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Psico-racconti
Il Maestro
di Roberta Pedicino
Prima parte
18/03/08
Ale
non si era mai preoccupata di arrivare, di perseguire
un obiettivo, non aveva mai dovuto lottare per
qualcosa. Aveva sempre lasciato che le cose avvenissero,
che semplicemente accadessero, senza fretta, senza
schierarsi per un ideale, per un fine ultimo.
La sua vita era spensierata e un po’ banale
e non capiva perché tutti intorno a lei
si affannassero tanto a fare certe cose o ad affermare
le proprie opinioni, a battersi per qualcosa spesso
inutile ai suoi occhi. Non perché fosse
ignava o senza passioni nel cuore ma perché
ancora non aveva trovato l’obiettivo sul
quale investire tutta se stessa senza freni, il
motivo per il quale valesse veramente la pena
mettersi in gioco, la vera ragione per cui era
venuta al mondo.
Fino ad un certo punto della sua vita non aveva
mai pensato alla ricerca interiore come ad un
lavoro concreto da poter realizzare su se stessa
nell’immediato, piuttosto ne aveva una vaga
idealizzazione distante da lei come la Terra dalla
Luna. Avere la piena Consapevolezza di se stessi,
accedere alla Conoscenza di "tutte le cose"
era per lei un mito, una favola, un gioco sognato,
un’immagine astratta e sfocata e soprattutto
ne aveva una visione molto materialistica.
La conoscenza era una cosa mentale, razionale
e volta allo scopo di avere potere sulla materia:
l'idea dell'uomo che tramite la scienza domina
la natura e la trasforma a seconda del proprio
bisogno era ciò in cui credeva e al suo
opposto c'era il mondo spirituale che apparteneva
ai religiosi.
Il ricercatore per antonomasia era per lei lo
scienziato. La religione era vista come un limite
alla libera ricerca, un dogma da abbattere, un
condizionamento che incatenava le menti.
Nonostante tutto, non poteva scordare le sensazioni
particolarissime che aveva provato, quando, all'età
di sette anni fu accostata per la prima volta
alla religione. La figura di Cristo aveva colpito
molto la sua attenzione tanto da desiderare fortemente,
già a quella tenera età, di averlo
come Maestro e poteva calarsi talmente tanto in
questa suggestione da riuscire a trasformare la
Messa a cui assisteva in un realissimo viaggio
a ritroso nel tempo e a ritrovarsi in quei luoghi,
all'ombra di enormi cedri, con addosso tunica
e sandali, ad ascoltare con profonda commozione
le Sue parole.
L’idea di poter conoscere nel profondo se
stessa aveva cominciato ad attrarla e nuovi imput
le vennero dagli studi della filosofia; nomi come
Socrate, Platone, Pitagora, parole come maieutica,
imperturbabilità, catarsi, gnosi, idealismo,
entrarono a far parte del suo bagaglio ed ebbero
in lei una forte risonanza.
Aveva ventidue anni quando si avvicinò
allo yoga che, anche se si poneva come un serio
e difficile cammino spirituale volto all’illuminazione,
il tutto veniva visto in una prospettiva orientale
che aveva come metro di misura l’eternità,
per cui non c’era neanche da porsi il problema,
almeno non in questa vita. Era quindi il modo
migliore per entrare in punta di piedi in un mondo
ancora troppo grande per lei, era il giusto inizio
per saggiare il terreno senza crearsi troppe aspettative.
Per almeno un anno restò prudentemente
a pelo d’acqua evitando di immergersi e
di coinvolgersi troppo, ma il viaggio ormai era
iniziato.
Faceva yoga come una sorta di “auto-terapia
psico-fisica con velleità spiritualistiche”,
ma con il tempo capì il vero scopo di ciò
che stava facendo e cioè raggiungere un
benessere nel corpo e nella mente, imparare a
rilassarsi, combattere i suoi mille disturbi psicosomatici,
sentirsi forte e stare bene…finalmente!
Aveva un’idea molto pragmatica e occidentale
di ciò che aveva intrapreso e un po’
le veniva anche posto così, ma un qualcosa
di sottile la attraeva nel profondo e cominciò
a legarla giorno dopo giorno ad una pratica che
sempre di più si insinuava in ogni sua
cellula e ne cambiava quasi il dna.
