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Quarta parte

Quinta parte: Comincia il viaggio

Ale e Max arrivarono proprio quando alcune delle persone che da tempo seguivano il Maestro erano pronte ad avviare in se stesse un processo di espansione della coscienza attraverso la risalita di quel filo di energia necessario per sbloccare o aprire le spirali vitali (o vortici, o chakra).
In quel periodo Ale vide cose e situazioni per lei ancora inconsuete e questo la tenne per molto tempo in un atteggiamento vigile e circospetto di osservazione: tutto ciò che lì sembrava tanto naturale, una volta a casa le creava innumerevoli dubbi in particolare sulla sua presenza lì dentro. Aveva sempre avuto la tendenza a ‘scientizzare’ tutto, a dare una spiegazione razionale a qualsiasi evento anche apparentemente inspiegabile e in fondo non c’era niente che la stupiva, ma allo stesso tempo si vedeva del tutto lontana dal poter provare qualcosa su se stessa e pensava che essendo appena arrivata non era una cosa che al momento la potesse riguardare.
La cosa che invece la colpì fu il concetto di coinvolgimento con la materia, causa di tutto ciò che le creava problemi e soprattutto causa della sua ansia che, come le chiarì il Maestro, non era altro che mancanza d’amore e quindi un suo attaccamento al disperato bisogno di essere amata.
Comprese che tutto ciò che le pesava nella vita era proprio l’enorme corazza che si era creata per difendersi e che le dava l’illusione di stare bene. Non doveva più aver bisogno di corazze, doveva semplicemente “distaccarsi” dai suoi “attaccamenti”. Un bel lavoro! Il problema era che in realtà ciò che le rendeva affascinante la materia, era sempre stato proprio il suo coinvolgimento con essa: poter provare forti emozioni, fantasticare, crogiolarsi nella sofferenza, nel sentimentalismo, nel vittimismo, altrimenti c’era la noia.
Molti furono i sogni che via via Ale portò al Maestro ma non sempre venivano letti. Attraverso l’interpretazione che Lui dava di quei sogni che riteneva interessanti ai fini della sua ricerca, lei poteva capire in che direzione stava andando, cosa sbagliava e cosa “non vedeva” di se stessa. Ci furono lunghi periodi di silenzio in cui le sembrava di essere invisibile ai suoi occhi, mucchi di fogli scritti, pieni di sogni mai letti, lasciati senza un’interpretazione, tante domande senza una risposta. Sapeva che Lui avrebbe dato importanza ai suoi sogni quando sarebbe arrivato quello “giusto”, quello cioè utile per capire, il sogno “mappa” che indica la strada da prendere o che dà una rivelazione su se stessi, che aiuta a conoscersi e ad aggiungere un altro pezzo al puzzle. Arrivarono poi sogni così, e furono proprio quelli che le sembravano più inutili, quelli che fece più fatica a ricordare.
Il primo problema che venne fuori dall’interpretazione di questi sogni fu il condizionamento ricevuto dall’educazione familiare.
Dopo un paio di mesi che seguiva le sue lezioni, un giorno il Maestro le chiese con tono deciso: - “Dove eri ieri alle cinque di pomeriggio?” - Ale, un po’ gelata da quel tono interrogatorio, rispose che era a casa dei suoi genitori perché era stato il compleanno di suo padre, aveva mangiato da loro e che per l’esattezza a quell’ora non stava bene perché le era venuto un forte mal di testa. E lui alzando il tono della voce: - “E quando la smetterai di farti venire mal di testa per colpa dei tuoi????” -
Ale turbata nell’intimo ma apparentemente impassibile rispose che non era colpa loro e che il tipo di educazione che le avevano dato e qualsiasi cosa avessero fatto in passato, era comunque a fin di bene, non intenzionale…
Lui la guardò come si guarda un’ingiustizia.
La frase tuonante di poco prima le era entrata dentro come una lama affilata, un colpo secco, ed era bastata a farle scattare qualcosa. Anche se stava rispondendo in difesa dei suoi, quel tono, quelle parole e il suo sguardo, le avevano improvvisamente aperto gli occhi e una serie di processi iniziarono a lavorare dentro di lei in modo irreversibile.
Lui aggiunse soltanto: - “Tu non sai cosa ti hanno fatto!” - Ale capì solo parecchio tempo dopo cosa intendeva. I genitori, e in particolare il padre, con il loro condizionamento avevano, per dirla con una metafora, “ucciso Dio dentro di lei”, avevano cioè soffocato la sua possibilità di essere fluida, fiduciosa e aperta verso gli altri e il mondo e soprattutto aperta verso l’inconoscibile e collegata a quella parte di sé che comincia a sfuggire già nel momento in cui si nasce e che certi condizionamenti relegano nella parte più profonda di un individuo, nel buio di una prigione eterna.
Cominciò a vedere suo padre con occhi diversi, si rese conto che quel giorno il fatto scatenante fu un regalo, un libro di cosmogonia corredato di tavole con illustrazioni raffiguranti le rappresentazioni del Cosmo nella storia secondo le varie filosofie, religioni, culture e popoli. Ale sapeva quanto lui fosse appassionato di astronomia, ma quel libro era qualcosa di più. Lui dietro ci vide tutta l’intenzione di sua figlia di comunicargli che oltre la scienza ci può essere dell’altro. La sua freddezza e diffidenza di fronte a quel regalo dichiaravano tutto il suo timore che qualcosa potesse far crollare le sue convinzioni.
In realtà per Ale fu forse solo un ennesimo, inconsapevole tentativo di attirare la sua attenzione su di lei. La delusione di aver fallito il suo intento non emerse alla consapevolezza ma si espresse direttamente sotto forma di somatizzazione con un forte mal di testa.
La doccia fredda del Maestro la spostò bruscamente su un altro piano di coscienza e Ale cominciò a fare sogni in cui “agiva” e in cui sempre più spesso litigava o discuteva con il padre. L’apatia si trasformò gradualmente in azione, l’apparente sottomissione in ribellione, il fuoco che ardeva silente e soffocato sotto la cenere stava diventando viva fiammella. Non era mai successo che lei potesse ribellarsi alla concezione “saggia e giusta” che suo padre aveva della vita, concezione che in effetti non faceva una piega, ma non era la sua.
Interpretando un sogno una sera il Maestro le disse che la sua difficoltà a testimoniarsi e a guardarsi, era dovuta proprio al fatto che era disturbata da un atteggiamento troppo invadente dei genitori, atteggiamento che invece ai suoi occhi era sempre sembrato normale e giusto.
Il loro condizionamento era stato subdolo al punto che l’immagine che aveva di sé era in realtà quella che loro avevano di lei: doveva uccidere la loro influenza, scoprirsi orfana e ritrovare una maternità e una paternità dentro di sé, essere se stessa, finalmente.
In un’altra occasione, riferendosi ad un sogno in cui litigava con suo padre, le disse: “Tu sei una rivoluzionaria e tuo padre un “falso democratico”, come potete quindi andare d’accordo?”
Era per dirle che non doveva però illudersi di poter mutare questa situazione, né tanto meno cambiare suo padre, doveva solo accettarlo così com’era e soprattutto non sperare in un cambiamento a suo favore.

