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Medicine Non Convenzionali
Speciale iridologia
a cura del dott. Pierluigi
Lattuada
Medico olistico e psicoterapeuta alla LifeGate
Clinica Olistica
L’esame
dell’iride, del colore, delle macchie, dei
rapporti tra le sue diverse componenti e di tutti
i segni particolari costituiscono un sistema diagnostico
estremamente efficace per leggere l’organismo
dal punto di vista energetico e funzionale.
L’analisi iridologica consente di avere
un quadro dell’organismo e dei suoi disturbi
in chiave di processi psicofisici, di arrivare
alle cause profonde di una malattia già
in atto e di svelare anche processi patologici
che ancora non si sono manifestati così
come le tendenze a contrarre un particolare disturbo.
Già i Cinesi e i Caldei nel 2000 avanti
Cristo citarono l’importanza dell’osservazione
dell’occhio nei loro scritti. Ippocrate
di Kos nelle sue opere ci ricorda: "Tali
sono gli occhi tale è il corpo".
Nel Rinascimento Paracelso scrive: “Considerate
l’occhio nella testa, con quale arte è
costruito e come il corpo ha impresso così
meravigliosamente la sua anatomia nella sua immagine”.
Ma la nascita dell’iridologia vera e propria
la si può far risalire al 1881 quando Ignazio
von Pèczely nella sua opera: “Avviamento
allo studio della diagnosi oculare” presentò
la prima carta topografica dei campi di reazione
iridologici.
La leggenda vuole che egli arrivò ad intuire
il collegamento tra iride e organi notando nell’iride
di una civetta con la gamba spezzata un segno
che poi scomparve con la guarigione.
Un altro padre dell’iridologia è
considerato lo svedese Niels Lilijequist il quale
nel 1893 descrisse per primo gli influssi dei
veleni allopatici sulla colorazione dell’iride.
La prima mappa che suddivide l’iride per
regioni e settori è del 1902 ad opera di
Johannes Thiel. Da allora molti sono stati gli
autori che hanno prodotto studi approfonditi,
vanno ricordati tra gli altri Leon Vannier, Bernard
Jensen e Angerer il quale ha scritto un’opera
monumentale in dodici volumi.
Di particolare rilevanza ai giorni nostri è
da citare il lavoro di S. Rizzi, il quale ha tra
l’altro compiuto una vastissima ricerca
per l’individuazione del rimedio omeopatico
dall’iride.
Topografia
dell’iride

Le più avanzate ricerche in campo iridologico
consentono di suddividere l’iride in otto
zone:
1. La zona della pupilla,
cioè il forame centrale dell’occhio
dal quale passa la luce
2. La zona dell’orletto
pupillare interno (OPI), cioè
il margine della pupilla sul suo versante interno,
verso il centro dell’occhio.
3. La zona dell’orletto
pupillare esterno (OPE), cioè
il margine della pupilla sul suo versante esterno,
verso la periferia dell’occhio.
4. La zona della corona,
anche detta collaretto o siepe, è la zona
che sta tra la pupilla e la linea circolare frastagliata
chiamata appunto margine della corona.
5. La zona del margine
della corona.
6. La zona degli organi,
situata tra il margine della corona e il margine
dell’iride.
7. La zona dell’orlo
irideo interno (O.I.I.), cioè
il margine dell’iride sul versante interno.
8. La zona dell’orlo
irideo esterno (O.I.E), cioè il
margine dell’iride sul versante esterno.
Ogni zona è indicatrice di numerose informazioni
specifiche, per una corretta diagnosi è
però necessario basarsi non solo sui segni
specifici ma valutare soprattutto le relazioni
d’insieme.
La visita iridologica
Una buona visita iridologica si
svolge in cinque fasi
1. Valutazione del riflesso pupillare e della
pupilla
2. Valutazione del rapporto tra Orlo Pupillare
Interno e Orlo Irideo Esterno
3. Valutazione delle costituzioni, delle diatesi,del
rapporto tra gli elementi, dei blocchi energetici
4. Valutazione dei segni patografici, cioè
delle alterazioni nella trama del tessuto irideo
e dei segni patocromatici, cioè delle alterazioni
di colore.
5. Valutazione delle relazioni d’insieme
(o Diagnosi Biotransenergetica)
Fonte: http://www.lifegate.it
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