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San Giovanni Battista - Leonardo da VinciIl 21 giugno il sole celebra il suo trionfo, e allo stesso tempo inizia il suo declino, le giornate cominciano ad accorciarsi, è il momento in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare. La natura è rigogliosa, all’apice del suo splendore e della luce solare e favorisce tutto ciò che riguarda l’amore e la fertilità.
Le erbe giocano un ruolo primario nelle tradizioni solstiziali e di San Giovanni in particolare.
È anche il periodo della raccolta e della conservazione.
Il solstizio d’Estate rappresenta anche il ciclo dell’agricoltura incentrate sul raccolto dei cereali.
Psicologicamente è il momento di celebrare il raggiungimento dei nostri obiettivi, di riconoscere i nostri talenti e la nostra azione nel mondo esterno.

Sin dai tempi più remoti il cambio di direzione che il sole compie, tra il 21 e il 22 giugno, è visto come un momento particolare e magico.
Il sole in questo periodo sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno (per quello invernale il 25 Dicembre) quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull'orizzonte (a nord per quello invernale).
La notte di S. Giovanni, il 24 giugno appunto, detto solstizio d'estate, è il primo giorno di una nuova stagione e rientra nelle celebrazioni solstiziali; il nome associatogli deriva dalla religione Cristiana, perchè secondo il suo calendario liturgico vi si celebra San Giovanni Battista (come il 27 dicembre S. Giovanni Evangelista).
In questo breve ma intenso arco di tempo, tutte le piante e le erbe sulla terra vengono influenzate con particolare forza e potere.
Bagnate dalla rugiada e intrise di una potenza nuova, è il momento giusto per le nuove raccolte in vista di future applicazioni sino a quando, il prossimo anno, verranno di nuovo bruciate nei falò e rinnovate.
In età precristiana questo giorno era considerato sacro al pari di un capodanno e da cui l’usanza di trarre dei presagi.

Il Sole, simbolo del fuoco divino, entra nella costellazione del Cancro, simbolo delle acque e dominato dalla Luna dando origine all'unione delle due opposte polarità che si incontrano.
Il Sole è la parte maschile e la Luna quella femminile e il sole, al solstizio d’estate, raggiunge la sua massima inclinazione positiva. Simbolicamente questo fenomeno è rappresentato dalla stella a sei punte dove il triangolo di Fuoco e il triangolo dell’Acqua si incrociano.
Nella tradizione occulta l’incontro del Sole nella casa della Luna conduce alle nozze tra i due astri.
Tali nozze divine segnano il passaggio tra il mondo dell’uomo con il mondo divino eterno dando origine alla suddivisione in due poli: maschio e femmina, luce e tenebra, positivo e negativo, ecc.
Il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare. La Chiesa Cristiana da sempre ha ostacolato queste pratiche sovrapponendovi i propri riti con solenni celebrazioni, ma tali usanze invece sono così radicate nelle abitudini popolari che ancora oggi se ne perpetuano i festeggiamenti.
Entriamo ora in una breve panoramica degli usi popolari legati al solstizio.

I Fuochi di S. Giovanni

I falò accesi nei campi la notte di S. Giovanni erano considerati, oltre che propiziatori anche purificatori e l'usanza di accenderli si riscontra in moltissime regioni europee e persino nell'Africa del nord.
I contadini si posizionavano principalmente su dossi o in cima alle colline, e accendevano grandi falò in onore del sole, per propiziarsene la benevolenza e rallentarne idealmente la discesa; spesso con le fiamme di questi falò venivano incendiate delle ruote di fascine, che venivano fatte precipitare lungo i pendii, accompagnate da grida e canti.
Come già detto sopra i falò avevano però anche funzione purificatrice: per questo vi si gettavano dentro cose vecchie, o marce, perchè il fumo che ne scaturiva tenesse lontani spiriti maligni e... streghe (si riteneva che in questa notte le streghe si riunissero e scorrazzassero per le campagne, alla ricerca di erbe.)
In alcuni casi si bruciava, come per l'epifania, un pupazzo, così da bruciare in effige la malasorte e le avversità.
Inoltre si faceva passare il bestiame tra il fumo dei falò, in modo da togliere le malattie e proteggerlo sia da queste sia da chiunque vi potesse gettare fatture e malie.