Prima di Natale, dopo poco più di due mesi che Ale frequentava il Centro, il Maestro arrivò con una cosa particolare e soprattutto inaspettata: dei messaggi di un Maestro non incarnato trasmessi tramite scrittura automatica ad una persona del gruppo; ognuno ebbe il suo personale e così avvenne altre volte nel corso degli anni successivi.
La cosa sorprese i nuovi venuti, tra cui Ale e Max, e forse sul momento fu anche gradita, nel senso che gratificò quella parte umana di ognuno di loro che voleva sapere senza fare nulla, quel piccolo ego pigro e fatalista che Ale conosceva bene di se stessa.
Quando dovevano arrivare i messaggi - in genere a Natale o a giugno prima della lunga pausa estiva - si creava una grande attesa rispetto a questo evento, un po’ come quando si aspetta il giudizio di fine anno, la raddrizzata bonaria, la tirata d’orecchie oppure l’incoraggiamento e il premio per essere stati buoni…
La lettura dei messaggi veniva fatta in genere personalmente dall’interessato e pubblicamente di fronte a tutto il gruppo, tranne la prima volta che Ale lo ebbe, in cui ognuno lesse il proprio senza comunicarlo agli altri.
Lesse il suo primo messaggio con un po’ d’ansia e con una buona dose di prudenza. La sua forma mentis le imponeva un certo scetticismo, più che per il modo in cui i messaggi venivano ottenuti, per il fatto che venissero proprio da un’entità non in vita e per via di quello che c’era scritto che le sembrava lontano dall’essere rivolto proprio a lei.
Comunque sia il suo diceva così:

Ale,
Sei grande e gentile,
ma cosa aspetti a togliere da te tutto ciò che distoglie gli altri
dal vedere la tua vera natura? Non stare sempre in difesa,
ma lascia che il tuo vero essere venga fuori
e inondi di fiori il tuo cammino.
Quante anime puoi salvare solo con questo!
Non pensare ai tuoi dolori, a tutto ciò che per te è pesante.
Sii leggera e gioiosa. Provocherai solo sorrisi e speranza.
Qualcuno seguirà la tua strada perché tu
darai la sicurezza, che è quella giusta.
Sii riconoscente al tuo Maestro, che ti ha presa per mano
e ti guida e ti condurrà
Con Lui nel tuo e nel Suo Regno.
Questa è la Meta!

