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Il sogno di un solo uomo è solo un sogno,
il sogno di molti uomini può cambiare il mondo

Il paradiso perduto a cui, pur non ricordando, tutti aneliamo, è un “luogo” dove regna l’armonia e l’appartenenza, dove la lacerazione, che sottende alla dicotomia e alla separazione, non ha ragione di esistere. Un “luogo” dove non esiste conflitto, senso di colpa, rancore. Un luogo dove siamo consapevoli della nostra appartenenza ed unità. Dove le nostre innumerevoli parti coesistono in armonia e così fanno le molteplici manifestazioni dell’universo. Un luogo dove tutti gli esseri suonano il proprio strumento, cantano la propria canzone e il risultato è una musica straordinaria ricca e armonica, una sinfonia dove ognuno si esprime libero e con gioia, eppure tutte le voci si armonizzano. Non so se esiste un luogo fisico così fatto dove ci troveremo dopo morti, so però che questo luogo esiste dentro ognuno di noi, come luogo psicologico e simbolico, come “ricordo” che rimpiangiamo, come promessa a cui aneliamo. E maggiori sono le lacerazioni che viviamo nel nostro quotidiano più forti diventano la nostalgia e la ricerca di un luogo cosiffatto.
Così mano a mano che la nostra società diventa sempre più frammentata e alienante, mano a mano che i diversi da noi ci appaiono come nemici potenziali o già in atto, mano a mano che sentiamo le diverse parti di noi come inconciliabili, il nostro desiderio di armonia, equità, appartenenza e pace aumentano. Si moltiplicano così le iniziative per dare voce e corpo a queste istanze, per creare ponti e collegamenti dentro di noi e fuori di noi.
Una pletora di nuovi approcci per cercare la nostra armonia interiore, meditazioni, biodanza, tecniche bioenergetiche, terapie non convenzionali, psicogenealogia, costellazioni familiari, PNL, e mille altre. A cui si accompagnano un sempre crescente numero di iniziative e associazioni per cercare l’armonia con l’altro da noi: associazioni per la pace, interculturali, per uno sviluppo sostenibile, sostenibile ecologicamente, umanamente, equamente, uno sviluppo che sia sviluppo dell’uomo e non del profitto e della tecnologia.
Ogni uomo in quest’istante sta tentando faticosamente per quanto può di ritrovare quel paradiso perduto che forse non ha mai conosciuto, ma che ciò nonostante lo chiama. E poi ci sono i cammini.
Anzi in questo momento c’è un cammino e il bisogno, la necessità di sviluppare gli altri. È difficile credere per chi non lo ha sperimentato, tuttavia se chiedete a chiunque abbia fatto il cammino di Santiago vi dirà che da quando è tornato, forse due giorni forse 10 anni, non fa altro che pensare a come tornarci, che c’è nel suo cuore da quando è tornato uno struggimento e una nostalgia indescrivibile, vi dirà , anche se forse userà parole diverse, che ha sperimentato il paradiso in terra ed ora è ancora più duro farne a meno.
Il cammino di Santiago è il paradiso perduto, non perché tutto vada bene. Anzi affrontiamo la fatica, come non siamo per lo più abituati a fare, affrontiamo il dolore fisico, le difficoltà… ma è il paradiso in quanto siamo perfettamente in armonia in noi e fuori di noi, con gli altri uomini e con il cosmo. Sperimentiamo l’appartenenza, la saggezza del “piano cosmico”, il sostegno, la fratellanza, la fede nella vita e nei viventi.
È possibile sperimentare tutto ciò anche nella vita quotidiana, anzi non solo è possibile, ma anche necessario: per cambiare il mondo non possiamo vivere in un nostalgico rimpianto del cammino percorso, dobbiamo portarlo nella vita di tutti i giorni. E tutte le iniziative ed associazioni che si impegnano per creare connessioni ed armonia dentro e fuori di noi, lavorano a tale scopo. Tuttavia è difficile, faticoso, disgregante, frustrante… come cercare di svuotare il mare con un colabrodo… Poiché sempre noi possiamo muoverci in qualsiasi direzione, però muoversi controcorrente è una fatica improba.
Molto più facile è muoverci seguendo una corrente: come uccelli nel cielo, pesci nel mare, consapevoli che non abbiamo la forza per imbrigliarne le forze, possiamo studiarne le correnti e lasciarsi trasportare. I cammini sono infatti linee energetiche antiche, molto antiche, più antiche dell’anno mille, più antiche del Cristo…le molte cattedrali e hospital lungo i cammini medievali sorgono su luoghi sacri precristiani, il cammino francese di Santiago ricalca le orme di cammini celtici; una leggenda racconta che il corpo a Santiago de Compostella non sia di San Giacomo, ma di un druide.
