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Corpo-psiche
Il cervello guaritore
di Florinda Balli
Le
potenzialità del cervello umano sono ancora
in gran parte sconosciute. Un numero crescente
di terapeuti afferma che il cervello ha persino
il potere di ristabilire l’equilibrio nell’organismo,
in altre parole di curare le malattie. Mutamenti
ha avvicinato la terapeuta francese Christine
Dieutegard che pratica un metodo chiamato decodificazione
biologica (décodage biologique) basato
appunto sulle capacità guaritrici del cervello.
Come è nata la decodificazione biologica?
La decodificazione biologica è nata dai
lavori congiunti di due studiosi, uno tedesco,
Hamer e l’altro francese, Claude Sabbah.
Le ricerche di Hamer sul cancro sono note, in
quanto a Claude Sabbah si tratta di uno studioso
dalle conoscenze straordinarie, basti pensare
che è psicoterapeuta, laureato in medicina,
pratica la PNL (Programmazione Neuro Linguistica)
e ha compiuto ricerche in biologia generale, etnologia,
sociologia, per citarne solo alcune. È
Claude Sabbah il vero “padre” del
metodo.
Su quali premesse si basa?
Sostanzialmente la base della decodificazione
biologica sono le scoperte di Hamer e di Sabbah
secondo cui le malattie sono la risposta biologica
ad un trauma psichico che può essere personale
(come ad esempio la morte di una persona cara),
familiare (dramma familiare, segreto di famiglia),
o anche sociale (guerra, invasione). Questo trauma
lascia delle tracce nel cervello. Il cervello
infatti è come un computer il cui compito
consiste solitamente nel gestire la vita quotidiana
di ciascuno di noi. Quando il cervello viene investito
da uno stress che non riesce ad elaborare in modo
normale, ricorre ad una risposta di sopravvivenza.
Questa risposta è la malattia.
Hamer ha dimostrato, attraverso ricerche fatte
con lo scanner, che la risposta è molto
precisa e che, a seconda del punto del cervello
toccato dallo stress, si può ammalare un
organo piuttosto che un altro.
Come si spiega che venga toccato un punto
del cervello invece di un altro?
Dipende dal tipo di trauma, ma anche dal modo
in cui il trauma viene vissuto. Inoltre va detto
che lo shock può essere reale, virtuale
o simbolico. Mi spiego meglio: riprendendo l’esempio
della morte di una persona cara, può trattarsi
di una morte effettiva, di una separazione che
viene sentita come una morte, oppure della perdita
di un essere (un animale per esempio) che aveva
preso il posto di una persona cara. Senza contare
che il singolo può reagire allo stress
dei suoi genitori o dei suoi nonni.
Bisogna quindi prendere in considerazione
la genealogia del paziente?
Certo. Bisogna andare a vedere quali stress hanno
programmato la malattia. Capita spesso infatti
che la malattia sia programmata da uno o più
stress e che il ruolo dello stress più
recente sia semplicemente quello di farla scattare.
Un altro fatto interessante è che spesso
si ritrovano gli stessi problemi nelle persone
che, in una famiglia, portano lo stesso nome di
battesimo o che occupano lo stesso posto nell’ordine
delle nascite. Ad esempio un secondogenito (tenendo
conto anche degli aborti spontanei o provocati)
è collegato a tutti i secondogeniti della
famiglia e così via.
Quale è la posizione della decodificazione
biologica rispetto alla medicina ufficiale?
La medicina deve essere a 360 gradi. La medicina
ufficiale va bene, ma dobbiamo renderci conto
che lavora sul sintomo e che bisogna lavorare
anche sulla causa. Sono convinta che un numero
crescente di medici si stia rendendo conto di
questo fatto. Tanto è vero che ci sono
molti medici nei nostri corsi di formazione, così
come del resto un numero crescente di medici ci
inviano dei pazienti.
Come descriverebbe il suo metodo?
Come un risveglio di tutta la persona. Credo che
il paziente si spogli di tutte le sovrastrutture,
un po’ come un carciofo che perde piano
piano tutte le sue foglie. Inoltre ho notato che
molte persone vengono per un certo problema, ma
in fondo vogliono affrontarne un altro.
Quindi ci sono persone che non sanno nemmeno
loro lo scopo della terapia che intraprendono?
Infatti. Un’altra cosa sorprendente è
la riposta che quasi tutti i malati danno quando
chiedo loro il motivo per cui vengono da me. Sembra
incredibile, ma sono rari quelli che mi dicono
che vengono per guarire.
Perché?
C’è indubbiamente un timore della
malattia, ma c’è anche una sorta
di compiacimento a essere nella malattia. Quindi
il rapporto è molto ambiguo, proprio perché
la malattia è una “soluzione di sopravvivenza”
del cervello.
