Tradizioni
Solstizio d’Estate, “Festa dei Fiori
e del Grano”
24 Giugno San Giovanni
Il
21 giugno il sole celebra il suo trionfo, e allo
stesso tempo inizia il suo declino, le giornate
cominciano ad accorciarsi, è il momento
in cui possiamo ricevere il massimo della potenza
solare. La natura è rigogliosa, all’apice
del suo splendore e della luce solare e favorisce
tutto ciò che riguarda l’amore e
la fertilità.
Le erbe giocano un ruolo primario nelle tradizioni
solstiziali e di San Giovanni in particolare.
È anche il periodo della raccolta e della
conservazione.
Il solstizio d’Estate rappresenta anche
il ciclo dell’agricoltura incentrate sul
raccolto dei cereali.
Psicologicamente è il momento di celebrare
il raggiungimento dei nostri obiettivi, di riconoscere
i nostri talenti e la nostra azione nel mondo
esterno.
Sin dai tempi più remoti il cambio di direzione
che il sole compie, tra il 21 e il 22 giugno,
è visto come un momento particolare e magico.
Il sole in questo periodo sembra fermarsi, sorgendo
e tramontando sempre nello stesso punto sino al
24 giugno (per quello invernale il 25 Dicembre)
quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente
sempre più a sud sull'orizzonte (a nord
per quello invernale).
La notte di S. Giovanni, il 24 giugno appunto,
detto solstizio d'estate, è il primo giorno
di una nuova stagione e rientra nelle celebrazioni
solstiziali; il nome associatogli deriva dalla
religione Cristiana, perchè secondo il
suo calendario liturgico vi si celebra San Giovanni
Battista (come il 27 dicembre S. Giovanni Evangelista).
In questo breve ma intenso arco di tempo, tutte
le piante e le erbe sulla terra vengono influenzate
con particolare forza e potere.
Bagnate dalla rugiada e intrise di una potenza
nuova, è il momento giusto per le nuove
raccolte in vista di future applicazioni sino
a quando, il prossimo anno, verranno di nuovo
bruciate nei falò e rinnovate.
In età precristiana questo giorno era considerato
sacro al pari di un capodanno e da cui l’usanza
di trarre dei presagi.
Il Sole, simbolo del fuoco divino, entra nella
costellazione del Cancro, simbolo
delle acque e dominato dalla Luna dando origine
all'unione delle due opposte polarità che
si incontrano.
Il Sole è la parte maschile e la Luna quella
femminile e il sole, al solstizio d’estate,
raggiunge la sua massima inclinazione positiva.
Simbolicamente questo fenomeno è rappresentato
dalla stella a sei punte dove il triangolo di
Fuoco e il triangolo dell’Acqua
si incrociano.
Nella tradizione occulta l’incontro del
Sole nella casa della Luna conduce alle nozze
tra i due astri.
Tali nozze divine segnano il passaggio tra il
mondo dell’uomo con il mondo divino eterno
dando origine alla suddivisione in due poli: maschio
e femmina, luce e tenebra, positivo e negativo,
ecc.
Il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua):
da qui i riti e gli usi dei falò e della
rugiada, presenti nella tradizione contadina e
popolare. La Chiesa Cristiana da sempre ha ostacolato
queste pratiche sovrapponendovi i propri riti
con solenni celebrazioni, ma tali usanze invece
sono così radicate nelle abitudini popolari
che ancora oggi se ne perpetuano i festeggiamenti.
Entriamo ora in una breve panoramica degli usi
popolari legati al solstizio.
I Fuochi di S. Giovanni
I falò accesi nei campi la notte di S.
Giovanni erano considerati, oltre che propiziatori
anche purificatori e l'usanza di accenderli si
riscontra in moltissime regioni europee e persino
nell'Africa del nord.
