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Continuiamo questo viaggio affascinante insieme ad Hans Jellouschek per riuscire a comprendere come le coppie in difficoltà possano essere aiutate a ritrovare la loro armonia attraverso la lettura e l’approfondimento delle fiabe e dei miti. Se analizziamo questi testi possiamo trovare spunti per aiutare la coppia a ritrovare un suo equilibrio affettivo, che spesso viene meno, alcune volte subito dopo l’inizio della vita in comune. L’amore è importante nella vita degli uomini, si deve però cercare di trovare comprensione, amore e possibilità di vivere insieme in modo gratificante, altrimenti è preferibile che le meteore continuino a vagare nello spazio da sole.
L’Ondina della Pescaia affronta un tema che spesso è causa di gravi problemi nelle coppie; da una parte in molti uomini esiste la paura della donna e dall’altra anche il desiderio di lasciarsi sedurre e trascinare a fondo dalla donna. L’uomo deve superare questo suo fluttuare tra questi due momenti opposti e arrivare ad un amore che deve avere un solo modo di espressione, senza paura di lasciarsi distruggere.
La fiaba dei fratelli Grimm narra la storia di un cacciatore che viveva felice con la giovane moglie in una piccola casa. Il padre del giovane aveva avuto difficoltà economiche al tempo della sua nascita, in cambio di aiuto da parte di una sirena aveva promesso di darle quello che era appena nato in casa sua, inconsapevole che si trattava dell’unico suo figlio. L’ondina si fece viva per reclamare quello che le era dovuto quando il bambino era ormai diventato un uomo. Un giorno, infatti, il giovane, dopo aver ucciso un capriolo, si lavò le mani nel lago, subito la sirena si avvicinò e lo portò con sé. La moglie, non vedendolo tornare a casa, lo cercò tutta la notte e poi, sfinita, si addormentò, sognò che avrebbe ricevuto aiuto da una vecchia, così accadde. Il giorno dopo incontrò la vecchia che le dette un pettine d’oro e le disse di lasciarlo in riva al lago. La giovane donna così fece. Il pettine d’oro venne portato dall’acqua in fondo e ne emerse il marito che però fu di nuovo trascinato via. Poi la giovane dovette portare sulla riva ancora due oggetti: un flauto e un filatoio prima che il marito potesse ritornare libero sulla terra. La sirena furiosa scatenò per vendicarsi un’onda gigantesca che travolse il giovane e sua moglie, i quali vennero trasformati dalla vecchia, che aveva aiutato la giovane moglie, in ranocchio e in rospo. Quando riacquistarono sembianze umane, erano lontani l’uno dall’altro e furono costretti a superare altre dure prove prima d’incontrarsi di nuovo e vivere finalmente insieme.
Il motivo della sirena ammaliatrice si ritrova in letteratura e in musica, pensiamo alla poesia di Joseph von Eichendorff, musicata da Schumann oppure all’Odissea e ad Ulisse stregato dalle sirene. Molte donne, riporta lo psicoterapeuta, durante le sedute gli hanno riferito che i loro uomini sono spesso imbarazzati di fronte alle loro compagne ed evitano contatti diretti, come se ne avessero paura. Da una parte sono attratti dalla figura femminile, dall’altra cercano di evitare qualsiasi tipo di approfondimento di tipo psicologico. Perché l’uomo ha paura della donna? Un motivo potrebbe essere che egli desidera comunque mantenere il controllo della situazione e se è la donna a prendere l’iniziativa, nel momento in cui acquista maggiore consapevolezza, esiste il rischio che possa assumere il controllo della vita di coppia e questo spaventa il compagno. Questa ambivalenza nasce forse dal fatto che il bambino è dipendente dalla madre però è altro da lei a cominciare dal sesso e deve, per diventare se stesso, staccarsi dalla figura materna. Inoltre molti uomini hanno avuto dei vissuti familiari che hanno rafforzato questo tipo di reazione. All’inizio del rapporto di coppia l’uomo vede solo l’aspetto positivo della sua partner, poi nel tempo prevale l’aspetto minaccioso, così sembra all’uomo e da qui nasce il desiderio di salvarsi dal pericolo. L’uomo quindi spesso si accontenta di una brava moglie a casa e di trovare all’esterno una donna che sia una sirena, non è questa però la soluzione ottimale. Può accadere che l’uomo incontri nella sua vita una partner con la quale desidera lasciarsi andare, ma sempre con la paura di fare la fine di Sansone al quale Dalila taglierà i capelli per privarlo della sua forza. L’uomo può arrivare a superare tutto questo separando dentro di sé le due esperienze, quella vissuta con la madre da quella che può vivere con un’altra donna. Deve prendere coscienza che ancora non ha risolto il suo rapporto con la madre, è troppo legato e dipendente da lei, poi, in un momento successivo, abbandonare la sfera materna. Esistono vari modi, può trovare una figura maschile che lo aiuta e lo sostiene durante il percorso di affrancamento. È sconsigliato liberarsi della figura materna in modo conflittuale, se ciò avviene, c’è il rischio che la dipendenza rimanga. L’uomo, quindi, può giungere ad un rapporto maturo e paritario con la sua compagna, solo staccandosi dalla madre, non in modo traumatico ma, rivalutando ed operando una riconciliazione con la figura paterna, rafforzare la positività della sua maschilità. Solo allora la donna sarà vista come una partner alla pari della quale non avere paura e non sentirsi, quindi, perduto come uomo.