Quindi la guarigione comincia dal cervello?
La guarigione comincia con una modificazione delle
cellule che avviene con una presa di coscienza.
Ho vissuto personalmente un’esperienza del
genere e posso assicurare che si tratta di una
sensazione straordinaria.
Come lavora?
Ho diversi strumenti. Ad esempio pratico l’ipnosi
eriksoniana (una forma di ipnosi leggera che permette
di dialogare con il paziente) e anche il drenaggio
linfatico. Il drenaggio permette un rilassamento
che aiuta il paziente a guardare in faccia la
realtà perché non ci può
essere guarigione se non si vede la realtà.
L’ipnosi invece permette al paziente di
visualizzare i propri organi e di accelerarne
così la guarigione.
Sono del parere che nessun terapeuta, nessun medico,
ha il potere di “guarire” i pazienti:
il suo ruolo consiste nell’aiutarli ad autoguarirsi.
Il terapeuta è un po’ come un sapone:
se il paziente non lo usa, è assolutamente
inutile.
Come spiega questo potere di autoguarigione
presente in ciascuno di noi?
Ciascuna delle nostre cellule è un ologramma
di tutto il nostro corpo e anche dell’intero
universo. Sappiamo che ogni pezzetto dell’ologramma
contiene l’immagine intera. Abbiamo quindi
in noi l’ologramma della perfezione, perciò
disponiamo di tutti gli strumenti necessari per
guarirci. Se siamo noi che, inconsciamente, creiamo
la malattia, è ovvio che possiamo anche
guarirla. Credo che siamo solo agli inizi delle
scoperte sui poteri dell’ipnoterapia. Quando
parlo di ipnosi parlo ovviamente sempre dell’ipnosi
eriksoniana.
Le voglio raccontare un’esperienza assolutamente
straordinaria che mi è capitata un giorno
in vacanza a bordo di un veliero. Uno dei miei
compagni di navigazione si era infilato una spina
di riccio di mare nel piede e tutti i tentativi
fatti per estrarla erano stati vani o addirittura
controproducenti. Non avevamo ovviamente nessuna
attrezzatura chirurgica per cui qualcuno mi ha
proposto di ipnotizzare il ferito per aiutarlo
a “spingere fuori” la spina. Ho tentato
anche se in realtà ero piuttosto scettica.
Ciò nonostante tutti noi abbiamo visto
la spina uscire dal piede come se fosse spinta
dall’interno. Per me è stata una
vera rivelazione.
Il nostro cervello ha quindi un potere incredibile?
Si sa ancora molto poco sul cervello. Credo che
anche qui siamo solo agli inizi delle scoperte.
Vorrei tornare al concetto dell’ologramma
che abbiamo in noi. Sono convinta che noi esseri
umani siano degli ologrammi di Dio, con, potenzialmente,
tutte le possibilità di Dio. C’è
un bellissimo libro “La vie des Maìtres”
secondo cui noi potremmo fare tutto quanto ha
fatto Gesù, se solo ci affidassimo. E questo
vale anche per la guarigione, se il paziente si
affida, guarisce. Affidarsi non è volere
e nemmeno sperare. La speranza è solo l’altra
faccia del dubbio e la volontà non è
altro che una trappola.
Bisogna avere una fede religiosa per affidarsi?
Direi di no. Anche un ateo può affidarsi
e guarire. Se, come dicevo, siamo un ologramma
di Dio, il nostro tempio è in noi. Se ci
amiamo veramente, amiamo tutto quanto ci circonda
e anche quanto sta sopra di noi. Ma per amarci
dobbiamo trovarci, dobbiamo essere uno con l’ologramma
che è in noi. Se riesci a restare uno indipendentemente
da ciò che ti succede, allora sai che ogni
momento della vita è un’iniziazione
e che anche chi ti fa del male è il tuo
iniziatore.
A questo proposito vorrei raccontare una favola
indiana che mi piace molto: in paradiso ci sono
tre anime illuminate e beate che incontrano una
quarta anima che non ha ancora raggiunto l’illuminazione.
Questa le supplica di incarnarsi con lei per aiutarla
a compiere il cammino della perfezione. Le tre
anime dapprima non vogliono accettare, poi finalmente
una di loro dice alla quarta: “Va bene,
accetto di incarnarmi con te. Ma ricorda che,
se ti farò soffrire, lo farò solo
per amore”.
Christine Dieutegard è
fisioterapista di formazione e ha lavorato per
sei anni in ospedale. Ha poi seguito una formazione
di ipnosi secondo il metodo Erikson. Da vari anni
pratica il metodo della decodificazione biologica
(décodage biologique).
Fonte: http://www.mutamenti.ch
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