I contadini si posizionavano principalmente su
dossi o in cima alle colline, e accendevano grandi
falò in onore del sole, per propiziarsene
la benevolenza e rallentarne idealmente la discesa;
spesso con le fiamme di questi falò venivano
incendiate delle ruote di fascine, che venivano
fatte precipitare lungo i pendii, accompagnate
da grida e canti.
Come già detto sopra i falò avevano
però anche funzione purificatrice: per
questo vi si gettavano dentro cose vecchie, o
marce, perchè il fumo che ne scaturiva
tenesse lontani spiriti maligni e... streghe (si
riteneva che in questa notte le streghe si riunissero
e scorrazzassero per le campagne, alla ricerca
di erbe.)
In alcuni casi si bruciava, come per l'epifania,
un pupazzo, così da bruciare in effige
la malasorte e le avversità.
Inoltre si faceva passare il bestiame tra il fumo
dei falò, in modo da togliere le malattie
e proteggerlo sia da queste sia da chiunque vi
potesse gettare fatture e malie.
Alcuni usi popolari legati ai falò
di S. Giovanni
Sino a un po' di tempo fa era d'uso in Veneto
allestire dei Fuochi negli incroci.
A Pamplona in Spagna si usa raccogliere
erbe aromatiche da bruciare negli incroci per
scongiurare le tempeste e i fulmini.
Anche i Berberi nel nord Africa
hanno dei festeggiamenti in concomitanza del 24
giugno e accendono dei fuochi per propiziare il
raccolto dei campi e per guarire chi passa in
mezzo al fumo denso.
In una località della Germania,
vi è un'usanza a cui partecipa tutta la
popolazione dei dintorni. Una grossa ruota infuocata
viene fatta rotolare fino a valle dove passa il
fiume: se la ruota arriva accesa nell'acqua il
segno è favorevole, in caso contrario è
cattivo auspicio.
Chi salta il fuoco è sicuro di non dover
soffrire il mal di reni per tutto l'anno.
Gettando erbe particolari (come la verbena) nel
fuoco del falò si allontana la malasorte.
La mattina del 24 Giugno le persone girano tre
volte intorno alla cenere lasciata dal falò
e se la passano sui capelli o sul corpo, per scacciare
i mali.
La raccolta delle erbe
Usanza
collettiva in questa ricorrenza è quella
della raccolta delle erbe che, nella notte che
precede la festa di S. Giovanni, cioè fra
il 23 ed il 24 giugno, moltiplicano i propri attributi
terapeutici e magici e sono in grado di scacciare
ogni malattia e tutte le loro caratteristiche
e proprietà sono esaltate e alla massima
potenza.
In questa notte, si vive un momento magico perché
essa cade appunto nei giorni solstiziali quando
il sole si sposa con la luna e dal suo sposalizio
si riversano energie benefiche sulla terra e specialmente
sulle erbe bagnate dalla rugiada
che si trasforma in un farmaco potente a guarire
ogni guisa di malattie cutanee.
Il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggia
durante questa magica notte, riesce a difendere
la persona da ogni tipo di corruzione.
In generale, la rugiada. che cade durante una
notte di Luna Piena è indicata per la preparazione
dell’ “Acqua Lustrale”,
ma quella che si deposita sui vegetali durante
la notte del Solstizio d'Estate è la più
pregiata.
Prima ancora dell'alba recatevi in un prato pulito
e isolato, e legate un cordino a un grosso batuffolo
di cotone. Vi basterà dunque camminare
trascinandovelo dietro, in modo da renderlo pregno
del magico liquido.
Ogni tanto strizzatelo e mettete il liquido in
una bottiglia di vetro.
Quando avrete raccolto la quantità a voi
necessaria, tappate bene il contenitore e lasciate
come di consueto un'offerta agli spiriti naturali
o del cibo per gli animali.
Ed è per ciò che prepariamo, con
l'utilizzo di erbe, pietre ed altro, particolari
e potenti talismani, nella convinzione poi che
la particolare posizione degli astri concorra
a caricarli di virtù.
