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La sofferenza mentale tra relazione d’aiuto e assistenza
di Carla Ginanneschi
22/01/08

Una serie di seminari sono stati organizzati dalla Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro per far conoscere le tematiche relative al disagio mentale e quali siano le possibilità di aiuto da parte anche di operatori volontari.
L’iniziativa è inserita all’interno del progetto “Famiglie in rete” e propone un percorso di solidarietà nei confronti delle persone sofferenti per disturbi mentali e psicologici.
Sabato, 12 gennaio, presso l’Università LUMSA in Via Pompeo Magno a Roma, si è svolto il primo seminario su questo argomento; a cadenza bisettimanale si svolgeranno altri seminari, il prossimo appuntamento è per il 26 gennaio.
I relatori del primo seminario sono stati: Padre Arnaldo Pangrazzi, docente presso l’Istituto Internazionale Camillianum di Roma e Il Dottor Tommaso Lo Savio, già Direttore del Centro Studi e Ricerche di Santa Maria della Pietà di Roma.
Il primo relatore ha affrontato il problema dal punto di vista della capacità di rapportarci con la persona sofferente, quale deve essere la capacità di ascolto e come deve avvenire la relazione di aiuto. La fragilità fisica, spirituale, psicologica e mentale deve essere considerata nella sua realtà; spetta a chi può in quel momento offrire un supporto, creare dei ponti ed iniziare un dialogo nel più completo rispetto della dignità dell’individuo, solo così il suo aiuto sarà presenza preziosa. Per chi opera serviranno e l’istituzione di gruppi di mutuo-aiuto e una formazione specifica perché l’intervento sia il più possibile efficace.
Padre Arnaldo Pangrazzi ha parlato di una scala di bisogni come l’auto-realizzazione; la stima; il senso di appartenenza ad una famiglia, ad un gruppo, ad una chiesa; la sicurezza che deriva dall’ambiente, dalla casa, dal lavoro, dalla stabilità nelle nostre relazioni, disponibilità di strutture sanitarie adeguate, fiducia nel personale sanitario e soddisfacimento dei bisogni fisiologici come mangiare, bere, dormire, star bene, muoversi. Tutto questo non dovrebbe mancare al malato mentale o a chi soffre di disturbi psicologici,
L’approvazione, nel 1978, della legge 180 chiuse i manicomi così come erano stati organizzati fino ad allora, legge alla quale Franco Basaglia dette il suo nome, essendo stato sempre un assertore che il manicomio così come era strutturato, serviva solo a tenere lontano dalla società le persone affette da disturbi mentali o psichici gravi. Fu infatti il primo che, a Trieste, l’anno prima, aveva chiuso il San Giovanni, ospedale psichiatrico della città, sostenuto dal Presidente della Provincia.
Il Dottor Tommaso Lo Savio, secondo relatore, ha lavorato per alcuni anni proprio con Franco Basaglia e ha poi continuato la sua opera al Santa Maria della Pietà fino alla sua chiusura. È chiaro che quando una persona soffre è tutto il nucleo familiare che viene coinvolto, quindi è giusto che esistano strutture di supporto dove i malati mentali e i loro familiari possano trovare i primi assistenza medica e psicologica, e i secondi supporto per continuare a sostenere l’onere di una malattia così grave di un familiare. Il Dottore ha detto ancora che assistenza vuol dire prendersi cura di una persona e che è necessario ribaltare il concetto che tutti i comportamenti del malato siano sintomi della malattia, abbiamo davanti una persona che deve essere rispettata, curata, aiutata a ritrovare, anche attraverso gli affetti, una qualità di vita più sopportabile. Dobbiamo cambiare il tipo di assistenza, e allora i volontari possono svolgere un lavoro proficuo perché possono stabilire un dialogo con il malato e, attraverso la Rete, sostenere le famiglie. Molte sono le parrocchie dove si svolge questo tipo di assistenza, la prima fu quella di Santa Maria di Guadalupe davanti all’ex ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà.
Il trattamento della malattia mentale non può risolversi esclusivamente con interventi di tipo sociale, perché tante ne sono le cause, ma questo può essere un piccolo aiuto, ancora oggi la legge 180 è oggetto di discussione e, secondo molte associazioni di familiari, va migliorata.
Siamo ancora lontani dal raggiungimento di certi obiettivi, ma molte persone sensibili al problema sono disponibili ad aiutare e a migliorare la legge e a creare una rete dove operatori sanitari e volontari possano aiutare sempre meglio chi soffre.



Lotta contro il pregiudizio

Tu dici che sono Pazzo perché sono Diverso,
Ma la tua Normalità non è spesso Pazzia?
Vorrei spiegarti la mia Normalità,
Ma il Pregiudizio non sente Ragione.
La legge 180, con la chiusura dei manicomi,
ha rappresentato una coerente conseguenza,
ma non basta.

È necessario un cambiamento culturale.
Va combattuta l’associazione della figura del matto
con l’istituzione manicomiale.

È necessario distruggere le barriere
che separano queste persone dalla collettività.

Poesia tratta dai materiali del seminario


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