Alcuni usi popolari legati ai falò di S. Giovanni
Sino a un po' di tempo fa era d'uso in Veneto allestire dei Fuochi negli incroci.
A Pamplona in Spagna si usa raccogliere erbe aromatiche da bruciare negli incroci per scongiurare le tempeste e i fulmini.
Anche i Berberi nel nord Africa hanno dei festeggiamenti in concomitanza del 24 giugno e accendono dei fuochi per propiziare il raccolto dei campi e per guarire chi passa in mezzo al fumo denso.
In una località della Germania, vi è un'usanza a cui partecipa tutta la popolazione dei dintorni. Una grossa ruota infuocata viene fatta rotolare fino a valle dove passa il fiume: se la ruota arriva accesa nell'acqua il segno è favorevole, in caso contrario è cattivo auspicio.
Chi salta il fuoco è sicuro di non dover soffrire il mal di reni per tutto l'anno.
Gettando erbe particolari (come la verbena) nel fuoco del falò si allontana la malasorte.
La mattina del 24 Giugno le persone girano tre volte intorno alla cenere lasciata dal falò e se la passano sui capelli o sul corpo, per scacciare i mali.


La raccolta delle erbe

IpericoUsanza collettiva in questa ricorrenza è quella della raccolta delle erbe che, nella notte che precede la festa di S. Giovanni, cioè fra il 23 ed il 24 giugno, moltiplicano i propri attributi terapeutici e magici e sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e proprietà sono esaltate e alla massima potenza.
In questa notte, si vive un momento magico perché essa cade appunto nei giorni solstiziali quando il sole si sposa con la luna e dal suo sposalizio si riversano energie benefiche sulla terra e specialmente sulle erbe bagnate dalla rugiada che si trasforma in un farmaco potente a guarire ogni guisa di malattie cutanee.
Il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggia durante questa magica notte, riesce a difendere la persona da ogni tipo di corruzione.
In generale, la rugiada. che cade durante una notte di Luna Piena è indicata per la preparazione dell’ “Acqua Lustrale”, ma quella che si deposita sui vegetali durante la notte del Solstizio d'Estate è la più pregiata.
Prima ancora dell'alba recatevi in un prato pulito e isolato, e legate un cordino a un grosso batuffolo di cotone. Vi basterà dunque camminare trascinandovelo dietro, in modo da renderlo pregno del magico liquido.
Ogni tanto strizzatelo e mettete il liquido in una bottiglia di vetro.
Quando avrete raccolto la quantità a voi necessaria, tappate bene il contenitore e lasciate come di consueto un'offerta agli spiriti naturali o del cibo per gli animali.
Ed è per ciò che prepariamo, con l'utilizzo di erbe, pietre ed altro, particolari e potenti talismani, nella convinzione poi che la particolare posizione degli astri concorra a caricarli di virtù.
Innumerevoli sono le usanze legate al solstizio:
"...Il colono, fatto un mazzolino di tre spiche di grano marcio o carbone, discendeva al fiume e quindi il gittava, stimando con ciò di aver liberato e purgato dalla carie o volpe, dalla zizzania e da tutte le altre erbe nocive, il grano che stava per mietere.."

Le erbe più note da raccogliere nella notte del 24 sono: l'iperico detto anche erba di S. Giovanni; l'artemisia chiamata anche assenzio volgare e dedicata a Diana-Artemide; la verbena protettiva anch'essa e il ribes rosso che proteggeva dai malefici.
Oltre a quelle sopra citate erano anche ricercate: Vischio, Sambuco, Aglio, Cipolla, Lavanda, Mentuccia, Biancospino, Corbezzolo, Ruta e Rosmarino.
Con alcune delle piante sopra citate era possibile fare "l’acqua di San Giovanni": si prendevano foglie e fiori di lavanda, iperico, mentuccia, ruta e rosmarino e si mettevano in un bacile colmo d'acqua che si lasciava per tutta la nottata fuori casa. Alla mattina successiva le donne prendevano quest’acqua e si lavavano per aumentare la bellezza e preservarsi dalle malattie.
Altre erbe, usate nella medesima maniera davano origine ad altri tipi di acqua di S. Giovanni (ci sono delle variazioni tra regione e regione), che servivano comunque sempre contro il malocchio, la malasorte e le malattie, di adulti e bambini.

