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La vita affettiva della coppia
Per ritrovare l’armonia di coppia attraverso la lettura delle fiabe e dei miti
di Carla Ginanneschi
02/10/2008

Il nostro viaggio con Hans Jellouschek termina con la lettura delle due ultime fiabe che lo psicoterapeuta analizza per aiutare le coppie a superare quei contrasti che potrebbero minare la loro armonia e far naufragare la vita in comune.
La penultima novella è “Il pescatore e sua moglie”, dove la moglie ha un nome: Isabò, mentre l’uomo è genericamente denominato: il pescatore.
La storia è quella che abbiamo letto e riletto da bambini: un povero pescatore, dopo aver pescato un rombo, lo ributta in mare perché il pesce gli dice di essere un principe vittima di un incantesimo; la sera, quando racconta alla moglie la sua strana avventura, viene rimproverato per non aver chiesto niente in cambio. Su suggerimento della sua compagna, il giorno dopo si reca sulla riva del mare per chiedere al rombo di esaudire il desiderio di sua moglie. Continuerà nei giorni seguenti a chiedere sempre di più perché la sua compagna diventa sempre più esigente. All’inizio desidera essere ricca, poi vuole il potere: imperatrice, papa ed infine essere come il buon Dio e a quel punto viene riportata nella capanna dove viveva all’inizio. Ad una prima lettura può sembrare una storia superata che vuole insegnare agli uomini che è importante accontentarsi di quello che si può avere, ma una seconda lettura più approfondita ci permette di comprendere come un rapporto di coppia così strutturato possa essere negativo. L’uomo cerca di soddisfare i desideri della moglie, poi quando diventano esagerati e la vede sempre scontenta, si arrende. Apparentemente in un rapporto di coppia del genere, sembra che il partner, in questo caso il pescatore, si adoperi per soddisfare le pretese di Isabò, in realtà non c’è un riconoscimento completo di lei come persona. La Isabò della fiaba vuole sempre di più e vuole, dopo aver soddisfatto i bisogni materiali, il potere; non ottiene, infatti, dal marito ciò che veramente desidera: il riconoscimento di se stessa. Cerca allora di arrivare a controllare il rapporto raggiungendo una situazione dove può esercitare un potere assoluto. Le donne, oggi, non usano la tecnica di Isabò, che è troppo semplice, ma metodi più sottili: emicranie, assenza di desiderio sessuale o mancanza di tempo per stare con il partner.
Sappiamo dai vari sondaggi che le donne con un legame fisso rispetto alle “single” sono più soggette alla depressione, il compagno cerca di fare tutto per la compagna ma, in realtà, non le dà quello di cui ha veramente bisogno.
Gli uomini si adattano alla vita quotidiana perché sono più realisti, le donne, invece, sono quelle che non si accontentano, sognano sempre e desiderano qualcosa di diverso. Andando avanti nella lettura della fiaba notiamo che il pescatore va di nuovo in riva al mare a parlare con il pesce perché spinto dalla moglie, lui non vorrebbe farlo. Isabò viene accontentata, ma in realtà il riconoscimento della propria persona resta sempre insoddisfatto. Spesso nella vita di una coppia del genere si può notare che la moglie non agisce di persona, manda sempre il marito; nonostante l’emancipazione molte donne ancora oggi si comportano così, hanno paura di affrontare situazioni che possano impegnarle all’esterno. Per quale motivo allora se Isabò tende a sminuire il proprio ruolo e non riesce ad operare in modo autonomo ha scelto come compagno il pescatore che non la sostiene né la contrasta quando sarebbe necessario? In genere le donne come Isabò sposano uomini come il pescatore perché all’inizio sembra che ci sia un completamento reciproco, lui sembra affidabile in quanto è premuroso e pieno di buona volontà, poi, invece, dietro questa apparenza c’è da parte dell’uomo la paura di un incontro vero con la personalità della partner e con il femminile in generale. È più facile assecondare anche senza essere d’accordo che mettere a nudo la propria anima. In genere sposiamo chi ci sembra che abbia quello che a noi manca. Il pescatore e sua moglie, come le coppie che si trovano nella stessa situazione, devono imparare la stessa cosa: ascoltare se stessi e osare l’incontro. Il marito, ascoltando se stesso, imparerà che prova angoscia e paura di fronte al bisogno della sua partner e questa comprensione gli permetterebbe di superare questo atteggiamento ambiguo nei confronti delle donne. La moglie, ascoltando se stessa, comprenderebbe che lei per prima non si stima tanto che accetta passivamente l’indifferenza del pescatore che non si oppone, ma nello stesso tempo non prende le parti della sua compagna. Se riuscissero a vedere dentro se stessi, il loro rapporto avrebbe buone probabilità di sopravvivere e comunque, in compagnia o da soli, la strada per andare avanti sarebbe sicuramente più agevole.

