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Il
Mandala
Pittura dell’anima
di Gabriella Costa
“I
Mandala sono magici specchi del momento presente
del nostro cammino, donano forma e colore alla
nostra maestosa danza interiore, infinita come
l’eternità, che oscilla più
vicina e più lontana dal margine del cerchio,
muovendosi in dentro e in fuori e passando leggera
sulla nostra anima, chiedendo solo apertura e
spazio per vedere la luce che rifulge, la ruota
che gira di nuovo........” (Maureen Ritchie)
Il mio incontro con il Mandala è stato
un colpo di fulmine: un guardarsi reciproco ed
un innamoramento istantaneo. Sono rimasta incantata
e imprigionata dai colori e dalle forme dei vari
disegni che in una successione armonica di vuoti
e pieni racchiudono il centro della figura. Quel
centro o “bindu” che rappresenta il
passaggio che schiude la porta verso la parte
più intima di noi stessi dalla quale spesso
ci allontaniamo proiettandoci troppo all’esterno,
dimenticando di “ascoltarci”. È
iniziata così la mia storia con il Mandala,
un percorso fatto di studio, di disegni, di riflessione
che durante gli anni mi ha portata a srotolare,
sciogliere riannodare, il filo della mia esistenza
fatta di contraddizioni, luce, ombra, vuoti, pieni,
esaltazione e sofferenza, seguendo il ciclico
fluire delle stagioni e il ritmo di contrazione
ed espansione del mio respiro. Una strada molto
spesso in salita, altre volte in rovinosa discesa
verso luoghi bui senza apparenti vie di uscita,
ma il Mandala è stato come il gomitolo
nel Labirinto di Cnosso: ogni disegno rappresentava
un piccolo passo verso il mio “centro”,
una maniera per ricontattare quell’energia,
dispersa in tante battaglie inutili perchè
non consapevoli, che mi è servita per pulire
dai detriti e portare alla luce le risorse, di
cui ogni essere umano è fornito, per affrontare
finalmente in faccia “il terribile”,
stare a mollo nel dolore, entrarci, sapendo che
è la sola via per lasciarlo alle spalle.
Compiere fino in fondo il processo di liberazione
che consiste appunto nell’evocare, sperimentare,
com-prendere, cioè “prendere con
sé” per poi reintegrare e unificare.
Un viaggio dunque che partendo dal centro ritorna
al centro perchè è da lì
che irradiano i fantasmi e i mostri della nostra
coscienza ed è soltanto dalla loro fonte
che possono essere riassorbiti, ed è dal
centro che sboccia un nuovo inizio: il fiore del
Sé, inteso come ESSERE al mondo, gioia
di vivere, fiducia in sé, divenendo quello
che si è. Da qui la voglia di far conoscere
agli altri il grande potere autorigenerativo del
Mandala e quindi la conseguente organizzazione
di laboratori rivolti a chi volesse prendersi
cura di sé entro lo spazio sacro del proprio
cerchio.
Un po’ di storia
Dire cosa sia un Mandala apparentemente semplice
se partiamo dal significato della parola sanscrita
Mandala che significa centro, cerchio, ma che
cosa implichi questa definizione è molto
più complesso da spiegare perchè
si tratta di entrare nel mondo dei simboli.
Una parola o un’immagine sono simboli in
quanto implicano qualcosa che sta al di là
del loro significato ovvio e immediato: possiedono,
cioè un aspetto più ampio, inconscio
che non può essere definito con precisione
o compiutamente spiegato. La parola “simbolo”
deriva dal greco simbolon = segno di riconoscimento
(e dal verbo symbàllein = congiungere).
Nell’Antica Grecia quando due amici si separavano
spezzavano una moneta, una tavoletta di terracotta
o un anello. Quando uno dei due faceva ritorno,
doveva mostrare la sua metà e se questa
combaciava con quella rimasta, chi la portava
con sé veniva riconosciuto come quell’amico,
o comunque come un amico, e aveva diritto all’ospitalità.