Raccolte particolari

Solo ed esclusivamente in questa magica notte, con un rito speciale è possibile raccogliere il fiore della felce che ha la virtù di difendere chi lo possiede dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti. Infatti, a mezzanotte il fiore si apre lentamente illuminando tutto ciò che gli è vicino. È questa un'erba che nessuno ha mai visto in fiore, perché, in un momento della stessa notte, fiorisce, forma il seme e torna ad essere come prima e sarebbe atto empio spiare il momento di quella fioritura. Chi desidera procurarselo deve recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce tracciando con l'Athame un cerchio intorno ad essa ed un altro attorno a sé, aprire un fazzoletto sotto la pianta, e andarsene in fretta. Scorsa la notte e raccolto il fazzoletto coi fiori caduti per caso, avrebbe con se un potentissimo talismano per ottenere da altri qualsiasi cosa, perché quei fiori eserciterebbero una forza irresistibile, da far piegare qualunque volontà. Un'altra erba magica dei questa notte è era la vinca, utilizzata anch'essa per la preparazione di talismani vegetali.

La salute

Chi possiede sulla propria terra alberi di noce, all'alba del 24 giugno si rechi a legare i tronchi con una corda ricavata intrecciando spighe di orzo ed avena. È importante compiere questa operazione per avere frutti buoni ed abbondanti. A settembre, periodo della raccolta delle noci, la corda di spighe sarà tutta rinsecchita, ma le noci buone e soprattutto abbondanti. All'alba di San Giovanni, si raccolgano 27 noci e tornati a casa le si affettino con il mallo in cui sono ancora racchiuse. Si pongano poi a macerare per 49 giorni in alcool. Trascorso questo tempo si strizzano i frutti e con il liquido ottenuto, al quale si aggiunge altro alcool e zucchero, si riempiono le bottiglie che si tengono all'aperto per qualche notte. Questo sciroppo è ottimo per calmare il mal di testa e il mal di stomaco. Molti mangiano lumache per San Giovanni, questo alimento preserva dalla sfortuna. La lumaca infatti è ritenuta un simbolo lunare che indica la rigenerazione periodica a causa dei cornetti che mostra e ritira alternativamente così come la luna che appare e scompare nella sua ciclica morte e rinascita.

