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Riflessioni
Le storie che curano
Autobiografia: una cura
per l’anima
Un’esperienza con pazienti oncologici
di Anna Ruschena
Al
piano interrato dell’Istituto Nazionale
dei Tumori di Milano si trova una stanza piena
di allegria e colori: è il “Laboratorio
Artistico Terapeutico”, un’officina
dell’anima nella quale i pazienti curati
od ancora in cura presso l’Istituto vengono
aiutati a ritrovare la serenità e la fiducia
attraverso le terapie artistiche e occupazionali;
il laboratorio è aperto anche ai parenti,
ai volontari e a tutte le persone che li seguono
da vicino.
È un’iniziativa unica nel suo genere
nata nel settembre 2003, per opera dell’Unità
Operativa di Riabilitazione e Cure palliative,
con lo scopo di migliorare la qualità della
vita del paziente ponendo al centro dell’attenzione
non più solo la malattia ma il malato nella
sua globalità.
Nel laboratorio si danza, si disegna, si dipinge,
si scrive, si fa teatro, musica, yoga, cartonaggio,
computer, taglio e cucito e attraverso tutte queste
attività semplici, piacevoli e che non
generano ansia le persone possono incontrarsi,
conoscersi, e sostenersi reciprocamente.
Centrale in queste esperienze è il valore
del gruppo come luogo di continui scambi basati
sulla confidenza, la parità, la libertà
di espressione e l’assenza di giudizio.
Soprattutto il gruppo si configura come un ambito
in cui le persone possono non solo chiedere aiuto
ma anche offrire il proprio aiuto e, attraverso
la messa in comune delle proprie specificità
e verità, ognuno ha la possibilità
di porsi come soggetto attivo diventando agente
terapeutico per gli altri.
Sono stata docente presso il laboratorio artistico
dal suo inizio, ho contribuito al suo avvio, ne
ho seguito i primi passi e in seguito la crescita
e lo sviluppo nel tempo fino ad oggi.
La mia attività si é basata su un
lavoro di narrazione autobiografica che ha preso
forma attraverso vari strumenti espressivi quali
la scrittura, l’uso libero del colore, il
collage e la drammatizzazione di alcune storie
ed immagini emerse nel corso delle narrazioni
stesse.
Narrare di sé
Narrare ed ascoltare storie è sempre stato
un bisogno fondamentale dell’uomo.
Ogni giorno di ogni persona è storia da
vivere e da raccontare e tutte queste storie quotidiane,
se condivise, possono raggiungere altri cuori
ed altre persone creando rispecchiamenti, legami,
sentimenti di unione e di vicinanza.
Narrare di sé, partire dall’oggi
per risvegliare anche i ricordi più lontani
che si credevano dimenticati ma che invece sono
ancora vivi fra le pieghe della memoria, è
un modo per dedicare maggiore attenzione a se
stessi, per ascoltarsi, per entrare in contatto
in modo autentico e profondo col proprio mondo
emozionale e portarlo alla luce in tutta la sua
ricchezza e le sue sfaccettature.
Raccontare la propria storia è un atto
di solidarietà verso se stessi, è
un prendersi per mano per fare un viaggio in cui
l’io narrante diventa protagonista della
propria vita e, mentre la condivide con gli altri,
ne riscopre anche tutto il valore e la dignità:
è un percorso che aumenta l’autostima,
arricchisce l’immagine di sé e apre
spazi di progettualità e cambiamento permettendo
di intravedere ciò che è possibile
fare ancora.
Così si esprimono i pazienti nei confronti
della narrazione.
Narrare le proprie storie è:
-Liberare quello che si ha dentro
-Far uscire le storie dal cuore
-Conoscersi più a fondo
-Sincerità con se stessi
-Star bene con se stessi
-Sorridere di sé
-Dedicare maggiore attenzione a sé
-Recuperare tutti quei ricordi che sembravano
perduti
-Dar voce a ciò che sembrava dormire
-Sentire con il proprio corpo l’odore ed
il sapore dei ricordi
-Sentirsi liberati dal passato sia bello che brutto
-Elaborare degli eventi che sembravano compiuti
e che invece ancora non lo sono
-Riconciliarsi col proprio passato ed elaborare
i rimpianti
-Capire di più gli altri
-Farsi conoscere
-Trovare cose comuni e punti di contatto
-Sentirsi vicini e sviluppare sentimenti di unione
-E da ultimo, l’aspetto più importante,
che questa frase ben riassume:
“Sentire che si è vissuto e che si
sta ancora vivendo”.
