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In natura sono presenti numerose sostanze attive contro i processi infiammatori tipici delle malattie reumatiche. Talvolta possono essere utilizzate insieme ai farmaci di sintesi, nelle malattie più gravi, per prevenirne gli effetti collaterali, ma anche per migliorarne l’efficacia. È noto infatti che molti antinfiammatori ed analgesici presentano rischi di danni a livello dello stomaco, del rene ma anche dell’apparato cardio-circolatorio. Contrariamente al comune pensare, la fitoterapia anche in patologie importanti come la stessa artrite reumatoide, spesso consente di ridurre il ricorso ai farmaci di sintesi. Nelle forme meno gravi invece può essere essa stessa sufficiente.
Vediamo brevemente come piante provenienti dalla medicina tradizionale di vari paesi, possono giovare allo scopo.

Salix sppUna pianta europea: il Salice (Salix spp), la pianta “madre” dell’aspirina, è certamente quella più comunemente utilizzabile nella maggior parte delle patologie.
La corteccia della pianta contiene eterosidi salicilici, molecole complesse, che, una volta assorbite all’interno dell’organismo, liberano acido salicilico, responsabile dell’attività antinfiammatoria ed antireumatica simile a quella dell’acido acetilsalicilico.
Paradossalmente però rispetto all’acido acetilsalicilico l’estratto di Salice è meglio tollerato a livello gastrico, proprio per la presenza dei glucosidi e non del principio attivo puro, ed anche per la contemporanea presenza dei polifenoli.
Come l’aspirina tuttavia pure gli estratti di Salice e delle altre piante simili, possono essere responsabili di reazioni allergiche in soggetti che non tollerano l’aspirina.

Harpagophytum procumbensUna pianta africana: va di gran moda, si tratta dell’Arpagofito (Harpagophytum procumbens), più comunemente noto come “artiglio del diavolo”.
Di questa pianta si utilizzano le radici, ricche in iridoidi, sostanze in realtà dotate di modeste proprietà antireumatiche.
Per ottenere una efficace azione antinfiammatoria occorre utilizzare una grande quantità di estratto concentrato, a tal punto che, per la contemporanea presenza di sostanze amare, risulta facilmente gastro-irritante.
È indicata pertanto solo nelle forme superficiali come periartriti, fibromiositi, ecc. ed in pazienti senza disturbi gastrici (gastrite, ulcera, ecc.)

Boswellia serrataUna piana asiatica: molto interessante si sta sempre più rivelando la resina estratta dalla Boswellia serrata, una pianta di origini indiane, i cui principi attivi hanno dimostrato di essere ben tollerati a livelle gastrico, e di essere molto efficaci nel ridurre la componente infiammatoria in molte patologie reumatiche ed immunologiche come la stessa artrite reumatoide. A differenza delle piante precedenti questa agisce selettivamente inibendo la sintesi dei leucotrieni, importanti mediatori chimici della flogosi articolare, e implicati anche in altre malattie infiammatorie croniche quali la colite ulcerosa e l’asma bronchiale.
Insieme ad estratti di Liquirizia, la Boswellia costituisce un rimedio fitoterapico indicato in particolare nei pazienti trattati con farmaci cortisonici. Sotto controllo medico infatti queste piante consentono spesso una riduzione più o meno consistente del farmaco di sintesi.

Uncaria tomentosaUna pianta sud-americana: l’Uncaria (Uncaria tomentosa) è una liana amazzonica utilizzata da sempre per le sue proprietà antinfiammatorie ed immunomodulanti nella patologia cronica come faringo-tonsilliti, sinusiti, bronchite cronica, prostatiti corniche e patologie degenerative. Importante risulta tuttavia utilizzare estratti titolati in alcaloidi e polifenoli, responsabili della azione combinata.
Si è dimostrata sicura ed efficace e può essere utilizzata anche nei bambini con ottimi risultati. Dovrebbe comunque essere sempre utilizzata secondo la prescrizione del medico. Anche recentemente (Mur, 2002) è stato pubblicato uno studio clinico condotto su 40 pazienti affetti da artrite reumatoide.

Conclusioni
In base pertanto alla clinica, alla gravità della malattia, ed alla presenza o meno di altri farmaci in terapia, è quindi possibile un importante contributo anche dalla fitoterapia, sia nei casi di artrosi sia nei casi di artriti o di altre infiammazioni periarticolari, sfruttando le conoscenze antiche di numerosi popoli, tutte riviste alla luce delle moderne conoscenze scientifiche.
Considerata che la stessa diacereina, una sostanza antidegenerativa per la cartilagine, è ottenuta dagli antrachinoni del rabarbaro. In altre malattie reumatiche quali la gotta si può invece ricorrere all’uso della colchicina, un alcaloide presente nel Colchicum autumnale, con spiccata azione antiartritica. Costituisce il rimedio principe degli attacchi acuti di gotta. La posologia deve essere rigorosamente prescritta dal medico in quanto si hanno facilmente effetti collaterali, particolarmente a livello gastrointestinale.
Più recentemente altre piante utili sono gli estratti di foglie di Ortica, gli estratti di foglie di Ribes (non il gemmoterapico) ed il Partendo (Tanacetum parthenium), mentre numerose sono le sostanze da sempre utilizzate per la preparazione di gel o linimentio ad uso esterno: Zenzero, Ginepro, Canfora, Cajeput, Lavanda, Trementina, Rosmarino, Timo, Pino, metilsalicilato (Gaultheria) e capsaicina per massaggi. È quest’ultima una molecola, estratta dal Capsicum annuum (Peperoncino), interessante anche in reumatologia in quanto ne è stata ormai ampiamente dimostrata l’attività antiflogistica dovuta a molteplici meccanismi: inibisce le lipossigenasi e ciclossigenasi, e presenta un’addizionale effetto analgesico per deplezione della sostanza P dai neuroni sensitivi.

L'autore è Direttore del Centro di Medicina Naturale dell'Ospedale S. Giuseppe, Empoli

Fonte: http://www.kwsalute.kataweb.it


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