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Psico-racconti
Il Maestro
di Roberta Pedicino
02/10/08
Prima
parte
Seconda
parte
Terza
parte
Quarta
parte
Quinta parte: Comincia
il viaggio
Ale
e Max arrivarono proprio quando alcune delle persone
che da tempo seguivano il Maestro erano pronte
ad avviare in se stesse un processo di espansione
della coscienza attraverso la risalita di quel
filo di energia necessario per sbloccare o aprire
le spirali vitali (o vortici, o chakra).
In quel periodo Ale vide cose e situazioni per
lei ancora inconsuete e questo la tenne per molto
tempo in un atteggiamento vigile e circospetto
di osservazione: tutto ciò che lì
sembrava tanto naturale, una volta a casa le creava
innumerevoli dubbi in particolare sulla sua presenza
lì dentro. Aveva sempre avuto la tendenza
a ‘scientizzare’ tutto, a dare una
spiegazione razionale a qualsiasi evento anche
apparentemente inspiegabile e in fondo non c’era
niente che la stupiva, ma allo stesso tempo si
vedeva del tutto lontana dal poter provare qualcosa
su se stessa e pensava che essendo appena arrivata
non era una cosa che al momento la potesse riguardare.
La cosa che invece la colpì fu il concetto
di coinvolgimento con la materia, causa di tutto
ciò che le creava problemi e soprattutto
causa della sua ansia che, come le chiarì
il Maestro, non era altro che mancanza d’amore
e quindi un suo attaccamento al disperato bisogno
di essere amata.
Comprese che tutto ciò che le pesava nella
vita era proprio l’enorme corazza che si
era creata per difendersi e che le dava l’illusione
di stare bene. Non doveva più aver bisogno
di corazze, doveva semplicemente “distaccarsi”
dai suoi “attaccamenti”. Un bel lavoro!
Il problema era che in realtà ciò
che le rendeva affascinante la materia, era sempre
stato proprio il suo coinvolgimento con essa:
poter provare forti emozioni, fantasticare, crogiolarsi
nella sofferenza, nel sentimentalismo, nel vittimismo,
altrimenti c’era la noia.
Molti furono i sogni che via via Ale portò
al Maestro ma non sempre venivano letti. Attraverso
l’interpretazione che Lui dava di quei sogni
che riteneva interessanti ai fini della sua ricerca,
lei poteva capire in che direzione stava andando,
cosa sbagliava e cosa “non vedeva”
di se stessa. Ci furono lunghi periodi di silenzio
in cui le sembrava di essere invisibile ai suoi
occhi, mucchi di fogli scritti, pieni di sogni
mai letti, lasciati senza un’interpretazione,
tante domande senza una risposta. Sapeva che Lui
avrebbe dato importanza ai suoi sogni quando sarebbe
arrivato quello “giusto”, quello cioè
utile per capire, il sogno “mappa”
che indica la strada da prendere o che dà
una rivelazione su se stessi, che aiuta a conoscersi
e ad aggiungere un altro pezzo al puzzle. Arrivarono
poi sogni così, e furono proprio quelli
che le sembravano più inutili, quelli che
fece più fatica a ricordare.
Il primo problema che venne fuori dall’interpretazione
di questi sogni fu il condizionamento ricevuto
dall’educazione familiare.
Dopo un paio di mesi che seguiva le sue lezioni,
un giorno il Maestro le chiese con tono deciso:
- “Dove eri ieri alle cinque di pomeriggio?”
- Ale, un po’ gelata da quel tono interrogatorio,
rispose che era a casa dei suoi genitori perché
era stato il compleanno di suo padre, aveva mangiato
da loro e che per l’esattezza a quell’ora
non stava bene perché le era venuto un
forte mal di testa. E lui alzando il tono della
voce: - “E quando la smetterai di farti
venire mal di testa per colpa dei tuoi????”