Innumerevoli sono le usanze legate al solstizio:
"...Il colono, fatto un mazzolino di
tre spiche di grano marcio o carbone, discendeva
al fiume e quindi il gittava, stimando con ciò
di aver liberato e purgato dalla carie o volpe,
dalla zizzania e da tutte le altre erbe nocive,
il grano che stava per mietere.."
Le erbe più note da raccogliere nella notte
del 24 sono: l'iperico detto
anche erba di S. Giovanni; l'artemisia
chiamata anche assenzio volgare e dedicata a Diana-Artemide;
la verbena protettiva anch'essa
e il ribes rosso che proteggeva
dai malefici.
Oltre a quelle sopra citate erano anche ricercate:
Vischio, Sambuco, Aglio, Cipolla, Lavanda,
Mentuccia, Biancospino, Corbezzolo, Ruta e Rosmarino.
Con alcune delle piante sopra citate era possibile
fare "l’acqua di San Giovanni":
si prendevano foglie e fiori di lavanda, iperico,
mentuccia, ruta e rosmarino e si mettevano in
un bacile colmo d'acqua che si lasciava per tutta
la nottata fuori casa. Alla mattina successiva
le donne prendevano quest’acqua e si lavavano
per aumentare la bellezza e preservarsi dalle
malattie.
Altre erbe, usate nella medesima maniera davano
origine ad altri tipi di acqua di S. Giovanni
(ci sono delle variazioni tra regione e regione),
che servivano comunque sempre contro il malocchio,
la malasorte e le malattie, di adulti e bambini.
Raccolte particolari
Solo ed esclusivamente in questa
magica notte, con un rito speciale è possibile
raccogliere il fiore della felce
che ha la virtù di difendere chi lo possiede
dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti. Infatti,
a mezzanotte il fiore si apre lentamente illuminando
tutto ciò che gli è vicino. È
questa un'erba che nessuno ha mai visto in fiore,
perché, in un momento della stessa notte,
fiorisce, forma il seme e torna ad essere come
prima e sarebbe atto empio spiare il momento di
quella fioritura. Chi desidera procurarselo deve
recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce
tracciando con l'Athame un cerchio intorno ad
essa ed un altro attorno a sé, aprire un
fazzoletto sotto la pianta, e andarsene in fretta.
Scorsa la notte e raccolto il fazzoletto coi fiori
caduti per caso, avrebbe con se un potentissimo
talismano per ottenere da altri qualsiasi cosa,
perché quei fiori eserciterebbero una forza
irresistibile, da far piegare qualunque volontà.
Un'altra erba magica dei questa notte è
era la vinca, utilizzata anch'essa
per la preparazione di talismani vegetali.
La salute
Chi possiede sulla propria terra alberi di noce,
all'alba del 24 giugno si rechi a legare i tronchi
con una corda ricavata intrecciando spighe di
orzo ed avena. È importante compiere questa
operazione per avere frutti buoni ed abbondanti.
A settembre, periodo della raccolta delle noci,
la corda di spighe sarà tutta rinsecchita,
ma le noci buone e soprattutto abbondanti. All'alba
di San Giovanni, si raccolgano 27 noci e tornati
a casa le si affettino con il mallo in cui sono
ancora racchiuse. Si pongano poi a macerare per
49 giorni in alcool. Trascorso questo tempo si
strizzano i frutti e con il liquido ottenuto,
al quale si aggiunge altro alcool e zucchero,
si riempiono le bottiglie che si tengono all'aperto
per qualche notte. Questo sciroppo è ottimo
per calmare il mal di testa e il mal di stomaco.
Molti mangiano lumache per San
Giovanni, questo alimento preserva dalla sfortuna.
La lumaca infatti è ritenuta un simbolo
lunare che indica la rigenerazione periodica a
causa dei cornetti che mostra e ritira alternativamente
così come la luna che appare e scompare
nella sua ciclica morte e rinascita.