Da tutto questo si evince che il “simbolo”
è qualcosa di composto; un segno visibile
di una realtà invisibile. In esso dobbiamo
sempre considerare due piani diversi: in qualcosa
di esteriore può manifestarsi qualcosa
di interiore. Ci rivolgiamo quindi al simbolo
ogni volta che avvertiamo la necessità
di esprimere ciò che il pensiero non può
semplicemente ed esaurientemente pensare in modo
cognitivo. Il simbolo e ciò che esso rappresenta
hanno quindi un legame intimo, non possono essere
separati l’uno dall’altro: in questo
consiste la differenza rispetto al segno. I segni
sono convenzioni stabilite attraverso le definizioni:
non hanno alcuna eccedenza di significato. Con
il segno non si rappresenta nulla di nascosto,
esso ha una semplice funzione sostitutiva e indica
sempre qualcosa.
Tornando al Mandala esso si riferisce ad una immagine
simbolica in cui convivono due forme geometriche
fondamentali: il quadrato che indica l’armonia
da raggiungere nel mondo materiale, al fine di
poter poi conseguire la perfezione spirituale
rappresentata dal cerchio, oltre queste due figure
troviamo una schiera di personaggi, simboli e
motivi ornamentali, che rappresentano le relazioni
intercorrenti tra i diversi piani di realtà.
Il Mandala è un archetipo che nasce dall’anima
umana ed esiste da sempre, compare infatti in
ogni cultura in diversi tempi ed il suo uso è
sempre rituale e sacro. Nel buddismo è
considerato un prezioso strumento di meditazione
che consente tramite esercitazioni di livello
sempre più alto l’elevazione spirituale
di chi lo pratica.
Nella tradizione tibetana, un Mandala è
composto dai 5 elementi che compongono il nostro
universo:
la terra, giallo – fermezza,
solidità, fiducia, accoglienza: dà
la vita
l’acqua, bianco –
fluidità, flessibilità, coesione:
armonizza la vita
il fuoco, rosso – sole,
calore,vitalità: matura la vita
l’aria, il verde –
respiro della terra, scambio, comunicazione: un
solo soffio fa vibrare l’universo intero:
anima la vita.
lo spazio, blu – l’infinito,
la libertà. Il seme può aprirsi,
il fiore schiudersi, l’albero crescere e
l’uomo maturare: accoglie la vita.
Lo squilibrio di uno solo di questi elementi incide
sull’equilibrio dell’universo intero.
Sempre secondo la tradizione buddhista tibetana,
il Mandala viene disegnato per terra su una superficie
consacrata con riti appropriati; per tracciare
le linee e disegnare le figure si adopera, di
solito, la polvere di diversi colori la cui scelta
è determinata dal singolo settore su cui
le figure saranno tracciate.
I Mandala hanno forme e colori diversi, secondo
il rituale o il tipo di meditazione, la loro raffigurazione
ha comunque alcune costanti come l’orientamento
che ha come partenza l’est per poi proseguire
verso destra con il nord, ovest, sud. Alle porte
dei quattro punti cardinali corrispondono i quattro
elementi: est => aria, nord => acqua, sud
=> fuoco, ovest => terra, il centro è
lo spazio. Gli stessi elementi, sotto forma di
cerchi concentrici circondano e proteggono un
giardino circolare all’interno del quale
è inscritto un perimetro quadrato di mura
con quattro porte che segnano i quattro punti
cardinali. Le porte sono presidiate da divinità
in atteggiamento irato, pronte a scoraggiare i
non iniziati dal penetrare all’interno.
La simbologia che si nasconde dietro questa visione
è semplice da decifrare: l’ingresso
nello spazio sacro corrisponde alla discesa nel
profondo di noi stessi e le feroci divinità
che custodiscono le porte rappresentano gli aspetti
del sé che stanno oltre la soglia del conscio,
spesso raffiguranti risvolti oscuri e inquietanti
della nostra natura fino a quel momento rimossi
o ignorati, che bisogna affrontare prima di potersi
avvicinare al centro.