In parte era riuscita a trovare il benessere psico-fisico
che cercava e negli anni a venire più volte
ebbe a rimpiangere la determinazione con cui eseguiva
le varie serie di esercizi, con cui intonava i
mantra e la scioltezza e il tono muscolare che
era riuscita a raggiungere. La salute del corpo,
il sentirsi in forma, e l’abbattimento delle
insicurezze: erano questi i suoi principali obiettivi.
Il kundalini-yoga è lo yoga del “guerriero”,
è incitante, energizzante, dà un
grande senso di vitalità a chi lo pratica,
sviluppa la forza interiore, l’autostima,
la capacità di non farsi travolgere dagli
eventi, la disciplina e il distacco. L’esperienza,
durata sei anni, era stata coinvolgente ed emozionante:
Ale era entrata pian piano in contatto con parti
di sé che non conosceva, si sperimentava
in un confronto continuo con se stessa e, nonostante
fosse difficile, aveva la sensazione di vivere
un’avventura con nuove scoperte ogni giorno.
Tuttavia era consapevole che non poteva durare
in eterno perché avrebbe significato fermarsi…
mentre lei invece voleva andare avanti, sperimentare
nuove cose, superare i limitanti confini della
sua mente. Rimase dolcemente legata a quel periodo,
a quella casa, all’odore dell’incenso,
al rumore dello scorrere dell’acqua che
risuonava fluida e libera nel suo essere, ai canti
e ai suoni, vibrazioni che scollavano pian piano
gli strati dimensionali della sua coscienza.
Il suo insegnante si era imposto il principio
di non fare proseliti e di non portare nessuno
dei suoi allievi verso il suo ambiente religioso
perché già lui stesso se ne stava
lentamente distaccando; cominciò a chiedere
di non chiamarlo più Maestro, sciolse le
bende del suo turbante e tornò a indossare
i suoi vecchi vestiti; aggiunse alle sue lezioni
nuovi esercizi attinti da altre discipline come
il Taj Chi, il Chi Gong e lo Zen e infine smise
completamente di insegnare tornando ad essere
allievo lui stesso.
Nonostante tutti intorno sembrassero destabilizzati
dall'evento, Ale apprezzò molto questa
sua metamorfosi, questo stravolgimento delle regole
e la sua grande umiltà che forse fu il
più importante insegnamento che ricevette.
Prima che lui si trasferisse, eclissandosi completamente,
aveva già smesso di andarci da più
di un anno, aveva seguito i suoi corsi per circa
sei anni e poteva continuare a fare gli esercizi
da sola anche se sapeva che niente era risolto.
Con il passare del tempo e il diradarsi dei momenti
che dedicava alla pratica degli esercizi, infatti,
riemersero i blocchi e i conseguenti disturbi
e le somatizzazioni. Capì che lo yoga poteva
servire da sostegno, ma che il vero lavoro doveva
farlo dentro di sé e molto seriamente.
Forse, ironia della sorte, stava peggio di prima:
dalla superficie fintamente spensierata della
sua vita aveva scoperto che c’era un nuovo
spazio da esplorare, aveva iniziato a toccare
con mano una dimensione fino ad allora conosciuta
solo nell’incoscienza dell’infanzia
e nella profondità dei sogni ma che adesso
si trovava ad osservare con altri occhi e con
una diversa consapevolezza.
Lo yoga aveva sicuramente avuto un ruolo di iniziazione
e aveva innescato in lei un processo ormai irreversibile
di auto-conoscenza.
Tornò ad avere crisi d’ansia, mancanza
di respiro, mal di testa, mal di pancia, coliche
e forti crampi intercostali che le toglievano
il respiro. Sapeva che erano sintomi psicosomatici
e che solo lei avrebbe potuto porvi fine se fosse
riuscita a scoprirne la causa, ma le provocavano
rabbia e impotenza; lo stare male la paralizzava
ed era d'intralcio a quella che voleva fosse la
sua vita: NORMALE. Non voleva che qualcosa le
impedisse di fare le cose che aveva messo in programma,
la costringesse a letto senza fare nulla, la paralizzasse
nella noia, le imponesse di assistere allo scorrere
lentissimo del tempo, e allora cominciava a fantasticare,
per viversi una vita sognata, per sprofondare
nel sottile piacere di una sofferenza non più
solo fisica.