La malattia, tra bisogni,
timori e speranze
Un bisogno fondamentale che le persone esprimono
quando incominciano a frequentare il laboratorio
artistico é quello di raccontare della
malattia per poter condividere con altre persone
emozioni, sentimenti, paure e pensieri ad essa
legati, tutte cose che spesso è difficile
comunicare a chi non é passato attraverso
quella stessa esperienza.
La malattia rompe profondamente e all’improvviso
gli equilibri e sconvolge la vita su vari fronti,
da quello emozionale a quello dell’organizzazione
quotidiana; spesso è difficile dar voce
liberamente a ciò che si prova e ai timori
più profondi perché, anche quando
i familiari sono vicini e disponibili all’ascolto,
subentra comunque la paura di creare ulteriori
preoccupazioni e di buttare altri pesi sulle spalle.
La malattia oncologica, a differenza di altri
tipi di patologie, dal punto di vista psicologico
ed emozionale si configura come un evento”apicale”,
un’esperienza totalizzante che crea una
profonda spaccatura nella propria vita e manda
in crisi valori e certezze; è come uno
spartiacque che modifica il fluire del tempo e
ne altera anche la percezione.
Tutta la propria realtà viene percepita
come costituita da “un prima ed un dopo”,
prima della malattia e dopo la malattia, e in
questo quadro emozionale che si delinea, il tempo
passato appare lontano e sfumato, quello futuro
incerto ed indefinibile e quello presente enormemente
dilatato, minaccioso e paralizzante.
Il rischio di rinchiudersi, di ripiegarsi, di
farsi assalire dal senso di inutilità e
alla fine di scivolare nella solitudine emotiva
e nella depressione è molto alto.
Trovare uno spazio dove poter parlare di sé
e della propria malattia, dove poter “buttar
fuori” il proprio mondo interno e dar voce
alla propria parte sofferente con persone disposte
all’ascolto ed in grado di comprendere è
sicuramente di grande aiuto.
Così dice una frequentante:
“A un tratto nella mia solitudine come per
incanto ho trovato una porta che si apriva e al
di là della porta un luogo concreto ed
aperto, una specie di giardino abitato in cui
si poteva sostare, mettere radici e forse fare
fiori e frutti.
Mi piace pensare che, se c’è un bisogno
vero, esso si fa strada e nasce nel mondo un luogo
che lo accoglie e che lo nutre”.
Ed un’altra:
“Le ore preziose che ho trascorso nel nostro
laboratorio artistico hanno costituito per me
un momento di riflessione, una pausa che, se anche
forzata, era necessaria per me, per tentare di
ricostruirmi prima di riprendere il cammino con
le nuove gioie e le nuove sfide che attendono
ciascuno di noi, sempre, inevitabilmente”.
Tuttavia per potersi ricostruire ed uscire dall’empasse
dovuto alla malattia non è sufficiente
dar voce soltanto alla parte sofferente: questo
è solo il primo passo da compiere su una
strada che deve anche poter aiutare le persone
a dar voce alla parte sana e creativa di sé
in modo che tale parte possa poi dialogare con
la parte sofferente in modo da nutrirla e sostenerla.
Le artiterapie, attraverso strumenti diversi,
sono la strada che permette di portare alla luce
il proprio mondo interno dandogli vita e rendendolo
comunicabile attraverso forme concrete che nascono
nel profondo regno dei sentimenti
L’espressione artistica, (sia essa scrittura,
teatro, disegno, poesia, danza, musica) è
uno strumento che rende visibile e comunicabile
la realtà profonda che abita in ciascuno
di noi e che permette di elaborare in modo creativo
tutte quelle sensazioni che non si riescono ad
esprimere soltanto attraverso le parole.
Attraverso l’arteterapia vengono stimolate
le risorse e le potenzialità che possiede
ogni persona, vengono messe in gioco fantasia,
intuizioni e percezioni sensoriali in modo che
le immagini interne possano diventare immagini
esterne, visibili e condivisibili con gli altri.
Nell’arteterapia è bandita ogni interpretazione
e giudizio e non esistono canoni di bellezza tuttavia
la ricerca non solo di una forma ma di “una
buona forma”(che sappia cioè rispecchiare
quello che una persona sente realmente e che la
soddisfi personalmente al di là delle categorie
del bello o del non bello) è un’operazione
importante che richiede dedizione e concentrazione
e che, assorbendo tutti i sensi, coinvolge profondamente
e procura benessere.
