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Psicologia
La vita affettiva della coppia
di Carla Ginanneschi
29/07/08
Per ritrovare l’armonia di coppia attraverso
la lettura delle fiabe e dei miti
Continuiamo
questo viaggio affascinante insieme ad Hans Jellouschek
per riuscire a comprendere come le coppie in difficoltà
possano essere aiutate a ritrovare la loro armonia
attraverso la lettura e l’approfondimento
delle fiabe e dei miti. Se analizziamo questi
testi possiamo trovare spunti per aiutare la coppia
a ritrovare un suo equilibrio affettivo, che spesso
viene meno, alcune volte subito dopo l’inizio
della vita in comune. L’amore è importante
nella vita degli uomini, si deve però cercare
di trovare comprensione, amore e possibilità
di vivere insieme in modo gratificante, altrimenti
è preferibile che le meteore continuino
a vagare nello spazio da sole.
L’Ondina della Pescaia
affronta un tema che spesso è causa di
gravi problemi nelle coppie; da una parte in molti
uomini esiste la paura della donna e dall’altra
anche il desiderio di lasciarsi sedurre e trascinare
a fondo dalla donna. L’uomo deve superare
questo suo fluttuare tra questi due momenti opposti
e arrivare ad un amore che deve avere un solo
modo di espressione, senza paura di lasciarsi
distruggere.
La fiaba dei fratelli Grimm narra la storia di
un cacciatore che viveva felice con la giovane
moglie in una piccola casa. Il padre del giovane
aveva avuto difficoltà economiche al tempo
della sua nascita, in cambio di aiuto da parte
di una sirena aveva promesso di darle quello che
era appena nato in casa sua, inconsapevole che
si trattava dell’unico suo figlio. L’ondina
si fece viva per reclamare quello che le era dovuto
quando il bambino era ormai diventato un uomo.
Un giorno, infatti, il giovane, dopo aver ucciso
un capriolo, si lavò le mani nel lago,
subito la sirena si avvicinò e lo portò
con sé. La moglie, non vedendolo tornare
a casa, lo cercò tutta la notte e poi,
sfinita, si addormentò, sognò che
avrebbe ricevuto aiuto da una vecchia, così
accadde. Il giorno dopo incontrò la vecchia
che le dette un pettine d’oro e le disse
di lasciarlo in riva al lago. La giovane donna
così fece. Il pettine d’oro venne
portato dall’acqua in fondo e ne emerse
il marito che però fu di nuovo trascinato
via. Poi la giovane dovette portare sulla riva
ancora due oggetti: un flauto e un filatoio prima
che il marito potesse ritornare libero sulla terra.
La sirena furiosa scatenò per vendicarsi
un’onda gigantesca che travolse il giovane
e sua moglie, i quali vennero trasformati dalla
vecchia, che aveva aiutato la giovane moglie,
in ranocchio e in rospo. Quando riacquistarono
sembianze umane, erano lontani l’uno dall’altro
e furono costretti a superare altre dure prove
prima d’incontrarsi di nuovo e vivere finalmente
insieme.
Il motivo della sirena ammaliatrice si ritrova
in letteratura e in musica, pensiamo alla poesia
di Joseph von Eichendorff, musicata da Schumann
oppure all’Odissea e ad Ulisse stregato
dalle sirene. Molte donne, riporta lo psicoterapeuta,
durante le sedute gli hanno riferito che i loro
uomini sono spesso imbarazzati di fronte alle
loro compagne ed evitano contatti diretti, come
se ne avessero paura. Da una parte sono attratti
dalla figura femminile, dall’altra cercano
di evitare qualsiasi tipo di approfondimento di
tipo psicologico. Perché l’uomo ha
paura della donna? Un motivo potrebbe essere che
egli desidera comunque mantenere il controllo
della situazione e se è la donna a prendere
l’iniziativa, nel momento in cui acquista
maggiore consapevolezza, esiste il rischio che
possa assumere il controllo della vita di coppia
e questo spaventa il compagno. Questa ambivalenza
nasce forse dal fatto che il bambino è
dipendente dalla madre però è altro
da lei a cominciare dal sesso e deve, per diventare
se stesso, staccarsi dalla figura materna. Inoltre
molti uomini hanno avuto dei vissuti familiari
che hanno rafforzato questo tipo di reazione.
All’inizio del rapporto di coppia l’uomo
vede solo l’aspetto positivo della sua partner,
poi nel tempo prevale l’aspetto minaccioso,
così sembra all’uomo e da qui nasce
il desiderio di salvarsi dal pericolo. L’uomo
quindi spesso si accontenta di una brava moglie
a casa e di trovare all’esterno una donna
che sia una sirena, non è questa però
la soluzione ottimale. Può accadere che
l’uomo incontri nella sua vita una partner
con la quale desidera lasciarsi andare, ma sempre
con la paura di fare la fine di Sansone al quale
Dalila taglierà i capelli per privarlo
della sua forza. L’uomo può arrivare
a superare tutto questo separando dentro di sé
le due esperienze, quella vissuta con la madre
da quella che può vivere con un’altra
donna. Deve prendere coscienza che ancora non
ha risolto il suo rapporto con la madre, è
troppo legato e dipendente da lei, poi, in un
momento successivo, abbandonare la sfera materna.
Esistono vari modi, può trovare una figura
maschile che lo aiuta e lo sostiene durante il
percorso di affrancamento. È sconsigliato
liberarsi della figura materna in modo conflittuale,
se ciò avviene, c’è il rischio
che la dipendenza rimanga. L’uomo, quindi,
può giungere ad un rapporto maturo e paritario
con la sua compagna, solo staccandosi dalla madre,
non in modo traumatico ma, rivalutando ed operando
una riconciliazione con la figura paterna, rafforzare
la positività della sua maschilità.