Orfeo ed Euridice
Perché l’uomo, come Orfeo, perde l’amore della sua compagna, colei che era la sua musa ispiratrice? Anche la partner, infatti, si allontana come Euridice nel regno degli inferi. Quali sono le cause che determinano questo stato di cose? Approfondire la storia del cantore Orfeo può aiutare a comprendere dove sbaglia l’uomo che perde la donna che ama e che, pur facendo del tutto per riconquistarla, non riesce a raggiungere il suo scopo.
La storia di Orfeo è affascinante: figlio di un re tracio e della musa Calliope, egli era il poeta e il musicista più famoso dell’antica Grecia. Riusciva con la sua musica a rendere docili anche gli animali più selvatici. Sua moglie Euridice fu morsa da un serpente e morì. Orfeo non si rassegnò e con l’audacia della disperazione, scese nel regno dei morti per riportarla sulla terra. Lo stesso Ade, ammansito dalla sua musica, concesse ad Orfeo di riportarla sulla terra, la condizione era che durante il viaggio di ritorno non doveva mai voltarsi a guardarla, ma il cantore non aspettò di essere di nuovo alla luce del sole e si voltò a guardare l’amata che venne riportata nel regno dei morti per sempre. Pur comprendendo e condividendo il dolore di Orfeo, si nota che c’è qualcosa che non va nel loro rapporto. Il poeta Rilke riporta in una poesia una versione diversa della storia: davanti va Orfeo impaziente e dietro Euridice tenuta per mano dal dio Ermes, tranquilla segue per il viottolo il canto di Orfeo, ma non è impaziente, la sua condizione di persona morta che ritorna alla vita la rende molto serena, è come se avesse già superato la fretta tipica dell’essere umano. La morte di Euridice segna, simbolicamente, la sua rinascita in una donna diversa, si è liberata di un compagno che la canta, è vero, come donna ideale, ma la considera una proprietà personale. Ecco allora che Euridice, mentre risale verso la vita, si rende conto che l’impazienza e l’amore possessivo di Orfeo non è più sufficiente per la sua nuova acquisita consapevolezza, sarà, quindi, proprio l’ultimo atto di impazienza di Orfeo a fargli perdere definitivamente la donna amata. Molti sono gli uomini che hanno un tipo di rapporto narcisistico, utilizzano la compagna per i propri fini, cercano di valorizzare se stessi attraverso la loro partner. Euridice non è pronta a ricominciare un rapporto che ricalcherà completamente l’esperienza già avuta, muore per il morso di un serpente, che significa, interpretando il simbolismo, che non vuole continuare a vivere nel modo in cui Orfeo ha portato avanti il rapporto fino a quel momento. La donna riconosce che questo modo di vivere non può più funzionare e desidera una sua realizzazione e una vita autonoma dal partner. Il tentativo di riportare Euridice sulla terra quindi fallisce perché essa desidera ora un rapporto diverso. Il simbolismo è evidente e si possono cogliere spunti che esistono nella vita di molte coppie dove il tipo di rapporto è basato su alcuni principi che ormai, almeno per la parte femminile, non sono più validi. È chiaro che nella coppia la donna, diventata più consapevole, vive momenti di grande incertezza, si sente responsabile per un rapporto che si va esaurendo e colpevole di provare desiderio di autonomia, pensa che il compagno sia sincero e vorrebbe iniziare di nuovo un rapporto con lui, in realtà egli non ha compreso il radicale cambiamento che è avvenuto nella moglie e rovina tutto perché vuole riprendere il controllo della situazione e così come Orfeo la perde definitivamente. Solo una separazione definitiva permetterà all’uomo Orfeo di crescere e comprendere che l’amore deve permettere un rapporto alla pari, e solo la sofferenza per l’abbandono gli farà capire che non deve pretendere più di avere tutto sotto controllo.
Sappiamo che L’Orfeo della mitologia, invece, dopo la perdita per la seconda volta di Euridice, non sarà più capace di amare un’altra donna e dedicherà la sua esistenza alla diffusione di un culto ascetico che è contro il corpo e per l’elevazione dello spirito.
L’uomo spesso ha necessità di crescere, ma deve fare attenzione che la sua maturazione avvenga in sintonia con quella della sua partner, altrimenti rischia di ritrovarsi nella situazione di rimanere completamente solo. Uomini così strutturati rischiano spesso di passare attraverso l’esperienza di due divorzi prima di crescere affettivamente e comprendere che l’amore è condivisione paritaria e rispetto reciproco dell’altro. Anche Kahlil Gibran quando parla agli abitanti di Orphalese prima di partire, dice del matrimonio che i due componenti la coppia “devono lasciare spazi alla loro vicinanza.” E continua ancora: “Datevi i vostri cuori, ma non in custodia l’uno dell’altro. Perché solo la mano della vita può contenerli. E state insieme ma non troppo insieme. Perché le colonne del tempio mantengono la distanza. E la quercia e il cipresso non crescono nella reciproca ombra.”


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