La narrazione autobiografica
e il gioco dei ricordi
Narrare di sé e lasciare che le storie
affiorino spontaneamente alla memoria andando
avanti e indietro nel tempo liberamente, è
una delle possibili strade per risvegliare il
mondo interno in tutta la sua ricchezza poiché
ogni episodio della propria vita, da quelli più
importanti a quelli apparentemente più
semplici e quotidiani, è ricco di emozioni
e sensazioni che, una volta condivise, entrano
a far parte del presente arricchendolo e sostenendolo.
Attualizzando il passato si ricrea quel continuum
percettivo dell’esperienza che l’evento
malattia aveva alterato e questo aiuta ad uscire
dall’immobilismo poiché si risveglia
la fiducia nelle propria capacità di reagire
positivamente al momento difficile che si sta
attraversando.
Infine, poiché narrare è cosa accessibile
a tutti (stranieri, non vedenti, persone poco
alfabetizzate), offrire uno spazio appositamente
dedicato alla narrazione significa creare da subito
una situazione di parità fra le persone
che mette a proprio agio ed orienta all’apertura.
Per riattivare i ricordi ho utilizzato, spesso
anche se non sempre, il gioco dell’oca della
vita , che fa leva sul piacere del gioco.
Si tratta di un classico gioco dell’oca
costituito da 65 caselle; ogni casella è
contrassegnata da una parola e da un’immagine
che richiamano alla mente ricordi, sensazioni,
eventi più o meno lontani del proprio passato.
Ad ogni casella capitata in sorte col lancio di
un dado ognuno dovrà raccontare un evento
della propria vita, anche dei più semplici,
il primo che spontaneamente affiora alla mente.
Il metodo è molto efficace perché,
oltre che riappropriarsi dei ricordi, permette
di sviluppare l’ascolto, il dialogo e soprattutto
di non focalizzarsi sulla malattia.
Così dicono i frequentanti:
“Quando gioco al gioco dei ricordi affiorano
alla mia mente momenti e sensazioni che avevo
dimenticato, momenti che mi fanno tornare indietro
nel tempo, che mi consolano e mi riempiono di
gioia.”
“La mia è stata una vita senza soste
o riposo; sentivo spesso il bisogno di prendermi
un po’ di spazio, ma questo bisogno è
sempre stato disatteso perché la vita mi
trascinava via con i suoi ritmi e le sue richieste
concrete; narrare mi ha permesso di regalarmi
un tempo prezioso.”
“La depressione stava facendo capolino nella
mia mente perché pensavo continuamente
al mio futuro tanto incerto; raccontare mi ha
fatto uscire dall'isolamento e la mia concentrazione
é migliorata.”
“Raccontare i ricordi belli ed esternarli
con divertimento e rilassatezza mi aiuta anche
ad affrontare le esperienze più brutte,
comprese quelle inerenti la mia malattia. Inoltre
il fatto che il laboratorio artistico fosse nella
struttura ospedaliera mi ha fatto sentire più
sicura anche nei momenti di grande stanchezza.”
“Parlare, sentirsi uniti da tante sensazioni,
imparare a capirsi attraverso il racconto di altri.
Ma ci sono due modi di parlare: uno è quello
abituale, quotidiano, in cui stiamo attenti a
non esporci troppo e l’altro è quello
delle nostre emozioni. Riusciamo a usare questo
“linguaggio vero” solo con le persone
che ci sono vicine e che sono in grado di comprenderci.”
“Sono davanti ad un cesto di parole con
cui riscrivere la mia vita.”
“Il regalo più prezioso che mi ha
dato la narrazione è stato riappropriarmi
della magia del tempo.”
Alcune di queste storie , oltre che narrate e
scritte, sono state anche drammatizzate, di altre
ne è stato messo in mostra il cuore emozionale
attraverso l’uso libero del colore e la
costruzione di collages.
Dopo la fase di narrazione i sentimenti cambiano
e si modificano ed il quadro del vissuto emozionale
appare assai diverso da quello che accompagna
le persone nel proprio quotidiano: l’angoscia,
la rabbia, l’impotenza, la sfiducia lasciano
il posto alla dolcezza, alla nostalgia, alla sottile
malinconia, all’autostima, all’accettazione
ed alla speranza.
