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Psico-racconti
Il Maestro
di Roberta Pedicino
27/06/08

Prima parte
Seconda parte
Quarta parte

Terza parte: Il guardiano


Il 16 maggio di due anni dopo Ale conobbe Ester, bruna, sguardo dolce ma enigmatico, seguiva Xavier da una ventina d’anni e aveva particolarissime doti taumaturgiche.
La sua amica Sofia la portò da lei per la prima di una lunga serie di sedute di pranoterapia che dovevano servire ad aiutarla a superare i suoi disturbi fisici. Dopo circa dieci giorni e un paio di sedute Ale ebbe un’esperienza per lei sconvolgente, elettrizzante e terrorizzante nello stesso tempo. Le capitò di sentirsi tirare fuori dal suo corpo materiale e di ritrovarsi immersa in una dimensione fatta di luce rossa, intensa e cupa, nella quale vide di fronte a sé il volto di un essere dallo sguardo inquietante, gelido e immobile.
Era andata a letto molto stanca e con il desiderio di addormentarsi subito ma non appena cadeva nel primo sonno il suo corpo si irrigidiva e il respiro si bloccava spontaneamente. Lottò a lungo contro questa cosa e anche se era troppo stanca per angosciarsi, già si immaginava in ospedale con un tubo infilato nel collo per respirare. Sentiva dei rumori nelle orecchie, striduli urletti e uno strano vociare. Dopo circa mezz’ora questo fenomeno prese il sopravvento su di lei e senza potersi opporre uscì lentamente fuori dal suo corpo fisico fino a ritrovarsi in posizione seduta, con le braccia protese in avanti e le palme delle mani una di fronte all’altra. Sapeva di essere rimasta nella stanza, forse con il bacino ancora attaccato al corpo e con le gambe che attraversavano il materasso, ma non si sentiva toccata da alcunché di materiale, né vedeva intorno a sé nulla che ricordasse la sua camera. Galleggiava leggera in uno spazio vuoto inondato da una luce rossa, più buia ai margini estremi del suo campo visivo. Al centro, proprio di fronte a lei c’era un volto, anch’esso rosso come la luce. Ale lo guardò ma non sembrava una minaccia, era immobile come un dipinto e allora abbassò leggermente la testa e rivolse lo sguardo verso le sue mani: si sorprese quando le vide legate per i polsi da sottili manette argentate. Provò subito a dare alcuni strattoni con forza per liberarsene, ma non era facile come pensava e quando si accorse che non c’era modo di spezzare la catena, provò a congiungere le mani palmo contro palmo, per sentire al tatto la consistenza di questo “nuovo corpo” e anche per accertarsi se “lì”, in quel “nuovo luogo”, esistesse ancora la sensazione del tatto. Sentì le sue mani liscissime e di una consistenza molto particolare, niente di materiale le aveva mai dato quelle sensazioni. Nel frattempo si accorse che il volto di fronte a lei era vivo e la guardava. Era completamente rosso come fatto delle stessa luce che lo avvolgeva. I suoi lineamenti sembravano disegnati, ridotti agli elementi essenziali che erano perlopiù grosse ciocche di capelli, sopracciglia, baffi e barba, il tutto molto deformato in senso orizzontale. Gli occhi, il naso e la bocca si intuivano tra le ciocche. La guardava con un’aria tra il serio e l’ironico; per Ale quella era una situazione del tutto nuova. Chi era quell’essere? E soprattutto cosa voleva da lei? Poteva fidarsi? Ad un certo punto si accorse che sotto al misterioso volto c’erano anche le mani, più piccole in proporzione e si muovevano lentamente. In quel momento, pensando alle sue legate, si sentì assalire da un senso di impotenza e di paura. Velocemente ritornò nel suo corpo, restando rigida e immobile ancora per un po’ e pensando a quello che era successo. Si rendeva conto che aveva vissuto un’esperienza su cui spesso aveva fantasticato e che mentre accadeva aveva cercato di fare di tutto per prolungare il più possibile, sapendo che nel momento in cui fosse sopraggiunta la paura sarebbe svanito tutto.
