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Riflessioni
“L'altra
faccia di Gaia” di Aldo Morrone
Salute, migrazione e ambiente tra
Nord e Sud del Pianeta
recensione di Carla Ginanneschi
23/11/07
Aldo
Morrone è medico, specialista
in Dermatologia e Venereologia. Agli inizi degli
anni Ottanta si è interessato allo studio
e alla cura dei pazienti immigrati clandestini
e irregolari, riuscendo ad aprire, nel 1983, il
primo ambulatorio medico pubblico in Italia, all’interno
dell’Ospedale San Gallicano (IRCCS) di Roma.
Attualmente è Responsabile del Servizio
di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo
e di Dermatologia Tropicale dell’Ospedale.
Ha lavorato in diversi Paesi dell’Africa
e dell’Asia. È professore a contratto
di Pedagogia Interculturale presso l’Università
LUMSA di Roma. Ha pubblicato: “Salute e
società multiculturale” (1995), “Cultura
salute e immigrazione. Una analisi interculturale.”
(1995), “La Babele ambulante. Parole intorno
ai mondi che migrano” (2000), “Dermatologia
delle popolazioni mobili” (2001), “Corpi
e simboli. Immigrazione sessualità e mutilazioni
genitali femminili in Europa.” (2004), “Torturati
a Roma. Un’esperienza all’ospedale
San Gallicano” (2007).
Un medico parla al cuore della gente, spiega le
cause delle differenze che esistono sul nostro
pianeta; dei consumi eccessivi di pochi rispetto
ai tanti che cercano di sopravvivere spesso sfruttati,
emarginati e che hanno solo il desiderio di vedere
riconosciuta la loro dignità di individui.
È importante che un medico che opera professionalmente
in prima linea abbia sentito la necessità
di spiegare a tutti noi i motivi per i quali dobbiamo
lottare se non vogliamo che Gaia (la Terra per
gli antichi Greci) non divenga un unico enorme
lazzaretto oppure una landa deserta dove l’uomo
non avrà più la possibilità
di rimanere. Il libro è diviso in vari
capitoli nei quali viene analizzata la vita nei
vari paesi della Terra: gli aspetti sociali e
sanitari dell’emigrazione; i pregiudizi
razziali; il problema dell’infanzia, spesso
sfruttata e vittima delle guerre e della fame.
L’alimentazione e le malattie, la malnutrizione
e le sue conseguenze; fattori umani, culturali
e ambientali che incidono pesantemente sulla nostra
vita e la salvaguardia dell’ambiente e delle
culture della nostra Terra nel rispetto di tutti.
Il libro che si legge con interesse, ci offre
spunti di riflessione sia dal punto di vista medico
che da quello sociologico. Particolarmente belle
le pagine al femminile che riguardano il vissuto
che le donne si portano dietro e il doloroso onere
che sopportano nei paesi in cui emigrano costrette
spesso a sostenere il peso dell’intera famiglia.
Bella questa donna così forte che vive
nel dolore e nella solitudine; per niente considerata
nel suo paese d’origine dove spesso vive
in un’emarginazione spirituale; da emigrante
deve poi sopportare fatiche e una ancora più
grande emarginazione. Pure il partorire che, nel
paese d’origine viene vissuto, anche se
è solo quel momento particolare, in comunione
con le altre donne della famiglia, nel paese straniero
invece è sopportato come una malattia.
Tante le cause ma la prioritaria è proprio
la mancanza della capacità di chi ospita
di fare accoglienza, di quella capacità
cioè di far sentire a proprio agio in una
situazione così particolare e delicata
come è il momento del parto, una donna
che ha già un vissuto doloroso che grava
sulle sue spalle. E poi ci sono i bambini vittime
indifese di questa grave disparità, costretti
a subire le più gravi conseguenze, fame,
morte, violenza, sfruttamento. La globalizzazione
oggi impoverisce i più a vantaggio dei
pochi, costringe infatti i poveri e gli analfabeti
ad una emarginazione sempre più pesante.
