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Nutrizione
Il nostro pane
di
Antonio Marques (Medico e direttore della clinica
Vivenda di S. Anna, San Paolo (Brasile)
Articolo tratto
dal Bollettino BIO Dinamica dell'Associazione
per l'Agricoltura Biodinamica anno XI ~ Bollettino
n.61 - luglio/agosto 2005
Nel
grano si ritrova l’uomo in tutte le sue
parti costitutive, nel pane, tutti gli elementi
cosmici.
Nell’antichità il pane non era utilizzato
solo come alimento, ma aveva anche un significato
religioso. Durante la settimana si mangiava il
pane lievitato di orzo o di segale. Era l’alimento
di base degli schiavi e dei gladiatori: zuppa
di pane; la domenica, giorno consacrato al Signore,
si mangiava il pane azzimo, non lievitato e non
lavorato. Questo pane è rotondo e piatto.
“Nessuna offerta di cereali in sacrificio
a Jehova dovrà essere preparata con lievito.”
(Levitico 2, 11)
I cereali furono sviluppati dalle graminacee selvatiche
nell’epoca dell’Antica Persia (circa
5.000 anni a.C.). Il grande maestro Zaratustra
solcava il terreno con un aratro d’oro affinché
la luce del sole fecondasse le “primigenie
sementi” lanciate nella terra.
Le alte quantità di Silicio presenti nei
cereali indicano la loro relazione con la luce.
Per questa ragione è necessaria molta luce
solare affinché crescano sani e salutari.
Il Silicio funziona come un’antenna che
cattura le forze cosmiche e, nel corpo umano,
agisce nella formazione di tutto l’organismo
e fin nel tessuto connettivo.
In questo senso i cereali - riso, mais, orzo,
miglio, avena, segale e frumento - sono “alimenti
solari” per eccellenza e devono essere l’alimento
dell’uomo moderno. L’orzo contiene
una grande quantità di Silicio (70%), oltre
a proteine (15%) e pochi grassi (2%): per questo
è indicato per fortificare il sistema nervoso
e gli organi di senso, la pelle, le unghie, i
capelli e le mucose (nei raffreddori, per esempio).
Per questa stessa ragione era il cibo dei gladiatori.
L’avena contiene una maggior quantità
di grassi (11%), proteine e Magnesio: è
indicata per la dieta del diabetico.
La segale cresce meglio in un clima freddo: è
stata la base dell’alimentazione dei contadini
del Nord Europa per moltissimi anni.
Il pane è sempre stato la base dell’alimentazione
umana, sia fisicamente che spiritualmente.
Per capirne l’importanza è necessario
conoscere il modo in cui si prepara il pane, a
cominciare dalla coltivazione dei cereali, passando
poi alla macinazione, alla fermentazione fino
ad arrivare a conoscere come il pane agisce sul
processo digestivo.
Anticamente si aveva l’intuizione giusta
per eseguire tutto ciò: l’intero
processo era permeato da un rituale, e solo oggi
cominciamo a capirne il profondo significato.
Si raccoglieva il cereale (specialmente la segale),
si lasciavano riposare i chicchi per un po’
di giorni e poi lo si macinava lentamente con
macine di pietra, per conserve così tutta
la sua qualità di farina integrale. Poi
si lavorava la pasta con le mani in ciotole di
legno; nel successivo periodo di riposo, la cui
durata dipendeva dalla temperatura e dalle condizioni
climatiche, l’impasto fermentava naturalmente
e lentamente. In tedesco è chiamato sauerteigbrot
(pane acido); da noi è conosciuto come
pane lievitato (da non confondere con il pane
lievitato artificialmente). Una piccola quantità
di pasta (pasta madre) era tenuta in serbo per
far fermentare il prossimo impasto e così
di seguito.
Cosa vuol dire far “fermentare il pane”?
Vuol dire: trasformare i carboidrati in acido
lattico per mezzo dell’enzima alfa-amilasi,
che è lo stesso enzima prodotto dal pancreas.
Per questo le feci dei bambini piccoli hanno un
odore acido; quando il bambino cresce, nell’intestino
si sviluppa la flora intestinale (batteri coliformi)
e produce l’odore caratteristico delle feci
dell’adulto. Il pane così preparato
è quello che si mangiava tutti i giorni:
il pane lievitato e fermentato. Cosa mangiamo
oggi? Il passaggio dalla segale al frumento sta
a indicare la preferenza per una produzione rapida;
il frumento cresce in regioni calde, mentre la
segale preferisce climi più freddi. Con
il frumento è possibile fare una maggior
varietà di pane, torte e biscotti. Dato
che lo stoccaggio precoce del germe (grassi insaturi
e albumine) bisogna trasformarlo in farina bianca,
un prodotto praticamente morto. Visto che la pasta
è insipida, bisogna aggiungere creme o
ripieni perché diventi gradito al palato.
