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Fitoterapia
Il Tarassaco

di Giorgio Mortini
26/05/08

Vivace, resistente, infaticabile, cresce e prolifera nei campi, nei prati, nei luoghi incolti, nei giardini cittadini, lungo le strade, tra le fessure dei marciapiedi. Si adatta ad ogni tipo di suolo e condizioni climatiche, gli basta un centimetro di terra e riesce persino a farsi strada attraverso il duro asfalto delle città. È un infestante in piena regola, però dalle straordinarie virtù, ed è considerato una delle erbe officinali più importanti.
Originario dell’Europa e dell’Asia e molto diffuso nei paesi mediterranei, il Tarassaco officinale è una pianta erbacea perenne, di piccole dimensioni, appartenente alla numerosa famiglia delle composite. In Italia è presente su tutto il territorio, dal mare ai monti, in un gran numero di varietà, ed è senza dubbio una tra le piante selvatiche più conosciute: è il notissimo fiore giallo dei prati, i cui frutti formano il soffione con cui si divertono i bambini.
Più che con il suo nome botanico, il Tarassaco è noto per i tanti appellativi popolari, in uso nelle varie regioni italiane, che ne dimostrano l’enorme diffusione. I più comuni sono: “dente di leone”, per la dentellatura delle foglie; “piscialletto” per le sue proprietà diuretiche; “girasole dei prati”, i suoi fiori seguono il corso del sole; “orologio del pastore”, i petali si schiudono all’alba per serrarsi al tramonto; “soffione”, per le grosse sfere diafane e lucescenti di fitta peluria; “barometro del contadino”, il soffione è un una sorta di meteorologo, se i semi volano anche in assenza di vento, assicurano i contadini, presto si scatenerà un temporale; “cicoria matta”. Secondo la tradizione popolare il Tarassaco è considerato anche un oracolo; infatti, gli innamorati credono che se tutti gli acheni del soffione volano via al primo soffio, la persona amata ricambierà il loro amore.

Nonostante si ritenga che il suo utilizzo terapeutico sia recente, il suo nome però fa supporre che fosse già conosciuto in epoca antica. Infatti non si hanno testimonianze che il Tarassaco fosse apprezzato come medicina prima del XV secolo (viene segnalato per la prima volta in Europa nell’Ortus Sanitaris del 1485; mentre negli erbari cinesi è menzionato a partire dal VII secolo). Tarassaco deriva dalla parola greca “taraxacos”, che significa “ti guarisco” o “io guarisco”, etimologicamente una combinazione di taraxis (sconvolgimento, problema, disordine) e axas (rimedio); forse ciò dimostra come già i greci apprezzassero le virtù di questa piccola pianta. Tra il XVI e il XIX secolo, il suo utilizzo fu talmente diffuso in erboristeria tanto da dare origine ad una vera e propria terapia a base di tarassaco, la “tarassoterapia”, perché in base alle molte qualità possedute da questa modesta ma utilissima pianta, si possono disintossicare e purificare tutti gli organi del corpo, escluso il sistema nervoso centrale. Con il tempo le sue virtù sono state notevolmente ridimensionate, ma la specie è ancora oggi ai primi posti nella lista delle piante officinali maggiormente utilizzate.

La pianta può raggiungere i 40-50 cm di altezza e la si riconoscere facilmente dai fiori giallo dorati, solitari in cima a steli lisci e cavi all’interno, composti da piccoli petali fittamente raggruppati, che compaiono da aprile a ottobre. Al termine della fioritura avviene la loro trasformazione in quello che comunemente è detto “soffione”, cioè la sfera lanuginosa tipica di questa pianta erbacea, i cui acheni disperdendosi facilmente al vento consentono la diffusione dei semi. È provvista di una grossa radice verticale che penetra profondamente nel terreno (fittone), difficile da estirpare, bruno nerastra all’esterno e bianca all’interno che al taglio produce latice. Le foglie partono direttamente dalla radice e sono molto grandi, oblunghe, glabre, frastagliate, disposte in dense rosette basali, con evidente nervatura centrale e di un bel verde tenue.
Sia le foglie che le radici sono utilizzate in fitoterapia. I principi attivi, pur essendo presenti in tutta la pianta, sono contenuti principalmente nella radice che viene preferita per l’uso medicinale e deve essere raccolta quando è più ricca di sostanze nutritive: in febbraio, prima che la pianta inizi a vegetare, o in ottobre, quando si appresta a fronteggiare l’inverno.

Tutta la pianta è commestibile e contiene un apprezzabile apporto di vitamine e sali minerali. Le foglie hanno un gradevolissimo sapore amaro aromatico, si raccolgono in primavera, quando sono tenere, e si mangiano in insalata sia da sole che insieme con crescione e altre erbe primaverili, oppure cotte e condite con aglio, olio, sale e aceto. Si usano moltissimo nelle minestre come ingrediente principale e nelle frittate. I boccioli dei fiori non dischiusi possono essere conservati in salamoia o sotto aceto per usarli a mo di capperi. Con i fiori invece si possono fare gustose gelatine da conservare, Parte molto buona e poco conosciuta è la radice che, lessata e condita con olio di oliva, offre un piatto delizioso. Essiccata e tagliata a pezzetti, cotta nel forno e polverizzata serve a preparare un eccellente surrogato del caffè.