Il trionfo della luce
Intorno
al 21 giugno il sole celebra il suo trionfo, in
quello che è il giorno più lungo
dell'anno, ma che allo stesso tempo, rappresenta
l'inizio del suo declino. Infatti, dopo il Solstizio
d'Estate, le giornate iniziano lentamente ma inesorabilmente
ad accorciarsi fino al solstizio d'inverno, in
quella che è la fase "calante"
dell'anno.
Solstizio deriva dal latino solstat,
"il sole si ferma" e, infatti,
pare quasi che il sole indugi un po' in questa
posizione prima di riprendere il suo cammino discendente.
Il sole raggiunge la sua massima declinazione
positiva rispetto all'equatore celeste, per poi
riprendere il cammino inverso: inizia
l'estate astronomica.
È tempo in cui possiamo ricevere il massimo
della potenza solare: la mistica forza che unisce
cielo e terra è ora più forte. Questa
elementare verità, era conosciuta dagli
antichi popoli che pare fossero a conoscenza del
fatto che le "ley lines", le misteriose
linee energetiche che solcano la superficie terrestre
aumentano la loro carica energetica tramite la
potenza solare. Anche monumenti come menhir, dolmen
e cerchi di pietre erano forse focalizzatori artificiali
del sistema energetico terrestre.
I cristalli possono essere potentemente
caricati al solstizio e siccome il granito dei
megaliti di Stonehenge contiene una grande quantità
di quarzo, questo cerchio si attiva al Solstizio,
generando un forte campo energetico. Non a caso
la cerimonia del Solstizio d'Estate è la
festa più elaborata e più famosa
compiuta dai moderni ordini druidici, che la celebrano
ogni anno appunto a Stonehenge (nel 1999 sono
ripresi i rituali dopo una sospensione di dieci
anni decretata nel 1988 dalle autorità
britanniche per motivi di ordine pubblico).
Il Neo-Druidismo chiama il Solstizio
d'Estate Alban Heruin, "Luce della
riva". Infatti, la festa è
al centro dell'anno, al suo volgere, così
come la spiaggia è il luogo d'incontro
di mare e di terra dove i due confini si uniscono.
Nelle tradizioni antiche la "terra"
era la zona astronomica al di sopra dell'equatore
celeste e l'"acqua" quella inferiore.
Il sole trovandosi nel loro punto d'incontro è
come sulla riva del mare.
Nell'antica Grecia i due solstizi erano chiamati
"porte": "Porta degli uomini"
l'estivo (Borea perchè il sole è
a nord dell'equatore celeste) e "porta
degli dei" l'invernale (Noto perchè
il sole è a sud dell'equatore celeste).
Per la prima porta si entrava nel mondo materiale
della creazione mentre per la seconda si entrava
nel regno divino e soprannaturale.
Tempo di passaggio è dunque il Solstizio,
che si colloca fuori dallo spazio-tempo, in quel
confine che separa la crescita dal declino, la
manifestazione dalla non-manifestazione. Esso
è una sorta di capodanno.
Midsummer, mezza-estate, lo chiamano nei paesi
anglosassoni, e Shakespeare nel
suo "Sogno di una notte di mezza estate"
ne ha raffigurato l'aspetto magico, dove sogno
e realtà si fondono. Questa atmosfera di
tempo fuori dal tempo rende il Solstizio un momento
propizio per i presagi e le pratiche divinatorie,
sia nel folklore popolare, sia nelle tradizioni
magiche cerimoniali e "colte".
Pur se cristianizzata come festa di San Giovanni
(24 giugno) la notte di mezza estate ha conservato
tutte le sue valenze magiche.
In tutta Europa si traevano (e forse ancora si
traggono) presagi ad opera delle ragazze nubili
per sapere se si sposeranno ed eventualmente acquisire
indizi sull'identità del futuro sposo.
