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Baby
massage
Tratto da "Shantala": L'arte del massaggio
indiano per far crescere i bambini felici
di
Frederick Leboyer, ed. Sonzogno
Chi
non si è, un giorno, interrogato sulla
vita?
Chi non si è, una volta, domandato che
cos'è?
Domande troppo ambiziose. E senza risposta.
Ma a chi domanda, più modestamente: "Dove
comincia la vita? E quando?" C'è una
risposta, immediata, semplice quanto evidente:
"La vita comincia con la nascita..."
E ogni preoccupazione si dissolve. È un'evidenza?
La vita comincia con la nascita... Veramente?
Nel ventre... Nel ventre di sua madre, il bambino
non è già vivo? Non si muove? Non
c'è dubbio, si muove. Ma, dicono alcuni,
è una semplice attività riflessa.
Attività riflessa! No!
Noi sappiamo, oggi, che molto prima di essere
"venuto alla luce", il bambino la percepisce.
E che sente. E che, dal suo oscuro rifugio, tende
l'orecchio al mondo.
Sappiamo anche che egli passa dalla veglia al
sonno. E che sogna!
Per cui, a far cominciare la vita al momento della
nascita, si commette un errore grossolano.
Ma cosa ha inizio, allora, quando il bambino viene
al mondo? Che cosa, se non la vita? Ciò
che ha inizio è la paura. La paura e il
bambino nascono insieme. E non si lasceranno mai.
La paura, compagna segreta, discreta come l'ombra
e, come lei, fedele, ostinata. La paura che non
ci abbandonerà fino alla tomba dove fedelmente
ci avrà condotti.
Ho raccontato questa epopea della nascita (Per
una nascita senza violenza, Ed. Bompiani n.d.r).
E questa nascita della paura. Ho mostrato il giovane
avventuriero, aggredito appena osa spingersi fuori
dal suo rifugio, dai mille mostri che sono le
sensazioni del mondo di fuori.
Esse lo aspettano e lo devastano con la loro frastornante
novità.
Ho mostrato il giovane eroe prossimo alla resa,
distrutto dalla sorpresa e dal terrore più
che dalla sofferenza. E ho cercato di mostrare
come con un poco di intelligenza e di destrezza,
si potessero, qui, cambiare molte cose.
"E dopo?" mi hanno domandato. Cosa succede
nei primi giorni, nelle prime settimane?
Le difficoltà, certo, non sono finite.
Il bambino incontrerà dei nuovi mostri.
Il nostro Argonauta dovrà intraprendere
nuove battaglie. Per afferrare bene di che si
tratta, ritorniamo, ancora una volta, indietro.
Nel ventre della madre, la vita era di una ricchezza
infinita. A prescindere dai suoni e dai rumori,
tutto era, per il bambino, costantemente in movimento.
Che la madre si alzi e cammini, che si giri o
che si chini, che si alzi sulla punta dei piedi,
che peli la verdura o usi la scopa, sono altrettante
onde, altrettante sensazioni per il bambino. E,
anche, che la madre si riposi, che prenda un libro
e si segga o che si corichi e si addormenti, la
sua respirazione non cessa mai, il cui placido
moto, la cui risacca, continua a cullare il bambino.
E poi, passata la tempesta della nascita, ecco
il bambino, solo nella sua culla.
O piuttosto, ahimè, in uno di quei piccoli
letti che sono gabbie per neonati.
Nulla si muove più! Il deserto. E il silenzio.
Il mondo, intorno, è improvvisamente di
ghiaccio, fisso, in una totale e terrificante
immobilità. E poi, mentre di fuori si è
creato un vuoto totale ecco che dentro da qualche
parte nel ventre qualcosa afferra torce morde...
"Mamma! Mamma!" Ah, quale terrore! Nel
ventre? No è là, nell'ombra. Sì,
nel buio c'è una bestia. Sì, sì,
una tigre, un leone... "Lo sento! Lo
provo! Mamma! Mamma!" Una bestia? Nell'ombra?
Pronta ad aggredire il bambino per mangiarlo?
Un lupo, forse? Un lupo, in nonna trasformato,
che fissa Cappuccetto Rosso mentre si prepara
a divorarlo?
Un lupo, allora? E dove? Nel letto? Sotto il letto?
Dietro il paravento? Eh, no! Nel ventre! E si
chiama la fame. La fame un mostro? La fame è
una sensazione piacevole. Non è vero, forse?
Che noi vediamo ripresentarsi, diverse volte al
giorno, con vera soddisfazione. Sensazione piacevole
per noi. Che sappiamo bene che presto mangeremo.
Ma per il bambino? Il povero piccolo, può
muoversi? Può avvicinarsi alla dispensa?
Può, come al ristorante, chiamare: "Cameriere!
Cameriere!"
Lui non smette di gridare! E anche a squarciagola:
urla per far capire che dentro... E... non arriva
niente! Deve aspettare. E subire. E lasciarsi
divorare... dall'ansia. Fino a che, finalmente,
dal deserto che è, ora, il mondo di fuori
viene qualcosa che calma, infine, il mostro che
si è svegliato dentro.