Il frumento non possiede uno degli amminoacidi
essenziali, la lisina, così si aggiungono
preparati chimici per rendere il pane più
ricco in proteine e vitamine. Inoltre, l’utilizzo
di macine metalliche ad alta velocità di
rotazione produce temperature molto elevate, oltre
i 1000°C, il che provoca la distruzione delle
vitamine termolabili oltre a rilasciare molecole
metalliche nella farina.
L’antico sistema di impasto richiede molto
tempo e lavoro, allora si è ricorsi alla
fermentazione alcolica con l’uso di funghi
o lieviti che si trovano in abbondanza in natura;
sono abbondanti nella buccia della frutta che
contiene zucchero.
Questo processo è iniziato nel Medio Evo
e si sono sviluppate monocolture estremamente
selezionate di lieviti (es. funghi del genere
Saccharomyces della classe degli Ascomiceti) il
cui compito è far crescere il pane il più
rapidamente possibile; in tal modo il pane si
riempie di aria, diventa morbido e facile da masticare.
Il processo di base è a carico degli enzimi
beta-amilasi che trasformano i carboidrati in
alcol e gas. La formazione di alcol e gas è
comune in natura (vino e aceto), ma questo processo
non deve avvenire nell’intestino umano (questo
contiene alfa-amilasi, che ha il compito di trasformare
i carboidrati in acido lattico, come abbiamo detto).
Quando un paziente si lamenta di flatulenza, per
prima cosa è perché non digerisce
bene i cibi, specialmente i carboidrati. Tutte
le volte che ci sono gas, c’è anche
presenza di tenore alcolico nell’intestino
e ciò è dannoso alla salute perché
produce una riduzione della capacità di
selezione della mucosa intestinale, che potrà
assimilare prodotti tossici, sovraccaricando in
tal modo il fegato nella sua funzione di disintossicare
l’organismo eliminando tale sostanza. Questo
disturbo si chiama “dispepsia fermentativa”.
Inoltre, attualmente, il grande consumo di zucchero
contribuisce alla proliferazione eccessiva di
fermenti (funghi) nell’intestino con un
aumento di alcol e prodotti intermedi, come oli
amilici e acidi grassi saturi. Lo stesso disturbo
avviene quando una persona non digerisce bene
le proteine.
Queste molecole sono complesse e hanno bisogno
di tre enzimi per essere digerite; le frazioni
intermedie, non ben digerite, possono seguire
due vie: venir trasportate erroneamente fino al
fegato e/o arrivare all’intestino crasso,
dove vengono demolite dalla flora batterica e
trasformate in amine biogene (tossiche), che saranno
assorbite dal fegato.
In entrambi i casi il fegato si sovraccarica nel
tentativo di depurare l’organismo. Questo
disturbo si chiama dispepsia putrefattiva, perché
le proteine, non ben digerite, subiscono putrefazione
nell’intestino crasso Nel caso in cui il
fegato non sia in grado di trasformarle, queste
frazioni proteiche raggiungeranno la corrente
sanguigna e arriveranno ad altri organi e alla
pelle.
Si manifestano così le famose allergie
al latte, al frumento ecc… con sintomi di
cefalea digestiva, stanchezza cronica, malessere,
bronchite, sinusite, eczema e numerosi altri sintomi
clinici.
Un altro problema digestivo più serio è
in relazione con il sistema immunitario; nel corso
di una digestione difficile anche il sistema immunitario
sarà compromesso.
Questo avviene perché anche gli anticorpi
devono “digerire” i nemici del corpo.
Si immagina che i “soldatini dell’organismo
sparino una pallottola” contro virus o batteri.
Quello che realmente avviene è un processo
di “digestione” da parte degli anticorpi;
sono loro che in realtà “mangiano”
(fagocitano) il nemico. È per questo che
si raccomanda di non bere liquidi durante i pasti
per non diluire i succhi gastrici, rallentando
in tal modo il processo digestivo. La soja, (essendo
una leguminose come fagioli, ceci, piselli, lenticchie...)
deve essere utilizzata con una certa cautela,
perché fermenta facilmente nell’intestino
(gas e alcol) e in caso di uso prolungato può
provocare decalcificazione ossea. Per questo è
controindicata per i bambini e per le donne in
menopausa.
L’uso di complessi vitaminici può
essere giustificato in una persona debilitata
o nelle convalescenza post-operatoria. Utilizzarli
senza necessità, provoca l’eliminazione
del cibo ingerito in eccesso e, molte volte, l’organismo
elimina ciò che tiene come riserva.
Un comportamento corretto consiglia di tenere
in casa il polivitaminico e di utilizzarlo solo
se necessario (quando ci si sente esauriti, di
quando in quando...) È sempre utile ricordare
la raccomandazione del “padre della medicina”,
Ippocrate: “Fai del tuo alimento la tua
medicina e della tua medicina il tuo alimento”.
Questi argomenti sono proposti qui come “campanelli
d’allarme” per renderci conto che
processi unilaterali che non si adeguino allo
sviluppo di quelli naturali possono, a lungo termine,
portare malattie nell’umanità.
