” in modo da avere un’ampia scelta di possibili strategie così da orientare l’intervento di aiuto non tanto partendo dalle teorie di riferimento del Counselor, quanto dalle esigenze che di volta in volta il cliente porta nella seduta.

Si viene così a creare una figura di Counselor a “tutto tondo” che nella scelta del trattamento prende in considerazione tutte le possibili tecniche e strategie per agevolare il cliente non perdendo mai di vista i suoi bisogni e gli obiettivi co-prodotti insieme a lui.
Un Counselor aperto e flessibile alle varie metodologie, attento alle sue intuizioni nella scelta di quella più adatta per il suo cliente in ogni particolare momento del percorso.
Un Counselor capace di non restare attaccato ad un solo impianto teorico, cercando di far rientrare ogni bisogno del cliente in quel contenitore, bensì pronto ad intervenire creativamente adattandosi di volta in volta alla persona “unica” che ha davanti.
Un Counselor che si “mette in gioco” con ogni nuovo cliente e ad ogni nuova seduta sperimentando insieme a lui emozioni e nuove strategie.
In aggiunta a tutto questo la mia formazione specifica ha una ulteriore freccia nella faretra: l’Arte.
Il Counseling Espressivo, infatti, si avvale di una ulteriore integrazione unendo l'esperienza del Counseling con le modalità creative. Svariate tecniche come la pittura, il collage, la fotografia, la poesia possono creare nella relazione un valore aggiunto permettendone una maggiore elaborazione dei contenuti. L'immagine interna, attraverso l'azione creatrice, diventa immagine esterna, visibile, esponendosi per essere condivisa e per comunicarci la realtà propria del cliente mantenendo, apparentemente, intatte le sue difese..
Attraverso l’espressione artistica, la persona esprime contenuti personali che possono essere ricordi, sensazioni, emozioni ed attua un riconoscimento di sé e della propria presenza in grado di lasciare una traccia. Inoltre, nel momento in cui le sensazioni si traducono nell'oggetto artistico, avviene un processo di autocomprensione più profonda. Questo accade perché il riuscire a raffigurare immagini, sentimenti ed emozioni, dando ad essi una forma visiva concreta, permette di poterli osservare come qualcosa di staccato da sé, mettendo in atto quella “distanza emotiva” necessaria alla loro esplorazione. Ecco allora che anche nelle immagini più cariche di sofferenza e di angoscia si crea uno spazio di comprensione ed elaborazione.
Inoltre il medium artistico consente alle persone di “fare cose” delle quali non si credevano capaci, permettendo così la nascita di una funzione rimasta sino ad allora in embrione, come se il contatto con l'espressione drenasse delle energie, riconnettendo così il cliente con il suo potenziale concedendosi così il permesso di trovare un nuovo modo d'essere.


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