Merlino e Viviana, ovvero come un uomo anziano e una donna giovane possono essere felici insieme, è l’ultima fiaba da rileggere seguendo le indicazioni dello psicoterapeuta.
La gente spesso non giudica positivamente unioni dove la differenza di età tra i due partner è elevata, sia nel caso che l’uomo abbia molti più anni della sua compagna sia nel caso contrario (la donna più grande di alcuni anni del suo partner).
La storia di Merlino e Viviana appartiene all’antica saga celtica ed il personaggio di Merlino proviene dal ciclo di re Artù. Viviana è una ninfa al seguito della dea Diana, Merlino la incontra e la incanta con le sue arti magiche e con la sua scienza. Per imparare tutto da lui, la giovane promette di stargli vicina per tutti i giorni della sua vita. Lo scambio è equo: lei avrà la possibilità di apprendere tutto il sapere del mago e lui, in cambio, avrà quella di vivere con la giovane e bella ninfa. Viviana poi gli farà un incantesimo, ormai è diventata brava come il suo maestro, Merlino quindi, dopo essersi accomiatato dal suo maestro e da re Artù, vivrà con lei nella foresta; sarà lei a muoversi a suo piacimento, ma tornerà sempre da colui che considera la sua guida. Nella società di oggi molte sono le coppie che ricalcano il modello Merlino – Viviana, ma anche il contrario, donne che hanno molti più anni rispetto ai loro compagni; in genere sono coppie, come abbiamo detto, che non godono di buona fama, ciò può creare imbarazzo; sono invece unioni che possono funzionare ed anche bene, è necessaria solo un po’ di attenzione per non far degenerare il rapporto. Merlino è vecchio, ma saggio e ha fatto nella sua lunga vita molte esperienze, Viviana è giovane e bella, è attirata da lui come la persona che può darle quello che lei non possiede ancora: la conoscenza, il sapere. Viviana, ricca ormai delle conoscenze che il mago le ha trasmesso, va in giro per il mondo, lui, al contrario, non si allontana più dal luogo dove ha deciso di vivere con la ninfa. Questo particolare tipo di rapporto può essere positivo perché l’uomo, non dovendo più impegnarsi professionalmente, può offrire di più alla sua compagna e la coppia può vivere in armonia. Se il rapporto fosse basato sullo scambio: amore – aiuto, diventerebbe uno sfruttamento reciproco, ognuno dei due potrebbe cercare di coprire le proprie mancanze con le possibilità dell’altro, ma Merlino offre in modo disinteressato la sua scienza perché ama Viviana e così agisce anche lei, è un dono reciproco ed entrambi si sentono appagati e felici. L’importante è che i due componenti la coppia abbiano conquistato una profonda autostima e si sentano degni entrambi di ricevere doni così preziosi che vengono offerti con amore. Spesso gli uomini sono rivolti più all’esterno, sono improntati all’azione e quindi possono sentire una mancanza di interiorità che può determinare la fine di un rapporto. È chiaro che possano sentire, in un particolare momento della loro vita, la necessità di recuperare la propria interiorità, al contrario le compagne hanno invece il desiderio di realizzarsi all’esterno, specialmente se prima hanno pensato ad allevare i figli e sono ancora giovani per sperimentare se stesse nell’azione. Merlino e Viviana sono complementari, coppie meno integrate tra loro rischiano di entrare in competizione ed, inoltre la donna potrebbe sentirsi sminuita perché il partner cerca di minimizzare le difficoltà, anche se lo fa per tranquillizzare la sua compagna. Un altro rischio che la coppia così formata può correre è quello che il marito più anziano assuma il ruolo paterno e lei quello della figlia che può diventare anche capricciosa. È necessario non avviare una spirale del genere che diventerebbe negativa e potrebbe portare alla fine del rapporto. Anzi se da bambina la giovane compagna ha sofferto di scarsa considerazione da parte del padre, può ora risolvere le questioni del suo passato di figlia rimaste in sospeso. Queste sono dette “esperienze correttive”.
Se la donna di una coppia del genere desidera avere un figlio, è bene mettere da parte tutte le considerazioni logiche e tutte le esitazioni che può avere il partner già avanti con gli anni. È vero esiste la possibilità che il bambino rimanga senza il padre molto presto, ma avrà sicuramente avuto un padre premuroso e presente per quei pochi anni che lo ha avuto vicino. D’altra parte rifiutare di mettere al mondo un figlio potrebbe convincere la donna di non essere accettata dal suo partner e causare effetti negativi sulla coppia.
Durante l’iter coniugale sono necessarie proposte concrete, soluzioni intermedie di carattere pratico e notevole disponibilità ai cambiamenti ed allora una coppia alla Merlino – Viviana può avere un bellissimo rapporto vivendo nel presente e senza pensare che tutto questo potrebbe terminare molto presto.


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