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Riflessioni
La credibilità dei bambini
del Dr. Sergio De
Martino
Pedagogista clinico
Referente AQUILONE BLU
http://www.associazioneprometeo.org
Il
pedofilo sa benissimo che il bambino in casa si
è abituati ad ascoltarlo ma a non prestare
mai molta attenzione a tutte le cose che racconta.
Cosa induce un bambino a raccontare storie fantastiche
ed inverosimili?
Cosa lo spinge ad inventarsi situazioni paradossali
oltre i limiti dei più elementari principi
della logica?
Quante volte abbiamo ascoltato dalla viva voce
dei nostri figli racconti di avventure, vissute
insieme a compagni immaginari e mai esistiti.
Di tutto ciò ne abbiamo sempre sorriso
e anzi ne abbiamo fatto oggetto di conversazione
e vanto negli incontri tra amici.
Perché abbiamo sempre considerato e valutato
la loro fantasia come una componente essenziale
del loro sviluppo mentale e di conseguenza una
tappa necessaria nel difficile cammino della crescita
e della maturazione.
Tutto ciò costituisce di conseguenza lo
strumento più terribile nelle mani di un
pedofilo.
Egli sa benissimo che il bambino mente spesso,
che racconta sempre frottole e bugie, che in casa
si è abituati ad ascoltarlo ma a non prestare
mai molta attenzione a tutte le cose che racconta.
Inoltre siamo tutti consapevoli del ruolo preponderante
che ha la televisione nel determinare l’aggrovigliato
eloquio del bambino nell’attimo stesso in
cui inizia uno dei suoi tanti racconti fantasiosi.
Storie in cui si avvicendano super eroi e fantasmi,
streghe dai poteri arcani e malefici sortilegi,
scene di tragedie apocalittiche e narrazioni minuziose
di spargimenti di sangue e mutilazioni di corpi
umani, ove il nostro tenero virgulto si compiace
di descriversi come il protagonista assoluto della
situazione.
A volte ne sorridiamo, a volte ne siamo scandalizzati,
altre volte ancora ci preoccupiamo e ci chiediamo
dove mai andremo a finire di questo passo se la
televisione continua a trasmettere certi filmati
in fasce orarie poco adatte ai piccoli. E tutto
finisce lì.
Fine della storia, il quotidiano ci assale e dopo
pochi attimi abbiamo dimenticato tutto quanto
ci è stato raccontato, dal nostro pargoletto,
con crudezza descrittiva e con dovizia di particolari.
Questo ci porta al punto iniziale, al nodo cruciale
della nostra storia.
Come fare a credere alle parole di un bambino
quando accenna a descrivere non più storie
di streghe, ma storie di mostri che lo vedono
coinvolto in giochi proibiti e in turpi scenari
di passioni e di sesso?
Passato il primo attimo di sgomento, la nostra
mente calcolatrice al pari di un IBM e lucida
come il cofano di una Ferrari si rifiuta di credere
a ciò che ha ascoltato e si appiglia con
cieca e ottusa forza alle prime e più razionali
spiegazioni logiche che essa ci suggerisce.
Non può essere accaduto! Tutta colpa di
quella maledetta TV!... dovrebbero arrestare chi
manda in onda certe cose!... e poi i compagni,
si certo i compagni, sono sempre i figli degli
altri a fare certe cose, a riempire la testa dei
nostri piccoli innocenti di tante lordure e porcherie.
Insomma di tutto e di più pur di non affrontare
una verità che ci sta dinanzi agli occhi
in tutta la sua violenza e pura realtà.
È su questo che conta il nostro vicino
di casa pedofilo, è sulla incoerenza di
noi genitori che fa leva il caro amico di famiglia
o lo sconosciuto e innocuo vecchietto che bazzica
intorno alle scuole e nei giardinetti sotto casa
nostra.
Ci rifiutiamo di credere ai loro racconti a quei
piccoli accenni di storie e di manipolazioni,
alle descrizioni talmente dettagliate da lasciarci
stupiti e increduli, non sappiamo reagire, non
riusciamo ad accettare una verità che sconvolge
tutti gli equilibri su cui è basata la
nostra esistenza ed il nostro quieto vivere.
A questo punto non abbiamo alternative, tra il
credere ed il non credere, dobbiamo necessariamente
operare la nostra scelta.
Eppure mi chiedo sempre più spesso il perché
della propensione al rifiuto, mi chiedo quali
siano le ragioni che spingono una madre a nascondere
la verità e persino a non accettare l’evidenza
delle prove che si presentano ai suoi occhi.
Perché, accettiamo come incontestabile
il parere del nostro medico, quando ci dice che
abbiamo una bronchite o una infiammazione al duodeno
o chissà quale altra malattia, ed invece
stentiamo a credere ad un professionista, altrettanto
esperto, quando ci diagnostica un sospetto di
abuso perpetrato ai danni del nostro bambino?
Perché accettiamo come inconfutabili i
consigli che ci da il nostro legale quando andiamo
ad affrontare una causa in sede legale, ed invece
contestiamo le indagini cliniche svolte da specialisti
in situazioni di abuso?
Eppure anch’essi come i medici o gli avvocati,
si avvalgono della loro esperienza e dei loro
studi durati anni, utilizzano strumenti di lavoro
che al pari di un bisturi sono in grado di tagliare,
sezionare, ed amputare; ed al pari di un codice
civile sono in grado di determinare ciò
che è giusto e ciò che è
falso.
È vero, dinanzi ad un dolore persistente
al fianco il medico diagnostica con un certo margine
di sicurezza un attacco di appendicite e uscendo
dalla sala operatoria ci mostra orgoglioso il
nostro penducolo infiammato con orgoglio.
Similmente il nostro avvocato, ci tira fuori dai
pasticci, dimostrando, codicilli alla mano, che
il nostro caso non era da portare nemmeno in un’aula
di tribunale.
Sono le prove dunque a dare credibilità
alle situazioni e su questa mancanza di prove
tangibili il nostro essere vacilla e le nostre
convinzioni cedono.
È su questa mancanza di prove che
sino ad oggi il pedofilo ha potuto contare per
agire indisturbato, convinto che comunque
la giustizia non solo ha gli occhi bendati, ma
ha persino i tappi alle orecchie e il cerotto
sulla bocca, ma non è così per il
bambino che racconta e disegna il suo dramma,
egli è in grado di esprimere il suo malessere,
con ricchezza di particolari e con chiarezza di
contenuti, con l’innocenza che lo contraddistingue
e la serenità di chi non teme di essere
giudicato né tanto meno punito.
Impariamo ad accettare le analisi deduttive e
i riscontri sanitari che gli specialisti sono
in grado di decodificare e comprendere meglio
di chiunque altro, perché sappiamo che
è il loro lavoro, al pari di tanti altri,
irto di difficoltà e complesso nelle sue
articolazioni, ma sicuramente riconducibile nelle
sue fasi conclusive a livelli di attendibilità
quasi matematica, qualunque sia l’esito
di tali indagini.
Dr. Sergio De Martino
Pedagogista clinico
Referente AQUILONE BLU
Fonte: http://www.associazioneprometeo.org
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