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a cura di Roberta Pedicino
22/09/07

Vorrei porre all’attenzione dei lettori questa volta una particolare testimonianza di quella che può essere definita un’esperienza di OOBE (Out Of Body Experience) o sogno lucido. La nostra intenzione è di portare alla luce un aspetto della psiche umana che, non capito, viene in alcuni casi considerato un disturbo limite della personalità o in altri contesti un qualcosa che ha a che fare con il mondo degli inferi.
In entrambi i casi sono fenomenologie a cui in genere viene data un’accezione negativa e che invece secondo noi rappresenta una possibile apertura della mente umana verso la comprensione di dimensioni altre e verso l’espansione della coscienza oltre i limiti materiali. Non vogliamo dare ulteriori interpretazioni ma semplicemente divulgare ciò che segue a testimonianza di quanto può esserci da scoprire nel mondo interiore di ciascuno di noi.


"Ero andata a letto molto stanca e con il desiderio di addormentarmi subito ma non appena cadevo nel primo sonno il mio corpo si irrigidiva e il mio respiro si bloccava spontaneamente. Per al meno mezzora ho lottato contro questa cosa e, anche se ero troppo stanca per angosciarmi, già mi immaginavo tracheotomizzata in ospedale. Nello stesso tempo sentivo dei rumori nelle orecchie, come degli urletti e uno strano vociare. Dopo appunto circa mezzora questa cosa ha preso il sopravvento su di me e senza potermi opporre mi sono ritrovata ad uscire lentamente fuori dal corpo fisico. Ero in posizione seduta con le braccia protese in avanti e le palme delle mani una di fronte all’altra. Sapevo di essere rimasta nella stanza forse con il bacino ancora attaccato al corpo e con le gambe che probabilmente attraversavano il materasso ma non sentivo né vedevo nulla di materiale intorno me. Galleggiavo leggera in uno spazio vuoto che di fronte a me era inondato da una luce rossa, più buia ai margini estremi del mio campo visivo. Al centro proprio di fronte a me c’era un volto, anch’esso rosso come la luce. Vedevo anche le mie mani e i miei polsi erano legati da delle sottili manette argentate. Erano fatte di due fini braccialetti legati insieme da una catenella che io subito ho provato a rompere per liberarmene. Ma non c’era niente da fare, era talmente resistente che ho dovuto rinunciarvi. Allora ho provato a congiungere le mani palmo contro palmo, per sentire al tatto la consistenza di questo “nuovo corpo” e per accertarmi anche se “lì” esistesse ancora la sensazione del tatto. Ho sentito le mie mani liscissime e di una consistenza particolare. Nel frattempo il volto di fronte a me mi guardava. Era completamente rosso come fatto delle stessa luce che lo avvolgeva. I suoi lineamenti sembravano disegnati, ridotti agli elementi essenziali che erano perlopiù grosse ciocche di capelli, sopracciglia, baffi e barba, il tutto molto deformato in senso orizzontale. Gli occhi, il naso e la bocca si intuivano tra le ciocche. Mi guardava con un’aria tra il serio e l’ironico e non sapevo se potevo fidarmi, ma finché rimaneva lì immobile limitandosi ad osservarmi non mi sentivo in pericolo. Ad un certo punto però ho visto che sotto al volto c’erano anche le mani, più piccole in proporzione e che si muovevano lentamente. In quel momento, pensando alle mie legate, ho sentito assalirmi da un senso di impotenza e di paura e velocemente sono ritornata nel mio corpo. Sono rimasta immobile ancora per un po’ pensando a quello che era successo. Mi rendevo conto che avevo vissuto un’esperienza su cui spesso avevo fantasticato e che mentre accadeva avevo cercato di fare di tutto per prolungare il più possibile, sapendo che nel momento in cui fosse sopraggiunta la paura sarebbe svanito tutto.
Per molti mesi forse sono vissuta nella speranza che riaccadesse ma ero cosciente che non sarebbe dipeso da me. Di chi era quel volto? Chi era quell’essere e perché mi guardava in quel modo?"



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