Solo allora la donna sarà vista come una
partner alla pari della quale non avere paura
e non sentirsi, quindi, perduto come uomo.
Orfeo ed Euridice
Perché l’uomo, come Orfeo, perde
l’amore della sua compagna, colei che era
la sua musa ispiratrice? Anche la partner, infatti,
si allontana come Euridice nel regno degli inferi.
Quali sono le cause che determinano questo stato
di cose? Approfondire la storia del cantore Orfeo
può aiutare a comprendere dove sbaglia
l’uomo che perde la donna che ama e che,
pur facendo del tutto per riconquistarla, non
riesce a raggiungere il suo scopo.
La storia di Orfeo è affascinante: figlio
di un re tracio e della musa Calliope, egli era
il poeta e il musicista più famoso dell’antica
Grecia. Riusciva con la sua musica a rendere docili
anche gli animali più selvatici. Sua moglie
Euridice fu morsa da un serpente e morì.
Orfeo non si rassegnò e con l’audacia
della disperazione, scese nel regno dei morti
per riportarla sulla terra. Lo stesso Ade, ammansito
dalla sua musica, concesse ad Orfeo di riportarla
sulla terra, la condizione era che durante il
viaggio di ritorno non doveva mai voltarsi a guardarla,
ma il cantore non aspettò di essere di
nuovo alla luce del sole e si voltò a guardare
l’amata che venne riportata nel regno dei
morti per sempre. Pur comprendendo e condividendo
il dolore di Orfeo, si nota che c’è
qualcosa che non va nel loro rapporto. Il poeta
Rilke riporta in una poesia una versione diversa
della storia: davanti va Orfeo impaziente e dietro
Euridice tenuta per mano dal dio Ermes, tranquilla
segue per il viottolo il canto di Orfeo, ma non
è impaziente, la sua condizione di persona
morta che ritorna alla vita la rende molto serena,
è come se avesse già superato la
fretta tipica dell’essere umano. La morte
di Euridice segna, simbolicamente, la sua rinascita
in una donna diversa, si è liberata di
un compagno che la canta, è vero, come
donna ideale, ma la considera una proprietà
personale. Ecco allora che Euridice, mentre risale
verso la vita, si rende conto che l’impazienza
e l’amore possessivo di Orfeo non è
più sufficiente per la sua nuova acquisita
consapevolezza, sarà, quindi, proprio l’ultimo
atto di impazienza di Orfeo a fargli perdere definitivamente
la donna amata. Molti sono gli uomini che hanno
un tipo di rapporto narcisistico, utilizzano la
compagna per i propri fini, cercano di valorizzare
se stessi attraverso la loro partner. Euridice
non è pronta a ricominciare un rapporto
che ricalcherà completamente l’esperienza
già avuta, muore per il morso di un serpente,
che significa, interpretando il simbolismo, che
non vuole continuare a vivere nel modo in cui
Orfeo ha portato avanti il rapporto fino a quel
momento. La donna riconosce che questo modo di
vivere non può più funzionare e
desidera una sua realizzazione e una vita autonoma
dal partner. Il tentativo di riportare Euridice
sulla terra quindi fallisce perché essa
desidera ora un rapporto diverso. Il simbolismo
è evidente e si possono cogliere spunti
che esistono nella vita di molte coppie dove il
tipo di rapporto è basato su alcuni principi
che ormai, almeno per la parte femminile, non
sono più validi. È chiaro che nella
coppia la donna, diventata più consapevole,
vive momenti di grande incertezza, si sente responsabile
per un rapporto che si va esaurendo e colpevole
di provare desiderio di autonomia, pensa che il
compagno sia sincero e vorrebbe iniziare di nuovo
un rapporto con lui, in realtà egli non
ha compreso il radicale cambiamento che è
avvenuto nella moglie e rovina tutto perché
vuole riprendere il controllo della situazione
e così come Orfeo la perde definitivamente.
Solo una separazione definitiva permetterà
all’uomo Orfeo di crescere e comprendere
che l’amore deve permettere un rapporto
alla pari, e solo la sofferenza per l’abbandono
gli farà capire che non deve pretendere
più di avere tutto sotto controllo.
Sappiamo che L’Orfeo della mitologia, invece,
dopo la perdita per la seconda volta di Euridice,
non sarà più capace di amare un’altra
donna e dedicherà la sua esistenza alla
diffusione di un culto ascetico che è contro
il corpo e per l’elevazione dello spirito.
L’uomo spesso ha necessità di crescere,
ma deve fare attenzione che la sua maturazione
avvenga in sintonia con quella della sua partner,
altrimenti rischia di ritrovarsi nella situazione
di rimanere completamente solo. Uomini così
strutturati rischiano spesso di passare attraverso
l’esperienza di due divorzi prima di crescere
affettivamente e comprendere che l’amore
è condivisione paritaria e rispetto reciproco
dell’altro. Anche Kahlil Gibran quando parla
agli abitanti di Orphalese prima di partire, dice
del matrimonio che i due componenti la coppia
“devono lasciare spazi alla loro vicinanza.”
E continua ancora: “Datevi i vostri cuori,
ma non in custodia l’uno dell’altro.
Perché solo la mano della vita può
contenerli. E state insieme ma non troppo insieme.
Perché le colonne del tempio mantengono
la distanza. E la quercia e il cipresso non crescono
nella reciproca ombra.”
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