Il trionfo della luce

SoleIntorno al 21 giugno il sole celebra il suo trionfo, in quello che è il giorno più lungo dell'anno, ma che allo stesso tempo, rappresenta l'inizio del suo declino. Infatti, dopo il Solstizio d'Estate, le giornate iniziano lentamente ma inesorabilmente ad accorciarsi fino al solstizio d'inverno, in quella che è la fase "calante" dell'anno.
Solstizio deriva dal latino solstat, "il sole si ferma" e, infatti, pare quasi che il sole indugi un po' in questa posizione prima di riprendere il suo cammino discendente. Il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all'equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso: inizia l'estate astronomica.
È tempo in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare: la mistica forza che unisce cielo e terra è ora più forte. Questa elementare verità, era conosciuta dagli antichi popoli che pare fossero a conoscenza del fatto che le "ley lines", le misteriose linee energetiche che solcano la superficie terrestre aumentano la loro carica energetica tramite la potenza solare. Anche monumenti come menhir, dolmen e cerchi di pietre erano forse focalizzatori artificiali del sistema energetico terrestre.
I cristalli possono essere potentemente caricati al solstizio e siccome il granito dei megaliti di Stonehenge contiene una grande quantità di quarzo, questo cerchio si attiva al Solstizio, generando un forte campo energetico. Non a caso la cerimonia del Solstizio d'Estate è la festa più elaborata e più famosa compiuta dai moderni ordini druidici, che la celebrano ogni anno appunto a Stonehenge (nel 1999 sono ripresi i rituali dopo una sospensione di dieci anni decretata nel 1988 dalle autorità britanniche per motivi di ordine pubblico).
Il Neo-Druidismo chiama il Solstizio d'Estate Alban Heruin, "Luce della riva". Infatti, la festa è al centro dell'anno, al suo volgere, così come la spiaggia è il luogo d'incontro di mare e di terra dove i due confini si uniscono. Nelle tradizioni antiche la "terra" era la zona astronomica al di sopra dell'equatore celeste e l'"acqua" quella inferiore. Il sole trovandosi nel loro punto d'incontro è come sulla riva del mare.
Nell'antica Grecia i due solstizi erano chiamati "porte": "Porta degli uomini" l'estivo (Borea perchè il sole è a nord dell'equatore celeste) e "porta degli dei" l'invernale (Noto perchè il sole è a sud dell'equatore celeste). Per la prima porta si entrava nel mondo materiale della creazione mentre per la seconda si entrava nel regno divino e soprannaturale.
Tempo di passaggio è dunque il Solstizio, che si colloca fuori dallo spazio-tempo, in quel confine che separa la crescita dal declino, la manifestazione dalla non-manifestazione. Esso è una sorta di capodanno.
Midsummer, mezza-estate, lo chiamano nei paesi anglosassoni, e Shakespeare nel suo "Sogno di una notte di mezza estate" ne ha raffigurato l'aspetto magico, dove sogno e realtà si fondono. Questa atmosfera di tempo fuori dal tempo rende il Solstizio un momento propizio per i presagi e le pratiche divinatorie, sia nel folklore popolare, sia nelle tradizioni magiche cerimoniali e "colte".
Pur se cristianizzata come festa di San Giovanni (24 giugno) la notte di mezza estate ha conservato tutte le sue valenze magiche.
In tutta Europa si traevano (e forse ancora si traggono) presagi ad opera delle ragazze nubili per sapere se si sposeranno ed eventualmente acquisire indizi sull'identità del futuro sposo. Ad esempio col piombo liquefatto nelle padelle s'individuava, tramite le forme assunte dal metallo, il mestiere del futuro sposo. Altri metodi utilizzavano la chiara d'uovo versata nell'acqua o le fave sbucciate.
In Galles per trovare la propria anima gemella si camminava intorno ad una chiesa nove volte e si metteva alla fine di ogni giro un coltello nella serratura del portone, dicendo: "Qui c'è il coltello, dove è il fodero?" Il simbolismo è evidente.
Usanze logiche se si pensa che la Natura, al massimo del suo rigoglio, favorisce tutto ciò che riguarda l'amore e la fertilità.
Mazzetti di erbe collocati sotto il cuscino favoriscono i sogni divinatori: le erbe giocano un ruolo di primo piano nelle tradizioni solstiziali e di San Giovanni. Si raccolgono piante aromatiche da bruciare sui falò solstiziali, piante che danno poco fumo e hanno un buon aroma, come timo, ruta, maggiorana. Era comune credenza che moltissime piante in quest'epoca avessero poteri quasi miracolosi.
Il vischio è una pianta solstiziale molto importante nella tradizione celtica: secondo lo scrittore romano Plinio pare che gli antichi Druidi raccogliessero questa pianta con un falcetto d'oro, strumento che univa la forma lunare al metallo solare. I rami di vischio al Solstizio d'Estate assumono un aspetto dorato, il famoso Ramo d'Oro dei miti.
