Spiritualità
Uguali nella diversità
"Il
fatto che esistano metodi e visioni differenti
risponde alla natura e alle disposizioni dei vari
esseri". Un articolo del Dalai Lama per spiegare
come sia giusto che esistano diverse religioni:
percorsi e linguaggi diversi per una unica meta.
La distinzione tra bene e male non è un
concetto assoluto, astratto: è esattamente
il bene e il male che i nostri stati dell'essere,
i nostri modi di pensare, producono in termini
di benessere o malessere.
Il vero senso di una religione, di una spiritualità,
è esattamente quello di preoccuparsi di
fornire gli strumenti per sviluppare le qualità
costruttive ed eliminare i pensieri distruttivi.
Vi possono essere molte credenze religiose connesse
a questa aspirazione di evitare la sofferenza
e trovare il benessere. Queste credenze possono
avere forme primitive o essere più complesse.
Da benefici estremamente terreni, limitati alla
sopravvivenza, nacque un insieme di credenze attribuite
alla luce, al potere del sole e degli elementi
naturali; possiamo supporre che in esse non vi
fossero inizialmente profondità filosofiche.
Queste religioni primitive, nei secoli, hanno
cominciato a diventare più complesse, più
profonde, incorporando delle visioni metafisiche
e filosofiche sulla vita e il suo senso. Allora
si è istaurata una visione più vasta,
una conoscenza più profonda delle cose,
dei meccanismi della felicità e della sofferenza.
Possiamo distinguere varie posizioni metafisiche
che si sono sviluppare nel corso del tempo: alcune
per esempio hanno affermato l'esistenza di un
dio creatore, dando vita alle spiritualità
teiste; altre si sono orientate verso la legge
di causalità e non hanno formulato l'idea
di un creatore... insomma, nelle diverse parti
della Terra, riguardo le religioni si sono stabilite
delle differenze di carattere metafisico.
Lasciando da parte le credenze primitive, con
la loro venerazione degli elementi naturali e
così via, se osserviamo le grandi religioni
o le grandi spiritualità fondate su visioni
metafisiche e filosofiche molto profonde, notiamo
che tutte incoraggiano, stimolano e considerano
essenziale lo sviluppo dell'amore verso
il prossimo, l'amore altruista e la compassione.
Non ce n'è una che, alla base, non ritenga
essenziale sviluppare tali qualità.
L'accento sull'importanza dell'amore altruista
e della compassione lo ritroviamo nel cristianesimo,
nell'ebraismo, nell'islamismo, nelle
varie correnti dell'induismo, nel buddhismo,
nel jainismo, insomma, in tutte le grandi
religioni.
Per quanto riguarda le religioni monoteiste, è
chiaro che quando si descrivono le qualità
di un dio creatore o di un creatore in quanto
principio assoluto, gli si attribuiranno tutte
le qualità positive, come amore infinito,
grande compassione, grande pazienza, e grandi
qualità di conoscenza, fino all'onniscienza.
Saranno quindi tali qualità attribuite
che ispireranno la nostra fede in quella religione.
Infatti, nessuno aspirerebbe ad affidarsi a un
dio che sarebbe incessantemente in collera, che
vorrebbe incessantemente nuocere alle proprie
creature, che sarebbe irritato e geloso.
È chiaro che nella loro essenza, nel loro
fondamento, le religioni, teiste o no, accordano
un valore essenziale all'amore del prossimo e
alla compassione.
Il modo per coltivare amore e compassione, i motivi
per cui dobbiamo farlo, differiscono a causa delle
differenti filosofie e a seconda che si tratti
di religioni teiste o no.
La ragione di tante differenze filosofiche dipende
dalle differenti condizioni umane, dalle differenti
culture sviluppate nelle varie epoche e regioni
della Terra.
Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che tutte
le religioni, nelle loro diversità, mirano
a migliorarci in quanto esseri umani;
per questo è importante avvicinarsi a queste
grandi religioni, conoscerle, promuovere rapporti
armoniosi con i loro praticanti, evitare di comportarsi
con ostilità.
È esattamente con lo scopo di esprimere
l'altruismo nei confronti degli esseri umani,
di fare il loro bene, che Buddha, per esempio,
ha dato insegnamenti in apparenza contraddittori.
In varie situazioni, di fronte a individui con
facoltà intellettive, attitudini e disposizioni
differenti, il Buddha ha dato risposte apparentemente
in contraddizione tra loro. Perché? Perché
nel suo desiderio di aiutarli a migliorare, in
funzione del loro sviluppo e del loro bene, ha
compreso che era necessario un insegnamento che
tenesse conto di tale diversità.
Il fatto che esistano metodi e visioni differenti
risponde alla natura e alle disposizioni dei vari
esseri, perché gli esseri umani in questo
senso non sono tutti uguali, non possono essere
aiutati nello stesso modo, non si può dare
a tutti gli stessi strumenti per migliorare in
un modo unico, uguale per tutti. Le differenze
tra le varie tradizioni religiose, quindi, non
solo sono accettabili, ma auspicabili.
Come si possono conciliare, allora, le diversità
filosofiche e metafisiche? Si può
parlare di vari tipi di verità, ognuna
in un certo senso valida, giustificata.
Ma allora, con quale criterio scegliere? Come
conciliare questa relatività con il fatto
che quando noi personalmente percorriamo un sentiero
spirituale abbiamo bisogno di credere a una sola
verità, così come non possiamo andare
nello stesso tempo in tutte le direzioni?
Se guardate questo uditorio [Il discorso si è
svolto davanti a oltre 6.000 persone, n.d.r.],
vedrete che tra voi vi sono credenti e non credenti
di diverse religioni, persone che applicano una
pratica religiosa, ma tra loro la pratica non
è la stessa, e persone che non hanno nessun
credo religioso ma hanno una filosofia e una visione
della vita.
È chiaro che qui, in questo momento, c'è
una pluralità di credi e non-credi, è
come uno specchio del mondo, una pluralità
che è necessaria e benvenuta.
Nello stesso tempo vedete bene che tutti noi manifestiamo
rispetto gli uni per gli altri e che queste differenti
visioni e fedi in questi giorni coabitano in modo
armonioso.
Sul piano individuale, però, quando si
tratta di percorrere il nostro cammino spirituale,
quello che abbiamo scelto, dobbiamo concentrarci
completamente su tale sentiero di trasformazione
e apprezzare nel suo giusto valore l'aspetto di
verità che riflette. Dobbiamo sentire,
avere fiducia che 'questa, per me, è
la verità', perché altrimenti
faremo davvero fatica a sviluppare la forte determinazione
necessaria a progredire sul nostro sentiero. Dovremmo
quindi avere una convinzione personale, nel nostro
intimo, che 'questo è per me il
modo in cui prende forma la verità' e tuttavia
rimanere aperti alla realtà di una pluralità
di verità.
Dalai Lama
Tratto da SIDDHI, periodico di Buddhismo Mahayana
Fonte: http://www.lifegate.it
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