La nostalgia, le sensazioni dell’infanzia,
di gioia, di vita, di gioco…e di morte,
tutto riaffiorava tra alti e bassi; il ricordo
di un dolore poteva trasformarsi prima in piacere,
poi in angoscia, poi in senso di colpa e non essendoci
una soluzione lo dimenticava: “non esiste
il problema”. Il senso di vuoto per la mancanza
di un “qualcosa” diventava noia, apatia,
un’attesa interminabile che sostituiva subito
con qualsiasi cosa potesse darle una gratificazione
immediata.
A volte fin da piccola aveva avuto fenomeni di
accelerazione del tempo: per alcuni minuti tutto
si velocizzava, i suoni, i movimenti del suo corpo,
le macchine che passavano in strada, la voce e
i gesti degli altri, e tutto questo era esilarante,
divertente. Pensava spesso a cosa potesse essere
e forse non era altro che una sorta di auto-ipnosi,
un immergersi nell’astrazione pura del fantasticare
e anestetizzarsi così dalla vita materiale;
era lei a rallentare, forse a volersi fermare.
Quando stava bene dimenticava completamente i
suoi malesseri, né voleva pensarci e tutto
sommato era convinta di non avere problemi: la
sua vita era normale, i suoi rapporti con gli
altri normali, lei stessa si sentiva e voleva
sentirsi “nella norma”, ma questa
normalità diventava sempre più lenta
e noiosa. Si annoiava sì, ma allo stesso
tempo amava la noia, perché le permetteva
di restare immobile. Si sentiva mediocre e superficiale
ma si crogiolava nella pigrizia e quando questa
diventava apatia ricominciava ad odiare la noia.
Aspettava che succedesse qualcosa, che giungesse
inaspettato un cambiamento, forse una rivoluzione…
o forse solo che arrivasse la sera per andare
a letto e aspettare di sognare… sognare
di aspettare. Aspettava che mutassero gli eventi
per poi forse aspettare ancora che tornassero
come prima...
E intanto le scivolava addosso il tempo, un tempo
che aspettava da tanto e che poi inesorabilmente
sprecava. Faceva il minimo indispensabile per
andare avanti e per non avere fastidi ma si rendeva
conto, e questo le provocava rabbia verso se stessa,
che avrebbe potuto fare mille volte di più
se solo avesse sentito in lei la giusta motivazione…
insomma non c’era nulla per cui valesse
la pena di sprecarsi un po’ di più.
Era faticoso vivere ma in fondo lo era anche il
pensare di morire, perché comunque significava
agire. Qualsiasi spostamento dal suo punto fisso
era faticoso e anche lo stare male fisicamente
le imponeva un cambiamento di stato.
Il dolore fisico la esasperava, non voleva assolutamente
accettarlo. I mal di testa e i mal di pancia la
costringevano a vedere la sua sofferenza interiore.
Non voleva problemi, voleva solo essere “felice”
e lo stare male la obbligava a mettere se stessa
al centro della sua attenzione… il suo corpo
era costretto ad urlare per farsi sentire da lei!
Ad un certo punto si acuirono i crampi intercostali
tanto che pensò di fare una serie di analisi
per vedere se ci fosse una qualche patologia polmonare:
non risultò nulla naturalmente, anzi Ale
ebbe così la conferma che, proprio come
pensava, si trattava solo di ansia e stress; la
continua preoccupazione per tutto ciò che
si trovava ad affrontare e per qualsiasi novità
che potesse prenderla alla sprovvista, il senso
di inadeguatezza e la paura di fallire le impedivano
di condurre una vita serena e trasformavano la
sua esistenza in una continua fuga da se stessa
e dagli altri.
Perso il sostegno dello yoga si sentì ogni
giorno più smarrita e sempre più
forte si faceva in lei l'idea di aver bisogno
di una guida, di un insegnamento, di qualcuno
a cui affidare se stessa... cercava il "Maestro"
con cui intraprendere un percorso di crescita,
di consapevolezza, di sviluppo della coscienza.
Aveva cominciato a prendersi in mano e aveva deciso
di impegnarsi ad esplorare e a purificare se stessa.