È così? Andiamo a Santiago per un druide, per San Giacomo o per un uomo sconosciuto le cui spoglie sono divenute simbolo di qualcosa a lui ignoto? Che importa. Era un cammino sacro perché sulla terra esistono correnti e flussi energetici “oggettivi” che attirano gli uomini o sono stati gli uomini con i loro passi per millenni a renderlo speciale? Che importa. Che importa se un cammino nasce da forze impresse nella terra all’inizio dei secoli e percorrendolo gli uomini ne sono contagiati o se gli uomini camminando per secoli imprimono nella terra e nell’aria e negli alberi una forza tale che nasce un cammino.
Che importa: in un cerchio non c’è inizio e non c’è fine. Quello che ad un certo punto accade è che il pellegrino crea il cammino e il cammino crea i pellegrini. Per osmosi ogni pellegrino dalle suole delle sue scarpe che lentamente attraversano un territorio, dall’aria che respira, dall’acqua che beve alle fonti, dalle parole degli uomini che incontra, dai suoi stessi pensieri che imparano nuovi ritmi e nuove logiche, per osmosi ogni pellegrino assorbe una nuova modalità di percepire l’esistenza e la fa propria.
Per osmosi con le suole delle sue scarpe che sfiorano la terra, col suo respiro carico di stanchezza e gioia, con le sue parole scintillanti come rugiada, con i suoi gesti nuovi in ogni istante, ogni pellegrino per osmosi, semplicemente per osmosi, lascia un pezzetto di sé e cambia i paesi che attraversa. Così una modalità di cambiamento della realtà che sfrutti i fiumi energetici dei cammini e li rafforzi assume una potenza di un fiume in piena, di una valanga che ingrossa istante per istante.
Quando, nell’agosto 2006, percorrevo per la prima volta il cammino di Santiago mi appariva chiaro giorno dopo giorno, passo dopo passo, come il cammino fosse lo strumento più potente e più veloce per elevare il livello di consapevolezza degli uomini. E un giorno ho “visto” la terra circondata dagli innumerevoli cammini spirituali “dimenticati”, una ragnatela di linee di luce pulsante. Ho “visto” tutta la terra, tutta l’umanità fare un salto quantico, la consapevolezza e il “paradiso” del cammino di Santiago riversato su tutta la terra e su tutta l’umanità. Un pensiero limpido, chiaro, inequivocabile mi ha attraversato la mente: voglio dedicare la mia vita alla riattivazione degli altri cammini.
Nel maggio 2007 sono tornata sul cammino di Santiago e, di ritorno da Finisterre, ho percorso circa 700 km della via Francigena. In questo secondo cammino ho cominciato a portare “nel quotidiano” quanto sperimentato sul cammino di Santiago e il mio sogno ha cominciato a prendere forma. Come dice un cartello affisso in uno degli Aubergue per pellegrini, forse Tosantos, Il sogno di un solo uomo è solo un sogno, il sogno di molti uomini può cambiare il mondo; parlando con altri, pellegrini e non, del mio sogno, sempre più mi accorgo che è un sogno condiviso, così che credo sia possibile, sognando insieme trasformarlo in realtà.
Cerco di seguire le frecce gialle sul mio cammino della vita e di affidarmi ad esso per proseguire. Per ora ho chiara la direzione e alcuni passi, mi incammino fiduciosa, certa del sostegno dei fratelli pellegrini, stiano essi percorrendo cammini sui sentieri della terra o sui sentieri della vita. Infatti tutti noi “costruttori di ponti” lavoriamo ad un fine comune e, sia che ci incamminiamo per centinaia di km con uno zaino sulle spalle, sia che lavoriamo fermi in un luogo per costruire ponti tra modi di essere, pensare e vivere diversi, siamo comunque pellegrini nel cammino della vita, alla ricerca di noi stessi, dell’incontro con l’altro, del senso di fratellanza e contatto con la divina scintilla dentro e fuori di noi.
Le due modalità di costruire ponti possono alimentarsi a vicenda ed accelerare il processo di cambiamento dell’umanità. Per favorire ciò, uno dei processi che intendo stimolare è la costituzione di centri lungo il cammino che offrano ospitalità ai pellegrini, ma che siano anche centri di crescita spirituale, artistica e culturale aperti a tutti.
I centri lungo i cammini vogliono essere uno strumento per una modalità di cambiamento della realtà che si lasci sostenere da una corrente preesistente e che con la propria presenza la rafforzi, creando un circolo virtuoso, un processo autocatalitico. I centri rappresentano punti catalizzatori dell’energia che scorre lungo i cammini. Luoghi dove possiamo sperimentare e accrescere l’appartenenza, la connessione, percorrere i ponti che ci uniscono al diverso fuori di noi e allo stesso modo collegano le diverse parti dentro di noi.