Queste passioni o oscuramenti fondamentali della
nostra vita emotiva sono:
- la tenebra mentale
- la superbia
- la gelosia
- la rabbia
- la cupidigia
All’interno delle mura un altro quadrato
è diviso da due diagonali in quattro triangoli,
al centro di questo e dell’intero Mandala
può essere raffigurata la montagna sacra,
il monte Sumeru, l’axis mundi su cui poggia
il cielo e che affonda le basi nel sottosuolo
misterioso, o il Buddha in una delle sue manifestazioni.
Disegnare un Mandala non è una cosa semplice,
è un rito: un errore, una svista o una
dimenticanza rendono l’opera inefficace
essendo ogni manchevolezza segno di disattenzione
e quindi di poca concentrazione e raccoglimento
del praticante. Attraverso, poi, la contemplazione
del Mandala e l’interiorizzazione del suo
disegno, il discepolo può ottenere uno
stato mentale libero dagli ostacoli della vita
concreta e pieno di compassione e saggezza. Infine,
il discepolo viene invitato ad “entrare”
nel Mandala: immaginarsi piccolo, piccolo, percorrere
le strade disegnate e superare gli stati di meditazione
previsti per entrare nel tempio, dove riceverà
gli insegnamenti della divinità che rappresentano
i vari aspetti del Buddha. In Tibet, per insegnare
ai bambini a utilizzare i Mandala, li fanno percorrere
con delle pedine come se fosse una sorta di gioco
dell’oca: seguendo un percorso determinato
dal caso (dal lancio di un dado, per esempio),
imparano il significato dei diversi luoghi e al
tempo stesso ripercorrono nel microcosmo il macrocosmo.
Il rituale in genere si conclude con la distruzione
del Mandala a significare l’impermanenza
della realtà terrena. Il rito crea il mondo
ma ne mostra anche il lato effimero e fluente.
Da dove nasce il Mandala? Non
vi è al mondo un altro disegno simbolico
così universale come il Mandala; il simbolo
del cerchio appartiene ai primordi della storia
umana, esiste da sempre, compare in tempi diversi
ed in ogni cultura. I graffiti preistorici trovati
in Europa, Africa e America presentano il motivo
del cerchio e della spirale (il più antico
Mandala sin qui conosciuto è una ruota
solare paleolitica scoperta nell’Africa
del Sud), i primi scarabocchi dei bambini di tutte
le culture hanno forma circolare e questo parallelismo,
se ci pensiamo, è affascinante: ognuno
ripercorre la strada verso la coscienza e ciò
che fu conquistato a fatica da individui adulti
migliaia di anni fa, oggi è ripetuto da
bambini che ricapitolano rapidamente lo sviluppo
storico dell’umanità verso il loro
viaggio verso la maturità. Oltre ad essere
disegnati i Mandala vengono anche “vissuti”:
in India esiste una danza del Mandala, tra gli
indiani Navaho la persona da curare viene collocata
al centro del cerchio disegnato sul terreno, mentre
in Occidente l’idea del centro e del cerchio
protettivo ri ritrova in numerose danze popolari
oltre che nel girotondo dei bambini.
Come mai il cerchio è un simbolo
così carico di significato? Se
partiamo dalla nostra storia biologica noi deriviamo
da un piccolo uovo rotondo appeso nell’utero
materno. L’utero poi ci avvolge come uno
spazio sferico, al momento della nascita una serie
di fasci muscolari circolari ci sospingono attraverso
la forma tubolare del canale uterino e usciamo
nel mondo attraverso una apertura circolare. Una
volta nati ci troviamo su un pianeta di forma
sferica che percorre un orbita circolare attorno
al sole anch’esso un cerchio come la luna,
le stelle e ogni altro pianeta facente parte dell’universo.