Nel caso si persistesse a utilizzare il lievito
artificiale, come si fa oggi con il “pane
bianco”, possiamo aspettarci, in futuro,
un aumento dell’incidenza del diabete, come
già diceva il dr. Otto Wolff.(1)
Quanto si è detto è direttamente
in relazione con il processo della fermentazione
alcolica del pane che si trova in commercio: comune,
integrale o di cereali misti, sono tutti trattati
con lievito artificiale.
Il problema è il contatto quotidiano con
“il processo di fermentazione alcolica”
nel tubo digerente. Naturalmente non esiste alcol
nel pane, perché l’alta temperatura
lo fa evaporare, ma il pane, con la lievitazione
artificiale, è passato attraverso il processo
di “produrre” alcol.
Questo processo conduce a produrre alcol e non
acido lattico; per questa ragione non ha relazione
con la vita, non è fisiologico, anzi può
predisporre l’organismo a malattia.
Nell’organismo umano, così come nel
pane azzimo, la fermentazione alcolica è
repressa, evitata; nel pane comune è invece
“liberata” con formazione di alcol
e gas vari. Il processo del vero pane lievitato
naturalmente citato prima, si pone tra questi
due estremi e il procedimento per ottenerlo è
più complesso. Per ottenere un buon pane
con formazione di acido lattico, è necessaria
la presenza di “batteri lattici” che
preparino l’ambiente perché, in seguito,
i lieviti, alimentandosi di essi, decompongano
correttamente i carboidrati.
Avviene una lievitazione lenta, provocata dalla
“pasta madre” di segale, miele e sale
(vedi Maria Thun, Calendario delle semine 2003,
n.d.t.).
Questa lievitazione fisiologica inizia con l’aiuto
di un po’ di miele, che è una sostanza
passata per l’organismo dell’ape ed
è ricca di enzimi adatti alla flora intestinale.
Dopo che è iniziata la lievitazione, non
si aggiunge più zucchero all’impasto
ed è possibile fare un buon pane senza
zucchero e senza grassi.
Questo procedimento garantisce una grande varietà
di microrganismi, simili a quelli della nostra
flora intestinale.
L’aroma della segale si sviluppa liberamente
e i carboidrati diventano più digeribili.
Dato che l’amido della segale si decompone
più lentamente di quello del frumento,
esso ci fornisce energia duratura per un lungo
giorno di attività, alleviando così
il lavoro del fegato, che riceve gli elementi
nutritivi in un flusso più lento.
Dalla Finlandia ci è giunta la notizia
che in alcune case di cura sono stati sperimentati
diversi tipi di pane nell’alimentazione
dei pazienti e si sono visti diminuire i casi
di cancro se i pazienti mangiavano per molto tempo
solo pane di segale. Anche ricerche recenti hanno
dimostrato che un’alimentazione a base di
segale può combattere il cancro.
Suona come un allarme, ma informare sulla qualità
alimentare è una questione di salute pubblica.
Il nostro scopo è quello di cercare di
informare i consumatori su ciò che è
salutare perché l’uomo di domani
non soffra dei nostri disturbi alimentari.
La conseguenza delle nostre abitudini alimentari
è che l’essere umano sta diventando
sempre più debole, con il tessuto connettivo
flaccido (come si constata nei bambini).
Quando non si riesce a controllare la demolizione
dei carboidrati attraverso un processo fisiologico,
i lieviti (funghi), che nel tubo digerente sono
inoffensivi e si sviluppano, non solo nell’intestino,
ma anche nei polmoni, possono provocare disturbi
nei vari organi.
Oltre a ciò, il comune pane lievitato,
a lungo andare, è altamente tossico per
la vita umana, perché il processo di fermentazione
è “liberato”, come si è
detto sopra, l’acido lattico (benefico per
l’organismo) viene sostituito da sostanze
inorganiche: fosfato di ammonio, solfato di ammonio
e ammoniaca.
Con questi si distrugge la base vitale (eterica)
dell’organismo umano. Di conseguenza l’anima,
non riuscendo a permeare la sfera metabolica attraverso
gli enzimi digestivi, si ritirerà e andrà
a “disturbare” il sistema neuro-sensoriale,
provocando stress, ansietà, aritmie respiratorie
e circolatorie, ecc.
Salutare è il pane lievitato naturalmente
Solo il pane sottoposto a questa trasformazione
naturale ha le seguenti qualità: fisiche
(attraverso la qualità dei diversi cereali),
vitali-eteriche (attraverso la presenza di acido
lattico), animiche (per mezzo dell’azione
dell’aria dei lieviti) e spirituali (dovute
al processo di cottura al momento giusto e alla
giusta temperatura).
Come dice Veronica Brunis: “Il pane è
un mistero profondamente cristico”.
Traduzione di Mariola Aldé
da Forum tres, Anno 13 N°87, 2003
(giornale del Centro de Pesquisa da ciencia dedutiva
Goetheanistico-Steineriana)
1) Otto Wolf: Medico tedesco, studioso, per molti
anni impegnato nella ricerca di rimedi per lo
sviluppo della medicina antroposofica.
Fonte: http://www.rudolfsteiner.it
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