Ad esempio col piombo liquefatto nelle padelle
s'individuava, tramite le forme assunte dal metallo,
il mestiere del futuro sposo. Altri metodi utilizzavano
la chiara d'uovo versata nell'acqua o le fave
sbucciate.
In Galles per trovare la propria anima gemella
si camminava intorno ad una chiesa nove volte
e si metteva alla fine di ogni giro un coltello
nella serratura del portone, dicendo: "Qui
c'è il coltello, dove è il fodero?"
Il simbolismo è evidente.
Usanze logiche se si pensa che la Natura, al massimo
del suo rigoglio, favorisce tutto ciò che
riguarda l'amore e la fertilità.
Mazzetti di erbe collocati sotto il cuscino favoriscono
i sogni divinatori: le erbe giocano un ruolo di
primo piano nelle tradizioni solstiziali e di
San Giovanni. Si raccolgono piante aromatiche
da bruciare sui falò solstiziali, piante
che danno poco fumo e hanno un buon aroma, come
timo, ruta, maggiorana. Era comune credenza che
moltissime piante in quest'epoca avessero poteri
quasi miracolosi.
Il vischio è una pianta
solstiziale molto importante nella tradizione
celtica: secondo lo scrittore romano Plinio pare
che gli antichi Druidi raccogliessero questa pianta
con un falcetto d'oro, strumento che univa la
forma lunare al metallo solare. I rami di vischio
al Solstizio d'Estate assumono un aspetto dorato,
il famoso Ramo d'Oro dei miti.
Il sambuco tagliato la vigilia
del Solstizio, sanguina nelle leggende britanniche.
Il seme di felce permetteva di
trovare tesori nascosti, mentre il leggendario
fiore di felce (che non esiste, al pari del seme,
in quanto la felce è una pianta pteridofita,
cioè che si riproduce tramite spore) rendeva
invisibili i suoi fortunati raccoglitori. In tutti
i paesi europei si raccoglievano erbe ritenendole
impregnate di miracolose virtù: la verbena
portava prosperità, mentre l'artemisia
sacra ad Artemide sorella di Apollo, proteggeva
dal malocchio.
Si riteneva in particolare che l'energia solare
si raccogliesse in fiori come la calendula
o l'iperico, la miracolosa "erba
di San Giovanni".
Proprio tutte queste virtù più magiche
che terapeutiche attribuite alle piante, spiegano
l'abbondare di leggende riguardanti coloro che
più di ogni altra persona conoscevano le
erbe magiche: le streghe.
L'usanza antica di certe donne di recarsi nude
a raccogliere erbe ricorda antichi riti in cui
le donne andavano nude nei campi per propiziare
il raccolto, spesso compiendo danze cavalcando
bastoni o manici di scopa. Anche questa usanza
può essere all'origine di tanti racconti
sulle streghe.
Forse dietro le storie dei raduni di incantatrici
e di fattucchiere nella notte di mezza estate,
si cela anche il ricordo dei riti solstiziali
celtico-germanici intorno ad un albero (il noce
di Benevento) o delle feste licenziose in onore
della dea Fortuna nell'antica
Roma che si tenevano appunto il 24 giugno.
In onore di Fortuna tutta la popolazione, ricchi
e poveri, liberi e schiavi, accorreva ai templi,
banchettava e danzava. Fortuna è la Dea
della casualità assoluta, del caos benefico
e rigeneratore.
La somiglianza di queste feste con i Saturnali
del Solstizio d'Inverno fanno del Solstizio estivo
una sorta di capodanno o di carnevale, un periodo
"caotico" in cui il
cosmo si rinnova e si ricrea, con conseguente
rimescolamento dei ruoli sociali e capovolgimento
delle norme morali. In questo benefico caos assumono
rilievo i due elementi primordiali del fuoco e
dell'acqua, contrapposti ma pur sempre complementari,
simboleggiando il primo i poteri della divinità
maschile e la seconda quelli della divinità
femminile o, se si preferisce il sole e la luna.
