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Il danzare e le sue riposte creative
Dalla pittura alla danza, il racconto di un percorso femminile verso la creatività e la ricerca della bellezza.
di Mariarosa Mutti


Mai avrei pensato di trascrivere dei segni, dei puntini, dei cerchi e tutti quei molteplici movimenti, che per anni hanno abitato prima i fogli di incisione, poi tele e veli, tradurli trasportandoli nello spazio attraverso il corpo.
Anni trascorsi a sperimentare da sola in una stanza, e ora nella stessa stanza, l’artista condivide con altri sia lo spazio geometrico del luogo, sia quello interiore dell’anima.
Quei segni passati, tanto elaborati e rincorsi hanno creato la mia rete di comprensione e sostegno, e i miei segni di oggi si sono confermati solo attraverso la trama di quelli che li hanno preceduti.
A volte una trama confusa, dolorosa, troppo individuale e ricca di emotivo. Tracciati sulla tela in continui rapporti di forze, ma nonostante tutto per quel che mi riguarda, sempre alla ricerca di armonia e bellezza : una comprensione profonda che per essere felice dovevo ripercorrere con perseveranza la strada verso l’essenziale e il bello.
“Solo una persona libera può essere felice. Il tuo livello di felicità dipende dal livello di libertà che hai nel cuore.”(Thich Nhat Hann)
Quando l'artista “produce” si dimentica del proprio corpo, é troppo intriso dalla preoccupazione costante del suo fare, dalla sua finalità. Mentre creiamo perdiamo il desiderio di mobilità, é come se ci fissiamo restringendo le possibilità corporee: una sorta di rigidità continua, in cui spesso la respirazione viene trattenuta e non fluisce.
Allora le tensioni si accumulano e tutti quei molteplici movimenti che si dimenano sulla tela non necessariamente vengono seguiti dal corpo, ma solo la mente li trascrive accelerando e diminuendo emozioni. Forme labirintiche spesso senza via d'uscita. Nel dipingere si può anche mentire, ma il corpo non sa mentire quando si muove. Nel disegnare l'emotivo può prendere il sopravvento e il gesto sporcarsi, con il movimento invece il percorso intrapreso é quello di rendere il gesto ripulito affinché possa vibrare nello spazio con tutta la sua originaria bellezza. Disegnare un cerchio con il polso o con una parte del mio corpo, mi rende consapevole che questo disegno trasportato nello spazio é composto di tanti piccoli punti che si succedono l'un l'altro e che uniti formano il cerchio: punti statici, che collegati danno vita a una forma geometrica così piena e trasmissibile, forma lunare ripetuta che si incorpora organicamente e abbraccia le cellule del nostro corpo. Allora quando danzi,danza in modo che questi segni diventino vita e così permetti al tuo essere di manifestarsi. Più insisterai nel disegnarlo con il tuo corpo, più ci sarà pulizia, più arriverai verso il centro di questo cerchio che é il centro di te e aumenterà la tua vera forza personale. L'aumento di tale forza porta risposte creative e bellezza. E poi, che bello poter diventare osservatore consapevole, senza paura di quel segno non più visibile su di una superficie, ma tracciato nel vuoto, con l'aria che lo tocca diventando palpabile e addirittura ci sostiene; allo stesso tempo ritrovare la densità del suolo!
É come far pace con il proprio corpo e, come colui che si arrende deve entrare in una relazione più stretta e autentica con il nemico.
Nel nostro vivere,spesso il respiro viene trattenuto,sale ai piani superiori,ci fa dimenticare quel bel pensiero Sufi che dice: “si inspira solo per espirare”.
E trasformazione per me ha come significato respiro.
La ricerca di bellezza che aveva sostenuto l'artista é poi andata persa e per me oggi socialmente terribilmente perduta. Smarrito soprattutto il senso di trasmissione del bello per poter dar gioia, contentezza, sacralità, riempire gli altri di speranza e ispirazione. Minacciato il ruolo dell'artista e il senso profondo del suo agire intuitivo, indispensabile nel tracciato del vivere, un senso non consolatorio ma al contrario vitale.