Proprio questo continuo sfaccettarsi e modificarsi
dei sentimenti segna una trasformazione in senso
positivo destinata a portare nuovi equilibri nel
presente sia dal punto di vista emotivo che pratico
ed aiuta a togliere la malattia dalla posizione
di “evento che sovrasta”; l’io
narrante diventa il protagonista di una battaglia
che si può portare avanti, anche se spesso
con fatica, e in questa battaglia si possono anche
mettere in campo i propri talenti risvegliati.
Dal dire al fare
Per risvegliare talenti è tuttavia necessario
che le parole diventino”forma”, è
importante “il fare”.
Una delle forme che ho fatto assumere alla narrazione
è stata quella della scrittura.
Gli scritti sono stati tutti raccolti e conservati:
di seguito riporto alcuni frammenti di ricordi
lontani.
Io bambina:
“La casa di quando ero bambina era piccola
ma piena di amore, complicità e felicità:
alla sera, quando si preparavano i letti per andare
a dormire, si trasformava quasi in un dormitorio.
Ci bastava poco perché eravamo molto uniti
e condividevamo gioie e dispiaceri. La mamma era
molto esigente per quanto riguardava l’ordine
che era diventato il nostro pane quotidiano e
che è rimasto radicato in me. Il cortile
del mio caseggiato era il mio regno e giocavo
per ore con gli altri bambini. Giochi non ne avevamo
ma ci bastava giocare a mago libero, a nascondino,
al mondo per passare il pomeriggio in allegria.
Il ricordo di quei tempi mi fa sentire riempita
e piena di gioia. Ricordo d’estate il profumo
dei peperoni, il battere sul tagliere delle mamme
che preparavano il minestrone per la cena e il
loro richiamo che ci sollecitava a ritornare a
casa.”
Il mio pane dei ricordi
Tornare a casa
La mamma che apre la porta
La mamma che ride
La mamma che canta
La mamma che ti aspetta
Tu che entri nel nido
Perdersi a Milano ....in
autunno
C'é chi si perde nella vita, io mi sono
persa in una città.
Ho scoperto così angoli incredibili, deliziosamente
romantici come un giardinetto inselvatichito ma
con una siepe di roselline bianche ed un alberello
di melograno.
Stradine acciottolate, ragazze in bicicletta,
silenzio, passi smorzati su tappeti soffici di
foglie gialle che folate di vento impetuoso trascinano
in mulinelli.
C'é lo sguardo attento di un bimbetto in
carrozzina che cerca il vento ed é come
se mi avesse socchiuso le porte dell'infanzia.
E queste folate di vento si impadroniscono anche
di me sospingendomi in salvo.
Chissà se perdere la strada non significhi
in fondo ritrovarsi!
Io ci ho trovato altre atmosfere ed altri ricordi
e per un attimo ho percepito il sentimento dell'attesa
di un incontro romantico, su quelle strade simili
a quelle che percorrevo da ragazza, con una lettera
d'amore fra le mani.
Credo che tutto possa rivivere ancora quando nel
cuore abbiamo poesie e sogni.
Allora é facile immaginare un valzer lento,
carico di magia, in cui lasciarci trascinare,
se conosciamo i passi... e se vogliamo continuare
a sognare.”
Una seconda forma espressiva che ho usato molto
è stata quella del collage.
Collage è una parola che riporta all’infanzia,
alla riscoperta del gioco, che permette di giocare
con le immagini cogliendone gli stimoli evocativi.
Fare collages è qualcosa di concreto, fisico
e dinamico, permette di comporre, mettere insieme
immagini, strappare e ricomporre parti di immagini
seguendo il proprio filo interiore e contemporaneamente
sviluppa il piacere di creare con le proprie mani
(toccare, ritagliare, incollare).
Sfogliando riviste si trovano immagini che si
adattano perfettamente a ciò che si vuole
esprimere; ciò che si ha dentro prende
facilmente una forma comunicabile a tutti perché
scavalca i limiti della tecnica del disegnare
e del dipingere.
Oltre ai collages individuali ho fatto fare anche
collages collettivi che aiutano a sentirsi gruppo
poiché sono il frutto di confronti e mediazioni
che portano ad una collaborazione attiva.
Da ultimo, quando emergevano delle storie adatte,
ho usato la teatralità e la drammatizzazione.