La salute di un paese si difende solo con un’aperta
ed equa collaborazione; dobbiamo quindi ricercare
una nuova qualità di vita. La situazione
che emerge, leggendo questo libro che ha la serietà
di un trattato scientifico e la passionalità
del racconto nell’affrontare gli argomenti
trattati, ci lascia sconvolti: la deforestazione
è arrivata a un livello particolarmente
grave. Con la siccità un quarto delle terre
emerse è in via di desertificazione, quasi
la metà della popolazione mondiale, concentrata
nei paesi in via di sviluppo, soffre di malattie
legate all’acqua. La Terra deve essere vista
come un macrorganismo; dopo le distruzioni che
sono avvenute nel corso di milioni di anni (pensiamo
alla grande estinzione nel Cambriano, durante
il quale il 90% delle specie scomparvero; nel
Cretaceo, durante il quale si estinsero il 70%
delle specie allora esistenti, in particolare
i dinosauri; nel Pleistocene quando si verificò
un’altra enorme estinzione e solo 15.000-10.000
anni fa quando, in tutti i continenti, ad eccezione
dell’Africa, un gran numero di specie fu
distrutto), Gaia rigenerò il patrimonio
genetico partendo dai sopravvissuti, creò
altre forme e riprese il processo evolutivo. Che
cosa può accadere ancora? Ogni anno scompaiono
oltre 30.000 specie viventi e i responsabili questa
volta siamo noi. Gaia potrebbe liberarsi anche
della specie homo. Nel passato gli individui avevano
tenuto un rapporto migliore con la natura, ne
rispettavano i tempi e le sue necessità.
Oggi, e il processo è iniziato nel secolo
delle grandi scoperte geografiche, l’uomo
ha attuato un’appropriazione e una distruzione
sistematica della Terra. Quindi, continuando ad
inquinare, a distruggere, a non rispettare gli
altri, operiamo la nostra futura distruzione;
dobbiamo guardare a Gaia come ad un unico organismo
nel quale le singole parti devono potervi convivere
in modo più rispettoso nei confronti dell’ambiente
e di tutti noi. E la sfida del terzo millennio
sarà arrivare ad una democrazia socio-cosmica,
ad ottenere che gli esseri umani riescano ad intendersi
tra loro e siano capaci di riscoprire la strada
di ritorno con tutti gli altri viventi alla comunità
planetaria e cosmica.
“Sarà necessario abbandonare la logica
dei mezzi al servizio del profitto e dell’accumulazione
escludente, assumendo una logica dei fini in funzione
del benessere comune del Pianeta Terra, degli
esseri umani e di tutti gli altri esseri, nell’esercizio
della libertà e della cooperazione tra
tutti i popoli, nel rispetto della diversità
e della dignità di ogni persona. Saremo
noi capaci di farlo?” Così termina
il libro e noi ci auguriamo che questo possa realizzarsi.
Dalla quarta di copertina
Tutto ciò che accade a migliaia di chilometri
da noi si può dire davvero “lontano”?
I nuovi mezzi di comunicazione ci hanno insegnato
che è ormai tempo di vivere in chiave planetaria,
oppure rischiare, o prima o poi, di vederci presentare
un salatissimo conto in termini di malattie, problemi
economici e catastrofi naturali, laddove la natura
è stata maltrattata per una malintesa idea
di benessere.
Il modello di società che abbiamo realizzato,
e che ancora concorriamo a costruire, è
in crisi. Oggi sembra importante soltanto accumulare
ricchezze, beni materiali o servizi e l’importante
è farlo in fretta: massimo vantaggio con
il minimo investimento e nel più breve
tempo possibile. Il Pianeta è considerato
nient’altro che un contenitore da saccheggiare
di continuo e con violenza. Abbiamo creato società
ricche e abbiamo introdotto il concetto che il
benessere non è per tutti, ma solo per
pochi: i più forti, economicamente, politicamente
e militarmente.
Questo libro vuol far conoscere, attraverso l’esperienza
di un medico che da anni lavora nel campo della
medicina delle migrazioni, l’altra faccia
della Terra. Un coraggioso tentativo di spiegare
le ragioni dei sempre più pressanti flussi
migratori di questi anni e di analizzare quale
sia il loro impatto con la nostra società.
Il sogno dell’Autore è di far comprendere
che, come dimostrano i fatti, nessun luogo è
lontano.
26-29 novembre 2007
XIV Workshop Internazionale “Cultura, Salute,
Migrazioni”
"Con gli occhi di una libellula”
Riferimenti organizzativi: Isa Buonomini
Tel. +39 6 58543780 Fax +39 6 58543782
e-mail: buonomini@ifo.it
Presso: Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)
Piazzale Aldo Moro 7, Roma
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