Vediamo così come la forma circolare faccia
parte del nostro DNA, sia inscritta nel nostro
corpo che oltretutto è composto di atomi
anch’essi circolari. È possibile,
quindi, che la memoria genetica del corpo, le
riunioni in cerchio attorno al fuoco e l’esempio
evidente del sole e della luna abbiano fornito
ai nostri progenitori l’idea della forma
circolare come simbolo della coscienza, della
vita, e della morte e rinascita. Sviluppatosi
probabilmente da questa idea originaria, il cerchio
entrò a far parte dei miti della creazione
di molte culture, infatti si ritrovano miti creazionistici
fondati sull’idea del cerchio in Europa,
in Africa, in India, nei nativi Americani, in
Oriente. Dai miti della creazione alla considerazione
del cerchio come contenitore o evocatore di esperienza
sacre il passo è breve; molti riti religiosi,
infatti, iniziano tracciando un cerchio sacro,
vi sono poi alcune cerimonie che ricorrono al
movimento circolare per indurre uno stato di estasi
(ad esempio la danza dei dervisci). Lo spazio
all’interno del cerchio rituale diventa
uno spazio sacro e il solo gesto di disegnare
il cerchio è un’azione sacra, infatti
è considerato l’atto, che mette,
chi lo fa, in comunicazione con le divine armonie
dell’universo.
Se ampliamo lo sguardo, vediamo che l’uso
del Mandala come ausilio visivo per ottenere stati
mentali desiderabili non è sola prerogativa
del mondo orientale ma è testimoniato anche
in Europa. Splendidi esempi sono i rosoni delle
cattedrali gotiche che con i loro luminosi
colori resi ancora più abbaglianti dalla
luce del sole suscitano stupore, senso di armonia
e una reverente elevazione. Un altro simbolo fondamentale
dell’umanità è il labirinto
che troviamo molto spesso disegnato sul pavimento
all’entrata delle chiese medioevali. Questo
Mandala rappresenta il pellegrinaggio alla città
santa di Gerusalemme. I visitatori pregano per
ottenere il perdono o chiedere indulgenze mentre
procedono in ginocchio verso il centro del labirinto:
la nuova Gerusalemme. Nel labirinto, oltre che
alla forma circolare, troviamo l’identità
concettuale con il Mandala: percorrere un tragitto,
anche solo visivo, che trasforma e induce in uno
stato di rilassamento e concentrazione, seguendo
un percorso che porterà sano e salvo, chi
lo pratica, al centro e dal centro all’esterno.
L’immagine organizzata attorno ad un punto
centrale, abbiamo visto come sia una struttura
profondamente radicata nell’inconscio dell’uomo:
la figura del Mandala rappresenta il movimento
costante tra esterno ed interno, fra il polo dell’espansione,
dell’esplorazione e quello del ritorno a
se stessi, dell’integrazione. A livello
simbolico esso è la forza centrifuga che
spinge il bambino alla sperimentazione del mondo
esterno ed è la forza centripeta che riporta
l’adulto all’introspezione del mondo
interno. Il Mandala conduce all’autocoscienza,
al proprio centro.
I Mandala hanno quindi una tradizione antichissima
e nel secolo scorso anche un grande studioso delta
psicologia occidentale ne ha fatto uno strumento
di studio della personalità.
Si parla dello psicoanalista svizzero Carl
Gustav Jung che sull’argomento
ha scritto 4 saggi dopo averli studiati, praticati
e fatti disegnare ai propri pazienti per più
di venti anni.
Secondo Jung durante i periodi di tensione psichica
figure mandaliche possono apparire spontaneamente
nei sogni per portare o indicare la possibilità
di un ordine interiore come una sorta di tentativo
di autoguarigione in situazioni di disorientamento.