Nell'astrologia babilonese il
Solstizio d'Estate era simboleggiato dal matrimonio
di sole e luna, in cui i due astri spargono le
loro energie sul mondo. L'acqua del Solstizio
è appunto direttamente collegata alla luna
e al segno del Cancro: significativamente il glifo
di questo segno zodiacale è composto da
due segni spiraliformi che si oppongono in un
simbolo simile allo Yin-Yang orientale, forse
indicanti le due metà dell'anno che ora
si incontrano.
Nelle celebrazioni solstiziali l'acqua
è rappresentata dalla rugiada o "guazza
di San Giovanni", cui sono attribuiti poteri
miracolosi: fare ricrescere i capelli, ringiovanire
la pelle o addirittura propiziare la fertilità.
Non era raro che molte giovani donne si bagnassero
nude nei prati con la magica rugiada la notte
di San Giovanni.
Il fuoco viene simboleggiato
dai falò accesi un po' ovunque in Europa
nella notte solstiziale o di San Giovanni, fuochi
che sono strettamente collegati a quelli del Solstizio
d'inverno o ai fuochi di primavera. Quale è
il loro significato? Secondo una teoria sono simboli
solari e accenderli significa rafforzare l'energia
dell'astro che d'ora in avanti va declinando.
Un'altra interpretazione esalta il loro valore
purificatorio, con cui vengono scacciati gli spiriti
maligni e le malattie. Non bisogna dimenticare
infatti che in questo periodo caotico, di "passaggio",
così come gli esseri umani hanno libero
accesso a regni e poteri soprannaturali, così
anche le entità malefiche possono vagare
indisturbate per il nostro mondo. In molti luoghi
si diceva che coloro che avevano il coraggio di
rimanere nel cimitero la vigilia di Mezza Estate
potevano avere la visione di quelli che sarebbero
morti nel corso dell'anno!
Nel folklore nord-europeo la
vigilia di San Giovanni è una delle tre
"notti degli spiriti" insieme alle vigilie
di Calendimaggio e di Hallowee'en/Samhain. Ad
ogni modo tutte le tradizioni popolari europee
vedono l'accensione di fuochi sulle colline, processioni
notturne con fiaccole e ruote infuocate gettate
lungo i pendii. A somiglianza dei fuochi di Rodmas
(festa di cui in fondo il Solstizio è la
controparte celeste, astronomica) si danza intorno
ai falò e si salta sulle fiamme quando
queste si abbassano. Il fumo dei fuochi veniva
usato per purificare il bestiame, mentre le ceneri
erano sparse sui campi per propiziarne la fertilità.
In Scandinavia il falò
del Solstizio era il "fuoco di Baldur".
Baldur, figlio di Odino, era
il giovane dio che veniva ucciso nel fiore degli
anni e probabilmente nell'antichità si
sacrificavano uomini per rappresentarne la morte.
Forse Baldur era uno spirito della vegetazione,
lo spirito della quercia celebrato da alcuni miti
nordici e celtici. Infatti, le leggende narrano
di una lotta eterna tra due opposte divinità,
il Re della Quercia e il Re dell'Agrifoglio, dove
il primo rappresenta il Dio dell'anno crescente
(cioè della metà dell'anno in cui
la luce solare prevale sulle tenebre notturne)
e il secondo raffigura il Dio dell'anno calante
(la metà dell'anno in cui la notte prevale
sul giorno).
Se in inverno era il Re dell'Agrifoglio a soccombere,
a Casmaran era il Re della Quercia a dover cedere
di fronte all'avversario. E questo spiegherebbe
perchè i fuochi solstiziali erano alimentati
con legno di quercia. La quercia fiorisce intorno
a Casmaran e segna il passaggio tra anno crescente
e anno calante. La morte estiva del Re della Quercia
aveva varie forme: bruciato vivo, accecato con
un ramo di vischio o crocifisso su una croce a
T.