Proprio in quello stesso periodo la sua amica
Sofia aveva iniziato a frequentare una persona
e le parlava di ciò che lui insegnava e
cioè della possibilità di conoscersi
attraverso l’interpretazione dei sogni.
Entrambe lo conoscevano già: Xavier era
stato uno stilista in passato, Sofia aveva lavorato
per lui e Ale ricordava bene l’occasione
in cui aveva avuto modo di conoscerlo, episodio
che aveva lasciato in lei, circa dieci anni prima,
un grosso punto interrogativo aleggiante sopra
la sua testa per via di una questione di “tacchi
alti”.
Sofia le aveva proposto di partecipare alla sfilata
di moda della collezione di abiti che lui aveva
disegnato e creato. A lei era piaciuta l’idea,
aveva già avuto altre esperienze come modella
e decise di provare.
Ale si recò nel suo atelier un pomeriggio.
Quando arrivò lui le aprì la porta
e dopo un breve sguardo e pochi convenevoli la
guidò all’interno e le fece vedere
l’abito che pensava di affidarle per la
sua sfilata: l’abito da sposa. Inutile dire
che non se l’aspettava, poteva sembrare
un premio ma Ale non ne era per niente entusiasta.
Perché a lei quel difficile compito? Non
l’aveva neanche mai vista prima... Accettò,
ma nella sua testa mille dubbi e paure si affollavano:
avrebbe significato uscire una sola volta, da
sola, alla fine della sfilata ed essere così
al centro dell’attenzione nel finale, troppo
per i suoi gusti di diciottenne, troppa responsabilità
e troppa visibilità. Avrebbe preferito
essere meno in vista, fare più uscite e
indossare abiti più sobri, essere più
anonima insomma e più a suo agio…
l’abito da sposa certo questo non glielo
permetteva. Pensava di sentirsi ridicola e inadeguata
in panni che non erano i suoi. Era comunque intenzionata
a mettere da parte le timidezze e la paura di
sbagliare quando, oltre a tutto questo, le impose
di sfilare con dei tacchi che definire alti sarebbe
un eufemismo: erano dei veri e propri trampoli!
Gli disse che non era abituata a portare tacchi
così alti… provò lì
sul momento, ma proprio non se la sentiva.
Lui con tono freddo e severo le disse che se voleva
poteva portarsi le scarpe a casa, provare a camminarci
per abituarsi e poi ritornare dopo un paio di
giorni e dire se accettava di fare la sfilata
con quelle scarpe. Lei fu d’accordo, anche
se la soluzione migliore forse sarebbe stata quella
di permetterle di usare scarpe un po’ più
basse, ma non sembrava possibile poter discutere
per cui accettò di fare quella prova.
Quando tornò, due giorni dopo, trovò
solo l’assistente, un'ex-modella, alta,
bionda che le disse in tono secco: - “Xavier
ha deciso che è meglio che tu non faccia
la sfilata e che è inutile che resti qui,
puoi tornare a casa.” - Stupendo! Neanche
una telefonata per avvertirla!
Ale era furente e delusa, aveva camminato avanti
e indietro per i corridoi della sua casa per due
giorni rompendo le orecchie ai vicini del piano
di sotto... e la sua amica che le aveva proposto
questa cosa era rimasta di sasso più di
lei.
Andarono comunque a vedere la sfilata e Ale rimase
tutto il tempo in trepida attesa per assistere
alla performance di colei che aveva preso il suo
posto e che sicuramente era una “strafica”
altissima che portava i famosi mega-tacchi con
una naturalezza da top model.
Quando fu il momento dell’abito da sposa
i suoi muscoli tesi sulla sedia e il suo respiro
sospeso le davano un senso di confusione nella
testa e ovviamente i suoi occhi puntavano in basso
pronti a cogliere i primissimi passi di quei piedi
rivali in equilibrio perfetto sui famosi tacchi...!?
Ma quale tacchi!! Con totale stupore e crescente
imbarazzo misto a rabbia Ale non vide altro che
delle banalissime ballerine raso terra! Come poteva
essere successo? Allora non era vero niente? I
tacchi non erano poi così necessari e insostituibili.
