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La sfida educativa della scuola di oggi è stimolare l’intelligenza emotiva dei giovani
di Carla Ginanneschi
18/11/08

Questo l’argomento di un complesso ed interessante seminario sul disagio della scuola che si è tenuto nell’Aula Magna-Università Roma TRE, giovedì 16 ottobre, dalle ore 9,30 alle ore 18, organizzato dalla Fondazione Di Liegro ("La scuola di fronte alle esigenze emotive dei giovani, degli insegnanti e della società. L'intelligenza delle emozioni come sfida educativa")
Tanti gli interventi durante la giornata e tutti hanno avuto come tema l’intelligenza emotiva e l’importanza per la scuola di stimolare questa alfabetizzazione delle emozioni, solo questo tipo di educazione permetterà poi di dar seguito a tutti gli altri obiettivi educativi.
L’Italia occupa una delle ultime posizioni in Europa per quanto riguarda la dispersione scolastica, il numero dei ragazzi che raggiungono almeno un diploma, la partecipazione delle persone adulte a dei corsi di istruzione permanente e la spesa pubblica per l’istruzione. La scuola è il luogo dove avviene una crescita sociale, quanto più sarà incisiva sul territorio, tanto più avremo una società diversa nel prossimo futuro. È necessario investire nella scuola perché se non riusciremo a raggiungere certi risultati, un nutrito gruppo di giovani in un futuro ormai alle porte sarà socialmente emarginato e quindi pagheremo come Stato anche dal punto di vista economico. Gli investimenti sulla scuola non danno risultati a breve termine, la classe politica deve guardare lontano, i risultati arriveranno alla distanza. Oggi nella scuola non c’è comunicazione tra docenti e discenti, oppure è lacunosa. È questo che impedisce ai giovani di acquisire buona conoscenza e padronanza di uno stile comunicativo che faciliterà poi i loro rapporti di relazione e socializzazione. Solo se i ragazzi avranno una buona intelligenza emotiva, raggiungeranno uno stile comunicativo efficace che permetterà loro di avere capacità di ascolto e di accoglimento del disagio degli altri. Per prevenire e curare i problemi che spesso si verificano all’interno delle classi e per cercare di migliorare anche il rendimento degli allievi si può adottare una strategia operativa che è il counselling che si basa su tre principi: l’accettazione, l’ascolto attivo e l’empatia. Attraverso la capacità di accogliere le idee e i sentimenti dell’altro senza operare nessun tipo di giudizio, ma spontaneamente attraverso un ascolto attivo che sia empatico (è solo l’empatia, infatti, che permette una reale comprensione), gli insegnanti possono svolgere un lavoro capillare che darà poi i suoi frutti. Oggi la scuola vive un momento di grande difficoltà ed esiste un profondo disagio e negli alunni e negli insegnanti.
Dopo la presentazione della dott.ssa Luigina Di Liegro, vicepresidente Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro, e i saluti delle autorità, si sono alternati diversi oratori che hanno affrontato il tema da angolazioni diverse. Il primo è stato lo psichiatra Josè Mannu che ha parlato dell’importanza che riveste l’ambiente fisico circostante nei confronti dello sviluppo non solo cognitivo, ma anche affettivo dell’individuo, la mente è infatti strettamente intrecciata con esso. Si entra in relazione con gli altri attraverso un processo di mentalizzazione (trasformazione dei processi emotivi “fisici” in processi psicologici), pensare che l’altro pensa e può pensarla in modo diverso dall’io vuol dire accettare la possibilità di vivere insieme agli altri, di conservare la propria libertà di giudizio senza per questo negare quella delle altre persone con le quali l’io viene a contatto. Importante seguire i tempi di sviluppo emotivo del bambino cercando di sviluppare la comunicazione con gli altri puntando sui suoi punti di forza che andranno poi a rafforzare anche quelli più deboli. Occorre, ha aggiunto lo psichiatra, fare alfabetizzazione emotiva perché è questa la base per arrivare alla collaborazione e al dialogo tra le persone.