Egli inoltre ebbe modo di constatare l’insorgere
spontaneo di raffigurazioni mandaliche in persone
soggette a stati di dissociazione psichica, quali
per esempio bambini, di età compresa fra
gli otto e gli undici anni, i cui genitori fossero
in crisi o in adulti che, in seguito all’insorgere
di una nevrosi, si fossero confrontati con il
problema degli opposti della natura umana e ne
fossero rimasti disorientati. O ancora negli schizofrenici,
la cui visione del mondo si fosse alterata e confusa
per l’irruzione di contenuti inconsci incomprensibili.
In tutti questi casi Jung notò come l’ordine
imposto da una immagine circolare compensasse
il disordine e la confusione dello stato psichico,
attraverso la costruzione di un punto centrate
al quale fosse correlata.
Il Mandala, dunque, per Jung “rappresenta
uno schema ordinatore che in una certa misura
si sovraimpone al caos psichico, così che
l’insieme che si sta componendo viene tenuto
insieme per mezzo del cerchio che aiuta e protegge....
Jung disegna il suo primo Mandala spontaneo a
41 anni, durante un intenso processo interiore
di ricerca del Sé, usando la forma più
semplice (un cerchio col centro); ogni mattina
studia la simmetria o meno del suo disegno, indicatore
del suo equilibrio psichico: quando è in
preda ad emozioni il cerchio risulta alterato,
se è in armonia con se stesso è
armonioso. Jung giunse così a definire
il Mandala spontaneo come espressione della condizione
individuale della psiche umana così come
essa è nella situazione attuale (psicogramma),
allo stesso tempo esso è la manifestazione
dell’energia superiore che muove ogni dinamica
della vita (cosmogramma).
Nell’ottica junghiana, inoltre, il Mandala
rappresenta l’espressione inconscia del
Sé, il centro della totalità della
personalità ipotizzando, altresì,
che simboleggiasse la necessità per ogni
essere umano di vivere pienamente il proprio potenziale
e di realizzare integralmente la propria personalità.
La crescita verso la globalità è
un processo naturale che rivela tutta la sua specificità
e individualità, motivo per cui Jung chiamò
questo processo “individuazione”.
Il risultato dell’individuazione è
l’armoniosa unità della personalità
in cui il Sé funge da elemento centrale
unificante: “... è l’idea di
un centro della personalità, di una sorta
di punto centrale all’interno dell’anima,
al quale tutto sia correlato, dal quale tutto
sia ordinato e il quale sia al tempo stesso fonte
di energia. L’energia del punto centrale
si manifesta in un impulso a divenire ciò
che si è: così come l’organismo
è costretto, quali che siano le circostanze,
ad assumere la forma caratteristica della propria
natura....”. Simbolicamente esso costituisce
il punto focale al quale tutto si collega e attraverso
il quale tutto si organizza: la fonte stessa dell’energia
dell’individuo. Il Mandala si rivela dunque
un metodo di centratura che va a toccare le profondità
del nostro essere e ricentrarsi significa recuperare
l’energia per gestire al meglio le proprie
risorse.
L’uso del Mandala in Arteterapia
può essere utile come forma di autorappresentazione
in quanto può raccogliere in sé
aspetti e momenti significativi del nostro mondo
interiore. Questa tecnica può essere utile
in momenti di transizione e di cambiamento come
mezzo per esprimere in forma simbolica i nostri
conflitti, per riconoscerli e superarli. Il Mandala
inoltre fornisce di per sé una struttura
rassicurante che ci permette di esprimerci liberamente
entro una linea protettrice e contenitiva, creando
il nostro spazio sacro. In questi termini il Mandala
designa al tempo stesso il centro, ciò
che noi siamo interiormente, e la circonferenza,
come ci poniamo verso l’esterno, inoltre
delimitando lo spazio insegna a gestire i confini,
ad accettare quelli fondamentali, ma anche a strutturare
liberamente lo spazio che li separa. Possiamo
dire che l’uso del Mandala può guidarci
nella ricerca del nostro “centro”
dal quale spesso ci allontaniamo proiettandoci
troppo all’esterno, dimenticando di ascoltarci.
