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Donne medico fra 1800 e 1900
Le donne furono accettate senza discriminazione nelle Università e nella professione medica soltanto fra la fine del 1800 e l'inizio del 1900.
Nel nuovo Mondo la figura della donna medico trova il “suo spazio” verso la prima metà dell'800, tant'è che in tutto il paese proliferano scuole mediche private.
Di lì a poco nasce un movimento per la riforma della salute con lo scopo di favorire la “buona forma” attraverso campagne di informazione pubblica.
Nel periodo delle “lady doctor” non mancano certo nomi famosi, a cominciare da Elisabeth Balckwell, accettata dal Geneva Medical College dello Stato di New York, laureatasi nel 1849, come prima donna medico, dopo solo due anni di studio. Nel 1854, anche la sorella Emily diventa medico, si reca in Europa e frequenta diversi ospedali per acquisire maggiori esperienze. Lo stesso anno Ann Preston diventa docente di fisiologia ed igiene, laureandosi al Woman's Medical College di Philadelphia, prima Facoltà di Medicina per sole donne fondata nell'ottobre 1850 da un gruppo di illuminati medici della città. Di origine tedesca è invece Marie E. Zakrzewka (in seguito, meglio conosciuta come dottoressa Zak). Frequenta lo stesso college che ha laureato Emily Balckwell e, nonostante alcune ostilità, si laurea con il massimo dei voti nel 1856.
Ma la figura più prestigiosa fra i “medici al femminile” è quella di Mary Putnam Jacobi. Nel 1863 si diploma in Farmacia a New York e poco dopo ottiene la laurea in Medicina al Woman's Medical College della Pennsylvania; porta avanti la convinzione che per diventare buoni medici sia fondamentale avere una buona preparazione scientifica, ma anche una grande compassione per chi soffre. Diventerà portavoce del movimento medico femminile a capo della Working Women's Society e dell'associazione per l'Advancement of the Medical Education for Women.
Il desiderio di queste pioniere della medicina è quello di dedicarsi soprattutto ai problemi sanitari delle donne e dei bambini. Nel 1900 le dottoresse americane sono centinaia e rappresentano il 5% di tutti i medici.
Dorothy Reed, patologa, descrive per prima le cellule tipiche della malattia di Hodgkin, Eliza Morher, docente di igiene, diventa esperta in sanità pubblica, mentre Ruth Tunnicliffe sarà brillante batteriologa e Florence Sabin si distinguerà nelle ricerche sull'anatomia del sistema nervoso.

Gli storici individuano in Lucrezia Cornaro Piscopia la prima donna laureata in medicina nel mondo: all'Università di Padova nel 1678 avrebbe conseguito l'ambito traguardo. Nei primi anni del secolo successivo, a Bologna, Dorotea Bocchi e Anna Morandi Manzolini si dedicano allo studio dell'anatomia; la prima succede al padre, la seconda al marito. Un'altra celebre docente, capace di attrarre alle sue lezioni non solo numerosi allievi, ma cardinali, nobili e alte personalità, è Laura Bassi, moglie del Dott. Verrattie.
In Italia, fra le figure che si sono imposte nel mondo della scienza e della libera professione medica negli ultimi due secoli, ci piace ricordare Maria Dalle Donne, la prima docente di ostetricia nella Regia università di Bologna, laureatasi in filosofia e medicina nel 1799, per poi dirigere, nel 1804, la scuola delle levatrici.
Maria MontessoriMaria Montessori, nata a Ancona nel 1870, è la prima donna italiana a conseguire la laurea in Medicina e Pedagogia (ma anche in scienze naturali e filosofia). Si impose col suo metodo educativo, apprezzato in tutto il mondo, dedicandosi in particolare all'infanzia minorata psichicamente. Autrice del “Metodo di classificazione dei deficienti, punto di partenza per il loro trattamento pedagogico”, nel 1904 viene nominata assistente all'Università di Roma, e due anni dopo ha modo di sperimentare il suo metodo di “autoeducazione”, che consiste nella massima libertà lasciata ai bambini, soprattutto nella fase preelementare.
Rita Levi Montalcini Più recentemente, per quanto riguarda la ricerca scientifica, significativo è l'esempio della torinese Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina nel 1986 e scopritrice dell'N.G.F., il fattore di crescita delle cellule nervose.
Altri nomi non meno importanti meriterebbero giusta menzione; tuttavia la professione medica femminile nel nostro paese trova maggior consistenza dai primi trent'anni di questo secolo. Culturalmente erano anni difficili se, come riporta la Gazzetta Medica Lombarda del 1932, un certo Dott. Berti contestava apertamente alla donna la “capacità” ad esercitare la medicina, incoraggiato successivamente dal Prof. Pende che nel 1939 asseriva sulla rivista “Educazione Fisio-psichica” che i fattori di pervertimento della natura femminile sarebbero tre: primo, la volontà di emancipazione economica, secondo, il desiderio di emancipazione coniugale e familiare, terzo, l'emancipazione spirituale, facendo gli stessi studi degli uomini.
Ma piano piano, l'evoluzione culturale e una progressiva elasticità nel concepire i ruoli, ha favorito la acquisizione di più spazio e prestigio alle donne nelle professioni.