I centri sono un sogno che diventa pietra e in quanto tali sono fortemente legati al territorio e alla realtà materiale in esso presente. Ogni centro è per definizione un luogo di accoglienza per pellegrini, un luogo dove il pellegrino può fermarsi a dormire e a cenare con un offerta volontaria. Ogni centro è però anche sede di attività di qualsiasi genere che lavorino per l’armonia, la fratellanza, lo sviluppo sostenibile. Ogni centro ha in questo senso una sua individualità, poiché la tipologia di tali attività dipendono dalle specificità degli operatori e del territorio in cui ciascun centro si trova.
Un centro può sorgere nella sede di una associazione per la pace, o far parte una struttura polivalente, un centro può dar maggior spazio alla meditazione, un secondo all’arte, e un terzo all’integrazione multiculturale o allo sviluppo ecosostenibile. I centri sono strutture vive e quindi in divenire, si evolvono e crescono con le persone che vi lavorano. I centri si avvalgono di personale a tempo pieno e a tempo parziale, di persone che vivono dei ricavati del centro e di volontari. Naturalmente a tale fine è necessario il lavoro, l’impegno e la convinzione di molti, è necessario un lavoro collettivo.
Per dare visibilità al mio sogno ed ai cammini, percorrerò quindi durante quest’estate tutta la via di Sigerico, da Canterbury a Roma. Sarò lieta di condividere una o più tappe con chi lo desideri. Se vuoi camminare con me puoi consultare il calendario e contattarmi. Desideravo percorre la via di Sigerico già l’anno passato, ma ha prevalso la paura di ritrovarmi a camminare sola per oltre tre mesi: sono tornata a Santiago per ricevere forza e solo dopo ho percorso un tratto della francigena.
L’esperienza dell’anno scorso è stata straordinaria nell’insegnarmi che siamo davvero tutti fratelli e che se ricordo di essere un pellegrino affratellato ai miei simili tutti i cuori e tutte le porte si aprono. Ho scelto il cammino di Sigerico per diversi motivi:
1) la via del nord o cammino di Sigerico attraversa buona parte dell’Europa in senso verticale, andando da nord a sud. Mi alletta l’idea di viaggiare sempre verso sud dopo aver con il cammino di Santiago camminato sempre da est ad ovest. Come compiere un ciclo, finire un percorso, toccare i quattro punti cardinali. In un primo cammino, seguendo il sole nel suo percorso e così facendo, facendomi guidare, incontrare me stessa e nel secondo portare una piccola fiammella con me, dalle regioni del nord, della notte, dell’intuito e della meditazione, al sud, al mondo “profano”, di quotidiano e attività. Il cammino verso Santiago per “ritrovare il paradiso perduto”, il cammino di Sigerico per “portarlo sulla terra”.
2) È il più noto dei cammini per Roma al punto che per molte persone il nome cammino di Sigerico viene considerato sinonimo di via francigena. Avendo deciso di camminare oltre che per soddisfare un mio precedente desiderio, anche per dare visibilità al progetto mi è sembrato quindi il percorso più adatto.
3) Attraversa quattro nazioni (Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia), un mare (la manica) e le alpi…trovo sia un cammino straordinario: creare ponti con i miei passi lenti su così tanti paesi, su diverse lingue, sull’acqua e sui monti…Il mare simbolo della via spirituale della connessione empatica, della rivelazione, dell’inconscio collettivo in cui è così dolce lasciarsi andare. Come un pesce lasciarsi trasportare dalla corrente, spersi nel liquido amniotico universale. E le più alte montagne d’Europa, le alpi, simbolo della spiritualità da asceta, via solitaria, di sforzo, per ascendere alle più alte vette della conoscenza e del nostro potenziale.
Come una capra arrampicarsi su impervi sentieri, con attenzione, concentrazione, su, sempre più su, fino a toccare il cielo. Così partirò, all’inizio di luglio per un cammino solitario e individuale…ma per quanto ogni cammino sia solitario ed individuale, ciò che lo rende davvero ricco sono gli incontri con altri pellegrini, con altri uomini. Così sarò molto lieta se vuoi camminare con me, quest’estate sulla via di Sigerico o sulle vie della vita in qualsiasi momento.

Per informazioni:
Immacolata Coraggio
Via XXV Aprile, 43/D
Terranova dei Passerini - 26827 Lodi
tel. 0377 - 84282
cell. 338 - 18.38.216
http://www.pontidiluce.org



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