Il Mandala, inoltre, produce effetti rilassanti,
riduce l’ansia, rinforza la concentrazione,
la memoria e la pazienza. Molto spesso i problemi
esistenziali derivano dall’incapacità
di accettare le leggi cosmiche che regolano la
nostra esistenza: accettare un lutto, lasciare
andare un figlio per la sua strada, accettare
la diversità e i cambiamenti, diventare
vecchi; che lo vogliamo o no, esse determinano
la nostra vita e più resistiamo, più
soffriamo nel tentativo di mutare queste leggi.
Realizzando un Mandala andiamo verso l’accettazione;
impariamo ad osservarci con amore, senza giudizio
cercando di capire quanto emerge da noi stessi
e prendere una direzione attraverso il messaggio
che viene dall’anima. Realizzare un Mandala
a conclusione di una esperienza o di un momento
significativo, vuol dire esprimere ad un altro
livello emozioni, sentimenti e pensieri. Con la
pratica, poi, si può constatare che il
nostro modo di guardare e vivere la vita cambia,
da una modalità lineare (esclusiva, frontale,
opponente, duale) ad una circolare (inclusiva,
cooperativa, accogliente). Il Mandala, infine,
può diventare una specie di specchio in
cui leggere aspetti riposti di noi stessi. Con
pazienza, costanza e tempo le linee si trasformano
in fili di energia con cui tessere un telaio interiore,
un arazzo che ricomponga le fratture della psiche
e la inserisca in un più ampio contesto
universale.
Bibliografia:
-Teoria e pratica del Mandala - G.Tucci - ed.
Astrolabio
-Mandala linguaggio del profondo - M.Albanese
G.Cella - ed. Xenia
-I Mandala - S.Fincher - ed.Astrolabio
-Mandala - A. Monroy – Ed. Meltemi
-Terapia con i Mandala - R.Dahlke - Ed. Tea
-Terapia con i Mandala. Curare i disturbi dell'anima
colorando le figure simboliche che rappresentano
le forze dell'universo - Rüdiger Dahlke -
Ed. Tea
-Immagini e parole - C.G. Jung - Ed. Magi
-Il grande libro dei Mandala - José e Miriam
Arguelles - Mediterranee Edizioni
Gabriella D’Amore costa
ArtCounselor
Agevolatore nella relazione di aiuto
Tecnico socio-assistenziale individuale e di gruppo
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Tel.: 347-1751469
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Altroconsumo
Salutest Ottobre 2007 Medicine alternative
e classiche apri |
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Primo
Convegno Nazionale CONMI (Consulta Nazionale Medicina
Integrata)
"Le eccellenze in medicina
complementare. Aspetti assistenziali e normativi."
Venerdi 3 ottobre p.v.
presso la Sala Affreschi Consiglio della Regione Toscana
in via Cavour 4, Firenze
ore 9.30 - inizio registrazioni partecipanti al convegno
ore 10.00 - inizio convegno
ore 13.30 - lunch
ore 16.00 - fine convegno. Per informazioni:
conmi@regione.toscana.it
Maria Grazia Campus, Coordinatrice Nazionale CoNMI
cell. 3332293215
Chiara Villani, Segreteria CoNMI
cell. 349.7201776 locandina |
Congresso
Mondiale di Kinesiologia
"Living in the Midline"
Mantenere la propria consapevolezza e percepire il mondo
dal sé interiore
Gargnano (BS), Lago di Garda,
1-5 Ottobre 2008
Partecipare per Scambiare, Idee&Conoscenze coi Grandi
Kinesiologi del Mondo.
programma |
Eventi
Percorsi Attivi -
Playback theatre e fiabe
Per una pratica teatrale che favorisce la spontaneità
e la creatività.