Il fascino dei colori, le innumerevoli possibilità di variazioni e associazioni dei pigmenti, lo spessore delle carte, la tela bianca con tutto lo spazio da vivere e dar vita, l'odore gradevole della trementina pura...il loro utilizzo individuale é stato da me ora necessariamente sostituito da forme di espressione collettive, risposte creative da condividere, proprio per l'urgenza di essere artista ai giorni nostri in una forma rinnovata, consapevole di voler mantenere questa funzione nella società. Per questa trasformazione c'é voluto del tempo e del tempo. Un'urgenza di utilizzare tutto il mio sapere integrandolo a una vita pratica, entrando maggiormente in contatto con gli altri.
Come artista insegno ora che la bellezza del nostro corpo al suo interno, la sua architettura non deve essere ostacolata.
L'importanza del gesto mi ha sostenuta e illuminata nel mio insegnamento, il gesto ripulito in continua trasformazione, avvolto all'interno di noi stessi e poi rivolto in offerta.
Questo gesto viene potenziato e attivato quando é vissuto in comunione con gli altri. Per liberarlo, affinché perda la sua condizione abitudinaria e diventi atto creativo, necessita di unità, chiarezza e desiderio di accedere a questo spazio di presenza.
La sua ripetitività é anche importante, il nostro stesso corpo ne ha bisogno e nella mia vita é sempre stata presente nelle fasi di apprendimento di una disciplina.
Il ripetere un gesto, come nella calligrafia, ma direi anche una preghiera, ripulisce dall'emotivo e amplifica la coscienza: col fare, i movimenti all'inizio sono impacciati, spigolosi, i cerchi diventano patate, ma perseverando col progredire, si concentrano diventando più intimi nel minor dispendio di energia. Non imitiamo il cerchio, impieghiamo le nostre forze per nutrirlo e trasformandolo offrirlo a coloro che ci stanno intorno.
Nei miei primi anni di insegnamento alla danza e ancora oggi, vedo come può diventare paralizzante la proposta di nuovi movimenti, seppur antichi; é sbalorditivo come le allieve si possano sentire rese e la testa prendendo il sopravvento, risulta l'unica parte del corpo meritevole di vivere.
E il femminile! Mi sembra che il mondo intero gli é contro.
La neccessitàá di uscire e di far uscire da questa gabbia imposta mi ha accompagnato nell'impresa, così interiorizzata che tuttora mi stimola e riempie di gioia.
Perché so che questa ricchezza si può comunicare. Quando l'anima prende il sopravvento e il corpo parla e disegna nello spazio, il movimento diventa sacro, pratica spirituale, le braccia ali e messaggeri del cuore e tutto ciò si può comunicare.
Ho usato il mio potere d'artista per accrescere quello degli altri, senza che questi prendano a prestito idee altrui, ma solo avendo fede nella fluidità della persona, aiutandola a liberarla dall'idea di fissazione di chi siamo.
Siamo colei che genera forme, per non restare ancorata a possibilità limitate, consapevoli che la gamma completa é a nostra disposizione in qualunque momento.
Come quella dei colori per il pittore e per il pianista il totale utilizzo della tastiera, così le nostre variazioni, vero atto creativo, se praticate con impegno, sciolgono nodi dentro di noi, portandoci per mano all'autentica bellezza.
Come scrive la creatrice della Danza dei Cinque Ritmi, Gabrielle Roth: “Chiunque sappia comunicare é capace anche di ballare, chi parla può scrivere, e chi respira é capace di cantare. Basta solo agire.

Mariarosa Mutti: artista, per anni animatrice didattica nei musei d'arte, insegna danza orientale.
http://web.mac.com/folletto2/larteinunastanza

Fonte: http://www.mutamenti.ch/esperienze_danzare.htm


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