Il sambuco tagliato la vigilia del Solstizio, sanguina nelle leggende britanniche.
Il seme di felce permetteva di trovare tesori nascosti, mentre il leggendario fiore di felce (che non esiste, al pari del seme, in quanto la felce è una pianta pteridofita, cioè che si riproduce tramite spore) rendeva invisibili i suoi fortunati raccoglitori. In tutti i paesi europei si raccoglievano erbe ritenendole impregnate di miracolose virtù: la verbena portava prosperità, mentre l'artemisia sacra ad Artemide sorella di Apollo, proteggeva dal malocchio.
Si riteneva in particolare che l'energia solare si raccogliesse in fiori come la calendula o l'iperico, la miracolosa "erba di San Giovanni".
Proprio tutte queste virtù più magiche che terapeutiche attribuite alle piante, spiegano l'abbondare di leggende riguardanti coloro che più di ogni altra persona conoscevano le erbe magiche: le streghe.
L'usanza antica di certe donne di recarsi nude a raccogliere erbe ricorda antichi riti in cui le donne andavano nude nei campi per propiziare il raccolto, spesso compiendo danze cavalcando bastoni o manici di scopa. Anche questa usanza può essere all'origine di tanti racconti sulle streghe.
Forse dietro le storie dei raduni di incantatrici e di fattucchiere nella notte di mezza estate, si cela anche il ricordo dei riti solstiziali celtico-germanici intorno ad un albero (il noce di Benevento) o delle feste licenziose in onore della dea Fortuna nell'antica Roma che si tenevano appunto il 24 giugno.
In onore di Fortuna tutta la popolazione, ricchi e poveri, liberi e schiavi, accorreva ai templi, banchettava e danzava. Fortuna è la Dea della casualità assoluta, del caos benefico e rigeneratore.
La somiglianza di queste feste con i Saturnali del Solstizio d'Inverno fanno del Solstizio estivo una sorta di capodanno o di carnevale, un periodo "caotico" in cui il cosmo si rinnova e si ricrea, con conseguente rimescolamento dei ruoli sociali e capovolgimento delle norme morali. In questo benefico caos assumono rilievo i due elementi primordiali del fuoco e dell'acqua, contrapposti ma pur sempre complementari, simboleggiando il primo i poteri della divinità maschile e la seconda quelli della divinità femminile o, se si preferisce il sole e la luna.
Nell'astrologia babilonese il Solstizio d'Estate era simboleggiato dal matrimonio di sole e luna, in cui i due astri spargono le loro energie sul mondo. L'acqua del Solstizio è appunto direttamente collegata alla luna e al segno del Cancro: significativamente il glifo di questo segno zodiacale è composto da due segni spiraliformi che si oppongono in un simbolo simile allo Yin-Yang orientale, forse indicanti le due metà dell'anno che ora si incontrano.
Nelle celebrazioni solstiziali l'acqua è rappresentata dalla rugiada o "guazza di San Giovanni", cui sono attribuiti poteri miracolosi: fare ricrescere i capelli, ringiovanire la pelle o addirittura propiziare la fertilità. Non era raro che molte giovani donne si bagnassero nude nei prati con la magica rugiada la notte di San Giovanni.
Il fuoco viene simboleggiato dai falò accesi un po' ovunque in Europa nella notte solstiziale o di San Giovanni, fuochi che sono strettamente collegati a quelli del Solstizio d'inverno o ai fuochi di primavera. Quale è il loro significato? Secondo una teoria sono simboli solari e accenderli significa rafforzare l'energia dell'astro che d'ora in avanti va declinando. Un'altra interpretazione esalta il loro valore purificatorio, con cui vengono scacciati gli spiriti maligni e le malattie. Non bisogna dimenticare infatti che in questo periodo caotico, di "passaggio", così come gli esseri umani hanno libero accesso a regni e poteri soprannaturali, così anche le entità malefiche possono vagare indisturbate per il nostro mondo. In molti luoghi si diceva che coloro che avevano il coraggio di rimanere nel cimitero la vigilia di Mezza Estate potevano avere la visione di quelli che sarebbero morti nel corso dell'anno!
Nel folklore nord-europeo la vigilia di San Giovanni è una delle tre "notti degli spiriti" insieme alle vigilie di Calendimaggio e di Hallowee'en/Samhain. Ad ogni modo tutte le tradizioni popolari europee vedono l'accensione di fuochi sulle colline, processioni notturne con fiaccole e ruote infuocate gettate lungo i pendii. A somiglianza dei fuochi di Rodmas (festa di cui in fondo il Solstizio è la controparte celeste, astronomica) si danza intorno ai falò e si salta sulle fiamme quando queste si abbassano. Il fumo dei fuochi veniva usato per purificare il bestiame, mentre le ceneri erano sparse sui campi per propiziarne la fertilità.