-
Ale turbata nell’intimo ma apparentemente
impassibile rispose che non era colpa loro e che
il tipo di educazione che le avevano dato e qualsiasi
cosa avessero fatto in passato, era comunque a
fin di bene, non intenzionale…
Lui la guardò come si guarda un’ingiustizia.
La frase tuonante di poco prima le era entrata
dentro come una lama affilata, un colpo secco,
ed era bastata a farle scattare qualcosa. Anche
se stava rispondendo in difesa dei suoi, quel
tono, quelle parole e il suo sguardo, le avevano
improvvisamente aperto gli occhi e una serie di
processi iniziarono a lavorare dentro di lei in
modo irreversibile.
Lui aggiunse soltanto: - “Tu non sai cosa
ti hanno fatto!” - Ale capì solo
parecchio tempo dopo cosa intendeva. I genitori,
e in particolare il padre, con il loro condizionamento
avevano, per dirla con una metafora, “ucciso
Dio dentro di lei”, avevano cioè
soffocato la sua possibilità di essere
fluida, fiduciosa e aperta verso gli altri e il
mondo e soprattutto aperta verso l’inconoscibile
e collegata a quella parte di sé che comincia
a sfuggire già nel momento in cui si nasce
e che certi condizionamenti relegano nella parte
più profonda di un individuo, nel buio
di una prigione eterna.
Cominciò a vedere suo padre con occhi diversi,
si rese conto che quel giorno il fatto scatenante
fu un regalo, un libro di cosmogonia corredato
di tavole con illustrazioni raffiguranti le rappresentazioni
del Cosmo nella storia secondo le varie filosofie,
religioni, culture e popoli. Ale sapeva quanto
lui fosse appassionato di astronomia, ma quel
libro era qualcosa di più. Lui dietro ci
vide tutta l’intenzione di sua figlia di
comunicargli che oltre la scienza ci può
essere dell’altro. La sua freddezza e diffidenza
di fronte a quel regalo dichiaravano tutto il
suo timore che qualcosa potesse far crollare le
sue convinzioni.
In realtà per Ale fu forse solo un ennesimo,
inconsapevole tentativo di attirare la sua attenzione
su di lei. La delusione di aver fallito il suo
intento non emerse alla consapevolezza ma si espresse
direttamente sotto forma di somatizzazione con
un forte mal di testa.
La doccia fredda del Maestro la spostò
bruscamente su un altro piano di coscienza e Ale
cominciò a fare sogni in cui “agiva”
e in cui sempre più spesso litigava o discuteva
con il padre. L’apatia si trasformò
gradualmente in azione, l’apparente sottomissione
in ribellione, il fuoco che ardeva silente e soffocato
sotto la cenere stava diventando viva fiammella.
Non era mai successo che lei potesse ribellarsi
alla concezione “saggia e giusta”
che suo padre aveva della vita, concezione che
in effetti non faceva una piega, ma non era la
sua.
Interpretando un sogno una sera il Maestro le
disse che la sua difficoltà a testimoniarsi
e a guardarsi, era dovuta proprio al fatto che
era disturbata da un atteggiamento troppo invadente
dei genitori, atteggiamento che invece ai suoi
occhi era sempre sembrato normale e giusto.
Il loro condizionamento era stato subdolo al punto
che l’immagine che aveva di sé era
in realtà quella che loro avevano di lei:
doveva uccidere la loro influenza, scoprirsi orfana
e ritrovare una maternità e una paternità
dentro di sé, essere se stessa, finalmente.
In un’altra occasione, riferendosi ad un
sogno in cui litigava con suo padre, le disse:
“Tu sei una rivoluzionaria e tuo padre un
“falso democratico”, come potete quindi
andare d’accordo?”
Era per dirle che non doveva però illudersi
di poter mutare questa situazione, né tanto
meno cambiare suo padre, doveva solo accettarlo
così com’era e soprattutto non sperare
in un cambiamento a suo favore.