Ho fatto mettere in scena delle storie importanti
ma anche semplici, piacevoli, allegre e a volte
anche comiche secondo il metodo del P.B.Theatre,
un particolare metodo di improvvisazione teatrale
che permette al narratore di veder rappresentata
la propria storia dagli altri mentre lui fa da
spettatore e guarda un pezzetto della sua vita
come in uno specchio.
È una forma di rappresentazione assai utile
da vari punti di vista: per chi fa l’attore
si sviluppano processi di immedesimazione ed il
piacere di esprimersi col corpo, per chi osserva
la propria storia di rileggere la propria vicenda
con la dovuta distanza riflessiva. Inoltre spesso
gli attori, improvvisando liberamente, danno anche
al narratore stimoli e spunti per una più
articolata visione di sé; inoltre attraverso
la rappresentazione di storie piacevoli ed a volte
buffe, si stimola il senso dell’ironia e
dell’autoironia che sono strumenti potenti
per entrare nella vita con passo più leggero.
Un bilancio
Credo che un bilancio di quest’esperienza
lo possano fare meglio di me, attraverso le proprie
parole, le persone che hanno frequentato in questi
anni il mio laboratorio.
“Questa sosta, non voluta e non cercata,
ha aperto lo spazio di meditazione che tanto avevo
desiderato. Pensavo però che la mente non
sarebbe stata libera e creativa perché
il dolore ti prende e attira tutti gli interessi
su di sé e altre vie vengono precluse.
Non è stato così.”
“In questi mesi, mentre scrivevamo e facevamo
un po' salotto, alternando qualche risata a discorsi
seri, come il dolore e la malattia, abbiamo ritrovato
il sorriso ed abbiamo imparato a rivalutare le
nostre potenzialità, come la fantasia e
la creatività. Abbiamo saputo ritagliarci
i nostri spazi nel quotidiano ed abbiamo anche
sentito la necessità di prendere un po'
le distanze dalla malattia, facendo sì
che non fosse più il pensiero dominante
delle nostre giornate.”
“Le ore preziose che ho trascorso nel nostro
laboratorio artistico hanno costituito per me
un momento di riflessione, una pausa che, se anche
forzata, era necessaria per me, per tentare di
ricostruirmi prima di riprendere il cammino con
le nuove gioie e le nuove sfide che attendono
ciascuno di noi, sempre, inevitabilmente.”
“Sono stata guidata a riappropriarmi dei
miei ricordi, di questa mia grande ricchezza,
per rielaborarli da una diversa prospettiva. Mi
sono riappropriata dell'essenza delle gioie e
dei dolori che hanno attraversato anche il mio
cammino e che possono spiegare la persona che
sono oggi... Mi sono riappropriata davvero della
mia storia e quindi di me stessa. E con dolcezza,
con sottile malinconia, con nostalgia posso...
continuare a ricordare... e a raccontare…”
Vorrei comunque dire che narrare la propria storia
è un percorso che fa bene ed è utile
a tutti, a chi è malato e a chi non lo
è, alle persone giovani che, pur avendo
un’esperienza di vita più breve,
possono proseguire il proprio cammino con maggior
consapevolezza e spirito riflessivo, ed alle persone
meno giovani che, riappropriandosi del proprio
passato possono anche, come ha detto una frequentante”riappropriarsi
della magia del tempo” e, riappropriandosene,
assumere anche un ruolo maggiormente attivo e
propositivo nella realtà, sempre in divenire
per tutti.
Per tutte le persone che desiderano informazioni
sul laboratorio artistico si può contattare
a.ruschena@tiscali.it
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Comunicato Stampa del
24/09/2008 GIÙ LE MANI DAI BAMBINI®
Campagna Nazionale per la difesa del diritto alla
salute dei bambini www.giulemanidaibambini.org
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Sabato 22 novembre alle ore 9.30, riapre
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Via del Mortaro, 26
00187 Roma
Tel/fax: 06 69 92 04 86
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Seminario pratico per una nuova arte del massaggio.