Il tarassaco si usa sia come decotto, in tintura, o semplicemente consumato fresco per avviare un sano processo depurativo. Il succo della pianta fresca è un ottimo schiarente della pelle e delle efelidi, mentre il decotto di pianta intera può essere utilizzato per rassodare e pulire la pelle.

Di sapore amaro e dolce, rinfrescante, il Tarassaco il riduce l’eccesso di Acqua, riequilibra il Fuoco e stabilizza l’Aria; trova posto nel trattamento di malattie sia acute che croniche. Agisce a livello di fegato, vescica biliare, stomaco, pancreas, reni, intestino. Nessun’altra erba, tranne forse l’ortica, possiede un’azione depurativa e vitaminizzante tanto potente. Svolge un’azione depurativa molto marcata; stimola le secrezioni di fegato, pancreas e intestino; stimola la produzione e il deflusso della bile; grazie alle sue qualità depurative tonifica il fegato ed è utile nelle insufficienze epatiche e nelle cure disintossicanti primaverili; regola le alterazioni del flusso biliare ed è un preventivo o coadiuvante nei calcoli alla cistifellea; elimina e dissipa gli accumuli di calore; riduce il tasso di colesterolo promuovendone l’eliminazione attraverso la bile; stimola la diuresi grazie all’elevata presenza dei Sali di potassio; stimola l’appetito e favorisce la digestione. Utile nell’inappetenza, nelle dispepsie, per riequilibrare l’apparato gastroenterico, come coadiuvante nel ridurre il sovrappeso, nei disturbi reumatici, nei problemi della pelle (in particolare se dovuti al fegato, come gli eczemi secchi). L’uso regolare di tanto in tanto mantiene gli organi interni puliti e in buona salute; la sua funzione disintossicante si riflette anche sulle pelli impure e malsane rendendole fresche e luminose.

Come tutte le composite, utili dal punto di vista energetico per la purificazione e il risveglio (apportano le energie del rinnovamento), si utilizza prevalentemente in primavera, nelle terapie riattivanti generali.
Svolge un’azione tonificante anche a livello del sistema ritmico centrale: il “cuore” di questa pianta aiuta il nostro cuore affaticato dallo stress, dall’ansia e dalla rabbia trattenuta, fattori responsabili delle cardiopatie. Il “simile cura il simile” e il Tarassaco, dal punto di vista analogico, si addice perfettamente alle persone iperattive; alleggerisce il corpo e la mente dal peso delle tensioni muscolari, mentali ed emotive. È indicato nei soggetti caparbi e scalpitanti, dominati dalla propria irruenza e poco propensi a disciplinare il loro comportamento (per esempio alimentazione, igiene di vita); nei temperamenti biliosi e quando c’e una stasi dell’energia di Fegato o Fuoco nella Vescica Biliare. Consigliata a tutti coloro che tendono a irrigidire il corpo, poiché trattengono le emozioni; a coloro che si caricano di impegni, dando una forma troppo rigida e severa alla loro esistenza. Grazie a questa pianta essi impareranno a rilassarsi e a far fluire le emozioni; in una parola, a trasformare la propria durezza. Si tratta di un’erba preziosa, con un’energia potente, che dura attraverso la capacità sia di trasformarsi, sia di concedersi.

Il Tarassaco è simbolo anche dell’impermanenza della vita materiale: il fiore dura poco, a volte solo un giorno, e il soffione viene spazzato via anche da una leggera brezza. Ogni tanto è bene riflettere sul fatto che tutto ciò che esiste è destinato prima o poi a finire, a trasformarsi in qualcos’altro, a ritornare nella corrente dell’energia dell’Universo. Nelle filosofie orientali quest’idea è ben radicata e si parla di impermanenza e di non attaccamento, dove per attaccamento si intende quell’atteggiamento interiore orientato al possesso, a trattenere le cose buone della vita, più che a trarne godimento, e produce nell’anima un senso di pesantezza e di fame insaziata. Anche noi, o meglio i nostri corpi, siamo impermanenti e quindi è bene chiedere a questa pianta di insegnarci a godere di ciò che siamo e di ciò che abbiamo senza attaccamento, ma con gioia e serenità. Infatti sviluppare il non attaccamento non significa essere tristi, depressi, austeri, ma gioiosi, attivi, pronti a vivere pienamente nel qui e ora ogni momento della nostra vita.
Il bel colore giallo del fiore ci invaderà allora come un raggio di luce che farà vibrare ogni nostra cellula.


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