Prima di Natale, dopo poco più di due mesi
che Ale frequentava il Centro, il Maestro arrivò
con una cosa particolare e soprattutto inaspettata:
dei messaggi di un Maestro non incarnato trasmessi
tramite scrittura automatica ad una persona del
gruppo; ognuno ebbe il suo personale e così
avvenne altre volte nel corso degli anni successivi.
La cosa sorprese i nuovi venuti, tra cui Ale e
Max, e forse sul momento fu anche gradita, nel
senso che gratificò quella parte umana
di ognuno di loro che voleva sapere senza fare
nulla, quel piccolo ego pigro e fatalista che
Ale conosceva bene di se stessa.
Quando dovevano arrivare i messaggi - in genere
a Natale o a giugno prima della lunga pausa estiva
- si creava una grande attesa rispetto a questo
evento, un po’ come quando si aspetta il
giudizio di fine anno, la raddrizzata bonaria,
la tirata d’orecchie oppure l’incoraggiamento
e il premio per essere stati buoni…
La lettura dei messaggi veniva fatta in genere
personalmente dall’interessato e pubblicamente
di fronte a tutto il gruppo, tranne la prima volta
che Ale lo ebbe, in cui ognuno lesse il proprio
senza comunicarlo agli altri.
Lesse il suo primo messaggio con un po’
d’ansia e con una buona dose di prudenza.
La sua forma mentis le imponeva un certo scetticismo,
più che per il modo in cui i messaggi venivano
ottenuti, per il fatto che venissero proprio da
un’entità non in vita e per via di
quello che c’era scritto che le sembrava
lontano dall’essere rivolto proprio a lei.
Comunque sia il suo diceva così:
Ale,
Sei grande e gentile,
ma cosa aspetti a togliere da te tutto ciò
che distoglie gli altri
dal vedere la tua vera natura? Non stare sempre
in difesa,
ma lascia che il tuo vero essere venga fuori
e inondi di fiori il tuo cammino.
Quante anime puoi salvare solo con questo!
Non pensare ai tuoi dolori, a tutto ciò
che per te è pesante.
Sii leggera e gioiosa. Provocherai solo sorrisi
e speranza.
Qualcuno seguirà la tua strada perché
tu
darai la sicurezza, che è quella giusta.
Sii riconoscente al tuo Maestro, che ti ha presa
per mano
e ti guida e ti condurrà
Con Lui nel tuo e nel Suo Regno.
Questa è la Meta!
Per mano di Anna
Un bellissimo incoraggiamento davvero! In quel
momento era ciò di cui aveva bisogno e
in effetti sembrava proprio scritto con l’intento
di tranquillizzarla e di incitarla a continuare
una strada appena iniziata e che si trovava ad
intraprendere in un turbinio di dubbi e di incertezze.
Alcune delle persone che vedeva lì, adoranti
e spesso in preda ad eclatanti e psichedelici
fenomeni, le davano purtroppo un’impressione
di fanatismo e di asservimento, saltava agli occhi
qualcosa di non normale: allucinazioni? Disturbi
di personalità? Ale era confusa. Tutto
questo la destabilizzava ma allo stesso tempo
le dava la sicurezza di essere di fronte a un
uomo che se era in grado di guidare e aiutare
persone del genere, sicuramente non era uno sprovveduto.
Era quindi attratta dal grande aiuto psicologico
che il Maestro sarebbe sicuramente stato all’altezza
di darle e sentiva molto chiaramente il modo in
cui Lui li lasciava essere, non li manipolava
ma piuttosto faceva loro da specchio e li aiutava
in questo modo a sperimentare anche la follia,
ma senza reprimerla. Li lasciava arrivare fino
all’orlo del precipizio in modo che lo potessero
vedere e solo all’ultimo momento interveniva
per recuperarli e aiutarli nella risalita.