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Enneagramma
Integrale attività autunno 2008
- INTRODUTTIVO: Essenza
e distorsione dell’ego Milano
19 ottobre 2008
Pinerolo (To) 23 novembre 2008
Pordenone 14 dicembre 2008 - ENNEATIPI
I° LIVELLO: Passioni
e fissazioni 6 - 8 dicembre 2008 -
Azienda agrituristica Sostio a Levante Framura
(Sp)
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29 ottobre - 2 novembre 2008 Podere Violino -
Sansepolcro(Ar) Informazioni
e iscrizioni
Maura Amelia Bonanno - Maryam Sawda
mobile 3338477054 info@enneagrammaintegrale.it
www.enneagrammaintegrale.it
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Riequilibrio
tra pensiero, azione e movimento
Aperte le iscrizioni al corso di Tecnica metamorfica
Domenica 23 novembre 2008
Le iscrizioni sono aperte fino ad esaurimento
posti. Per ulteriori informazioni e iscrizioni rivolgersi
all’Accademia Cassiopea al numero 045-8622260, oppure
al sito www.cassiopeaonline.org. Accademia
Cassiopea
Via Francia 3- 37135 Verona
Tel: 045-8622260 Fax: 045-70931187 www.cassiopeaonline.org
Ufficio Stampa: Elena Guerra
Cell: 393-9276962 email
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SERATA
GRATUITA che si svolgerà presso
l’Associazione ABBICCI di Isabella Piombo.
“Un modo per conoscere e far conoscere
le tante metodologie dell’ArteTerapia
a cura dei docenti del Master in Counseling Espressivo
dell’Aspic”
Martedi 25 Novembre 2008
ore 20.30/23.00 IL LIBRO DEL SÉ:
dalla frammentazione all’integrazione autobiografica,
con la tecnica del collage. A cura di: Sara Silvia Ferrucci,
ArtCounselor, artista
Segreteria ABBICCI
Via Picco dei Tre Signori, 11-A/B 00141 Roma
Tel/Fax 06 82004539
Cell. 329 2165554
Dal Martedi al Venerdi
dalle 9,00 alle 16,30 arteisp@infinito.it
www.abbicciassociazione.it
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Spazio
NU - Danza e movimento
Nov 2008 - Mar 2009
-La via della Voce, ciclo
di 5 seminari
condotto da Mauro Tiberi
- Il Clown, studio per l'attore
e l'interprete
condotto da Alessio Targioni
laboratorio di 120 ore leggi |
XV
Workshop internazionale, “Cultura,
salute, migrazioni” organizzato
dall'INMP
I° CONSENSUS CONFERENCE INMP “POVERTÀ,
SALUTE E SVILUPPO” 4-5 Dicembre 2008
Aula Agostini - Via San Gallicano 25/A – 00153 Roma
leggi |
Fondazione
Centro Studi Campostrini di VERONA
La musica dei Mistic World Trio inaugura
la mostra “Le Icone della
madre di Dio”. Il concerto è previsto
per giovedì 4 dicembre alle 17 nella
Cappella dell’Istituto Campostrini in via Santa
Maria in Organo, 2 leggi
Mostra
Icone Mariane Locandina
mostra |
Seminario
sulla genealogia
con Gérard Athias
Impruneta (FI)
12-15 Dicembre 2008
9.00-13.00 / 14.30-18.30
“In ogni famiglia è presente una storia
che si trasmette dai genitori ai figli”
Il seminario avrà luogo presso l’Hotel
Villa Cesi, Via delle terre bianche, 50023 Impruneta
(FI)
tel. 055/231101, fax 055/2011377, email: info@villacesi.it
www.villacesi.it
Per informazioni ed iscrizioni:
“Associazione Culturale - La Bilancia Di Giada”
www.bilanciadigiada.it
Via Pisana 60, 50021 Barberino Val d’Elsa (Firenze)
Tamara Macelloni
tel. 338 5815362
e-mail: tamaramacelloni@alice.it
leggi |
Le
forme dell'acqua
Una vacanza benessere nel paese delle acque e della neve.
sab 27 dic - sab 3 gen (8 giorni - 7
notti) Caramanico Terme. Parco della Majella
INFO e iscrizioni: 0583-356182, -96 ore
9-13 e 14-18, segreteria@traterraecielo.it leggi
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I
Tarocchi
Gérard Athias, dottore in medicina,
allievo di A. Jodorowsky e di C. Sabbah, si propone
per la prima volta a Roma con un seminario sui Tarocchi.
ROMA dal 5 al 8 febbraio 2009
Hotel CASA VALDESE - Via Alessandro Farnese
18 - Zona PRATI (METRO LEPANTO)
Info: tabarrini.angela@inwind.it
Tel 3397877012
elenasanjust@tiscali.it
Tel: 338 5953404
www.vegaitaly.com
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