La prof.ssa Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, ha impostato la sua relazione sulla possibilità che se i bambini non vengono educati all’emotività possono avere un analfabetismo emotivo che impedirà loro di estrinsecare le proprie emozioni e, come logica conseguenza, avranno maggiore difficoltà a controllarle, andranno quindi soggetti a scoppi d’ira spesso non controllabili. La scuola può svolgere un ottimo lavoro: educare sentimentalmente i giovani, educarli all’ascolto dell’altro. Nell’adolescenza, ha aggiunto la relatrice, diventano importantissimi i modelli esterni alla famiglia, dobbiamo quindi valutare e il gruppo nel quale il giovane vive e il messaggio pubblicitario che riceve.
Il terzo intervento dall’intrigante titolo “Nella rete: i mondi di plastica nei quali s’impigliano i sogni degli adolescenti” è stato della dott.ssa Marida Lombardo Pijola, giornalista e scrittrice, che ha trattato in modo poetico il problema dei ragazzi di oggi sempre più esterni al loro io e sempre più soggetti ad una informazione veloce dovuta alla possibilità di utilizzare internet. La giornalista nel suo intervento ha dimostrato la sua preoccupazione per questi giovani e giovanissimi, inseriti in un mondo virtuale e drammaticamente isolati. Ormai, ha continuato, è un’emergenza e si deve fare qualcosa prima che sia troppo tardi. In giapponese, l’isolamento dal mondo reale nel quale questi ragazzi vivono senza prenderne attivamente parte, si chiama Hikikomori, ed è l’effetto drammatico del momento storico che stiamo vivendo.
Di seguito il Prof. Vincenzo Caretti, psicologo e psicoanalista, ha evidenziato il ruolo della dissociazione nella dipendenza da Internet. La rete ha infatti, sul soggetto condizionato, una funzione di protezione, di “rifugio della mente” (Steiner, 1993), riesce a generare esperienze che permettono al soggetto di disperdersi, probabilmente questa è la risposta a condizioni di stress che il soggetto non è capace di mentalizzare per un inadeguato sviluppo della capacità di regolare le emozioni.
Il Prof. Marco Mannucci del Dipartimento di Scienze dell’Educazione Università degli Studi-Firenze ha ribadito il concetto che la scuola oggi sembra non avere più cuore, e che tutti abbiano dimenticato che la didattica e l’apprendimento devono avere come base un’emozione, un legame affettivo. È necessario riscoprire queste cose se vogliamo recuperare il rapporto docente-discente. Gli insegnanti devono cercare di ricucire un rapporto basandosi sulla possibilità di insegnare ai giovani ad emozionarsi e condividendo con essi questi momenti.
Ancora tanti interventi, sulla sanità e la scuola la psicologa Maria Teresa Sarti ha nel suo intervento presentato un’esperienza congiunta nelle scuole per individuare i soggetti a rischio per difficoltà nell’apprendimento e per quelle affettive e comportamentali.
La Prof.ssa Franca Talone della Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro ha cercato di evidenziare una situazione problematica che esiste nella scuola dove non si fa educazione emotiva che è necessaria per permettere ai ragazzi di poter “contare” dentro se stessi e riuscire così a contrastare l’aggressione dei tantissimi stimoli che spesso non sono in grado di gestire.
Al termine sia dei lavori della mattina sia di quelli del pomeriggio ci sono stati interventi dei numerosi insegnanti presenti, che, consapevoli che la scuola deve essere rivista per offrire un valido contributo ai giovani e giovanissimi, hanno descritto il disagio che provano quando si rendono conto di essere impotenti di fronte al dilagare delle sollecitazioni che aggrediscono questi ragazzi e hanno formulato richieste per avere delucidazioni sull’iter didattico da seguire.
Il seminario è stato sicuramente molto valido perché ha cercato di mettere a nudo le nuove problematiche del Pianeta Scuola ed ha proposto agli operatori scolastici delle linee di condotta da seguire.


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