12 incontri Inizio 6 ottobre -
Playback theatre
Per una pratica teatrale che favorisce la creatività
e la crescita interiore. Laboratorio a cadenza settimanale.
12 incontri Inizio 6 ottobre -
Viaggio nella propria storia
Autobiografia scrittura creativa e teatro.
Dieci incontri dal 7 Ottobre -
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Percorso al femminile
Un'avventura da vivere con il corpo e le emozioni alla
riscoperta dei propri talenti e lati creativi.
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quindicinale) -
Corso di formazione: “La conduzione dei gruppi attraverso
il Playback Theatre e le metodologie attive”
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attive ed espressive. SPAZIO TEA
Via Pasteur 15 Milano
INFO: 3356647044
a.ruschena@tiscali.it www.percorsiattivi.com |
Il
mandala: specchio del sé Venerdì
10 ottobre
Orario 18.00/20.30
Ideatrice e conduttrice: Gabriella D’Amore
Costa ArtCounselor
Un viaggio tra i simboli e gli archetipi del nostro inconscio
alla ricerca del proprio centro. L’autobiografia:
raccontarsi come cura di sé
Sabato 11 Ottobre
Orario 18/20.30
Ideatrice e conduttrice: Gabriella D’Amore
Costa ArtCounselor
Un percorso di scrittura creativa per ricordarsi di sé.
Gli incontri sono GRATUITI e si svolgono
a Roma presso la libreria 6SENSI via
del Pellegrino 167. È necessaria la prenotazione
telefonando allo 06 6892280 libreria 6Sensi www.sensiattivi.it
oppure mandando una mail a: gabriellacosta@artcounseling.it
3471751469 http://www.artcounseling.it
blog: http://ri-trovarsi.myblog.it |
Scuola
Superiore di Formazione in Counseling Espressivo e ArteTerapia
In occasione del nuovo anno accademico 2008/2009
del master in Counseling Espressivo e ArteTerapia,
Dancecounseling 25/26 OTTOBRE 2008
PRETRAINING:
“IL VIAGGIO DELL'EROE”
SEDE: VIA PEA, 20/ROMA - ore 9.00/18.30 locandina |
Enneagramma
Integrale attività autunno 2008
- INTRODUTTIVO: Essenza
e distorsione dell’ego Milano
19 ottobre 2008
Pinerolo (To) 23 novembre 2008
Pordenone 14 dicembre 2008 - ENNEATIPI
I° LIVELLO: Passioni
e fissazioni 6 - 8 dicembre 2008 -
Azienda agrituristica Sostio a Levante Framura
(Sp)
- RITIRO INTENSIVO
29 ottobre - 2 novembre 2008 Podere Violino -
Sansepolcro(Ar) Informazioni
e iscrizioni
Maura Amelia Bonanno - Maryam Sawda
mobile 3338477054 info@enneagrammaintegrale.it
www.enneagrammaintegrale.it
leggi |
Spazio
NU - Danza e movimento
Nov 2008 - Mar 2009
-La via della Voce, ciclo
di 5 seminari
condotto da Mauro Tiberi
- Il Clown, studio per
l'attore e l'interprete
condotto da Alessio Targioni
laboratorio di 120 ore
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Seminario
sulla genealogia
con Gérard Athias
Impruneta (FI)
12-15 Dicembre 2008
9.00-13.00 / 14.30-18.30
“In ogni famiglia è presente una storia
che si trasmette dai genitori ai figli”
Il seminario avrà luogo presso l’Hotel
Villa Cesi, Via delle terre bianche, 50023 Impruneta
(FI)
tel. 055/231101, fax 055/2011377, email: info@villacesi.it
www.villacesi.it
Per informazioni ed iscrizioni:
“Associazione Culturale - La Bilancia Di Giada”
www.bilanciadigiada.it
Via Pisana 60, 50021 Barberino Val d’Elsa (Firenze)
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