Per mano di Anna


Un bellissimo incoraggiamento davvero! In quel momento era ciò di cui aveva bisogno e in effetti sembrava proprio scritto con l’intento di tranquillizzarla e di incitarla a continuare una strada appena iniziata e che si trovava ad intraprendere in un turbinio di dubbi e di incertezze.
Alcune delle persone che vedeva lì, adoranti e spesso in preda ad eclatanti e psichedelici fenomeni, le davano purtroppo un’impressione di fanatismo e di asservimento, saltava agli occhi qualcosa di non normale: allucinazioni? Disturbi di personalità? Ale era confusa. Tutto questo la destabilizzava ma allo stesso tempo le dava la sicurezza di essere di fronte a un uomo che se era in grado di guidare e aiutare persone del genere, sicuramente non era uno sprovveduto. Era quindi attratta dal grande aiuto psicologico che il Maestro sarebbe sicuramente stato all’altezza di darle e sentiva molto chiaramente il modo in cui Lui li lasciava essere, non li manipolava ma piuttosto faceva loro da specchio e li aiutava in questo modo a sperimentare anche la follia, ma senza reprimerla. Li lasciava arrivare fino all’orlo del precipizio in modo che lo potessero vedere e solo all’ultimo momento interveniva per recuperarli e aiutarli nella risalita.
Ale sapeva ed era molto cosciente del fatto che ognuno di loro stava percorrendo il proprio cammino da solo, non c’era nessuno più avanti di un altro, nessuno più o meno bravo, sapeva che ciò che contava era l’insegnamento amorevole e personalizzato del Maestro e che gli altri non erano, e mai sarebbero stati, esempi da emulare. Ai messaggi Ale dava un valore relativo che sicuramente era diverso da quello che potevano dare gli altri. Forse presuntuosamente pensava che se quell’entità avesse voluto veramente dirle qualcosa l’avrebbe sognata o comunque avrebbe trovato lei un modo diretto di comunicazione. L’intermediarità con il divino era la cosa principale che Ale non aveva mai accettato anche nella religione e la sensazione che aveva era che, anche lì, alcune persone avevano questa tendenza a delegare ad un intermediario il proprio rapporto con Dio in una imprescindibile sudditanza, limite estremo alla vera conoscenza. Condizionati da una vita di aderenza a certe regole istituzionali della religione era difficile per loro abbandonare l’idea di sentirsi poveri esseri umani del tutto passivi di fronte alla propria autorealizzazione, e perpetuavano con il Maestro lo stesso tipo di rapporto che si ha con il parroco della propria parrocchia e in certi casi estremi con i Santi o con Cristo, a cui chiedere la grazia di guarirli o di fargli trovare il lavoro o di proteggere i figli e la famiglia. Delegavano al Maestro tutto della loro vita nonostante lui invece insegnasse a buttare via le stampelle e a camminare con le proprie gambe. Comunque sia non venivano giudicati e non gli si imponeva un cambiamento repentino, il Maestro attendeva pazientemente che capissero da soli, perché solo così il cambiamento sarebbe stato vero fuoco di trasformazione.
Ale era ancora piena di giudizio, ci mise un po’ a capire che non poteva applicare a tutto e a tutti il suo metro di misura e il suo modo di percepire il mondo. Era convinta che quella fede senza conoscenza fosse solo dogmatismo e lei non era lì per questo. Era lì per avere sì una guida, ma anche per imparare a camminare da sola, voleva capire quale fosse in lei il processo che poteva portarla ad essere pienamente cosciente e padrona di se stessa. Aveva una grande fame di conoscenza che per lei significava: comprensione, consapevolezza, esperienza, facoltà di percepire e di sentire, in una parola avere “coscienza”, o meglio fare l’“esperienza della coscienza”, sperimentare la sua “propria vera natura”, l’essenza ultima di se stessa e comprendere nel profondo di ogni sua più piccola cellula: chi era, da dove veniva e perché esisteva.
Un progetto presuntuoso forse, ma era dal Maestro e non nell’oratorio di una parrocchia, era lì per “salvarsi dalle acque” e per essere “battezzata col fuoco”.
Spiegandole altri sogni, nei mesi successivi, il Maestro disse che era iniziato il suo viaggio per imparare la disciplina e addomesticare le sue parti “bestiali”, ma non doveva aspettarsi gratificazioni da questa strada che d’ora in poi sarebbe stata una strada di regole. Le disse che se voleva poteva capire il meccanismo del “rapimento”, dell’estasi, ma che non ci sarebbero state gratificazioni e false mete comode. Non doveva seguire i “falsi riti” e le “ricette facili” perché aveva scelto qualcosa che non era fanatismo. Si doveva togliere dal comodo, dallo svago perché non c’era più tempo per giocare; doveva svegliarsi perché una parte di lei già conosceva la durezza della materia; materia impermanente che tradisce e che l’unico modo per goderne è non esserne coinvolti.
Continua…

fine quinta parte

Quarta parte

NB: ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale e il contenuto del racconto è frutto di fantasia.


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