Ale era completamente allibita! La sensazione
forte che ebbe fu di rifiuto e di esclusione,
che quella fosse stata tutta una scusa e che la
verità era che a Xavier lei non era piaciuta
affatto e che aveva abilmente trovato un out-out
per escluderla dalla sua sfilata.
Era stato facile con una come Ale, con così
poca stima di se stessa...
La sostituta non era poi la top model che immaginava,
era una ragazza normalissima… ma una differenza
con lei ce l’aveva, e nei minuti che seguirono
le saltò subito agli occhi: lei sì
che era felice di indossare l’abito da sposa
e il suo entusiasmo era talmente tangibile che
rendeva all’abito il valore che meritava.
Sicuramente Ale non sarebbe stata capace di fare
altrettanto.
Quando lui uscì per il finale al braccio
della sposa, arrivato in fondo alla passerella
si girò, guardò Ale intensamente
e con un lampo negli occhi le sorrise come per
ribadire il suo pensiero, come per dire che era
proprio quello il motivo.
Qualsiasi sia stata la reale motivazione le rimase
sempre il pensiero di questo episodio come di
una vera e propria lezione, degna di un vero Maestro.
Più volte, quando le tornò in mente,
vi rivide il suo carattere diffidente, giudicante,
orgoglioso, snob e il grande condizionamento ricevuto
da suo padre che aveva sempre giudicato in modo
molto critico il mondo femminile con i suoi vestiti,
i tacchi, le frivolezze, gli abiti da sposa…
Capì quanto questo l’avesse limitata
nella vita e le avesse lasciato spesso un senso
di rabbia, di insoddisfazione di sé e di…
occasioni perse.
Così quando Sofia a distanza di alcuni
anni le parlò di quella stessa persona,
appartenente a quel vecchio episodio della sua
vita, come di un Maestro che portava i suoi allievi
verso la Conoscenza di Sé attraverso l’analisi
dei sogni, pensò che sarebbe stato bello…
e che forse era proprio Lui che stava cercando
ma... chissà, con i presupposti che c’erano
stati, se l’avrebbe accettata alle sue lezioni.
fine prima parte
Seconda
parte
Terza
parte
Quarta
parte
Quinta
parte
NB: ogni riferimento a fatti e persone
è puramente casuale e il contenuto del
racconto è frutto di fantasia.
Le altre notizie del 18/03/08
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-La via della Voce, ciclo
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- Il Clown, studio per l'attore
e l'interprete
condotto da Alessio Targioni
laboratorio di 120 ore leggi |
XV
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salute, migrazioni” organizzato
dall'INMP
I° CONSENSUS CONFERENCE INMP “POVERTÀ,
SALUTE E SVILUPPO” 4-5 Dicembre 2008
Aula Agostini - Via San Gallicano 25/A – 00153 Roma
leggi |
Fondazione
Centro Studi Campostrini di VERONA
La musica dei Mistic World Trio inaugura
la mostra “Le Icone della
madre di Dio”. Il concerto è previsto
per giovedì 4 dicembre alle 17 nella
Cappella dell’Istituto Campostrini in via Santa
Maria in Organo, 2 leggi
Mostra
Icone Mariane Locandina
mostra |
Seminario
sulla genealogia
con Gérard Athias
Impruneta (FI)
12-15 Dicembre 2008
9.00-13.00 / 14.30-18.30
“In ogni famiglia è presente una storia
che si trasmette dai genitori ai figli”
Il seminario avrà luogo presso l’Hotel
Villa Cesi, Via delle terre bianche, 50023 Impruneta
(FI)
tel. 055/231101, fax 055/2011377, email: info@villacesi.it
www.villacesi.it
Per informazioni ed iscrizioni:
“Associazione Culturale - La Bilancia Di Giada”
www.bilanciadigiada.it
Via Pisana 60, 50021 Barberino Val d’Elsa (Firenze)
Tamara Macelloni
tel. 338 5815362
e-mail: tamaramacelloni@alice.it
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Le
forme dell'acqua
Una vacanza benessere nel paese delle acque e della neve.
sab 27 dic - sab 3 gen (8 giorni - 7
notti) Caramanico Terme. Parco della Majella
INFO e iscrizioni: 0583-356182, -96 ore
9-13 e 14-18, segreteria@traterraecielo.it leggi
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I
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allievo di A. Jodorowsky e di C. Sabbah, si propone
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*la
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