Aumento numerico
Quantitativamente dall'inizio di questo secolo c'è stata una crescita vertiginosa dei camici bianchi al femminile.
La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici elaborò nel 1978 un particolareggiato censimento della popolazione medica in Italia. Emerse che le donne medico erano circa 17.000 su un totale di 143.000 operatori medici, quindi l'11,8%; erano distribuite prevalentemente nelle regioni dell'Italia settentrionale (8.300 circa), 4.500 in Italia centrale, 2.500 in Italia meridionale, 1.700 nelle isole.
Il succitato censimento propose un'altra analisi interessante: mise in raffronto il grado culturale della popolazione studentesca dal 1946 al 1977.
Mentre nel '46-'47 1'80% degli studenti conseguiva il diploma elementare, 1'8% quello di scuola media inferiore, il 6% di scuola media superiore e solo il 4% la laurea, nel '77-'78 i dati mutano notevolmente e, grazie anche alle migliorate condizioni economiche e sociali, aumentano gli studenti laureati 9%, i diplomati alla scuola media superiore 20%, e quelli della scuola media inferiore 27%.
Se gli indici di scolarità sono aumentati con gli anni, grande giovamento ne hanno tratto certamente le donne, che hanno trovato più canali e più possibilità nei quali esprimersi. A tutt'oggi il trend di crescita è molto lievitato. Nell'anno accademico '95-'96 si ha un sorpasso da parte delle donne per ciò che concerne le iscrizioni al corso di laurea in Medicina.
Le donne medico, da un sondaggio operato dalla Commissione Permanente per i problemi della donna medico e odontoiatra, istituita presso la Federazione Nazionale degli Ordini nel settembre 1994, sono circa 100.000 su un totale di 330.000 medici (circa 30%) e la loro distribuzione sul territorio ricalca i dati ricavati dal primo censimento dei medici italiani, elaborato nel giugno 1978 dalla Federazione stessa.
La crescita numerica a cui stiamo assistendo, se da un lato rende più forte la componente femminile della categoria, dall'altro amplia e aggrava il fenomeno della “pletora medica” che impoverisce e mortifica l'intera professione. Si consideri che alla data del 1° censimento era stimato un rapporto medico-abitanti di 1 su 394, e già allora si configurava un surplus di circa 49.000 medici!

Come muta l'immagine della donna-medico
Attualmente se dovessimo tratteggiare la figura della donna medico, potremmo così definirla: impegnata, competitiva, preparata, permeabile ai modelli di successo e carriera, attiva nel conciliare le sue molteplici sfaccettature e ruoli sociali (moglie, madre, nonna), entusiasta del suo lavoro.
Ma anche frustrata per la carriera spesso ostacolata, divisa fra ruoli coinvolgenti ma molto faticosi, disturbata dai limiti che le impone la egemonia maschile del potere.
Emerge questo ritratto dal sondaggio-indagine stilato dalla Commissione Permanente per i problemi della donna medico, diffuso attraverso il giornale “Il Medico d'Italia” e al quale hanno aderito donne medico appartenenti a 96 Ordini italiani su 103.
Le donne hanno occupato molte branche della medicina che per tanti anni erano loro state interdette, vedi le chirurgie ecc., si rivolgono a specialità articolate (cardiologia, ginecologia, psichiatria ecc.), quindi c'è un'apertura del ventaglio di prospettive lavorative. Ma d'altro canto la maggior parte, per scelta o per necessità, si dedica alla medicina di base, alla pediatria o esercita l'attività ospedaliera con poche velleità di carriera.
Da un documento riportato da “Federazione Medica” leggiamo che le colleghe donne medico riunite a Convegno nel maggio 1921, occasione in cui fu fondata l'AIDM (Associazione Italiana Donne Medico) che raccoglieva le circa 200 donne laureate a quell'epoca in Italia, stabilirono che il campo operativo delle donne dovesse essere quello della cura e prevenzione del bambino e della donna.
Riportiamo testualmente: “...le donne medico, mantenendo la loro femminile anima poetica, istituiscono il loro diritto; alle dottoresse la donna e il bambino, nella prevenzione, nella tutela e nella cura…”.
L'AIDM, il cui motto ancora oggi è “matris animo curant”, prima forma di associazionismo femminile in campo medico, si proponeva, riecheggiando le esperienze associative d'oltre oceano, di valorizzare il lavoro della donna, promuoverne l'inserimento, migliorare i servizi sanitari. A tuttoggi l'associazione, dopo 75 anni di crescente attività, si batte per l'immagine e i diritti della donna medico Mentre nei primi del '900 la donna sceglieva come specialità principalmente pediatria e igiene e si adoperava nel “...promuovere consultazioni e ambulatori ostetrici con insegnamenti di precetti di igiene speciale, asili materni per gestanti illegittimi e povere, migliorare le sezioni ostetriche d'ospedale, promuovere una protezione morale, igienico-sanitaria della maternità e della prima infanzia..ecc.”, oggi si esprime nella ricerca, nella sale operatorie, in corsia, nel conforto domiciliare, nella solidarietà.
Quello che ancora manca, che si registra fra le colleghe e si vive soprattutto in ambiente ospedaliero e universitario in modo fortemente tangibile, è la mancanza di uguali opportunità di carriera.

Fonte: http://portale.fnomceo.it


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