La cosa che la spaventò di più e che la fece scappare da quella fenomenologia fu il fatto di avere le mani legate, i polsi stretti da quelle manette impossibili da rompere.
Per molti mesi Ale visse nella speranza che qualcosa riaccadesse ma era cosciente che non sarebbe dipeso da lei.
Raccontò questa cosa a Ester ma lei sapientemente sorrise e non le disse nulla. Il disegno dell’essere che aveva visto, le fece solo dire che non le sembrava malvagio, anzi…
Non le fu mai spiegato esattamente cosa o chi fosse ma lei qualche idea se la cominciò a fare.
Forse era la proiezione di una sua paura? Forse l’incontro con il famoso “guardiano della soglia”, che serve a spaventare chi non è ancora pronto a superarla? Colui cioè che doveva impedirle di avere troppo velocemente la visione del mondo spirituale? Le avevano raccontato che cominciare a meditare e a fare esercizi poteva portare ad avere immagini di mostri o di draghi che altro non sono che aspetti energetici di noi stessi e che possono sembrare spaventosi poiché rappresentano tutto ciò che portiamo dentro di noi di ancora non evoluto. Avere la visione del “guardiano” le fece capire che avrebbe potuto fare altri passi avanti solo quando si sarebbe trasformata.
Comunque sia questa era stata un’esperienza reale, appunto una visione, non un semplice sogno. Una cosa del tutto diversa: c’era stato qualcosa in più che lei ancora non aveva ben capito, era come se si fosse aperta una porta, un piccolo passaggio dentro di lei oltre il quale poter buttare uno sguardo su un nuovo spazio pronto per essere svelato. Forse la trasformazione era già in atto.
Ale si sentiva pervasa da un’eccitazione e da una strana felicità come quando un bambino riceve un regalo inaspettato, un gioco tutto nuovo da scoprire e non vede l’ora di passarci momenti indimenticabili di avventura, godimento e spensieratezza. Nello stesso tempo provava l’emozione del neofita di fronte a un nuovo compito ancora ignoto e con addosso un senso di paura e di responsabilità difficile da gestire.
Era confusa ed emozionata, un po’ come quando ci si innamora e l’ordine delle cose cambia improvvisamente: ci si sente spostati dal proprio punto fisso e dolcemente in balia degli eventi. Tante certezze cominciavano a traballare e l’unica cosa di cui poteva essere certa era la sua condizione del momento presente, le sensazioni che provava di attimo in attimo, piacevoli o dolorose: sapeva di essere fatta di un corpo che subiva malesseri e fastidiosi disturbi di ogni tipo e di una mente molto umana che più vuole capire e meno gliene si dà la possibilità. Sapeva di provare delle emozioni, di produrre delle idee, di avere dei desideri, ma la cosa principale che aveva capito era che non poteva più procedere da sola. Cominciò a pensare che l’insegnamento di un Maestro potesse veramente aiutarla ed indirizzarla verso il giusto cammino senza il rischio di perdersi.
A distanza di due anni dalla prima volta, Ale decise di portare nuovamente i sogni a Xavier, stavolta tramite Ester che però le disse di non farsi troppe illusioni. Infatti, se già una volta era stata accettata, dato che aveva rifiutato di andare, non era detto che la sua richiesta sarebbe stata considerata di nuovo, anzi forse poteva aver “perso il treno”, come usava dire lei.
Oltre ai suoi sogni Ale portò anche quelli del suo compagno Max che negli ultimi mesi aveva cominciato a ricordare i sogni che faceva.
Ale fu accettata per la seconda volta e anche Max venne accettato; insieme cominciarono ad andare dal Maestro il 7 ottobre, a circa quattro mesi di distanza dalla visita del “guardiano”.
continua...

fine terza parte

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NB: ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale e il contenuto del racconto è frutto di fantasia.


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