In Scandinavia il falò del Solstizio era il "fuoco di Baldur". Baldur, figlio di Odino, era il giovane dio che veniva ucciso nel fiore degli anni e probabilmente nell'antichità si sacrificavano uomini per rappresentarne la morte. Forse Baldur era uno spirito della vegetazione, lo spirito della quercia celebrato da alcuni miti nordici e celtici. Infatti, le leggende narrano di una lotta eterna tra due opposte divinità, il Re della Quercia e il Re dell'Agrifoglio, dove il primo rappresenta il Dio dell'anno crescente (cioè della metà dell'anno in cui la luce solare prevale sulle tenebre notturne) e il secondo raffigura il Dio dell'anno calante (la metà dell'anno in cui la notte prevale sul giorno).
Se in inverno era il Re dell'Agrifoglio a soccombere, a Casmaran era il Re della Quercia a dover cedere di fronte all'avversario. E questo spiegherebbe perchè i fuochi solstiziali erano alimentati con legno di quercia. La quercia fiorisce intorno a Casmaran e segna il passaggio tra anno crescente e anno calante. La morte estiva del Re della Quercia aveva varie forme: bruciato vivo, accecato con un ramo di vischio o crocifisso su una croce a T.
A Casmaran vengono a interagire e ad intersecarsi i due cicli della Ruota dell'Anno: quello primordiale dei cacciatori-raccoglitori che narra lo scambio stagionale di potere tra due figure gemelle, e il ciclo solare solstiziale-equinoziale.
L'idea di due divinità o di due re che combattono eternamente tra loro appare in molte culture. Basti pensare ad Apollo che uccide il serpente Pitone a Delfi, al dio babilonese Marduk che abbatte Tiamat o a Zeus che lotta contro Tifone. Il serpente era nella remota antichità una divinità o il simbolo di varie divinità, forse la raffigurazione del dio dell'anno calante. Ciò può avere generato più tardi i miti degli eroi che uccidono draghi.
Ma se nelle mitologie più antiche il signore abbattuto risorgeva ogni anno, in modo che la luce e l'oscurità regnassero in equilibrio tra loro, in tutti questi miti più tardi, probabilmente per influenza dei culti solari legati alla regalità, la vittoria dei personaggi "luminosi" è sempre definitiva e senza appello. Nelle leggende riguardanti il duello eterno dei due re appare spesso una figura femminile che rappresenta la Dea, la quale non soccombe ma costituisce un perno immobile tra le due figure, simbolo della Morte in Vita. Infatti, anche se ora la terra è esuberante nella sua fertilità, è pur sempre uno zenith transitorio in cui la Natura presiede alla morte del Re della Quercia e all'insediamento del suo oscuro ma necessario gemello.
Nei miti solstiziali la Grande Dea appare anche come Ape Regina a manifestare i due aspetti, quello luminoso e quello tenebroso. La Dea Cibele era raffigurata come Ape Regina perchè i suoi sacerdoti si castravano per diventare i suoi sposi, come il fuco è castrato dall'ape regina durante l'accoppiamento.
Si diceva che a Casmaran Cibele avesse imprigionato il suo amante Attis nell'erica, perchè i fiori di erica sono un fiore prediletto alle api. Ma l'ape è anche un animale solare, perchè viaggia tra i fiori seguendo la posizione del sole e produce il miele il quale ha lo stesso colore del sole.
I Celti consideravano le api dei messaggeri che viaggiavano sui sentieri della luce solare fino ai regni degli spiriti, creature associate alla conoscenza del futuro e all'ispirazione divina. Ma per molti popoli erano anche simbolo di rinascita, in quanto si riteneva che esse nascessero dai corpi di animali morti.
Casmaran rappresenta anche il ciclo agricolo incentrato sui cereali. Nelle Isole Britanniche questo ciclo venne narrato nella storia di John Barleycorn (lo spirito dell'orzo) che vive dalla semina fino al momento della sua morte ad opera della falce, ma che poi rinasce dal suo stesso seme, in un ciclo senza fine ma con momenti ben definiti, caratterizzati da celebrazioni rituali. In questo ciclo il dio muore e discende agli inferi dove la Dea della Terra lo soccorre e lo fa rinascere.
Tra i popoli nordici Casmaran era chiamata anche Litha, dal nome della dea sassone del grano affine a Demetra e a Cerere.
La pianta sacra del solstizio d'estate è l'iperico. L'iperico raccolto a mezzogiorno del solstizio era capace di guarire molte malattie, mentre le radici raccolte a mezzanotte cacciavano via gli spiriti maligni. L'iperico era appeso sulle porte per proteggere le abitazioni dagli spiriti malvagi, e il suo nome greco hyperikon significa appunto "proteggere" o "sconfiggere un'apparizione". Inoltre si diceva che le donne ansiose di concepire dovevano andare nude nel loro giardino la vigilia di San Giovanni e raccogliere l'iperico.


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