A Casmaran vengono a interagire
e ad intersecarsi i due cicli della Ruota dell'Anno:
quello primordiale dei cacciatori-raccoglitori
che narra lo scambio stagionale di potere tra
due figure gemelle, e il ciclo solare solstiziale-equinoziale.
L'idea di due divinità o di due re che
combattono eternamente tra loro appare in molte
culture. Basti pensare ad Apollo che uccide il
serpente Pitone a Delfi, al dio babilonese Marduk
che abbatte Tiamat o a Zeus che lotta contro Tifone.
Il serpente era nella remota antichità
una divinità o il simbolo di varie divinità,
forse la raffigurazione del dio dell'anno calante.
Ciò può avere generato più
tardi i miti degli eroi che uccidono draghi.
Ma se nelle mitologie più antiche il signore
abbattuto risorgeva ogni anno, in modo che la
luce e l'oscurità regnassero in equilibrio
tra loro, in tutti questi miti più tardi,
probabilmente per influenza dei culti
solari legati alla regalità, la
vittoria dei personaggi "luminosi" è
sempre definitiva e senza appello. Nelle leggende
riguardanti il duello eterno dei due re appare
spesso una figura femminile che rappresenta la
Dea, la quale non soccombe ma costituisce un perno
immobile tra le due figure, simbolo della Morte
in Vita. Infatti, anche se ora la terra è
esuberante nella sua fertilità, è
pur sempre uno zenith transitorio in cui la Natura
presiede alla morte del Re della Quercia e all'insediamento
del suo oscuro ma necessario gemello.
Nei miti solstiziali la Grande Dea
appare anche come Ape Regina
a manifestare i due aspetti, quello luminoso e
quello tenebroso. La Dea Cibele era raffigurata
come Ape Regina perchè i suoi sacerdoti
si castravano per diventare i suoi sposi, come
il fuco è castrato dall'ape regina durante
l'accoppiamento.
Si diceva che a Casmaran Cibele avesse imprigionato
il suo amante Attis nell'erica, perchè
i fiori di erica sono un fiore prediletto alle
api. Ma l'ape è anche un animale solare,
perchè viaggia tra i fiori seguendo la
posizione del sole e produce il miele il quale
ha lo stesso colore del sole.
I Celti consideravano le api
dei messaggeri che viaggiavano sui sentieri della
luce solare fino ai regni degli spiriti, creature
associate alla conoscenza del futuro e all'ispirazione
divina. Ma per molti popoli erano anche simbolo
di rinascita, in quanto si riteneva che esse nascessero
dai corpi di animali morti.
Casmaran rappresenta anche il ciclo agricolo incentrato
sui cereali. Nelle Isole Britanniche
questo ciclo venne narrato nella storia di John
Barleycorn (lo spirito dell'orzo) che vive dalla
semina fino al momento della sua morte ad opera
della falce, ma che poi rinasce dal suo stesso
seme, in un ciclo senza fine ma con momenti ben
definiti, caratterizzati da celebrazioni rituali.
In questo ciclo il dio muore e discende agli inferi
dove la Dea della Terra lo soccorre e lo fa rinascere.
Tra i popoli nordici Casmaran era chiamata anche
Litha, dal nome della dea sassone del grano affine
a Demetra e a Cerere.
La pianta sacra del solstizio d'estate è
l'iperico. L'iperico raccolto
a mezzogiorno del solstizio era capace di guarire
molte malattie, mentre le radici raccolte a mezzanotte
cacciavano via gli spiriti maligni. L'iperico
era appeso sulle porte per proteggere le abitazioni
dagli spiriti malvagi, e il suo nome greco hyperikon
significa appunto "proteggere"
o "sconfiggere un'apparizione". Inoltre
si diceva che le donne ansiose di concepire dovevano
andare nude nel loro giardino la vigilia di San
Giovanni e raccogliere l'iperico.
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