Ale sapeva ed era molto cosciente del fatto che
ognuno di loro stava percorrendo il proprio cammino
da solo, non c’era nessuno più avanti
di un altro, nessuno più o meno bravo,
sapeva che ciò che contava era l’insegnamento
amorevole e personalizzato del Maestro e che gli
altri non erano, e mai sarebbero stati, esempi
da emulare. Ai messaggi Ale dava un valore relativo
che sicuramente era diverso da quello che potevano
dare gli altri. Forse presuntuosamente pensava
che se quell’entità avesse voluto
veramente dirle qualcosa l’avrebbe sognata
o comunque avrebbe trovato lei un modo diretto
di comunicazione. L’intermediarità
con il divino era la cosa principale che Ale non
aveva mai accettato anche nella religione e la
sensazione che aveva era che, anche lì,
alcune persone avevano questa tendenza a delegare
ad un intermediario il proprio rapporto con Dio
in una imprescindibile sudditanza, limite estremo
alla vera conoscenza. Condizionati da una vita
di aderenza a certe regole istituzionali della
religione era difficile per loro abbandonare l’idea
di sentirsi poveri esseri umani del tutto passivi
di fronte alla propria autorealizzazione, e perpetuavano
con il Maestro lo stesso tipo di rapporto che
si ha con il parroco della propria parrocchia
e in certi casi estremi con i Santi o con Cristo,
a cui chiedere la grazia di guarirli o di fargli
trovare il lavoro o di proteggere i figli e la
famiglia. Delegavano al Maestro tutto della loro
vita nonostante lui invece insegnasse a buttare
via le stampelle e a camminare con le proprie
gambe. Comunque sia non venivano giudicati e non
gli si imponeva un cambiamento repentino, il Maestro
attendeva pazientemente che capissero da soli,
perché solo così il cambiamento
sarebbe stato vero fuoco di trasformazione.
Ale era ancora piena di giudizio, ci mise un po’
a capire che non poteva applicare a tutto e a
tutti il suo metro di misura e il suo modo di
percepire il mondo. Era convinta che quella fede
senza conoscenza fosse solo dogmatismo e lei non
era lì per questo. Era lì per avere
sì una guida, ma anche per imparare a camminare
da sola, voleva capire quale fosse in lei il processo
che poteva portarla ad essere pienamente cosciente
e padrona di se stessa. Aveva una grande fame
di conoscenza che per lei significava: comprensione,
consapevolezza, esperienza, facoltà di
percepire e di sentire, in una parola avere “coscienza”,
o meglio fare l’“esperienza della
coscienza”, sperimentare la sua “propria
vera natura”, l’essenza ultima di
se stessa e comprendere nel profondo di ogni sua
più piccola cellula: chi era, da dove veniva
e perché esisteva.
Un progetto presuntuoso forse, ma era dal Maestro
e non nell’oratorio di una parrocchia, era
lì per “salvarsi dalle acque”
e per essere “battezzata col fuoco”.
Spiegandole altri sogni, nei mesi successivi,
il Maestro disse che era iniziato il suo viaggio
per imparare la disciplina e addomesticare le
sue parti “bestiali”, ma non doveva
aspettarsi gratificazioni da questa strada che
d’ora in poi sarebbe stata una strada di
regole. Le disse che se voleva poteva capire il
meccanismo del “rapimento”, dell’estasi,
ma che non ci sarebbero state gratificazioni e
false mete comode. Non doveva seguire i “falsi
riti” e le “ricette facili”
perché aveva scelto qualcosa che non era
fanatismo. Si doveva togliere dal comodo, dallo
svago perché non c’era più
tempo per giocare; doveva svegliarsi perché
una parte di lei già conosceva la durezza
della materia; materia impermanente che tradisce
e che l’unico modo per goderne è
non esserne coinvolti.
Continua…
fine quinta parte
Prima
parte
Seconda
parte
Terza
parte
Quarta
parte
NB: ogni riferimento a fatti e persone è
puramente casuale e il contenuto del racconto
è frutto di fantasia.
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02/10/08
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www.bilanciadigiada.it
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