Di fuori, dentro... Ecco il mondo diviso in due.
Dentro, la fame. Di fuori, il latte. Lo spazio
è nato.
Dentro, la fame. Di fuori, il latte. E, fra i
due, l'assenza, l'attesa che è sofferenza
indicibile. E che si chiama il tempo.
Ed è così che, semplicemente con
l'appetito, sono nati lo spazio e la durata.
Se i piccoli urlano, ogni volta che si svegliano,
non è per i morsi della fame. Non muoiono
d'inedia. Sono terrorizzati dalla novità
della sensazione. Da quel "qualcosa dentro"
che prende proporzioni immense proprio perché,
di fuori, il mondo è morto. Bisogna nutrire
i piccoli. Non vi son dubbi. Non solo il loro
ventre, ma anche la loro pelle. E inoltre, in
questo oceano di novità, d'ignoto, bisogna
fargli riprovare sensazioni passate. Che sole,
per ora, possono indurre uno stato di pace, di
sicurezza. Questa pelle, questo dorso non hanno
dimenticato. Ho raccontato come le prime contrazioni
nel seno materno avessero terrorizzato il bambino.
Ho detto come, finita la sorpresa, il piccolo
avesse cominciato a amare, a invocare quella forza
che si impadroniva di lui, che lo premeva. Poi
lo lasciava stupefatto e sazio. E come, di settimana
in settimana la presa si fosse fatta più
appassionata, più potente. Per culminare,
finalmente, nel delirio, l'ebbrezza del parto,
del travaglio. Sarebbe un grave errore immaginare
la nascita come necessariamente dolorosa per il
bambino. Non c'è nessuna fatalità
del dolore. Né qui né nel parto.
Così come "dar la luce" può
essere per la donna, liberata dalla paura, un'esperienza
esaltante, non paragonabile a nulla, la nascita
può essere, per il bambino, la più
straordinaria, la più forte, la più
profonda delle avventure. Il suo grido, allora,
non è che l'appassionata protesta che un
piacere così intenso finisca, bruscamente.
Ho detto come, appunto, bisognasse, alla nascita,
tenere il bambino, massaggiarlo. Prolungando,
così, la sensazione possente, lenta, ritmata.
Facendola morire lentamente, si evita la frattura
brutale, origine di sofferenza e di rifiuto. Così
sembra al bambino che la contrazione lo accompagni
alla culla per non lasciarlo che quando si è
ben sistemato in questa nuova ed inebriante libertà.
Ciò che si è fatto, al momento della
nascita, bisogna ripeterlo ogni giorno, per settimane,
per mesi.
Poiché, per lungo tempo ancora, il piccolo,
ogni volta che si sveglia, prova lo shock di ritrovare
il mondo al contrario: le sensazioni forti "nel"
suo ventre, nello stomaco, e "di fuori"
più niente! È essenziale ristabilire
l'equilibrio. E nutrire il "fuori" con
altrettanta cura del "dentro". Per aiutare
i piccoli a traversare il deserto dei primi mesi
della vita, perché essi non provino più
l'angoscia di sentirsi isolati, perduti, bisogna
parlare al loro dorso, bisogna parlare alla loro
pelle che hanno sete e fame quanto il loro ventre.
I piccoli hanno bisogno di latte, sì. Ma
più ancora di essere amati, e di ricevere
carezze. Sentire...Sentire, col naso, è
percepire il mondo al di là di ciò
che può raggiungere la mano. Sentire, con
le orecchie, è esplorare ancora più
lontano. E vedere, ah! vedere... è, con
gli occhi, carezzare l'universo a migliaia di
leghe di distanza. Ogni senso ci dice il mondo.
Il suo
mondo. E la fusione avviene. Ogni senso spinge
le frontiere un po' più lontano, rendendo
l'universo più vasto, più vario
e più ricco. Ma toccare: è da lì
che, molto semplicemente, tutto è cominciato.
Se ne ricorda il linguaggio, che sa tante cose:
"È toccante... Davvero, amico mio,
la tua attenzione mi tocca, mi tocca molto..."
Nel bambino piccolo, la pelle viene prima di ogni
altra cosa. È il primo senso. È
lei che sa. Nel neonato, come si infiamma facilmente!
Rossori, eritemi, foruncoli... Microbi? Infezioni?
No, no. Toccato male. Retto male. Che si regge
male. Portato male. Mal guidato. Male amato. Ah,
sì, questa pelle, bisogna prenderne cura,
nutrirla. Con amore. Non con le creme. Essere
portati, cullati, carezzati, essere tenuti, massaggiati,
sono tutti nutrimenti per i bambini piccoli, indispensabili,
come le vitamine, i sali minerali e le proteine,
se non di più. Se viene privato di tutto
questo e dell'odore, del calore e della voce che
conosce bene, il bambino, anche se gonfio di latte,
si lascerà morire di fame.
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