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Medicine Non Convenzionali
Le piante contro i dolori
reumatici
di Fabio Firenzuoli
In natura sono presenti numerose
sostanze attive contro i processi infiammatori
tipici delle malattie reumatiche. Talvolta possono
essere utilizzate insieme ai farmaci di sintesi,
nelle malattie più gravi, per prevenirne
gli effetti collaterali, ma anche per migliorarne
l’efficacia. È noto infatti che molti
antinfiammatori ed analgesici presentano rischi
di danni a livello dello stomaco, del rene ma
anche dell’apparato cardio-circolatorio.
Contrariamente al comune pensare, la fitoterapia
anche in patologie importanti come la stessa artrite
reumatoide, spesso consente di ridurre il ricorso
ai farmaci di sintesi. Nelle forme meno gravi
invece può essere essa stessa sufficiente.
Vediamo brevemente come piante provenienti dalla
medicina tradizionale di vari paesi, possono giovare
allo scopo.
Una
pianta europea: il Salice (Salix spp),
la pianta “madre” dell’aspirina,
è certamente quella più comunemente
utilizzabile nella maggior parte delle patologie.
La corteccia della pianta contiene eterosidi salicilici,
molecole complesse, che, una volta assorbite all’interno
dell’organismo, liberano acido salicilico,
responsabile dell’attività antinfiammatoria
ed antireumatica simile a quella dell’acido
acetilsalicilico.
Paradossalmente però rispetto all’acido
acetilsalicilico l’estratto di Salice è
meglio tollerato a livello gastrico, proprio per
la presenza dei glucosidi e non del principio
attivo puro, ed anche per la contemporanea presenza
dei polifenoli.
Come l’aspirina tuttavia pure gli estratti
di Salice e delle altre piante simili, possono
essere responsabili di reazioni allergiche in
soggetti che non tollerano l’aspirina.
Una
pianta africana: va di gran moda,
si tratta dell’Arpagofito
(Harpagophytum procumbens), più
comunemente noto come “artiglio
del diavolo”.
Di questa pianta si utilizzano le radici, ricche
in iridoidi, sostanze in realtà dotate
di modeste proprietà antireumatiche.
Per ottenere una efficace azione antinfiammatoria
occorre utilizzare una grande quantità
di estratto concentrato, a tal punto che, per
la contemporanea presenza di sostanze amare, risulta
facilmente gastro-irritante.
È indicata pertanto solo nelle forme superficiali
come periartriti, fibromiositi, ecc. ed in pazienti
senza disturbi gastrici (gastrite, ulcera, ecc.)
Una
piana asiatica: molto interessante
si sta sempre più rivelando la resina estratta
dalla Boswellia serrata,
una pianta di origini indiane, i cui principi
attivi hanno dimostrato di essere ben tollerati
a livelle gastrico, e di essere molto efficaci
nel ridurre la componente infiammatoria in molte
patologie reumatiche ed immunologiche come la
stessa artrite reumatoide. A differenza delle
piante precedenti questa agisce selettivamente
inibendo la sintesi dei leucotrieni, importanti
mediatori chimici della flogosi articolare, e
implicati anche in altre malattie infiammatorie
croniche quali la colite ulcerosa e l’asma
bronchiale.
Insieme ad estratti di Liquirizia, la Boswellia
costituisce un rimedio fitoterapico indicato in
particolare nei pazienti trattati con farmaci
cortisonici. Sotto controllo medico infatti queste
piante consentono spesso una riduzione più
o meno consistente del farmaco di sintesi.
Una
pianta sud-americana: l’Uncaria (Uncaria
tomentosa) è una liana
amazzonica utilizzata da sempre per le sue proprietà
antinfiammatorie ed immunomodulanti nella patologia
cronica come faringo-tonsilliti, sinusiti, bronchite
cronica, prostatiti corniche e patologie degenerative.
Importante risulta tuttavia utilizzare estratti
titolati in alcaloidi e polifenoli, responsabili
della azione combinata.
Si è dimostrata sicura ed efficace e può
essere utilizzata anche nei bambini con ottimi
risultati. Dovrebbe comunque essere sempre utilizzata
secondo la prescrizione del medico. Anche recentemente
(Mur, 2002) è stato pubblicato uno studio
clinico condotto su 40 pazienti affetti da artrite
reumatoide.
Conclusioni
In base pertanto alla clinica, alla gravità
della malattia, ed alla presenza o meno di altri
farmaci in terapia, è quindi possibile
un importante contributo anche dalla fitoterapia,
sia nei casi di artrosi sia nei casi di artriti
o di altre infiammazioni periarticolari, sfruttando
le conoscenze antiche di numerosi popoli, tutte
riviste alla luce delle moderne conoscenze scientifiche.
Considerata che la stessa diacereina, una sostanza
antidegenerativa per la cartilagine, è
ottenuta dagli antrachinoni del rabarbaro. In
altre malattie reumatiche quali la gotta si può
invece ricorrere all’uso della colchicina,
un alcaloide presente nel Colchicum autumnale,
con spiccata azione antiartritica. Costituisce
il rimedio principe degli attacchi acuti di gotta.
La posologia deve essere rigorosamente prescritta
dal medico in quanto si hanno facilmente effetti
collaterali, particolarmente a livello gastrointestinale.
Più recentemente altre piante utili sono
gli estratti di foglie di Ortica,
gli estratti di foglie di Ribes
(non il gemmoterapico) ed il Partendo
(Tanacetum parthenium), mentre numerose sono le
sostanze da sempre utilizzate per la preparazione
di gel o linimentio ad uso esterno: Zenzero,
Ginepro, Canfora, Cajeput, Lavanda, Trementina,
Rosmarino, Timo, Pino, metilsalicilato (Gaultheria)
e capsaicina per massaggi. È quest’ultima
una molecola, estratta dal Capsicum annuum (Peperoncino),
interessante anche in reumatologia in quanto ne
è stata ormai ampiamente dimostrata l’attività
antiflogistica dovuta a molteplici meccanismi:
inibisce le lipossigenasi e ciclossigenasi, e
presenta un’addizionale effetto analgesico
per deplezione della sostanza P dai neuroni sensitivi.
L'autore è Direttore del Centro di
Medicina Naturale dell'Ospedale S. Giuseppe, Empoli
Fonte: http://www.kwsalute.kataweb.it
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